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Jean-Paul Belmondo

Jean-Paul Belmondo è un attore francese, è nato il 9 aprile 1933 a Neully-sur-Seine (Francia) e muore il 6 settembre 2021 all'età di 88 anni a Parigi (Francia).

Bébel, il mostro sacro del cinema francese

A cura di Fabio Secchi Frau

Icona del cinema francese e simbolo della nouvelle vague, da sempre apprezzato come attore per il suo stile beffardo e vivace e per il suo maturo charme, Jean-Paul Belmondo fu lo scanzonato duro dal cuore d'oro dei film d'avventura, ma anche il divo dei palcoscenici d'Oltralpe, dimostando che Bébel non era fatto solo per stare davanti alla cinepresa.

Esordì cinematograficamente nel 1956 con il cortometraggio Molière di Norbert Tildian, poi si divise tra cinema francese e italiano, tra il set di A doppia mandata (1959) di Claude Chabrol e quello de La ciociara (1960) di Vittorio De Sica, trovando la sua consacrazione di pubblico e critica attraverso un unico titolo: Fino all'ultimo respiro (1960) di Jean-Luc Godard (che lo aveva precedentemente diretto nel corto Charlotte et son Jules). Dopo l'uscita del film, François Truffaut scrisse di lui: "L'Atalante (guarda la video recensione) termina con una scena in cui Jean Dasté e Dita Pardo si abbracciano su un letto. Quella notte devono senz'altro aver fatto un bambino. Questo bambino è il Belmondo di Fino all'ultimo respiro".

Fu proprio Godard a esplorare il potenziale ironico-intellettuale di Belmondo, anche mettendolo in contatto con altri cineasti francesi, che seppero arricchirlo artisticamente con personaggi in bilico tra il cinico Humphrey Bogart e il maledetto Marlon Brando, come l'inquieto Eric Stark, creato da Claude Sautet, messo accanto a Lino Ventura nello spietato noir Asfalto che scotta (1960).

Di enorme intensità drammatica anche Lèon Morin, prete (1961) e Lo spione (1962), entrambi di Jean-Pierre Melville. Meno spettacolari, ma comunque ottime, anche le prove d'attore in Mare matto (1963) di Renato Castellani con Gina Lollobrigida ed Odoardo Spadaro e in Lo sciacallo con Stefania Sandrelli.

Riconosciuto come un idolo dagli intellettuali, abbracciò pellicole più commerciali come L'uomo di Rio (1964) di Philippe de Broca, Borsalino con Alain Delon e Stavisky, il grande truffatore (1974) di Alain Resnais.

Amò lavorare senza controfigura nei polizieschi e, sul finire dei suoi giorni, cominciò a preferirire che quelle ore di lavoro si dividessero con i suoi vecchi amici: de Broca, Jacques Deray, Philippe Labro, Georges Lautner, Henri Verneuil. Poi, ormai al crepuscolo e dopo una carriera vissuta a pieno ritmo, rallentò e scelse di stare davanti alla cinepresa sempre più sporadicamente, virando verso il teatro.

Vincitore del Premio Cèsar per Una vita non basta, venne insignito della Palma d'oro alla Carriera durante la 64° Edizione del Festival di Cannes e, nel 2016, ricevette il Leone d'oro alla carriera alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Ritiratosi a vita privata, lasciando ai nuovi volti il passo (tra i quali spicca il nipote Victor Belmondo, anch'egli attore), si godé fino all'ultimo respiro la veste di mostro sacro del cinema mondiale che indossò, poiché era riuscito a tenere uniti, in tempi di grandi cambiamenti cinemantografici, i canoni della recitazione classica con lo stravolgimento della stessa.

Spesso, gli venne contrapposto Delon (che era di due anni più giovane di lui), ma la bellezza chiarissima del suo collega, nulla poté contro quella congenita propensione all'estroversione che il suo volto seppe trasmettere. Naso schiacciato da pugile e fisico molto magro per anni, Belmondo fu un burbero tenebroso, che non seppe mai perdere la bussola in mezzo alle tempeste dei dilemmi interiori. Per di più, si sforzò di non raccogliere l'eredità lasciata dal più nazionalista e orgoglioso Jean Gabin, sentendo il richiamo di un cinema che si esprimesse usando altri modelli recitativi. Per questo, sarà sempre il mattatore dal sorriso sbarazzino, che poteva liberamente affermare di aver fatto tutto ciò che voleva nella sua vita.

Studi
Nato a Neuilly-sur-Seine, mezzano dei tre figli di uno scultore algerino di origini italiane, Paul Belmondo, e di una pittrice, Madeleine Rainaud-Richard, Jean-Paul Belmondo trascorse la sua infanzia a Villa Saint-Jacques, trasferendosi più e più volte da un punto all'altro del paese a causa della povertà, della Seconda Guerra Mondiale e dell'Occupazione tedesca. Poco incline allo studio perché troppo indisciplinato, ma amante degli sport, praticò ciclismo, calcio e soprattutto pugilato, diventando proprio in quest'ultima disciplina un professionista. Ci fu, per qualche tempo, la speranza di poter guadagnare qualcosa sul ring, ma la fiamma cominciò ad affievolirsi troppo presto, mentre più rapidamente si accese quella della recitazione, dopo aver ammirato a teatro la trasposizione di alcune opere.

Iscrittosi ai corsi di Raymond Girard, debuttò sul palcoscenico nella messa in scena de "La bella addormentata nel bosco". Girard fu sorpreso dalle doti del giovane ragazzo e lo invitò a prepararsi per il concorso al Conservatoire national supérieur d'art dramatique. Tentò di entrare varie volte, fallendo miseramente. Solo nell'ottobre del 1952, venne ammesso. Compagno di corso di Michel Beaune, Bruno Cremer, Jean-Pierre Marielle e Pierre Vernier, nel 1953 portò in scena la "Medea" di Jean Anouilh e "Zamore" di George Neveux, diretto in entrambi da André Barsacq.

Il debutto cinematografico
Dopo qualche cortometraggio e una rapida apparizione in A piedi... a cavallo... in automobile e in Les Copains du dimanche, continuò a dividersi tra cinema e teatro, fino a quando, accanto a un altro principiante (Alain Delon), offrì un'interpretazione abbastanza grezza in Fatti bella e taci (1958) di Marc Allégret. Non fu granché, ma il film gli permise di farsi notare dal grande Marcel Carné che era in procinto di girare un nuovo film (Peccatori in blue jeans) e che cercava un nuovo protagonista da lanciare. Sfortunatamente, la scelta ricadde su Laurent Terzieff e a Belmondo non rimase che vestire i panni di un amico.

Intanto Allégret lo ricontatterà per offrirgli un ruolo in Una strana domenica con Danielle Darrieux e, a quel punto, sarà Jean-Luc Godard, che allora era un critico dei Cahiers du cinéma, a rimanere estasiato dal suo talento. Contattatolo, gli propose un ruolo in Charlotte et son Jules, arrivando però a doppiarlo lui stesso. E quando fu il tempo di preparasi per un lungometraggio che lo mettesse definitivamente in luce, ecco che lo scoppio della Guerra d'Algeria lo richiamò alle armi, costringendolo ad abbandonare Parigi. Solo una volta smobilitato il conflitto, tornerà in Europa al suo lavoro d'attore.

Il successo con Godard
Ritrovato Godard, entrò nella sua cerchia cinematografica, riuscendo a lavorare con Claude Chabrol in A doppia mandata e con lo stesso Godard in Fino all'ultimo respiro. Un'esperienza unica nel suo genere, visto che il cineasta gli permise di improvvisare ogni cosa e visto che il film segnò, assieme ad altre opere capostipite del movimento artistico, l'inizio della nouvelle vague, della quale Belmondo divenne uno dei volti assieme a Jean-Pierre Léaud, Gérard Blain, Jean-Claude Brialy ed Emmanuelle Riva.

Dopo aver toccato i territori del noir e del poliziesco con Asfalto che scotta, accettò anche uno dei suoi primi ruoli televisivi, interpretando d'Artagnan nella miniserie di Claude Barma I tre Moschettieri.

Ormai portato in trionfo dal cinema francese e riconosciuto anche all'estero, lavorò preferibilmente in Italia, diretto da Mauro Bolognini in La viaccia con Claudia Cardinale e accanto al Premio Oscar Sophia Loren in La ciociara. Poi di nuovo Godard in La donna è donna e con le new entry Jean-Pierre Melville, che lo vorrà sacerdote in Leon Morin prete e criminale in Lo spione, e con Philippe de Broca che lo inserirà nel cappa e spada Cartouche. Fu di Henri Verneuil l'idea di accoppiarlo a Jean Gabin, facendo incontrare nuovo e vecchio cinema in un unico film (Quando torna l'inverno, 1962). Non mancarono le reciproche antipatie tra i due colleghi, ma fu solo un momento iniziale. Belmondo riuscì a smorzare il broncio di Gabin, che per Lo sciacallo, arrivò addirittura a fargli i complimenti per la bellissima interpretazione di una difficile opera di Simenon. A portare ancora più in alto la sua carriera arrivò il successo commerciale di L'uomo di Rio con Françoise Dorléac, l'avventuroso 100.000 dollari al sole, il drammatico Week-end a Zuydcoote con Catherine Spaak, la commedia L'uomo di Hong Kong con Ursula Andress. Richiamato sul set da Godard per il ribelle e cattivissimo Il bandito delle 11 (1965), fu corteggiato appassionatamente da Hollywood, ma continuerà a scegliere produzioni italo-francesi come Il cervello di Gérard Oury, La mia droga si chiama Julie di Truffaut con Catherine Deneuve e Un tipo che mi piace con Annie Girardot.

Tra action e polizieschi: il successo commerciale
Disinvolto, positivo, tremendamente sarcastico, acquistò il soprannome di Bébel (una torsione del personaggio di Pepel interpretato da Gabin in Verso la vita) e affiancò Laura Antonelli in Gli sposi dell'Anno Secondo (1970), della quale si innamorò per un breve periodo di tempo. L'anno seguente, fu il protagonista acrobatico di Gli scassinatori, poi fu la volta di Borsalino, prodotto da Delon. Il film fu una scusa per arrivare allo scontro tra i due. Belmondo denunciò Delon per aver violato i termini e le condizioni del suo contratto di lavoro, poiché inserì il suo nome sulla locandina del film, in vece di attore e di produttore, per ben due volte. La causa fu vinta da Belmondo e non senza grande soddisfazione.

A quel punto, fu Belmondo a fondare una sua casa di produzione, la Cerito Films, pur senza smettere di recitare (Trappola per un lupo, Come si distrugge la reputazione del più grande agente segreto del mondo, Stavisky, il grande truffatore). In cima al box office con Il poliziotto della brigata criminale, replicò costantemente con titoli come L'incorreggibile, Lo sparviero, Il cadavere del mio nemico, L'animale, ma soprattutto Poliziotto o canaglia, Il piccione di piazza S. Marco,L'asso degli assi, Professione: poliziotto e Joss il professionista. Una svolta commerciale che lo portò, a cinquant'anni suonati, a essere fra i più ricchi attori del cinema europeo. Come un ragazzino, strizzò elegantemente l'occhio ai primi action americani, stendendo malfattori e chiaramente corteggiando bellissime donne, ma senza fare a meno di quel suo sorriso miracolosamente sfrafottente.

Unico flop di questi anni fu L'oro dei legionari, nel 1984. Così lasciò per un po' il genere d'azione, tornando alla commedia con Irresistibile bugiardo. Fu solo un breve addio. Già l'anno seguente, era protagonista di Hold-Up di Alexandre Arcady e di Tenero e violento di Jacques Deray nel 1987.

Ritorno a teatro e ultimi film
Spinto dall'amico Robert Hossein a tornare sul palcoscenico, si aprì per lui una nuova sfida drammatica. Nel 1987, recitò in "Kean", raccogliendo recensioni positive e le ovazioni del pubblico e, quando nel 1988, Lelouch gli propose un ruolo diverso dal solito, un nonno, in Una vita non basta, arrivò il César come miglior attore protagonista, sebbene riconobbe che premi come quelli sono nulla a confronto dell'amore e al consenso dell'unico giudice importante nel cinema: il pubblico. Conseguentemente, non si preoccupò mai di ritirare il premio conferitogli (anche perché il suo creatore, César Baldaccini, era stato lo scultore che aveva deriso i lavori paterni). Continuò quindi a fare teatro ("Cyrano de Bergerac") e ritornò al cinema per formidabili ruoli come quello del Jean Valjean de I Miserabili (1995) o di nuovo antagonista di Delon in Uno dei due (1998). Il suo ultimo film fu girato nel 2008, si trattava del tenero Un uomo e il suo cane, mentre aveva abbandonato il teatro già otto anni prima per serissimi problemi di salute.

Morte
Onorato dai festival più importanti del mondo, morì il 6 settembre 2021 nella sua casa parigina a ottantotto anni.

Vita privata
Jean-Paul Belmondo ebbe un primo matrimonio con la ballerina Élodie Constant, conosciuta con il nome d'arte di Renée Constant. Dalla loro unione nacquero: Patricia, purtroppo morta in un incendio nel 1993; Paul Belmondo, ex pilota automobilistico; e Florence Belmondo. Dopo il divorzio dalla Costant, si risposerà nel 2002 con Nathalie Tardivel, dalla quale avrà invece Stella Eva Angelina Belmondo.

Ultimi film

Commedia, (Francia - 1998), 109 min.
Drammatico, (Francia - 1995), 169 min.
Commedia, (Francia - 1988), 126 min.
Avventura, (Francia - 1984), 105 min.
Avventura, (Francia - 1982), 100 min.

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L'attore momumento del cinema francese aveva 88 anni.
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