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MYMONETRO - GIUDIZIO MEDIO
4.08 - ASSOLUTAMENTE SÌ
1973, alla vigilia del golpe contro Allende, due agenti CIA, Chris e Lee, si trovano sull'Isola di Pasqua tra segreti, tensioni e verità in bilico. Espandi ▽
Santiago del Cile, 1973. Alla vigilia del golpe militare che rovescerà il governo democratico uccidendo il presidente socialista Allende, due uomini della CIA, il cinico Chris e il più giovane Lee, si recano sull’Isola di Pasqua per trascorrere qualche giorno da turisti. Chris ha problemi di memoria, qualche rimpianto, una strana compassione per le falene e la tentazione di smettere una buona volta di mentire. Lee lo accompagna e lo sorveglia, gravato da un compito doloroso. Intanto, il fatto che Chris voglia scrivere le sue memorie preoccupa il loro capo MJ al punto da fargli prendere un aereo per gestire la situazione di persona. Drammaturgo prima e poi sceneggiatore d’eccezione, irlandese come Beckett, McDonagh è al momento uno dei più ispirati cantori cinematografici dell’irrazionalità dell’esistenza, per di più capace di non rinunciare in alcun modo allo spettacolo e all’intrattenimento, e anzi sempre più maturo nella combinazione dei due elementi.
Wild Horse Nine è un apologo tragico e politico (il più politico dei film di McDonagh) sul mondo in cui viviamo.
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MYMONETRO - GIUDIZIO MEDIO
2.78 - CONSIGLIATO SÌ
La polizia indaga sulla presenza di una creatura misteriosa che ha gettato nello scompiglio un remoto villaggio nella Baia della Speranza. Seguendo le tracce dell'animale, un gruppo di cacciatori diventa la sua preda. Espandi ▽
Ko Bum-seok, capo di polizia, e Ko Sung-ki, cugino testone, vengono chiamati in piena campagna per indagare su un bovino che giace dilaniato sulla strada. La carcassa presenta ferite aperte e profonde ma inferte da chi? Da cosa? Da un essere umano? Impossibile. Allora un orso o forse una tigre? Gli uomini si attivano e la caccia ha inizio. Mentre un gruppo di giovani cacciatori si addentrano nella foresta, Ko Bum-seok parte alla ricerca di rinforzi nel piccolo villaggio portuale di Hope Harbor. Una corsa contro il tempo per evitare il peggio e scoprire che la tigre che crede di cacciare è una creatura ben più pericolosa. Armato fino ai denti e in compagnia di alcuni cittadini volontari cercherà di abbattere un nemico che si rigenera continuamente…
Dieci anni dopo il successo travolgente di
Goksung – La presenza del diavolo, racconto demoniaco da cui non ci siamo mai del tutto ripresi, Na Hong-jin ci coglie di sorpresa con un film di invasione aliena costruito sulla velocità e il frastuono. Girato al confine tra le due Coree,
Hope deflagra letteralmente le formule dei blockbuster convenzionali a favore di una pura esperienza sensoriale, esplorando le nostre paure arcaiche di fronte al caos del mondo. Un inseguimento quasi perpetuo, che riassume il film. Un film-mostro che non smette di superarsi in prodezza e di sbalordire, combinando l’ambizione spettacolare con un acuto senso del grottesco. Una dualità che nasce dall’intenzione di rappresentare una forza incomprensibile e lo sgomento che suscita: il moto perfetto degli dèi contro il panico scomposto degli uomini. Ma
Hope va ancora oltre, perché, dietro il grande spettacolo si nasconde qualcosa di più sottile, un ritratto della Corea del Sud, costantemente in allerta di fronte alla minaccia nordcoreana e alla paura di un’invasione militare.
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3.00 - CONSIGLIATO SÌ
Zampaglione torna con una ghost story rarefatta sul tormento della creazione artistica e sul rancore della creatività negata.
Horror,
Italia 2026.
Durata 87 Minuti.
Sotto pressione della sua casa discografica, un musicista in crisi si rifugia in una villa isolata, alla ricerca di ispirazione. Tuttavia, il ritrovamento di un antico pianoforte e di un diario lo trascina in una spirale di visioni soprannaturali. Espandi ▽
Sam Gallo è un musicista di successo, ma in crisi creativa: deve assolutamente comporre le canzoni per un nuovo album in modo da dare un seguito in tempi brevi al precedente. Per farlo, su consiglio/imposizione del suo manager, Sam si rinchiude, con il cane Elvis, in una villa isolata nella campagna italiana, paese che gli è un po’ familiare perché il nonno era italiano. Il custode della villa, Rosario, lo accoglie cordialmente e gli dà le istruzioni pratiche perché possa viverci in solitudine come desidera. Sam è attratto da un vecchio pianoforte, la cui tastiera è però chiusa a chiave. Rosario gli spiega che la chiave non c’è e perciò il piano non è in uso da tempo: era della vecchia proprietaria della villa. Giocando con il cane in giardino, Sam trova una scatola sepolta ai piedi di un albero: dentro c’è il diario di Imma Rubino, aspirante musicista frustrata dalle esigenze familiari. Ci sono anche uno spartito e la chiave del piano, che era proprio di Imma. Affascinato, Sam apre il piano e suona lo spartito, dando il via a una discesa in un incubo dal quale cerca di sottrarlo la fidanzata giunta a sorpresa per rincuorarlo e sincerarsi che non abbia avuto una ricaduta nella sua dipendenza da sostanze.
Federico Zampaglione prosegue il suo viaggio nell’horror, un viaggio nel presente del genere, ma fortemente ancorato alle suggestioni e al lascito espressivo dell’horror italiano soprattutto degli anni ’70. Diversamente dai film precedenti, questa volta il tono è meno sanguigno e più attratto dalla creazione di un’atmosfera inquietante e maligna. Rarefatto e teso soprattutto a elaborare la situazione e il clima psicologico, il film cerca di bilanciare una certa conseguente lentezza con un'astuta, ma un po' programmatica, gestione di jump-scare e incubi per poi, com'è naturale nel genere, avere una forte accelerata nell'ultimo terzo dove una violenza visionaria dai toni quasi fulciani prende possesso della storia e la vivacizza con efficacia
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3.56 - CONSIGLIATO SÌ
Una storia intima di perdita e disperazione che diventa riflessione sul patriarcato. Con l'interpretazione potentissima di Filippo Timi.
Drammatico,
Italia 2026.
Durata 107 Minuti.
Paola Randi affronta uno dei casi di femminicidio più strazianti del recente passato attraverso lo sguardo e il travaglio di Gino Cecchettin, un padre che trasforma il dolore in presa di coscienza. Espandi ▽
Gino Cecchettin è un padre vedovo con tre figli che accudisce con amore, in sostituzione della moglie: Elena, Giulia e Davide. La prima vive già fuori casa, la seconda sta per laurearsi in ingegneria biomedica, il terzo è ancora minorenne. La notte in cui Giulia non torna a casa senza avvisare, cosa non da lei, Gino comincia a preoccuparsi, soprattutto dopo che scopre che lei era in compagnia del ragazzo che aveva da poco lasciato.
Tutto il paese veneto di Vigonovo, e poi anche la televisione nazionale, si mobilitano alla ricerca di Giulia, e in Gino e nei suoi famigliari cresce l'ansia per le sorti di quella ragazza di 22 anni solare e positiva, scomparsa alla vigilia di una laurea tanto attesa. Anche perché l'ex fidanzato era geloso, controllante, vittimista e ricattatorio, mentre Giulia, come dirà la sorella ai media, era una persona buona su cui i sensi di colpa facevano facile leva.
L'interpretazione di Filippo Timi nei panni di Gino Cecchettin è potentissima proprio perché fa passare attraverso il suo DNA maschile prima il dolore e poi la capacità di farne uso: Timi è carne, sangue, postura eretta e poi ripiegamento sofferente, mani che accudiscono e accarezzano, voce che scalda, e disperazione che squassa. Allo stesso modo Giulia, nel ricordo di Gino, è allegria, vitalità, futuro.
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3.52 - CONSIGLIATO SÌ
Il film più ambizioso e riuscito di Giovanni Veronesi.
Commedia,
Italia 2026.
Durata 114 Minuti.
Ambientato nel cuore del Seicento e liberamente ispirato a fatti realmente accaduti, il racconto mette al centro la libertà e il rapporto tra l'uomo e il potere. Espandi ▽
Nel cuore del '600 c'è un uomo che parla di Dio come nessuno aveva fatto prima di lui: è Frate Leopoldo da Casamacchia che racconta il Vangelo con una gioia contagiosa portando, a chi lo ascolta, sollievo e speranza. Il suo messaggio si diffonde di villaggio in villaggio, conquistando il cuore di migliaia di persone che iniziano a seguirlo ovunque. Un clamore che porta il Papa ad affidare il caso al cardinale Maculani, il più autorevole inquisitore del suo tempo. Quello che nasce come un processo si trasforma in un confronto inatteso, destinato a mettere in discussione convinzioni che sembravano incrollabili. Mentre il destino di Leopoldo sembra ormai segnato, quello di Maculani e di chi come lui è stato colto dal dubbio prende direzioni inattese.
È il film più ambizioso e riuscito del regista Giovanni Veronesi con Pierfrancesco Favino in uno dei vertici della sua carriera insieme a Silvio Orlando che, con il personaggio del cardinale Maculani, aggiunge un tassello ai suoi sempre più convincenti ruoli ecclesiastici.
Veronesi abbandona gli stilemi della sua amata commedia all'italiana e del suo maestro Mario Monicelli per coniugare un racconto che ha il respiro del cinema popolare insieme a una tensione storica, religiosa ma anche civile, che arriva diretta allo spettatore.
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2.79 - CONSIGLIATO SÌ
Commedia cattiva e divertentissima basata sulla sceneggiatura di Dean Craig di
The Funeral Party.
Commedia,
Italia 2026.
Durata 98 Minuti.
Una storia corale in cui equivoci, umorismo nero e tensioni familiari si intrecciano in un crescendo di comicità surreale. Espandi ▽
Nel giorno del funerale del patriarca della famiglia Mancuso, i due figli Daria e Riccardo, interpretati da Claudia Pandolfi e Pietro Sermonti, si ritrovano a fare i conti con rancori mai sopiti e segreti inconfessati.
Quella che dovrebbe essere una solenne cerimonia di commiato si trasforma presto in un imprevedibile susseguirsi di rivelazioni inattese ed equivoci grotteschi, destinati a far emergere tutte le fragilità e le contraddizioni di una famiglia tutt'altro che perfetta.
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3.34 - CONSIGLIATO SÌ
Un dramma familiare che esplora da molto vicino la vera natura umana.
Drammatico,
Francia 2025.
Durata 103 Minuti.
All'inizio del XX secolo, nella campagna della Normandia, una donna sposata e la sua domestica cercano di sfuggire alla morsa del patriarcato borghese. Espandi ▽
Normandia, 1908. Victoire ha sposato un uomo che non ama e ha accantonato il proprio talento per il flauto, relegandolo ai concertini in salotto per gli amici. André, suo marito, è un notaio di successo ma un incapace nella vita privata, anche perché da sempre sua madre Mathilde lo considera, e lo tratta, come “uno zerbino”. Mathilde è allettata dopo un ictus e si esprime solo scrivendo su una lavagnetta, ma tormenta la servitù con continue richieste, e suo figlio con continue critiche. Poiché la moglie rifiuta di avere rapporti sessuali e di dormire con lui, André si rifà sulla domestica più giovane, Celeste, una ragazza semplice cresciuta con un padre padrone e otto fratelli che esigevano da lei favori sessuali: dunque la ragazza subisce senza fiatare le violenze del notaio, di cui rimane incinta. André, che si era creduto sterile, vede in questa gravidanza un’occasione per ritrovare l’intimità con la moglie: cresceranno insieme il figlio di Celeste. Victoire è d’accordo (anzi, l’idea era sua fin da subito), ma non sa a quale spostamento di equilibri domestici andrà incontro.
Nel silenzio delle stanze è basato su un romanzo francese del 2015, “Amours” di Léonor de Récondo, e diretto da Jérôme Bonnell. Ciò che sorprende in
Nel silenzio delle stanze è la capacità di rimanere fedeli al periodo storico e all’ambientazione, e allo stesso tempo riservare sorprese nelle reazioni dei personaggi in scena. Il film è pieno di piccole sorprese, che spostano la narrazione più in là di dove ci si aspetterebbe di trovarla, anche se il finale tradisce la capacità di rimanere realistici che ha caratterizzato tutto il percorso precedente. Bonnell filma i suoi personaggi da molto vicino, esplorando ogni loro minima espressione e concentrandosi sulla chimica (o la sua assenza) fra i corpi di persone il cui desiderio è sempre compresso dalle imposizioni sociali.
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Un divertimento trascinante che procede a rotta di collo ci racconta la dimensione allegramente anarchica dell'infanzia.
Animazione,
USA 2026.
Durata 107 Minuti.
Dal meraviglioso e stravagante mondo di Dr. Seuss, Il Gatto col Cappello arriva per la prima volta sul grande schermo da protagonista di un film d'animazione. Espandi ▽
Un gatto col cappello a cilindro a righe bianche e rosse si diverte un mondo ad intrattenere bambini annoiati e fa di tutto per renderli follemente felici, ma al prezzo di scatenare un caos inarginabile che alza ai massimi livelli il disastrometro inventato dal suo capo. Prima di licenziarlo, su suggerimento della responsabile delle risorse umane che cerca di salvare il posto al suo amico col cappello, il capo concede al gatto un ultimo tentativo: un pacchetto di due giornate piovose n cui intrattenere due ragazzini usando come unico oggetto di divertimento…una patata con la corda, senza fare disastri. I due ragazzini sono Gabby e Sebastian, sorella e fratello che si sono appena trasferiti in una casa nuova al seguito della madre impegnata in un nuovo lavoro. Gabby è triste per aver lasciato indietro tutto ciò che amava e non le piace il nuovo appartamento, la cui padrona di casa Patty ha minacciato di cacciarli se faranno confusione o terranno con sé animali: come il pesce rosso di Sebastian.
Per la prima volta l’animazione di un personaggio simbolo della letteratura anglosassone per ragazzi,
Il gatto con il cappello, viene realizzata da un talento italiano, il regista e sceneggiatore bolognese Alessandro Carloni, che insieme alla sceneggiatrice statunitense di origine messicana Erica Rivinoja affronta un personaggio creato dal mitico Dr. Seuss, il fumettista americano che ha inventato il Grinch. L’animazione di Carloni procede a rotta di collo, entrando e uscendo da mondi fantastici, e
Il Gatto con il cappello trasmette anche visivamente ai ragazzi quella vena allegramente anarcoide secondo cui “ogni regola è fatta per essere infranta”.
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Un film che ci ricorda l'enormità del talento di George Michael e ci invade di nostalgia.
Documentario,
Regno Unito 2026.
Durata 113 Minuti.
George Michael è stato una delle star più influenti della sua generazione; la sua voce e il suo talento come autore hanno definito un'epoca. Espandi ▽
1986. Il duo Wham! si è sciolto dopo aver collezionato successi planetari, e George Michael ha deciso di debuttare da solista. Il suo primo album, Faith, uscirà l’anno successivo, diventando uno degli LP più venduti di tutti i tempi. Quando concepisce l’album George ha 24 anni, “come Prince e Michael Jackson” al loro esordio in solitaria, e il tour che accompagna Faith farà ovunque sold out e cementerà la reputazione del cantante inglese di origine greca come superstar della musica internazionale. Dal lato personale, all’epoca l’artista ha ricordato in un’intervista il suo essere appena uscito da una relazione che l’aveva devastato e l’essersi ritrovato sull’orlo di un nuovo rapporto sentimentale. L’album appena uscito era anche un modo per liberarsi della “sindrome dell’impostore” che lo aveva perseguitato all’epoca del successo con gli Wham! e per rivelare la sua vera natura, debolezze comprese, al di là dell’immagine pubblica patinata, liberandosi della paura che ci fosse “un aspetto di me che tutti avrebbero scoperto, e il mondo mi sarebbe crollato addosso”.
Quello che vediamo sul palco del concerto di Parigi nel 1988, filmato nell’arco di due serate di esibizione non stop, è un 25enne instancabile, che balla e salta sul palco per due ore, che gioca con il pubblico mimando una sessualità allegra e prepotente, e canta a gola tesa senza sbagliare una nota quei brani scritti da lui che lo raccontano come una creatura complessa e fragile, oltre che sensuale e carismatica: un performer irresistibile, un autentico animale da palcoscenico. Il film ci ricorda com’era il suo protagonista da ventenne, l’enormità del suo talento come cantante, autore, musicista e one man show, e ci invade di nostalgia per il suo percorso nel nostro passato e per l’allegria incontenibile del suo ritmo, e di dispiacere per la sua parabola di vita.
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4.11 - ASSOLUTAMENTE SÌ
Quando un affermato dirigente d'azienda, si ritrova sotto assedio a causa delle crescenti pressioni aziendali, il crollo della sua vita, meticolosamente ordinata, precipita verso la violenza. Espandi ▽
Russia. In una città di provincia vivono Gleb, dirigente di successo, la bella moglie Galina e il figlio adolescente. Tutto scorre in una fredda tranquillità anche se l'inizio della guerra con l'Ucraina inizia a far sentire i suoi contraccolpi sull'attività aziendale. Fino a quando Gleb fa una scoperta che cambia il suo modo di rapportarsi con la realtà.
Zvyagintsev torna a leggere la società russa focalizzandosi su un microcosmo che diventa sensore di quanto lo circonda. La Russia contemporanea può essere portata sullo schermo in vari modi. Il regista ci dichiara così la propria idea di cinema: un'arte che prende le mosse da microstorie, magari già esplorate innumerevoli volte, per indagarle con uno sguardo distante che, proprio perché è tale, si fa estremamente lucido.
Il cinema di Zvyaginstev, proprio grazie alle sue scelte estetiche, riesce ad essere molto più 'politico' di altri.
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3.24 - CONSIGLIATO SÌ
Un adattamento che coniuga il commento storico e sociale del testo austeniano con un autentico senso di modernità.
Drammatico,
USA,
Regno Unito 2026.
Durata 132 Minuti.
Adattamento cinematografico dell'iconico romanzo di Jane Austen. La storia segue le vicende delle sorelle Elinor e Marianne Dashwood che si ritrovano in ristrettezze economiche dopo la morte del padre. Espandi ▽
Dopo la morte del padre, Elinor, Marianne e Margaret Dashwood sono costrette a lasciare Norland, la magnifica tenuta nel Sussex dove sono cresciute. A ereditare, come da tradizione britannica del XVIII secolo, è il fratello, John Dashwood, nato da un precedente matrimonio. E John, soggiogato da una moglie avida di denaro, non lascia nulla, o quasi, alle sue sorellastre, che si trasferiscono con la madre in un modesto cottage nel Devonshire. Ospiti di una vicina della signora Jennings, cugina lontana dal carattere deciso, Marianne soccombe al fascino di John Willoughby mentre Elinor attende invano la visita di Edward Ferrars, il fratello mite della moglie del suo fratellastro. Ragione e sentimento sono i due poli attorno ai quali Elinor e Marianne dovranno ricostruire la loro esistenza, sconvolta dalla morte del padre e dall'arrivo di pretendenti che potrebbero cambiare il loro destino.
Adattare un'opera canonica della letteratura suscita sempre una certa apprensione. Le aspettative sono ancora più elevate quando l'opera in questione ha già prodotto numerosi adattamenti e segnato intere generazioni di spettatori. La regista coniuga il commento storico e sociale proprio del testo austeniano con un autentico senso di modernità. Georgia Oakley firma un nuovo adattamento che non cerca di rivoluzionare Jane Austen e nemmeno di sottoporla a un ringiovanimento forzato. Fa qualcosa di più semplice e in definitiva di più efficace: le dà fiducia. Comprende perfettamente le risorse del suo testo e ce lo fa intendere senza fargli perdere la sua voce.
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3.88 - ASSOLUTAMENTE SÌ
Una storia che mescola umorismo, suspense e spirito d'avventura in pieno stile Halloween, confermando l'inconfondibile stile della celebre casa di produzione britannica. Espandi ▽
Halloween è alle porte, Shaun e tutti gli animali della fattoria si preparano per festeggiarlo al meglio coltivando un magnifico campo di zucche. Ma quando tutto sembrava ormai pronto, il contadino misteriosamente scompare e arriva dal bosco uno spaventoso mostro. Sarà compito di Shaun e i suoi amici salvare la fattoria dalla pelosa creatura e ritrovare l'amato contadino in tempo per la grande festa. Tra esperimenti impazziti e colpi di scena inaspettati, sarà un'avventura a tutta pecora per tutta la famiglia.
Lo studio di animazione britannico Aardman compie 50 anni e ci regala uno dei suoi film in stop motion, adatto per tutta la famiglia, più divertente e spensierato.
Shaun, vita da pecora: Operazione Z.U.C.C.A. è un film pieno di grazia, con una storia di pecore coraggiose, pensata magari per i più piccoli, insieme a una tenera e ironica commedia degli equivoci, che parla ai più grandi, tra il goffo e pelato allevatore di pecore e la veterinaria di cui è innamorato. È un ritorno, quello del fattore, benvenuto perché, come nel primo capolavoro
Shaun - Vita da Pecora: Il Film, è grazie alla sua figura, che in qualche modo richiama quella di Wallace, se il film prende il volo e acquista ancora maggiore dinamicità. Per la gioia di tutti, grandi e piccini.
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3.38 - CONSIGLIATO SÌ
Strippoli trasforma l'horror in un perturbante dramma familiare.
Thriller,
Italia 2026.
Durata 115 Minuti.
Una donna si presenta all'improvviso a casa di sua figlia per raccontarle la verità sulla loro famiglia, segnata da un patto stretto molti anni prima con un'estranea. Un segreto custodito troppo a lungo, che ora torna a reclamare il suo prezzo. Espandi ▽
Bari, 1999. Anna, Walter e i figli Alice e Tobia sono "quello che gli altri vorrebbero diventare", ovvero una famiglia ricca, felice e di successo. Walter è titolare della sartoria Colonna, ereditata dal nonno e trasformata nel negozio di Bari centro da dove passa tutta l'alta borghesia cittadina per rifornirsi delle uniformi consone al proprio status sociale; Tobia è una giovanissima promessa del calcio; Alice è stata appena scelta per una pubblicità della Barilla; e Anna è moglie e madre modello, se non fosse per quel sogno irrealizzato di diventare un'attrice che sta cercando di realizzare attraverso la figlia, e quella strana abitudine di mangiare rotelle di liquirizia a nastro per placare un'ansia senza nome.
Roma, 2026. Anna si presenta nel modesto appartamento romano di Alice, ora ventenne, in una notte di pioggia scrosciante, e comincia a raccontarle una storia che ha inizio proprio nel lontano 1999, durante la festa a casa Colonna per celebrare l'ultimo Ferragosto del millennio. Ed è la storia degli incontri con un'estranea che le ha proposto patti faustiani e irrinunciabili.
Paolo Strippoli, casse 1993, ha scelto il genere horror per veicolare storie che si addentrano nella crudeltà e perversione dei legami famigliari, e prosegue su questo filone anche in L'estranea, compiendo un ulteriore salto di maturità espressiva. La sua padronanza della tecnica cinematografica è impressionante per un regista appena trentenne, e si nutre di una conoscenza ampia e internazionale del cinema, non solo di genere, evidente in ogni inquadratura.
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3.77 - CONSIGLIATO SÌ
Basato sull'omonimo romanzo di Colin Meloy, il film nasce dai visionari creatori di Coraline. Lo studio d'animazione Laika presenta un'avventura epica che prende vita oltre i confini del mondo conosciuto. Espandi ▽
A Portland, il piccolo Mac McKeel viene rapito da uno stormo di corvi davanti alla sorella adolescente Prue McKeel e al compagno di classe Curtis. Il neonato, trascinato in una foresta incantata ai margini della città, viene consegnato alla sua spietata regina Alexandra e sorvegliato da un branco di coyote, sue guardie imperiali. Così i ragazzi si catapultano in questo strano mondo, ma Curtis viene subito catturato. Prue, allora, prosegue in solitaria la ricerca del fratellino. Trova l'aiuto di Brendan, re dei banditi incatenati dalla sovrana, e del saggio gufo Owl Rex, che la informa sul piano di Alexandra: sacrificare il bambino a un'edera dai poteri magici per riportare in vita il figlio Alexandrei, morto anni prima cadendo da cavallo.
Dall'omonimo bestseller fantasy di Colin Meloy, Travis Knight trae una favola nera in stop-motion per indagare i compromessi estremi alla base del desiderio di genitorialità: un'avventura incalzante nei ritmi, canonica nella struttura, grandiosa e magniloquente nell'estetica.
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3.07 - CONSIGLIATO SÌ
Una storia di pura sopravvivenza, raccontata con urgenza e immediatezza.
Drammatico,
Italia 2025.
Durata 73 Minuti.
Le due registe sono fondatrici del collettivo Oxymoro Creative Studio. Espandi ▽
Johana è una ragazza moldava arrivata in Italia come profuga. Lungo il percorso ha incontrato Alina, una connazionale con cui ha stretto un rapporto di amicizia e d'amore. Presto le due ragazze entrano nel giro della prostituzione, in mano a uomini violenti e senza scrupoli. Proprio nello sfuggire a uno di questi e nel tentativo di raggiungere l'Austria, luogo di sogno di Alina, Johana rapisce un tassista friulano, Lorenzo. I due si avviano verso il confine in un viaggio silenzioso e (quasi) senza speranza, e Johana assume l'identità di Alina, per portare a termine un obiettivo che ne tiene vivo il ricordo.
Il canto di Alina è stato uno sforzo collettivo e indipendente che ha richiesto l'impegno di tutti su molti fronti, compreso quello produttivo (commovente la cordata dei piccoli finanziatori nei titoli di coda). Il film è un lavoro molto fisico, abitato da presenze carnali, umori e fluidi corporei, carne e sangue.
Minimalista nell'impostazione, curato nei dettagli, determinato a cogliere l'urgenza e la materialità grezza di certe situazioni di pura sopravvivenza all'interno di circostanze impietose e disumane (nonché deumanizzanti), il film non perde tempo a fornirci spiegazioni ma procede per immediatezza, nel qui e ora.
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Un'avventura alla ricerca di un tesoro si trasforma presto in un'esperienza sospesa tra paura, mistero e
realtà. Espandi ▽
Sette ragazzi, ciascuno con una motivazione diversa, varcano la soglia di un antico
maniero appartenuto ad un'antica contessa. Quello che sembra l'inizio di un'avventura
alla ricerca di un tesoro si trasforma presto in un'esperienza sospesa tra paura, mistero e
realtà. Corridoi bui, stanze abbandonate, antichi ritratti e presenze inquietanti alimentano una
vera e propria atmosfera da ghost story. Ma nulla è esattamente ciò che sembra. Il confine tra realtà e spettacolo si fa sempre più sottile e quello che appare come un
viaggio alla scoperta dell'ignoto rivela una seconda dimensione ...
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