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domenica 26 maggio 2019

Gregory Peck

Il volto "democratico" dell cinema

Nome: Eldred Gregory Peck
Data nascita: 5 Aprile 1916 (Ariete), La Jolla (California - USA)

Data morte: 12 Giugno 2003 (87 anni), Los Angeles (California - USA)
occhiello
Io colpirei il sole se mi insultasse!
dal film Moby Dick, la balena bianca (1956) Gregory Peck  Il capitano Achab
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Gregory Peck
Golden Globes 1979
Nomination miglior attore per il film I ragazzi venuti dal Brasile di Franklin J. Schaffner

Golden Globes 1978
Nomination miglior attore per il film MacArthur il generale ribelle di Joseph Sargent

Premio Oscar 1963
Nomination miglior attore per il film Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan

David di Donatello 1963
Nomination miglior attore straniero per il film Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan

Premio Oscar 1963
Premio miglior attore per il film Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan

David di Donatello 1963
Premio miglior attore straniero per il film Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan

Premio Oscar 1950
Nomination miglior attore per il film Cielo di fuoco di Henry King

Premio Oscar 1948
Nomination miglior attore per il film Barriera invisibile di Elia Kazan

Premio Oscar 1947
Nomination miglior attore per il film Il cucciolo di Clarence Brown

Premio Oscar 1946
Nomination miglior attore per il film Le chiavi del paradiso di John M. Stahl



lunedì 29 aprile 2019 - Il detective di Simenon torna con Maigret e il caso Saint Fiacre, film con Jean Gabin datato 1959. Dal 6 maggio al cinema.

Il commissario Maigret compie 90 anni e torna in sala restaurato

Pino Farinotti cinemanews

Il commissario Maigret compie 90 anni e torna in sala restaurato Nella primavera del 1929 il 26enne Georges Simenon (1903-1989) è ospite di un amico sul cutter Ostrogoth. Naviga sui canali lenti della pianura del nord francese. Gli sfondi sono distese d'erba, nella nebbia leggera, filari dei pioppi e olmi, paesi dormienti di case basse, campanili isolati che svettano qua e là, bistrot e alberghi modesti messi lì da sempre, popolo impegnato nei lavori del canale, barconi che portano sabbia e merci. Sono gli amatissimi scenari, coprotagonisti, delle storie di Maigret, preferiti alla Tour Eiffel, all'Arco di Trionfo e a Notre-Dame. Il ragazzo possiede già uno status, lui, nato a Liegi ma ormai francese di adozione. E ha già molto collaborato a scritto. È lì che scrive Pietr le Letton (Pietro il lettone), il primo romanzo con Maigret, che sarà protagonista, fino al 1972, in altre 74 indagini. Che sono solo una parte della produzione dell'ultraprolifico autore.

Prima digressione sui numeri: biografi fedeli e tenaci hanno cercato di ordinarli, impresa quasi impossibile, con variabili incontrollabili. Gli scritti -fra racconti più o meno lunghi e romanzi- portano a circa 420 libri, firmati "Simenon" o con vari pseudonimi. Quantità certo, ma anche qualità, perché la domanda può essere: uno così veloce, come può ...curare la fase stilistica? Una risposta l'ha data Jean Luc Godard, maestro di cinema certo, ma uomo colto tout-court: Simenon = Dostoevskij + Balzac. Va detto che il regista si era sempre dichiarato innamorato di Simenon, era un po' parziale. Momento davvero felice quella stagione per il giovane Georges che, in attesa che la predestinazione letteraria si realizzasse, poteva permettersi una relazione, pare travolgente, con la donna più sexy di Francia, corteggiata da magnati, "reali" e presidenti, Joséphine Baker.

E anche quello era un talento predestinato se è vero che lo scrittore nel tempo avrebbe collezionato migliaia di partner, esplorando tutte le tipologie femminili. Anche in quel contesto ci sono stati cacciatori di numeri. Simenon dichiarava oltre diecimila seduzioni. A chi metteva in dubbio diceva: "Il sesso per me è un'abitudine naturale e quotidiana, mi è indispensabile, per la vita e la scrittura." E confessava che il numero prevalente riguardava le prostitute, a seguire tutte le categorie sociali, dalla domestica alla contessa.
Maigret compie dunque novant'anni. La Francia si prepara alla celebrazione. Nel frattempo, da noi, è stato restaurato Maigret e il caso Saint Fiacre, del 1959, per la regia di Jean Delannoy, tratto dal romanzo omonimo. Il film sarà nella sale dal 6 maggio. ? Dovendo scegliere un solo titolo nel mare infinito della produzione di è legittimo privilegiare quello. Il legame del "commissario" con Saint Fiacre era profondo, perché lì Maigret aveva passato gli anni felici della giovinezza. Un'appartenenza che porta la narrazione a una profondità e a una "poetica" mai espressa negli altri racconti. Saint Fiacre è dunque, al di là del fascino e della capacità di coinvolgimento, il titolo e il "paese" identitario del commissario e, possiamo dire per... transfert inverso, dello stesso autore. Dunque il focus è doppio: la ricorrenza e il classico. Il contesto del "Saint Fiacre" è un castello e la sua castellana, una nobildonna che ha ricevuto lettere anonime che le predicono la sua morte, giorno e ora. Il commissario ha dunque un forte legame con quel posto, è coinvolto oltre il normale impegno professionale. Ma...non servirà. Simenon, così giovane, resistette alla tentazione di un alter ego e attribuì al personaggio le caratteristiche che conosciamo: alto un metro e ottanta circa, oltre il quintale di peso e perenne 45enne. Sarebbe sempre stato così, salvo nell'ultima indagine dove gli anni saranno 55, quelli della pensione. La sua personalità, dopo tanti racconti e tanti film su grande e piccolo schermo, la conosciamo: umanità, intuito, ironia, abitudini, pipa e birra, e l'amata moglie che gli crea un privato sereno, un deterrente indispensabile fuori dalla gendarmeria. I due non hanno avuto figli.

A Maigret hanno dato corpo e volto decine di attori. I primi sono stati, anni trenta, Abel Tarride, Pierre Renoir e Harry Baur, che non appartengono alla memoria popolare, ma il leader, per mille ragioni di eccellenze e di "grandeur", nel tempo, non poteva che essere Jean Gabin, è lui che fa "Saint Fiacre". Menzionabile un Charles Laughton, un po' anomalo; Rowan Atkinson (Mr. Bean figuriamoci) e Sergio Castellitto: inadeguati; Bruno Cremer certo all'altezza. Ma poi c'è Gino Cervi, perfetto, condiviso dallo stesso Simenon: si sussurrava che lo preferisse persino a Gabin.

Non si può non citare Emilio Cigoli, forse il nostro più grande doppiatore: ha dato la voce a Bogart, Cooper, Gable, Wayne, Peck, Lancaster, fra gli altri. L'ho incontrato una volta e gli ho chiesto chi fosse il suo preferito. Non ha esitato: "Jean Gabin". Ho giocato: "Supponiamo che fosse Cervi a dargli la voce." "Io e Gabin eravamo una formula perfetta. Cervi e Gabin sarebbero stati... leggenda."

   

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