Fino all'ultimo respiro

Film 1960 | Drammatico, +13 89 min.

Regia di Jean-Luc Godard. Un film Da vedere 1960 con Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg, Daniel Boulanger, Jean-Pierre Melville, Henri-Jacques Huet. Cast completo Titolo originale: A bout de souffle. Genere Drammatico, - Francia, 1960, durata 89 minuti. Uscita cinema lunedì 4 ottobre 2021 distribuito da Cineteca di Bologna. Oggi tra i film al cinema in 8 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,96 su 15 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento domenica 3 ottobre 2021

Il protagonista è un eroe "nero" dei nostri giorni senza ideali, senza il romanticismo di un Humphrey Bogart o di un Jean Gabin (cui il regista continuamente allude in fulminei fotogrammi). Il film è stato premiato al Festival di Berlino, In Italia al Box Office Fino all'ultimo respiro ha incassato 77,8 mila euro .

Fino all'ultimo respiro è disponibile a Noleggio e in Digital Download
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Consigliato assolutamente sì!
3,96/5
MYMOVIES 4,25
CRITICA
PUBBLICO 3,67
ASSOLUTAMENTE SÌ
Il manifesto della Nouvelle Vague, un film immortale che ha segnato una svolta nella storia del cinema.
Recensione di Simone Emiliani
sabato 2 ottobre 2021
Recensione di Simone Emiliani
sabato 2 ottobre 2021

Michel Poiccard ruba un'automobile a Marsiglia e poi uccide un poliziotto che lo stava inseguendo. Arriva a Parigi e rivede Patricia, una studentessa americana di cui è innamorato e con cui vorrebbe condividere la sua vita spericolata. Intanto le forze dell'ordine gli danno la caccia e lui capisce che gli stanno alle costole dopo che la sua foto compare su "France Soir". Cerca di così di fuggire cercando di portare con sé la ragazza in Italia. Patricia però decide di non seguirlo e alla fine lo denuncia alla polizia.

Ci sono film nella storia del cinema che segnano una svolta decisiva e restano immortali. Fino all'ultimo respiro è uno di questi.

Considerato il manifesto della Nouvelle Vague, realizzato un anno dopo I 400 colpi, Hiroshima mon amour e Il segno del leone, nato da un soggetto di François Truffaut, ha messo in gioco tutta la passione cinefila dei critici dei Cahiers di cinéma passati dietro la macchina da presa (oltre Godard, anche Truffaut, Rohmer, Chabrol e Rivette) e la loro ribellione alle regole e alla tradizione. Jean-Paul Belmondo, con cappello in testa, sigaretta e occhiali da sole già è un'icona così come Jean Seberg con la maglietta bianca con la scritta "New York Herald Tribune" e le copie del giornale in mano. La loro immagine può essere immortalata in un film, in una foto, in un dipinto, raccontata in un libro, essere al centro di una canzone. Per questo ogni visione di Fino all'ultimo respiro ha lo stesso effetto di quando si va a rivedere una mostra di Picasso o un concerto dei Rolling Stones dove si aspetta che cantano I Can't Get No (Satisfaction) o You Can't Always Get What You Want.

Per il primo lungometraggio di Godard avviene la stessa cosa. Ci sono delle battute che diventano ancora una canzone che negli anni è ancora più bella: "Se non vi piace il mare, se non vi piace la montagna, se non vi piace la città...". Entrano in gioco l'amore per il noir e il poliziesco americano nella vicenda anche nella destrutturazione del genere, nell'inseguimento disperato e romantico di Michel che per sfuggire alla polizia si fa chiamare László Kovács che è lo stesso nome del personaggio interpretato da Belmondo in A doppia mandata di Chabrol e, profeticamente, quello di uno dei più importanti direttori della fotografia della New Hollywood.

Ci sono Preminger (il manifesto di Il segreto di una donna con Gene Tierney e Richard Conte) e soprattutto Bogart con la locandina di Il colosso d'argilla che è proprio l'ultimo film del grande attore statunitense e che in Fino all'ultimo respiro è anche fantasma che accompagna il protagonista verso la morte.

Poi c'è il linguaggio rivoluzionario: gli sguardi in macchina di Michel e Patricia che creano una sospensione narrativa e, idealmente, vogliono far entrare dentro il film lo spettatore con cui dialogano; l'utilizzo della luce naturale della fotografia di Raoul Coutard; i jump-cut, irregolare stacco di montaggio nella parte centrale dell'inquadratura; il dialogo in una stanza dei due personaggi principali che potrebbe proseguire all'infinito.

È stato realizzato 61 anni fa, poteva essere girato anche ieri. Una danza dove entrano in gioco citazioni dirette, dalla ragazza con i Cahiers du cinéma a Le palme selvagge di Faulkner, al disco di Bach alla musica di Mozart. Compaiono il regista Jean-Pierre Melville nei panni dello scrittore Parvulesco e lo stesso Godard, improvvisa apparizione hitchcockiana, nei panni di un passante che ha riconosciuto Michel e fa la spia alla polizia. Si può continuare a fare critica cinematografica anche dopo che si è diventati registi. E viceversa. Per questo Fino all'ultimo respiro resterà per sempre libero e rivoluzionario con Godard che ha lo stesso impatto di una rockstar.

Sei d'accordo con Simone Emiliani?
Il film manifesto della Nouvelle Vague.

Il protagonista è un eroe "nero" dei nostri giorni senza ideali, senza il romanticismo di un Humphrey Bogart o di un Jean Gabin (cui il regista continuamente allude in fulminei fotogrammi). Se la vita non ha senso, il giovane Belmondo la vive seguendo i suoi impulsi, che sono criminali: ruba un'auto, uccide un poliziotto, va a Parigi e, agganciata sbrigativamente una bella turista americana, se la porta a letto. Ma lei lo denuncia. Oggi il film è ritenuto il manifesto della "Nouvelle Vague".

Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Michel Poiccard, ladro d'automobili, uccide un motociclista della polizia stradale che lo inseguiva per un sorpasso proibito. Tornato a Parigi, ritrova Patrizia, un'amichetta americana di cui s'era innamorato. Intanto è ricercato dalla polizia. Opera prima di Godard, questo film sul disordine del nostro tempo divenne il manifesto della Nouvelle Vague e, insieme con Hiroshima mon amour (1959) di Resnais, contribuì alla trasformazione linguistica del cinema negli anni '60, sfidando le regole canoniche della grammatica e della sintassi tradizionali. L'anarchismo di cui fu accusato (o per il quale fu esaltato) è più formale che contenutistico: nelle peripezie dell'insolente Belmondo che fa il duro, imitando Humphrey Bogart, si nasconde molta tenerezza.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 1 novembre 2009
fedeleto

Alla prima prova cinematografica di jean-luc godard troviamo questo film decisamente eccezionale nella forma nel contenuto mostrando valori,messaggi simbolici,e poche parole a volte che dicono una verita' assoluta.La trama scritta con truffaut(anche egli debuttante l'anno precedente con i 400 colpi) si concentra sul personaggio interpretato da belmondo che braccato dalla polizia si nasconde e scappa [...] Vai alla recensione »

giovedì 25 maggio 2017
Parsifal

Esordio dirompente alla regia di J.L. Godard,  con l aiuto del collega ed amico Truffaut alla sceneggiaturaa , è da considerarsi a tutti gli effetti , il manifesto della Novelle Vague, corrente cinematografica francese , destinata  a lasciare il segno nella storia del cinema moderno. I criteri con cui  Godard affronta la realizzazione di quest'opera sono arditi ed innovativi; [...] Vai alla recensione »

domenica 26 settembre 2010
galaxyofbubbles.blogspot.com

Manifesto assoluto della Nouvelle Vague francese insieme con I 400 Colpi di Francois Truffaut, Fino all'Ultimo Respiro (À Bout de Souffle o Breathless in inglese) di Jean Luc Godard è una pellicola eccezionale ed innovativa. Girato con una mentalità ed uno stile proiettati in avanti anni luce rispetto a buona parte dei film di quegli anni, la pellicola rimane tuttora a passo [...] Vai alla recensione »

lunedì 21 settembre 2015
TearDrop

"Fino all'ultimo respiro" di Jean Luc Godard è un tributo al noir americano ed a Humphrey Bogart. E' anche un ironico addio a quel modo di fare cinema, e, al modello di gangster com'era stato rappresentato fino a quel momento. Non più duro e vincente, ma un perdente senza arte nè parte. La trama è di una semplicità estrema: il giovane delinquente [...] Vai alla recensione »

lunedì 20 febbraio 2012
anna ferrari

Stamattina mi sono ricordata perchè, nella mia mente, Michel Poiccard ha detto, guardando in camera con una interpellazione diretta al pubblico, "se non vi piace il mare, se non vi piace la montagna, se non vi piace la città, andate a quel paese". Intanto andare a quel paese significa finire ammazzati. Poi,  secondo quanto ha affermato Godard [...] Vai alla recensione »

lunedì 12 settembre 2011
Marco Santillani

E' imbarazzante recensire dei film così importanti: film che hanno scritto un'epoca. Il film, scritto da Truffat, doveva essere girato appunto da quest'ultimo. Ma Truffat, leggendo un romanzo di David Goodis, autore americano di romanzi noir, restò impressionato da "Non sparate sul pianista" e decise di adattarlo per la sua versione cinematografico.

venerdì 3 luglio 2015
Luca Scialo

Considerato da molti registi illustri, tra cui il nostro Fellini, il film più rappresentativo della Nouvelle vogue francese, questo film di Godard ci racconta di un lupo solitario dell'era moderna. Che vive senza ideali, stimoli e progetti in pieno boom economico. Un'era basata sul consumismo, che vuole dimenticare le sofferenze della guerra ma che non vive ancora gli ideali sociali [...] Vai alla recensione »

martedì 31 maggio 2011
ralphscott

Mai vista tale abbondanza di inquadrature dall'alto,sebbene l'approcio del regista sappia "di nuovo" a tutto tondo. La trama in se risulta un po' leggera,con contenuti tipici del cinema francese quali i tormenti e le scaramucce degli innamorati (e qua l'azione ne risente). Belmondo ammicca e recita anche con le labbra,ma la gatta morta Seberg lo inguaierà per.

domenica 27 febbraio 2011
il cinefilo

Intendiamoci:non è che il sottoscritto intenda mettere in dubbio la portata innovativa che il film ha avuto nel periodo della nouvelle vague,inteso come il rinnovamento nei modi di intendere il cinema,e nemmeno intendo dubitare dell'effettiva abilità e bravura che lo hanno reso meritatamente(soprattutto in quel preciso momento storico)una delle principali opere d'avanguardia della [...] Vai alla recensione »

lunedì 25 gennaio 2010
Roberta Gilmore

è il film manifesto della "nouvelle vague", il film che rompe davvero con tutti gli schemi, un nuovo tipo di cinema... e chi non capisce questo, non capisce nulla... a prescindere dalla posizione politica di un regista, così come di uno scrittore, l'artista-il cineasta va preso in considerazione soltanto x i propri film, per le proprie opere e creazioni.

giovedì 20 febbraio 2014
Antonio Tramontano

Un bandito (ricercato per aver ucciso un poliziotto) ed un’aspirante giornalista culturale americana, si ritrovano a Parigi. Godard, riprendendo un soggetto di Truffaut, realizza un’opera sul malessere esistenziale e sul senso di smarrimento nell’epoca post-bellica dove al personaggio di Belmondò, che si mostra duro e spavaldo allo scopo di mascherare il suo disagio [...] Vai alla recensione »

giovedì 23 febbraio 2012
anna ferrari

L'americanina Patrizia sarà ben presto capace di prendere il testimone da Michel. Su di lei, come per una subdola trasmutazione, si poserà anche il bogartiano gesto da duro, inaugurando un nuovo giro di prova delle parti. Dovendo prendere le parti di Michel potremmo anche noi cantare con Mick Jagge, 6 anni dopo l'uscita del film: "Under my tumb, [...] Vai alla recensione »

venerdì 6 maggio 2011
graziano91

martedì 13 settembre 2022
Giomo891

 Oggi,13 Settembre 2022 viene data la notizia della morte di J.L.Godard, promotore della Nouvelle Vague nel Cinema francese. Bebel e Jean Seberg irrompono con una ventata di novità: una vera rivoluzione anche nelle riprese: mai scene statiche, ma un film che si svolge velocissimo a differenza della Cinematografia francese dell'epoca.

giovedì 21 ottobre 2021
angelo umana

 E' passato il tempo e Fino all'ultimo respiro – A bout de souffle appare una trovata, a tratti un divertissement, certamente a chi – come chi scrive – non lo capisce affatto o non ne vede il valore, nonostante le lodi che il regista Jean-Luc Godard ricevette per il suo film, considerato il manifesto della Nouvelle Vague.

domenica 22 febbraio 2015
il befe

ecco la nouvelle vague

domenica 22 febbraio 2015
il befe

film che ha rotto gli schemi

domenica 22 febbraio 2015
il befe

questo è il capolavoro di godard

domenica 22 febbraio 2015
il befe

entra nella storia del cinema

domenica 22 febbraio 2015
il befe

dell'innovazione

domenica 22 febbraio 2015
il befe

uno dei film francesi più importanti

domenica 22 febbraio 2015
il befe

uno dei migliori debutti cm regista dopo di orson welles con quarto potere

domenica 22 febbraio 2015
il befe

metacinema

Frasi
Patrizia: tu hai paura di invecchiare? Io sì
Michel: è da idioti! ti ho già detto che il peggiore dei difetti è la viltà
Dialogo tra Patricia Franchini (Jean Seberg) - Michel Poiccard, alias Lazlo Kovacs (Jean-Paul Belmondo)
dal film Fino all'ultimo respiro - a cura di teofiore
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
lunedì 4 ottobre 2021
Francesca Bea
Sentieri Selvaggi

Salutato già alla sua uscita in sala come un'opera in anarchica e radicale rottura con gli stilemi del cinema classico, tanto da venir eletto come il film manifesto della Nouvelle Vague, il primo lungometraggio di Jean-Luc Godard prende vita rimodellando da un soggetto di Truffaut, ispirato ad un fatto di cronaca, la storia di Michel Poiccard, piccolo criminale che, dopo aver ucciso un poliziotto, [...] Vai alla recensione »

Charles Taylor
The New York Times

You could watch Jean-Luc Godard’s 1960 “Breathless” — one of the most seductive films of the French New Wave, here in a fully restored version — a hundred times and see something new every viewing: a shot framed in a way you had never quite parsed before, or a jump cut that simultaneously, weirdly, both truncates time and elongates it. Jean-Paul Belmondo’s Michel is a cool, clever car thief, in deep [...] Vai alla recensione »

NEWS
POSTER
martedì 14 settembre 2021
 

Il protagonista è un eroe "nero" dei nostri giorni senza ideali, senza il romanticismo di un Humphrey Bogart o di un Jean Gabin (cui il regista continuamente allude in fulminei fotogrammi). Se la vita non ha senso, il giovane Belmondo la vive seguendo [...]

TRAILER
lunedì 6 settembre 2021
 

Regia di Jean-Luc Godard. Un film con Jean-Paul Belmondo, Jean Seberg, Daniel Boulanger, Jean-Pierre Melville, Henri-Jacques Huet. Da lunedì 4 ottobre al cinema nella versione restaurata.  Guarda il trailer »

winner
miglior regia
Festival di Berlino
1960
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