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giovedì 19 ottobre 2017

Laura Morante

L'aura dell'attrice

61 anni, 21 Agosto 1956 (Leone), Grosseto (Italia)
occhiello
Io vi amo tutti e due. E va bene, io voglio anche ammettere di aver sbagliato, ma il fatto è che voi due insieme siete un uomo perfetto. Allora da un certo punto di vista, vale a dire dal mio punto di vista, io mi sono innamorata di un uomo solo!
dal film Turné (1990) Laura Morante è Vittoria
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Laura Morante
Nastri d'Argento 2013
Nomination miglior attrice per il film Appartamento ad Atene di Ruggero Dipaola

David di Donatello 2001
Nomination miglior attrice per il film La stanza del figlio di Nanni Moretti

David di Donatello 2001
Premio miglior attrice per il film La stanza del figlio di Nanni Moretti



Regista, sceneggiatrice e attrice, con Assolo rivendica una presa di posizione ideologica e ridà alle donne il baricentro della narrazione. Dal 5 gennaio al cinema. Vai all'articolo

Laura Morante, in nome di un cinema femminile

mercoledì 6 gennaio 2016 - Mauro Gervasini cinemanews

Laura Morante, in nome di un cinema femminile Faceva la ballerina Laura Morante, ma un giorno Carmelo Bene decise che quella professione «non s'aveva da fare». Lei stessa racconta un aneddoto: per non lasciarla partire in tourné con la compagnia di danza, il grande drammaturgo sfida la sua coreografa e la rinchiude in teatro, letteralmente. Quando torna "libera", è un'eccellente attrice.
Se ne accorge Giuseppe Bertolucci, non a caso pure lui uomo prima di tutto di teatro, che la scrittura ancora molto giovane per Oggetti smarriti (1980), nel ruolo subito incisivo della ragazza tossicodipendente. Poi tocca al fratello Bernardo (La tragedia di un uomo ridicolo, 1981) e a Nanni Moretti, per un sodalizio lungo, da Sogni d'oro (1981) a La stanza del figlio (2001), passando per Bianca (1983), personaggio femminile che le resta appiccicato addosso come un'icona, e che proprio grazie a lei diventa memorabile.

   

Grandi attori e giovani scoperte per il nuovo film di Avati.

Il figlio più piccolo: Ingenui e furbetti (del quartierino)

martedì 9 febbraio 2010 - Edoardo Becattini cinemanews

Il figlio più piccolo: Ingenui e furbetti (del quartierino) A poco più di settant'anni, Pupi Avati procede a quei ritmi produttivi serratissimi cui solo i grandi vecchi del cinema paiono adeguarsi. Come Woody Allen, Clint Eastwood o Manoel De Oliveira, Avati gira in media più di un film all'anno, accompagnando da qualche tempo l'uscita di ognuno di questi con un romanzo tradotto dalla relativa sceneggiatura. Forse uno dei motivi di tanta prolificità sta nelle dimensioni del suo cinema, “piccolo” quasi per definizione. Come “piccolo” è anche il figlio al quale dedica il suo ultimo film, nuovo capitolo di un'indagine sulle forme di paternità ma primo in assoluto che guardi con un certo interesse alla realtà italiana e un atteggiamento fortemente critico ai suoi più recenti costumi. Il figlio più piccolo si conferma un piccolo film, nelle dimensioni e nello sguardo, anche se con i grandi obiettivi della critica sociale. Tuttavia, “grandi” sono gli attori che mette in scena, a cominciare da Christian De Sica, ennesima scommessa avatiana di corpo comico che si fa tragico, capace di trasformarsi da italiano medio in vacanza in furbetto del quartierino miserabile, amorale ed estremamente fragile. Oltre a lui e alle conferme di Laura Morante e Luca Zingaretti, la scoperta del “figlio più piccolo” Nicola Nocella, anima candida innamorata di cinema splatter su cui Avati investe il suo elogio della purezza e dell'ingenuità per salvare un'Italia esibizionista e volgare.

Un nuovo film sulla famiglia?
Pupi Avati: Questo è il terzo film in cui mi concentro sulla figura di un padre. Il primo è stato il padre impenitente Diego Abatantuono di La cena per farli conoscere, padre di tre figlie avute con tre madri diverse con le quali si mette in contatto solo in seguito ad una profonda crisi personale. Il secondo padre è il Silvio Orlando de Il papà di Giovanna che è al contrario un padre iper-protettivo, che condiziona la vita della figlia imponendole un ideale di felicità e portandola ad un atto infelice ed estremo come un omicidio. Il terzo padre è il più indecente di tutti, il più infame. Chi conosce i miei film sa che non ho mai fatto un cinema di denuncia, perché non mi piace puntare il dito contro la gente, penso che ognuno debba saper prima giudicare se stesso. Ma il presente di questi ultimi tempi è diventato veramente indecente, perfino per una persona moderata come me. Non parlo solo della politica, che è l'ambito contro cui è più facile scagliarsi in modo un po' qualunquistico. Parlo di tutti gli ambiti in cui domina la volgarità, l'assioma che sei quello che hai, i rapporti interpersonali e una scorrettezza praticata in modo sistematico solo per raggiungere uno specifico fine. È questo universo che porta anche una persona come me a insorgere. E senza nessun secondo fine, senza nessuna ragione specifica cerco di ricandidare l'innocenza più “cogliona”, quella più disarmante. In questa forma, in questo scontro-incontro fra una madre e un figlio che si somigliano nel loro praticare con convinzione l'ingenuità, vedo un modo per poter resettare, per ricominciare da capo. Vorrei ritrovare nella gente lo sguardo che apparteneva a Nik Novecento, senza vergognarsi dell'innocenza, del candore, dell'altruismo. Vorrei frequentare solo persone così, solo persone che credono nei sogni e nelle cose impossibili e cancellare dalla mia interlocuzione tutti gli altri. Proprio per questo motivo credo che d'ora in avanti mi occuperò quasi esclusivamente del presente, perché trovo sia davvero molto preoccupante e necessiti di una certa sorveglianza e attenzione.

Storia gotica di inquietudini, sospetti e follia in una cittadina apparentemente sonnolenta del Midwest americano.

Il nascondiglio: il ritorno all'horror di Pupi Avati

lunedì 12 novembre 2007 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Il nascondiglio: il ritorno all'horror di Pupi Avati Spinti dalla voglia di tornare nel Midwest americano - teatro di scena di Bix e di altri film girati nello Iowa - per realizzare un progetto che fosse appetibile su scala internazionale, i fratelli Avati hanno trovato a Davenport la location perfetta per ambientare un horror intriso di sospetto e follia. "Tempo fa avevo scritto un romanzo breve intitolato 'Il nascondiglio' (pubblicato dalla Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, NdR)" spiega il regista, "e ad esso è direttamente ispirato questo film incentrato su una diceria riguardante una vicenda torbida e cupissima che aleggia su una casa in cui una donna italiana tenta improvvidamente di aprire un ristorante italiano. Cosa c'è di più inquietante di una donna che sceglie quella casa per aprire un ristorante, pur avvertendo una presenza singolare? È come se l'orrore la seducesse, l'attraesse. Ma se non fosse entrata in quella casa non avremmo mai potuto fare il film" scherza Avati.

L'età d'oro

* * - - -
(mymonetro: 2,46)
Un film di Emanuela Piovano. Con Laura Morante, Dil Gabriele Dell'Aiera, Gigio Alberti, Eugenia Costantini, Pietro De Silva.
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Genere Drammatico, - Italia 2015. Uscita 07/04/2016.

Assolo

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,81)
Un film di Laura Morante. Con Laura Morante, Piera Degli Esposti, Francesco Pannofino, Lambert Wilson, Marco Giallini.
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Genere Commedia drammatica, - Italia, Francia 2015. Uscita 05/01/2016.

Se Dio Vuole

* * * - -
(mymonetro: 3,38)
Un film di Edoardo Falcone. Con Marco Giallini, Alessandro Gassman, Laura Morante, Ilaria Spada, Edoardo Pesce.
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Genere Commedia, - Italia 2015. Uscita 09/04/2015.

Romeo&Juliet

* * - - -
(mymonetro: 2,25)
Un film di Carlo Carlei. Con Douglas Booth, Hailee Steinfeld, Ed Westwick, Christian Cooke, Paul Giamatti.
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Genere Drammatico, - Italia, Gran Bretagna, Svizzera 2013. Uscita 12/02/2015.

Ogni maledetto Natale

* 1/2 - - -
(mymonetro: 1,90)
Un film di Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo. Con Alessandro Cattelan, Marco Giallini, Corrado Guzzanti, Alessandra Mastronardi, Valerio Mastandrea.
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Genere Commedia, - Italia 2014. Uscita 27/11/2014.
Filmografia di Laura Morante »

lunedì 2 ottobre 2017 - L'opera prima del regista Andrea Magnani conquista il Grand Prix du Jury allo storico festival di cinema italiano.

Easy - Un viaggio facile facile, il film vince all'Annecy Cinéma Italien

a cura della redazione cinemanews

Easy - Un viaggio facile facile, il film vince all'Annecy Cinéma Italien Il palmarès di Easy - Un viaggio facile facile si arricchisce di un nuovo premio: l'opera prima del regista Andrea Magnani si è infatti aggiudicata il Grand Prix du Jury al festival Annecy Cinéma Italien! A premiare l'insolito e divertente road movie con protagonista Nicola Nocella una giuria composta dai registi Claudio Giovannesi e Adriano Valerio e da Edouard Waintrop, direttore artistico della Quinzaine Des Réalisateurs di Cannes. Giunto alla sua 35a edizione, Annecy Cinéma Italien è lo storico festival di cinema italiano che si tiene ogni anno nella città francese di Annecy portando sugli schermi opere prime e seconde, anteprime, omaggi ed incontri. Festival di riferimento della settima arte, Annecy Cinéma Italien ha visto passare celebrità e cineasti famosi tra cui i fratelli Taviani, Francesco Rosi, Ornella Muti, Nanni Moretti, Claudia Cardinale, Laura Morante, Sergio Castellitto, senza dimenticare naturalmente Ettore Scola che ne diventa il presidente onorario in 1997. L'ultima edizione del festival, svoltasi dal 25 settembre all'1 ottobre sotto la guida del nuovo direttore artistico Francesco Giai Via, ha presentato un programma all'insegna della "contemporaneità", portando sotto i riflettori una nuova generazione di registi, produttori e interpreti!

   

venerdì 22 settembre 2017 - In seconda serata alle 23.25 un film che indaga con lucidità sull'insostenibile leggerezza del dolore.

Caos calmo, il film stasera in TV su RAIMOVIE

a cura della redazione cinemanews

Caos calmo, il film stasera in TV su RAIMOVIE Pietro Paladini ha fatto una promessa. Ha promesso alla sua bambina di aspettarla davanti alla scuola fino alla fine delle lezioni. Lara, sua moglie, è morta improvvisamente l'estate scorsa e Pietro non sa decidersi a soffrire, non sa decidersi a ripartire. Seduto su una panchina, giorno dopo giorno riceve le visite e le rivelazioni dolorose dei colleghi, turbati da una fusione aziendale, e dei familiari, preoccupati per il suo stato di "arresto". Trasgredite le regole dell'efficienza e della produttività e abitato da una sorprendente calma, Pietro resta in attesa del dolore e della vita dopo il dolore. Caos Calmo, tratto dal romanzo omonimo di Sandro Veronesi, non è un film "autosufficiente" perchè per afferrarlo è necessario affiancare alla visione una ricognizione della fonte letteraria. Eppure proprio in questa "dipendenza", in questa assenza di "autarchia" cara al Moretti in Super8, risiede il valore del film di Antonello Grimaldi. Il paesaggio interiore di Paladini, impossibile da palesare, si costituisce indirettamente attraverso una scelta marcata e ricca di conseguenze sul piano narrativo: Nanni Moretti, la cui presenza attoriale raccorda il film di Grimaldi alle sue opere. Moretti ha costruito il suo cinema come un sistema di segni e di rinvii (le scarpe, un bicchiere d'acqua, un aforisma), che si configura come un linguaggio per iniziati, qualcosa che costantemente si implica e si richiama. Moretti si muove dentro un orizzonte di aspettative condivise da una parte del pubblico italiano, che si imbarazza per la "scena di sesso" con la Ferrari, già sconcertato da quella con la Morante (La stanza del figlio). Impegnati a dissertare sulla sua incompetenza copulatoria, ai detrattori è sfuggito il vistoso ripiegamento dell'ego morettiano, che non predica più e non ha più certezze ma che ha bisogno di fare ordine, di compiere, muovendosi da fermo, un percorso di conoscenza e di indagine razionale sulla insostenibile leggerezza del dolore.

Caos calmo andrà in onda questa sera in seconda serata alle 23.25 su RAIMOVIE.

   

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