Siamo tutti sopraffatti dall’overdose di immagini e di parole che ci arrivano dai mondiali di calcio “più grandi di sempre”. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti
Siamo tutti sopraffatti dall’overdose di immagini e di parole che ci arrivano dai mondiali di calcio “più grandi di sempre”. Certo, ci sono anche le partite ma soprattutto i contorni, canti, balli, fuochi d’artificio, sfilate, caleidoscopi spettacolari, e ci sono le proteste, le rivendicazioni di carte fasce che reclamano diritti, ci sono le implicazioni politiche e sociali, l’affaire della squadra dell’Iran che alcuni volevano altri no. E giusto per aggiungere qualche elemento in più di elefantiasi ecco che per la prima volta il Mondiale viene organizzato congiuntamente da tre nazioni: Canada, Stati Uniti e Messico. Le partite sono distribuite in 16 città e 16 stadi lungo migliaia di chilometri di territorio nordamericano.
Intendo dunque sorpassare il kolossal, a che servirebbe una piccola goccia messa in quel mare. E come spesso mi capita, estraggo dalla lunga storia dei mondiali un solo modello sul quale applico il focus. E’ il mondiale del 1938, che l’Italia vinse. E qui è indispensabile un quadro di quell’anno, molto importante. L’Europa viveva un momento complesso, doveva vedersela con l’avvento di Hitler, che già annunciava intenzioni pericolose di espansione. Si era già annesso la Renania, i Sudeti, parte della Cecoslovacchia e poi l’Austria. Fra il 29 e il 30 settembre di quell’anno. I leader del Regno Unito, Francia, Italia e Germania organizzarono la Conferenza si Monaco o Patto di Monaco. L'obiettivo era di "tenere buono" Hitler era evitare una guerra mondiale e così le sue prepotenti annessioni vennero “perdonate” e accettate. Decisione disastrosa perché il Führer aveva idee diverse. Il primo settembre dell’anno dopo attaccò la Polonia scatenando la guerra.
Tornando al tema. I mondiali di calcio del 1938 avvennero in Francia dal 4 al 19 giugno. L’Italia vi giunse dal campione uscente. La formazione: Olivieri, Foni, Rava, Serantoni, Andreolo, Locatelli, Biavati, Piola, Ferrari, Colaussi e Meazza. Allenatore Vittorio Pozzo. Il duce era eccezionale nel cogliere le possibilità di propaganda, di consenso degli eventi. Decise che l’Italia doveva rivincere quei mondiali.
Invita Pappino Meazza a Palazzo Venezia. Meazza era il calciatore più popolare del mondo. A 16 aveva già segnato gol e fatto vincere uno scudetto all’Ambrosiana (la futura Inter). Era il precursore dei fenomeni, toccati dalla grazia, che sarebbero venuti dopo: Di Stefano, Pelé, Maradona, Messi.
Mussolini dice al calciatore che l’Italia ha bisogno di lui: dovrà vincere i mondiali francesi. Per la gloria di tutti, di Meazza, del Duce e del Paese. “So che voi siete molto amato dai francesi” aggiunge il Duce, “come la chiamano? Le peintre du football vero? Voi siete considerato, il migliore del mondo, dunque un perfetto italiano.” Mussolini fa entrare un altro atleta che era in attesa, e lo presenta a Meazza, anche se i due già si conoscono. E’ Gino Bartali. Mussolini conclude: “Ho chiesto a Bartali di vincere il Tour de France. Sarà l’anno delle vittorie italiane in quel paese.”
Bartali, così come Meazza, “obbedirà”. E davvero non sarà una cosa semplice. Ma noi italiani sapevamo farle queste cose. Ma va detto che nel 1938 fummo anche quelli che promulgarono le ignobili, famigerate, leggi razziali. A dire il vero favorite da re Vittorio Emanuele III, non dal Duce.
Il cammino dell’Italia in quel torneo fu trionfale. Le partite: Italia Norvegia 2-1, Italia Francia 3-1, Italia Brasile 2-1. La finale venne disputata allo stadio Ives du Manoir di Colombes, nei pressi di Parigi. L’Italia batté l’Ungheria 4-2.
Mussolini era là. Il Duce non mancò di assistere il 31 luglio, all’arrivo vittorioso di Gino Bartali al Parco dei Principi a Parigi, vincitore del tour. Con le due più preziose medaglie dello sport appuntate, il Duce poté, in settembre, arrivare alla conferenza di Monaco da leader. Fu quello il suo momento apicale del consenso e del prestigio, non solo in Italia. Ma durò poco.
L’Italia, è notorio, vinse i mondiali anche nel 1982 (Spagna) e nel 2006 (Germania). Eh sì c’era un tempo in cui eravamo i più bravi del mondo. Adesso… non più.