| Titolo internazionale | The Stolen Caravaggio |
| Anno | 2018 |
| Genere | Commedia, |
| Produzione | Italia, Francia |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Roberto Andò |
| Attori | Micaela Ramazzotti, Renato Carpentieri, Laura Morante, Jerzy Skolimowski, Antonio Catania Gaetano Bruno, Marco Foschi, Martina Pensa, Renato Scarpa, Silvia Calderoni, Emanuele Salce, Paolo Graziosi, Filippo Luna, Michele Di Mauro, Alessandro Gassmann, Paride Benassai, Vincenzo Pirrotta, Annalisa Cordone, Giovanni Martorana, David Sebasti, Lollo Franco, Allan Caister Pearce. |
| Uscita | giovedì 20 settembre 2018 |
| Tag | Da vedere 2018 |
| Distribuzione | 01 Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,96 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 7 novembre 2019
Il misterioso furto - realmente avvenuto a Palermo nel 1969 - di un celebre quadro di Caravaggio, La Natività. Il film ha ottenuto 2 candidature ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Una storia senza nome ha incassato 808 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Valeria Tramonti (Ramazzotti) è la timida segretaria del produttore cinematografico Vitelli (Catania), vive ancora a pochi passi dalla madre (Morante) ed è innamorata dello sceneggiatore Pes (Gassmann), per il quale scrive, non accreditata, i soggetti di cui poi lui si prende il merito. A travolgere la sua riservata esistenza è l'incontro con Rak, un anziano sconosciuto (Carpentieri), personaggio misterioso e informatissimo, che le offre una storia irresistibile da trasformare in film, a patto che (anche stavolta) non sia lei a comparirne come autrice. Quella legata al furto della Natività, tela di Caravaggio sottratta dalla mafia nel 1969 dall'Oratorio di San Lorenzo a Palermo e mai ritrovata. E che la mafia di oggi non ha nessun interesse a divulgare. Peccato che tra i finanziatori del film ci sia Spatafora (Bruno), affiliato a Cosa nostra.
Niente è come sembra, ogni personaggio è doppio, in Una storia senza nome: commedia buffa di dichiarato gusto rétro, venata di giallo e di tocchi felliniani, affettuoso omaggio alla storia del cinema e alle persone che i film li pensano, li amano, li finanziano e spesso incuranti del loro senso li portano a termine.
Andò torna sul tema a lui caro del mascheramento, delle identità molteplici, della verità nascosta sotto la finzione. Parte da un fatto di cronaca a lui vicino (palermitano, classe 1959) che ad un primo livello genera il film scritto da Valeria: un film nel film, diretto dal regista, attore (e pittore) Jerzy Skolimowski (già premio della Giuria con Essential Killing nel 2010 e di nuovo in Concorso alla Mostra nel 2015 con 11 minutes).
Su un altro piano il capolavoro di Caravaggio (sul quale circolano anche le storie dello smembramento in più parti per facilitarne l'espatrio, e quella di essere stato dato in pasto ai maiali) svela, nell'indagine in cui Rak coinvolge Valeria, le tangenze tra criminalità organizzata e politica, tra cene tra "amici" e i palazzi del potere. Il dipinto diventa così l'amara immagine simbolo di un Paese sotto attacco di chi (la mafia) disprezza il valore del proprio patrimonio artistico ma anche della lettura, vista la quantità di scritti, libri, lettori, citazioni che puntellano un film molto scritto, colto, critico, in cui la sceneggiatura, il meccanismo narrativo prevale con evidenza sugli altri elementi di messa in scena, dando vita a tratti a un paradossale effetto di meccanicità.
Molto del piacere di Andò (che firma la sceneggiatura con Angelo Pasquini, in collaborazione con Giacomo Bendotti) invece risiede nel disseminare nel film più segni possibili della passione debordante per il cinema stesso. Non solo con citazioni testuali (da film leggendari sul cinema come Viale del tramonto) o iconiche, come il poster di Il vergine, diretto da Skolimowski nel '67, che campeggia dietro Valeria nella situazione, anch'essa a suo modo "classica", del divano del produttore, dalla scritta al neon dei Lumière negli uffici di produzione alle ombre proiettate e ingigantite dalla luce di una lampada a una finestra. Un'opera dedicata al gusto di affidare al dispositivo cinema la possibilità, reinventando la realtà, di divertire e al contempo di investigare sulla verità. Fuori concorso a Venezia 2018.
“Una storia senza nome” è un film sul cinema, un film nel film, una storia nella storia. Ma stavolta, inusualmente, in un giallo divertente. Valeria Tramonti (interpretata da Michela Ramazzotti) è una timida segretaria dalla doppia anima: a quarant’anni vive ancora con la madre e di giorno fa la segretaria in una casa di produzione cinematografica, ma la sera – [...] Vai alla recensione »
Il cinema italiano rinegozia ogni volta la sua cittadinanza presso il suo pubblico. È curioso a dirsi, ma la verità è che gli spettatori di oggi faticano a trovarsi a casa loro con i nostri film. Forse è per questo che forme di dialogo più intenso con la televisione (attraverso i volti dei protagonisti noti al piccolo schermo o grazie a uno stile più lineare) hanno sortito negli ultimi anni effetti positivi sul botteghino. Ciò accade perché il cinema più immaginativo e più d'autore - che ha vissuto non solo anni di artisticità innegabile ma anche periodi di grandeur produttiva e di pubblico di massa - non sembra più in grado di "far sentire a casa" i nostri spettatori. Forse solo Paolo Sorrentino, Paolo Virzì e Giuseppe Tornatore hanno costruito nel tempo un rapporto fiduciario e profondo con un'audience nazionale, che ne ha abbracciato il mondo poetico.
Tutto questo per dire che Una storia senza nome (guarda la video recensione) di Roberto Andò si candida a ennesimo film "postumo" sul cinema italiano. Un piccolo film di Cristina Comencini, Latin Lover, poco studiato e poco apprezzato, aveva in modo non dissimile indagato il mondo del cinema italiano attraverso le lenti del grottesco. Andò ci aggiunge il prisma del giallo, che per la filmografia del regista (di estrazione letteraria) risulta uno schema di interpretazione del mondo, non importa quale storia si stia raccontando o quale genere narrativo sia in apparenza prevalente.
La ronde sospesa tra operetta e parodia di Una storia senza nome risulta abbastanza sconcertante. I toni cambiano vorticosamente, il montaggio seziona e organizza una materia caotica e un racconto poco comprensibile persino se preso con le molle dell'ironia, e forse davvero troppa fiducia si continua ad accordare alla pur solida tenuta attoriale di Micaela Ramazzotti, che deve caricare su di sé tutte le svolte della trama, un melodramma famigliare dai risvolti tragicomici, un lavoro trasformativo sulla femminilità del personaggio, e una diffusa fragilità che ne è costante marca interpretativa.
Tuttavia, a questi limiti che rischiano di confondere un pubblico disabituato ai moduli incerti, fa eco questa sorta di desiderio e di nostalgia verso un'utopia italiana che Latin Lover identificava nel passato del cinema nazionale. Lo sceneggiatore implausibile di Alessandro Gassmann, la spia onnipotente di Renato Carpentieri, il produttore magnanimo di Antonio Catania, gli intrighi giganteschi ed epici di Palazzo Chigi, sono altrettanti rimpianti (anche nella grandezza del crimine) di un'Italia che sembra invece confinata al piccolo e al provinciale. Un sogno postumo, appunto. Una fantasia d'amore.
Ecco perché, tra tutti i difetti che possiamo imputare a Roberto Andò, non si può aggiungere quello del cinismo, visto che l'autore è attraversato da un sincero (per quanto ingenuo) affetto verso la storia del cinema e verso il periodo nel quale il cinema era in grado di confondersi con la realtà e darle forma. Il resto è puro gioco di specchi, o di scatole che si contengono e si separano, tutte però guidate da questa relazione d'incanto che perdura anche quando siamo alla fine del secondo decennio del nuovo secolo. Segno che l'immaginario del cinema, anche del cinema italiano, si rinnova e rielabora costantemente. Un giorno ritroverà anche la sua cittadinanza.
Una mamma che scrive discorsi per un ministro (Laura Morante e Renato Scarpa). Una figlia segretaria di produzione che in realtà scrive sceneggiature firmate dal suo amante, penna premiata e riverita nonché bugiardo e infedele cronico (Micaela Ramazzotti e Alessandro Gassmann). Un Caravaggio trafugato su cui da mezzo secolo fioriscono leggende. E un misterioso personaggio carismatico e informatissimo: [...] Vai alla recensione »