| Anno | 2026 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 92 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Matteo Berruto |
| Uscita | giovedì 14 maggio 2026 |
| Distribuzione | OpenDDB |
| MYmonetro | Valutazione: 3,00 Stelle, sulla base di 3 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 13 maggio 2026
Il ritratto di Giorgio Canali dagli anni Novanta ad oggi.
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CONSIGLIATO SÌ
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Giorgio Canali si racconta e viene raccontato attraverso le sue canzoni e i suoi stati d'animo, colti dalla telecamera inizialmente nel corso dell'ennesimo trasloco obbligato e poi attraverso le prove e le performance nei concerti.
Matteo Berruto segue il percorso di un uomo che ha fatto della musica e delle parole cantate la sua modalità di comunicazione con un mondo che vorrebbe diverso.
Si apre con il ricordo dell'Incontro Internazionale Anarchico a Venezia nel 1984 ma questo non è un documentario rievocativo.
L'inizio è funzionale a ricordarci che Giorgio Canali è sempre stato un uomo libero se già all'epoca non sopportava le 'regole' che un evento di quel tipo finiva per dettare. Per il resto della narrazione il passato viene evocato solo per guardare al presente e al futuro.
Perché a 65 anni Canali non ha smesso di essere un frontman nella e vita e sui palchi dei concerti. Anche questi però hanno caratteristiche speciali. In tempi in cui, se non sono accompagnate dalla parola stadio o palasport, le kermesse musicali sembrano non avere valore, Canali cerca gli spazi in cui al massimo possano essere presenti 500 persone perché solo così si attua una vera e diretta comunicazione. Che si tratti di canzoni che hanno al centro i sentimenti d'amore o che si tratti di canzoni di lotta e di confronto con le storture della società, l'energia e la voglia di confrontarsi sono sempre in prima linea.
Chi lo conosceva sicuramente era consapevole delle sue note caratteriali e della sua poetica. Il documentario di Berruto lo avvicina anche a chi possa non averlo mai ascoltato mostrando una personalità inadatta al compromesso e al contempo dotata di una profonda sensibilità che si rivela nella luminosità di un sorriso che le rughe degli anni trascorsi non hanno cancellato.
Chi con lui ha iniziato da molto giovane vedendolo come un maestro (definizione che non dovrebbe piacergli troppo) non lo incensa, sapendo individuare anche il suo lato più burrascoso, ma gli attribuisce il pregio di un trattamento paritario che altrove è difficile da trovare. La sequenza che chiude il documentario (che non va spoilerata) è molto significativa e ci mostra come Giorgio sia sempre pronto a lottare contro i soprusi, grandi o piccoli che siano, in nome del rispetto della dignità delle persone. Lo ha fatto e continua a farlo con le sue canzoni e con una musica carica di energia che si fa positiva anche quando si riferisce al lato oscuro della realtà.
"Eravamo noi" un tempo passato, una apertura allo squarciato presente, la voce della ricerca, di occhi mai spenti, mai domi, sublimati dalla attenta e caotica metamorfosi dell'essere. Dall'incanto al disincanto, "eravamo noi a fare bella la luna", "indecisi se fare i soldi o restare a guardare, i vecchi di quarant'anni convertiti al capitale" ma invecchiati proprio per la paura di crepare, omologandosi [...] Vai alla recensione »