Scott Fitzgerald (1896-1940) scrisse "Il curioso caso di Benjamin Button" nel 1922. La vicenda venne ripresa dal regista David Fincher che, nel 2008, fece il film. Benjamin (Brad Pitt) nasce decrepito, non gli manca nulla: l’artrosi, le cartilagini e le ossa compromesse, ha la cataratta ed è sordo. Incredibilmente passa il tempo e ringiovanisce. Il momento decisivo sono i sette anni, dove il ragazzo-vecchio, prende coscienza ed energia per vivere quasi normalmente. In quello stato passala vita, con tutto ciò che la vita comporta. Muore a 83 anni nelle sembianze di un neonato. Accoglienza grande del pubblico e tre Oscar aggiudicati. Quella vita al contrario si portava dietro visioni e simboli infiniti. Solo il genio, un unicum, dell’autore del “Grande Gatsby”, poteva governarla.
Rudyard Kipling (1865-1936) è stato, 41enne, il più giovane scrittore in lingua inglese ad aggiudicarsi il Premio Nobel. Molti dei suoi libri sono ancora oggi, considerati opere senza tempo come "Il Libro della giungla", "Capitani coraggiosi", "L’uomo che volle farsi re", "Gunga Din" e "Kim", al quale dedico questo spazio. Di lui Henry James, il precursore della letteratura moderna americana, disse: «Kipling mi colpisce personalmente come il più completo uomo di genio, come distinto da fine intelligenza, che io abbia mai conosciuto». Davvero non è un endorsement da poco, può sorpassare ogni altro giudizio.
Rudyard Kipling pubblicò il romanzo "Kim" nell’ottobre del 1901. Nel 1950 la Metro produsse il film con cospicuo investimento. 1895: il contesto è l’India in pieno colonialismo britannico. Mahbub Ali, commerciante di cavalli in realtà agente inglese, scopre un complotto russo per istigare l’India alla ribellione. Kim è un orfano dodicenne, una sorta di scugnizzo, svelto e furbissimo che se la cava vivendo di espedienti. Ali ne intuisce le qualità e letteralmente fa di lui una spia. Sarà proprio il ragazzo a smascherare il complotto. A questo film si deve il termine “grande gioco”, cioè gli intrighi spionistici fra le grandi potenze.
Henry James (1836-1916) descritto sopra come “il precursore della letteratura moderna americana” presenta una produzione artistica infinita come scrittore e critico letterario. Scott Fitzgerald e Ernest Hemingway nientemeno, lo consideravano un loro maestro. E’ interessante la definizione ufficiale che lo riguarda, scrittore e critico americano naturalizzato inglese. Ha un significato dunque che James sia nato a New York e morto a Londra. Meglio non poteva nascere: sua madre Mary Walsh era un’insegnate di letteratura e suo padre un filosofo teologo intellettualmente vivace. Fu molto importante per il figlio. Henry era seguito da istitutori che lo accompagnavano in giro per il mondo: Ginevra, Londra, Parigi, Bonn, Venezia. Studiò e assunse alla perfezione la letteratura inglese, francese, italiana, tedesca, russa. Non c’è dubbio che fosse pronto per fare grandi cose. Occorre una selezione impietosa delle sue opere.
Indispensabile citare "L’americano", "Ritratto di signora", "Le bostoniane", "L’età ingrata", "Le ali della colomba". E poi "Washington Square", diventato un film capolavoro dal titolo L’ereditiera, di William Wyler con Montgomery Clift e Olivia de Havilland nel 1949. E poi, a chiudere, il titolo più identitario dello scrittore, "Giro di vite".
E’ un’opera che il teatro e il cinema hanno divulgato e beatificato. Molte di quelle rappresentazioni non sono arrivate in Italia e comunque quattro film si impongono,
Improvvisamente un uomo nella notte, Il mistero del lago, Presenze e Suspense. E’ quest’ultimo, del 1961 di Jack Clayton, sceneggiato da Truman Capote, con Deborah Kerr a fare testo.
Flora e Miles sono due bambini orfani, misteriosi e inquietanti. Si sono liberati di tutte le istitutrici assunte dallo zio. Miss Giddens sembra avere più fortuna. E’ energica e competente, soprattutto cerca comprendere quelle strane personalità dei bambini. Appaiono due presenze misteriose, forse persone, forse fantasmi. Flora e Miles ne sembrano posseduti. Scompaiono e ritornano. La Giddens ritiene di aver risolto il mistero. Abbraccia Miles lo stringe e lo bacia sulla bocca. Il bambino sembra finalmente libero. Ma la governante se lo vede morire fra le braccia.
C’è tutto James in questa vicenda gotica-horror. Lo scrittore intende coinvolgerti, sedurti, darti speranza, ma poi tutto si azzera, l’orizzonte diventa nebuloso e incomprensibile tutt’altro che rassicurante. James non ti concede happy ending Ma "Giro di vite" ha fatto la storia.