Una storia senza nome

Film 2018 | Commedia +13 110 min.

Regia di Roberto Andò. Un film Da vedere 2018 con Micaela Ramazzotti, Renato Carpentieri, Laura Morante, Jerzy Skolimowski, Antonio Catania. Cast completo Titolo originale: Una storia senza nome. Genere Commedia - Italia, Francia, 2018, durata 110 minuti. Uscita cinema giovedì 20 settembre 2018 distribuito da 01 Distribution. Oggi tra i film al cinema in 320 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,13 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Il misterioso furto - realmente avvenuto a Palermo nel 1969 - di un celebre quadro di Caravaggio, La Natività. Una storia senza nome è 5° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 52.680,00 e registrato 8.946 presenze.

Consigliato sì!
3,13/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA 3,25
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ
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Affettuoso omaggio al cinema e alla sua capacità di reinventare la realtà. Un gioco molto scritto, di gusto rétro.
Recensione di Raffaella Giancristofaro
venerdì 7 settembre 2018
Recensione di Raffaella Giancristofaro
venerdì 7 settembre 2018

Valeria Tramonti (Ramazzotti) è la timida segretaria del produttore cinematografico Vitelli (Catania), vive ancora a pochi passi dalla madre (Morante) ed è innamorata dello sceneggiatore Pes (Gassmann), per il quale scrive, non accreditata, i soggetti di cui poi lui si prende il merito. A travolgere la sua riservata esistenza è l'incontro con Rak, un anziano sconosciuto (Carpentieri), personaggio misterioso e informatissimo, che le offre una storia irresistibile da trasformare in film, a patto che (anche stavolta) non sia lei a comparirne come autrice. Quella legata al furto della Natività, tela di Caravaggio sottratta dalla mafia nel 1969 dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo e mai ritrovata. E che la mafia di oggi non ha nessun interesse a divulgare. Peccato che tra i finanziatori del film ci sia Spatafora (Bruno), affiliato a Cosa nostra.

Niente è come sembra, ogni personaggio è doppio, in Una storia senza nome: commedia buffa di dichiarato gusto rétro, venata di giallo e di tocchi felliniani, affettuoso omaggio alla storia del cinema e alle persone che i film li pensano, li amano, li finanziano e spesso incuranti del loro senso li portano a termine.

Andò torna sul tema a lui caro del mascheramento, delle identità molteplici, della verità nascosta sotto la finzione. Parte da un fatto di cronaca a lui vicino (palermitano, classe 1959) che ad un primo livello genera il film scritto da Valeria: un film nel film, diretto dal regista, attore (e pittore) Jerzy Skolimowski (già premio della Giuria con Essential Killing nel 2010 e di nuovo in Concorso alla Mostra nel 2015 con 11 minutes).

Su un altro piano il capolavoro di Caravaggio (sul quale circolano anche le storie dello smembramento in più parti per facilitarne l'espatrio, e quella di essere stato dato in pasto ai maiali) svela, nell'indagine in cui Rak coinvolge Valeria, le tangenze tra criminalità organizzata e politica, tra cene tra "amici" e i palazzi del potere. Il dipinto diventa così l'amara immagine simbolo di un Paese sotto attacco di chi (la mafia) disprezza il valore del proprio patrimonio artistico ma anche della lettura, vista la quantità di scritti, libri, lettori, citazioni che puntellano un film molto scritto, colto, critico, in cui la sceneggiatura, il meccanismo narrativo prevale con evidenza sugli altri elementi di messa in scena, dando vita a tratti a un paradossale effetto di meccanicità.

Molto del piacere di Andò (che firma la sceneggiatura con Angelo Pasquini, in collaborazione con Giacomo Bendotti) invece risiede nel disseminare nel film più segni possibili della passione debordante per il cinema stesso. Non solo con citazioni testuali (da film leggendari sul cinema come Viale del tramonto) o iconiche, come il poster di Il vergine, diretto da Skolimowski nel '67, che campeggia dietro Valeria nella situazione, anch'essa a suo modo "classica", del divano del produttore, dalla scritta al neon dei Lumière negli uffici di produzione alle ombre proiettate e ingigantite dalla luce di una lampada a una finestra. Un'opera dedicata al gusto di affidare al dispositivo cinema la possibilità, reinventando la realtà, di divertire e al contempo di investigare sulla verità. Fuori concorso a Venezia 2018.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 7 settembre 2018
ROBERT EROICA

#Venezia75 - UNA STORIA SENZA NOME - Fuori Concorso - Uno sceneggiatore in crisi, una segretaria dall'indubbio talento, un misterioso personaggio che suggerisce oscure trame tra quadri rubati e affari della mafia, un produttore ambiguo... Sciascia + il giallo rosa = Una storia senza nome, una felice realizzazione di Roberto Ando', ambientato tra Roma e la Sicilia come un nipotino nostrano di Hitchcock. [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 settembre 2018
goldy

Finalmente il cinema offre un prodotto idoneo al mezzo: semplicemente una storia. Ben raccontata, ben recitata, ben costruita, ben diretta. Avvince quanto basta e da piacere seguirla, non è poco.

Frasi
Io posso offrirle una storia molto speciale...
Una frase di Alberto Rak (Renato Carpentieri)
dal film Una storia senza nome - a cura di MYmovies.it
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 20 settembre 2018
Valerio Caprara
Il Mattino

Una full immersion nei misteri di Palermo che trasforma il colto e cinefilo Roberto Andò in seguace dei feuilleton di Eugène Sue. Le premesse c'erano tutte per conquistare il pubblico con un rompicapo giallo irrorato abbondantemente d'ironia, però, purtroppo, «Una storia senza nome» fa pensare all'incidente che capita talvolta alla salsa maionese: se la quantità d'olio è eccessiva, infatti, l'emulsione [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 settembre 2018
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Della "Natività" (1609) di Caravaggio, rubata a Palermo 50 anni fa, si dice addirittura che sia finita in pasto ai maiali, e l'immagine è buona metafora sul destino di un'opera inestimabile in un intrigo assurdo dominato dalla mafia. Per ricostruire, e nello stesso tempo porre la domanda: come si racconta una storia come questa? il palermitano Andò di "Viva la libertà" sceglie il film nel film e un'affettuo [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 settembre 2018
Franco Montini
Trova Roma

Commedia, thriller, mistery: una inconsueta ricetta applicata ad una vicenda reale attorniata da molte leggende. Per il suo nuovo film, "Una storia senza nome", Roberto Andò ha preso spunto dalla misteriosa sparizione di un dipinto di Caravaggio "La natività," rubato dall'oratorio di San Lorenzo a Palermo una notte del 1969 e mai più rintracciato. Nella finzione cinematografica si immagina che Alberto, [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 settembre 2018
Antonello Catacchio
Il Manifesto

Roberto Andò prima ancora che regista cinematografico è un raffinato intellettuale. Il suo curriculum prevede proficue frequentazioni che si sono trasformate in opportunità di realizzazioni concrete con Sciascia, Calvino, Pinter, Battiato, Fellini, Rosi e moltissimi altri. Al punto che il suo film d'esordio, Il manoscritto del principe, è un raffinato racconto su Tomasi di Lampedusa, due allievi e [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 settembre 2018
Fulvia Caprara
La Stampa

Nel complicato intrigo di cinema e misfatti che Roberto Andò descrive partendo dalla storia vera del furto del Caravaggio, nella Palermo del 1969, la segretaria di produzione Valeria (Micaela Ramazzotti) è come la crisalide che diventa farfalla. Nascosta dietro grandi occhiali, infagottata in abiti informi, consuma giornate scrivendo, in segreto, sceneggiature che poi avranno la firma dell' ex-amante [...] Vai alla recensione »

lunedì 17 settembre 2018
Natalino Bruzzone
Il Secolo XIX

Tra grottesco e noir, Andò si lancia sulla possibilità del cinema di incidere il reale Come le vie del cielo anche i Misteri Italiani sono infiniti. Compresi quelli palermitani che contemplano, nell'ottobre del 1969, il primo furto d'arte commissionato dalla Mafia e che portò alla sparizione dall'Oratorio di San Lorenzo del dipinto "Natività" firmato nel 1609 da Caravaggio.

sabato 8 settembre 2018
Emiliano Morreale
La Repubblica

L'ultimo film italiano, fuori concorso, è Una storia senza nome di Roberto Andò, ispirato al famigerato furto della Natività di Caravaggio a Palermo nel 1969. Un caso insoluto, riemerso nelle dichiarazioni di vari pentiti (c'è chi sostiene che il quadro esista ancor oggi da qualche parte). Protagonista è una segretaria e ghost writer a cui un misterioso personaggio (Carpentieri) fornisce racconti stranament [...] Vai alla recensione »

sabato 8 settembre 2018
Francesco Alò
Il Messaggero

Sempre più scatenato e giocoso il regista che esordì con il sottile elogio della cattiveria dell'autore de Il Gattopardo, 17 anni fa. Roberto Andò passa da Il manoscritto del Principe (2001) alla Natività del Caravaggio rubata dalla mafia nel 1969, centro propulsore di una spy story in amore con commedia sofisticata, film di denuncia, dramma familiare e love story.

NEWS
VIDEO RECENSIONE
martedì 18 settembre 2018
A cura della redazione

Valeria Tramonti è la timida segretaria di un produttore cinematografico ed è innamorata di uno sceneggiatore per cui scrive i soggetti. A travolgere la sua riservata esistenza è l'incontro con Rak, un anziano sconosciuto, che le offre una storia irresistibile [...]

POSTER
mercoledì 22 agosto 2018
 

Valeria, giovane segretaria di un produttore cinematografico, vive sullo stesso pianerottolo della madre, Amalia, donna eccentrica e nevrotica, e scrive in incognito per uno sceneggiatore di successo, Alessandro.

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