| Anno | 2001 |
| Genere | Animazione, |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 87 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Satoshi Kon |
| Attori | Fumiko Orikasa, Mami Koyama, Miyoko Shoji, Kôichi Yamadera, Masamichi Satô Masane Tsukayama, Masaya Onosaka, Shoko Tsuda, Shôzô Îzuka, Hirotaka Suzuoki, Kan Tokumaru, Naoko Kyooda, Takkô Ishimori, Tomie Kataoka. |
| Uscita | lunedì 11 maggio 2026 |
| Tag | Da vedere 2001 |
| Distribuzione | Anime Factory |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 4,11 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 8 maggio 2026
Un viaggio onirico in cui i confini tra realtà e finzione si dissolvono. Millennium Actress è 123° in classifica al Box Office. martedì 26 maggio ha incassato € 149,00 e registrato 26.206 presenze in totale.
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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La ricostruzione di una sala cinematografica, ora dedicata alla diva Chiyoko Fujiwara, è oggetto di un documentario, realizzato da Genya Tachibana e dal suo operatore e aiutante. Genya ha conosciuto anni prima Chiyoko ed è il suo più devoto fan: finalmente questa occasione gli permetterà di parlare con lei in una intervista. La leggendaria attrice si è ritirata dalle scene da decenni e l'intervista si trasforma presto in qualcosa di inatteso.
Il racconto della sua carriera diventa un flusso ininterrotto di ricordi, che travalicano i confini del tempo e della verosimiglianza: episodi della sua vita si intrecciano con i ruoli interpretati sullo schermo, mentre i due interlocutori vengono letteralmente risucchiati dentro le immagini, partecipando alle vicende come testimoni e comparse. È l'inizio di un viaggio che attraversa epoche, generi e stati emotivi, all'inseguimento di un amore perduto e mai dimenticato, di Chiyoko verso uno straniero senza nome, un rivoluzionario braccato dalla legge.
Con Millennium Actress, Satoshi Kon firma una delle sue opere più complesse e stratificate, una riflessione sul cinema come dispositivo di memoria e sulla memoria come forma di finzione.
Dopo aver esplorato i territori perturbanti dell'identità in Perfect Blue, Kon costruisce qui un congegno narrativo vertiginoso, in cui il montaggio diventa il vero motore del racconto: non più semplice successione di eventi, ma continuo slittamento tra piani temporali e livelli di realtà.
Il cuore del film è la figura di Chiyoko, l'"attrice del millennio", diva immaginaria che attraversa la storia del Giappone e del suo cinema, incarnandone miti, traumi e trasformazioni. Ma ciò che interessa a Kon non è tanto la ricostruzione filologica di un percorso artistico, quanto la tensione che lo attraversa: quella verso un uomo intravisto in gioventù, rivoluzionario in fuga, figura sfuggente che diventa oggetto di una ricerca inesauribile. È questa ricerca, più che il suo eventuale compimento, a dare senso all'esistenza della protagonista.
In questo senso, Millennium Actress si configura come un film sull'inseguimento, sull'impossibilità di raggiungere un oggetto del desiderio che proprio nella sua distanza trova la sua forza propulsiva. L'amore, per Chiyoko, non è mai possesso, ma tensione continua, movimento attraverso lo spazio e il tempo. Ed è qui che il cinema entra in gioco come forma privilegiata di questa dinamica: mezzo capace di abolire le distanze, di sovrapporre epoche, di trasformare ogni ricordo in rappresentazione.
Kon spinge questo meccanismo fino alle estreme conseguenze, costruendo un sistema di re-enactment su più livelli, in cui realtà e finzione diventano indistinguibili. Le sequenze dei film interpretati da Chiyoko si fondono con episodi della sua vita privata, mentre il documentario stesso si trasforma in un viaggio nei suoi sogni e nelle sue speranze. I due intervistatori, inizialmente esterni al racconto, finiscono per esserne inglobati nella vicenda, attraversando scenari che vanno dal Giappone feudale alla guerra, fino alla fantascienza. Il risultato è una narrazione fluida, in cui ogni immagine sembra generare la successiva per associazione emotiva più che per logica causale.
Questa struttura labirintica non è mai fine a se stessa. Al contrario, riflette perfettamente la natura del ricordo e del desiderio, entrambi incapaci di seguire un percorso lineare. La memoria di Chiyoko non distingue tra ciò che è stato vissuto e ciò che è stato interpretato, perché per lei il cinema non è mai stato semplice rappresentazione, ma prolungamento dell'esistenza.
Sul piano visivo, il film conferma la straordinaria capacità di Kon di lavorare sulla continuità attraverso la discontinuità. I passaggi da un'epoca all'altra avvengono senza soluzione di continuità, spesso attraverso raccordi di movimento o di sguardo che annullano le fratture temporali. È un cinema che non nasconde il proprio artificio, ma lo esibisce come strumento di verità emotiva. Anche il character design, apparentemente semplice, contribuisce a questa fluidità, rendendo i personaggi immediatamente riconoscibili pur nelle continue metamorfosi.
Eppure, al di là della complessità formale, Millennium Actress colpisce per la sua dimensione profondamente umana. La consapevolezza che la ricerca possa essere vana non ne annulla il valore, anzi lo rafforza. Chiyoko non smette mai di inseguire, anche quando è evidente che l'oggetto del suo desiderio appartiene ormai a un altrove irraggiungibile, che ha perso il suo significato originario. È proprio questa ostinazione a definire il senso della sua vita, trasformando l'illusione in motore esistenziale.
Nel finale, Kon suggella questa idea con una semplicità disarmante: non è l'incontro a contare, ma il viaggio. Il cinema, come l'amore, diventa allora uno spazio in cui il desiderio può continuare a esistere, indipendentemente dal suo esito. Millennium Actress è, in ultima analisi, una dichiarazione d'amore al potere delle immagini e alla loro capacità di custodire ciò che nella realtà è destinato a sfuggire. Un film che, come la sua protagonista, non smette di muoversi, di cercare, di esistere nel tempo proprio attraverso la sua irrisolta tensione.
Arrivato da noi solo in dvd anni dopo la sua uscita in patria (2001), Millennium actress è l'ennesimo capolavoro di Satoshi Kon (Tokyo godfathers), autore che insieme a Hayao Miyazaki, pur con poetiche diverse, ha portato il cinema d'animazione giapponese ad altissimi livelli. Chyoko è stata una grandissima attrice del cinema giapponese del dopoguerra, ritiratasi [...] Vai alla recensione »
Recuperare, soprattutto al cinema, un'opera come Millenium Actress del troppo precocemente scomparso Satoshi Kon (1963-2010) è sempre un'occasione preziosa per approfondire la conoscenza non solo del glorioso cinema d'animazione giapponese, ma anche di una ricchezza e complessità immaginifica, in prima istanza di carattere visivo e figurativo, che ha contaminato anche tanto cinema occidentale ( travalicando [...] Vai alla recensione »