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Ferie d'agosto
Un film di Paolo Virzì.
Con Silvio Orlando, Ennio Fantastichini, Laura Morante, Sabrina Ferilli, Piero Natoli.
continua»
Commedia,
durata 106 min.
- Italia 1995.
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A Ventotene, isola delle Pontine, sono a confronto in vacanza due gruppi di villeggianti, l'uno di sinistra, l'altro di destra (l'Ulivo e il Polo, insomma). Hanno un comune denominatore: il disagio, una specie di infelicità di fondo che, in forme esistenziali o ideologiche, affiora qua e là. In P. Virzì – qui al suo 2° film dopo La bella vita (1994) – e nel suo sceneggiatore Francesco Bruni s'avverte la legittima preoccupazione di evitare il manicheismo che, però, talvolta sconfina nel buonismo e persino in propositi di par condicio. Qualche goffaggine sentimentale in una commedia amarognola che si vale di un'apprezzabile gioco di squadra. Il divieto ai minori di 14 anni (poi revocato) è ridicolo, un brutto segno dei tempi. Premio David di Donatello per il miglior film. |
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| Silvio Orlando | |
| Lo sa lei qual è l'ultimo libro che ha letto? No? Glielo dico io: il libretto d'istruzioni del suo celluare! | |
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| Silvio Orlando | |
| Vorrei... Vorrei... Vorrei... Troppi desideri è come non averne nessuno. | |
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DVD | Ferie d'agostoUscita in DVD
Disponibile on line da giovedì 26 febbraio 2004
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Abbronzatissimi in par condicio
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
Stiamo attenti, signori critici, a non prendere troppo dall’alto un film come Ferie d’agosto, opera seconda del toscano Paolo Virzì. Si corre lo stesso rischio in cui inciamparono molti recensori dei primi anni ‘50 di fronte a Domenica d’agosto di Luciano Emmer, modello dichiarato del giovane autore di La bella vita. Se ci viene la voglia di dire, come allora, che il film è bozzettistico, manierista e non spiega le vere cause dei conflitti sociali, riflettiamo che nel 2010 (e magari prima) i giovani studiosi ravviseranno in queste scene da una vacanza (come è appunto accaduto per il film balneare di Emmer) un ritratto sufficientemente veritiero, spiritoso ed eloquente della società italiana d’oggi: avviata sempre più a dividersi (lo pretende il voto maggioritario) nelle due opposte tribù di quelli che leggono e quelli che guardano la Tv, quelli che si preoccupano della fame nel mondo e quelli che hanno in mente solo il loro “particulare”, quelli che ancora sperano nella politica e quelli per cui (come diceva Flaubert) “vendere e comprare è lo scopo della vita”. » |
di Lietta Tornabuoni La Stampa
Una tribù famigliare di sinistra e una tribù famigliare di destra in vacanza s'incontrano di Ferragosto a Ventotene, l'isola sulla quale in passato i fascisti condannavano al confino gli antifascisti: e si scontrano, guardati da un adolescente con l'indifferenza sardonica di chi appartiene a un altro mondo. Ferie d'agosto di Paolo Virzì (come già Selvaggi di Carlo Vanzina) trasferisce al cinema quella divisione degli italiani in due blocchi nemici che pareva sparita dai tempi di Don Camillo e Peppone, che adesso invade giornali, televisioni e contrapposizioni elettorali, che viene estesa ad ogni scemenza trasformando il Paese in un teatrino parodistico. » |
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C’eravamo tanto odiati
di Giovanna Grassi Il Corriere della Sera
Arriva nelle sale "Ferie d’agosto" di Virzì sullo scontro fra destra e sinistra. Tribù partito, fra "bottegai" romani e intellettuali milanesi. Nel filone italiano delle vacanze - d’inverno, di Natale, sulla neve, romane, in America, col gangster (Dino Risi insegna), africane, del cactus (firmava la trasferta Mariano Laurenti), intellettual brassiane prima dell’erotismo ("La vacanza"), a Ischia - arrivano le "Ferie d’agosto" di Paolo Virzì - Il film si presta a molte considerazioni di costume interessanti non solo perché, nel racconto corale i commercianti senza gusto e "burini" arrivano da Roma e gli intellettuali di quel che resta della sinistra da Milano. » |
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