Quel magico 1953. Promemoria:
“I titoli che si contesero l’Oscar nel 1953: La Tunica, Giulio Cesare, Vacanze romane, Da qui all’eternità, Il cavaliere della valle solitaria. Mi concedo un’affermazione assoluta: non c’era mai stata, e non ci sarebbe mai più stata, una cinquina di quella qualità. Si tratta di film americani.” Ho già raccontato “Il cavaliere”, Da qui all’eternità che fu il vincitore assoluto con ben otto Oscar, La tunica e Giulio Cesare. Manca Vacanze romane. Eccolo.
Film di enorme popolarità, non esiste un “catalogo romano” più completo e prezioso. Hollywood ha sempre amato Roma, ma il film diretto da William Wyler ne celebra il trionfo. I nomi in gioco sono del massimo profilo. Wyler è autore completo, uno dei pochissimi che abbiano saputo coniugare spettacolo con arte. Bastano alcuni titoli: La signora Miniver (1942). 6 Oscar; I migliori anni della nostra vita (1946) 8 Oscar; Ben Hur (1959) 11 Oscar; 1966 Oscar alla carriera. In tutti i titoli citati Wyler aveva vinto il premio personale come regista. Dunque, William Wyler, signore degli Oscar, nessuno come lui. Protagonista maschile: Gregory Peck, grande e amatissimo divo, da pubblico e registi come Hitchcock, Kazan, Vidor, Huston, Minnelli, Scorsese. Fra gli altri. Anche Peck ha vinto il suo Oscar come attore protagonista in Il buio oltre la siepe.
E poi lei, Audrey Hepburn. Aveva 24 anni quando interpretò la principessa Anna e già allora, anche vincendo l’Oscar creò quel modello che l’avrebbe resa principessa del cinema del mondo e modello di stile e di estetica.
Qualche anno dopo avrebbe perfezionato il suo personaggio diventando anche un modello di marketing. La Holly Golightly di Colazione da Tiffany, che al primo sole dell’alba mangia un croissant davanti a quella vetrina mitologica, diventò quello che oggi chiameremmo influencer strepitoso. Non c’è agenzia al mondo capace di inventare uno spot come quello della Hepburn.
Dopo Colazione da Tiffany sarebbe stata infinita la serie dei film-prodotto. Ancora oggi, se entri in una profumeria, o in una boutique, o anche in un ipermercato, oppure in un negozio di quadri e illustrazioni, non puoi non imbatterti nell’immagine della Hepburn: tubino nero di Givenchy, guanti neri lunghi, bocchino, diadema, collana di perle con fermaglio importante, capelli raccolti, eye-liner di quell’epoca. Forse solo Marilyn presenta un segnale simile di divismo eterno.
