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Michele PlacidoLa vita di Placido come un 'romanzo criminale'67 anni, 19 Maggio 1946 (Toro), Ascoli Satriano (Italia) |
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![]() Perché ci vuole più coraggio ad essere un 7 carati con un padre ammazzato e un fratello in prigione che essere uno come te…
dal film Mery per sempre (1989)
Michele Placido è Il professor Marco Terzi
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Regista e attore appassionato che ha fatto del carattere viscerale e diretto il suo segno distintivo. Non sempre con grandi risultati, la sua carriera ha preso direzioni diverse, spesso portate avanti con trasporto ed entusiasmo, a volte scivolando in un eccesso di presunzione artistica, altre creando opere di grande respiro, come il suo film più compiuto, Romanzo criminale.
Primi passi al cinema
Cresciuto in una famiglia numerosissima, terzogenito di otto figli, Placido subisce l'influenza formativa di mestieri diversissimi (tra i parenti compare anche un fuorilegge). Sceglie però di dedicarsi al mondo dello spettacolo, seguendo l'inclinazione naturale a recitare: studia all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica e debutta a teatro nel 1970, nell' "Orlando Furioso" diretto dal regista Luca Ronconi, poi trasmesso anche sul piccolo schermo. Dopo diverse esperienze in campo teatrale e altre minori in settori estranei al mondo dello spettacolo (sarà anche volontario in una caserma di polizia, preannunciando involontariamente il successo futuro del famoso Commissario Catani de La piovra), lo vediamo anche in televisione a interpretare Il picciotto (1973) di Alberto Negrin. Seguono collaborazioni importanti nel mondo del cinema: recita in Teresa la ladra (1973) di Carlo De Palma, Romanzo popolare (1974) di Mario Monicelli, Mio Dio, come sono caduta in basso! (1974) di Luigi Comencini e Marcia trionfale (1976) di Marco Bellocchio. L'incontro con Giuliano Montaldo si rivela fortunato e Placido diventa il protagonista assoluto di L'Agnese va a morire (1976), seguito poi dal dramma erotico Kleinhoff Hotel (1977) di Carlo Lizzani, film pretenzioso che viene equilibrato dal successivo ingaggio, la commedia Casotto (1977) di Sergio Citti.
La fortuna de La piovra
La sua filmografia è una delle più ricche e variegate degli attori italiani: alla fine degli anni Settanta lavora con i fratelli Taviani ne Il prato, con Luigi Zampa nella commedia sexy Letti selvaggi, nuovamente con Lizzani in Fontamara e con Bellocchio in Salto nel vuoto. Si fa notare anche all'estero, soprattutto in Francia e Germania, dove lavora con il regista Walerian Borowczyk in Lulu e Ars amandi - L'arte di amare e con Benoit Jacquot, accanto a Isabelle Huppert in Storia di donne. Nel 1983 arriva la grande occasione, quella che lo rende popolare e famoso in tutta Italia: chiamato da Damiano Damiani (con il quale aveva già lavorato ne L'uomo in ginocchio), è il commissario di polizia Cattani de La piovra, fortunata serie televisiva che ha emozionato gli spettatori televisivi per molti anni.
Il passaggio alla regia
Ormai consolidato il successo, viene ingaggiato per ruoli sempre più difficili e complessi: il primo di una lunga serie è il professore di Mery per sempre (1989) di Marco Risi, seguito qualche tempo più tardi dalla vibrante interpretazione di un bieco affarista in Lamerica (1994) di Gianni Amelio. Tra questi due ruoli fondamentali per la sua carriera, trova tempo e modo per mettersi alla prova nel campo della regia: nel 1990 esordisce con Pummarò, film sulle difficoltà di integrazione sociale degli immigrati in Italia. Due anni dopo cambia genere e sceglie toni più leggeri per la realizzazione de Le amiche del cuore (1992), di cui è regista e interprete, ma è solo una parentesi perché riprende subito ad interessarsi al cinema d'inchiesta, da lui tanto amato: è Giovanni Falcone nel film omonimo di Giuseppe Ferrara, dirige poi Un eroe borghese (1995) e soprattutto Del perduto amore (1998), ritratto di una dolce e coraggiosa insegnante che cerca di ribellarsi al maschilismo del paesino meridionale in cui vive.
Interpretazioni misurate
Nel 1999 ritrova Marco Bellocchio che lo inserisce nel cast de La balia e, più tardi, anche Mario Monicelli, uno dei registi che lo ha iniziato al mondo del cinema, che lo vuole nella commedia Panni sporchi (1999). In veste d'attore lo vediamo anche in Un uomo perbene (1999) di Maurizio Zaccaro e al fianco di Laura Morante nel brioso Liberate i pesci (2000) di Cristina Comencini. Dopodichè ritorna a lavorare per un periodo in televisione, nello sceneggiato Padre Pio tra cielo e terra (2000) e nell'interessante ricostruzione de Il sequestro Soffiantini (2002) diretta da Riccardo Milani che lo richiede anche al cinema per l'intenso film Il posto dell'anima (2003), denuncia amara e puntuale dell'abuso di potere delle multinazionali.
Cadute di regia, grandi ruoli da attore
Amante della letteratura e delle storie d'amore romantiche e passionali, si dedica alla realizzazione de Un viaggio chiamato amore (2002), incentrato sulla figura del poeta tormentato Dino Campana e della travagliata storia con Sibilla Aleramo. Da regista prosegue il suo personale viaggio nel mondo dell'anima con l'inguardabile Ovunque sei (2004), con Stefano Accorsi e la figlia Violante Placido, concentrato di banalità e pochezza stilistica da dimenticare. Come attore invece, non sbaglia un colpo; nel giro di pochi anni colleziona una serie di film molto importanti per la storia del cinema italiano. Prima compare ne L'odore del sangue (2004) di Mario Martone, nel 2006 è in Arrivederci amore, ciao di Michele Soavi e ne Le rose del deserto di Monicelli, e infine è un volgare chef in Commediasexi (2006) di Alessandro D'Alatri. Verace e insensibile ne Il caimano (2006) di Nanni Moretti, è più interessante il suo personaggio ne La sconosciuta (2006) di Giuseppe Tornatore.
La grande epopea di Romanzo criminale
La sorpresa del nuovo millennio è senza dubbio Romanzo criminale (2005), scritta assieme a Rulli e Petraglia e diretta da Placido con grande maestria. Realizza un film all'americana, con un ottimo cast di attori, scoprendo lati nascosti della capitale, indagando negli angoli bui della storia. E se come regista firma la sua opera più compiuta, come attore non azzecca un film: lo troviamo nel confuso SoloMetro (2006) di Marco Cucurnia, nel demenziale 2061 - Un anno eccezionale (2007) di Carlo Vanzina e ne Il sangue dei vinti (2008) di Michele Soavi. Ritrova il gusto con i film successivi, con la misurata interpretazione de L'ultimo padrino (2007) e in Piano, solo (2007) ma anche in Aldo Moro - Il presidente (2008) e nel piccolo gioiello Focaccia Blues (2009) di Nico Cirasola. Ormai esperto nel ritrarre con efficacia le pagine della storia italiana passata, firma la regia de Il grande sogno, film sulle contestazioni studentesche del '68. Ma non smette di recitare, così è uno dei protagonisti di Oggi sposi (2009) di Luca Lucini, al fianco di Luca Argentero.
Una nuova sfida con le gesta del bel René
Nel 2010 arriva per lui un'altra importante sfida: trasporre sul grande schermo la vita e le gesta di Renato Vallanzasca, il bandito - oggi in prigione - che negli anni Settanta, a capo della banda della Comasina, terrorizzò Milano con rapine, sequestri, omicidi ed evasioni. Il 6 settembre 2010 Vallanzasca - Gli angeli del male è stato presentato fuori concorso alla 67ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, dove, seppur accompagnato da qualche polemica, è stato accolto positivamente dal pubblico. Il successivo film come regista è un polar girato in Francia intitolato Il cecchino (2012), con Mathieu Kassovitz e Daniel Auteuil come protagonisti.
Recenti ruoli da attore
Due dei suoi ultimi tre film da attore sono al servizio di Giovanni Veronesi. È un padre malfidato in Genitori & figli:) Agitare bene prima dell'uso (2010), e replicherà la collaborazione col regista in Manuale d'amore 3 (2011). Sempre in ambito di commedie, viene da diretto da Neri Parenti in Amici miei - Come tutto ebbe inizio. Nel 2012 è il politico corrotto e triviale protagonista della commedia di Massimiliano Bruno Viva l'Italia, oltre a prender parte al cast del film del suo aiuto regista (per Romanzo criminale) Toni Trupia: Itaker - Vietato agli Italiani.
Nastri d'Argento 1985
Festival di Berlino 1979
Nastri d'Argento 1976
David di Donatello 1976
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Tulpa
continua»
Genere Horror, - Italia 2012. Uscita 20/06/2013. |
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"Se ho avuto paura? Si, non averla sarebbe stato da incoscienti". Alla conferenza stampa di Amici miei – come tutto ebbe inizio, Neri Parenti sembra Don Quichotte. Regista del quarto sequel della saga di Amici miei, iniziata nel 1975 da Mario Monicelli, davanti a sé non ha mulini a vento ma veri giganti: "Lasciamo perdere le polemiche – dice subito, più candido che può – io sono soddisfatto di quello che abbiamo fatto: questo è un altro film, diverso dai primi tre Amici Miei, ma che mantiene lo spirito dei predecessori".
Arriva in sala il terzo e attesissimo capitolo di Manuale d’amore, impreziosito dalla carismatica presenza di Robert De Niro, che parla italiano, pensa in inglese e innamora la bella Viola di Monica Bellucci. Tre episodi, corrispondenti a tre stagioni dell’amore (Giovinezza, Maturità, Oltre), compongono questa volta le ‘istruzioni per l’uso’ di Giovanni Veronesi, che offre nuovi campioni rappresentativi di una più ricca sociologia del comportamento sentimentale. Matrimonio e adulterio per Riccardo Scamarcio, conteso dalla mediterranea Valeria Solarino e dalla bionda Laura Chiatti in terra toscana e a due passi dal mare. Tradimento anche per Carlo Verdone, affermato anchorman televisivo, sedotto e ricattato in città da un'avvenente e ‘bipolare’ Donatella Finocchiaro. Corteggiamento e tanto sentimento invece per il professore americano di Robert De Niro, stregato in terrazza dalla bellezza di Monica Bellucci, figlia emigrata (a Parigi) di Michele Placido. A raccordare gli sguardi e le vite dei tanti protagonisti ci pensa addirittura Cupido, interpretato da Emanuele Propizio, che arco alla mano scocca frecce e infatua i cuori.
A Roma per presentare il suo film, Giovanni Veronesi promette di girare altri capitoli del suo prontuario sentimentale: “Non ho nessuna intenzione di fermarmi qui, sogno di realizzare un pentagono perché sull’amore continuo ad essere confuso. È un argomento inesauribile e misterioso, per questa ragione i miei manuali non danno risposte piuttosto suggeriscono delle domande”. Domande che si pongono confusi tutti i protagonisti, accompagnati nelle loro vicende sentimentali dalle note remote di Luigi Tenco, quelle introverse di Morgan e quelle jazzate di Raphael Gualazzi, che con “Follia d’amore” ha travolto una manciata di giorni fa il palco dell’Ariston e ha battuto la concorrenza, aggiudicandosi il premio del pubblico e quello della critica. “Siamo contenti”, dice Aurelio De Laurentiis, “di aver portato fortuna a questo ragazzo che a soli ventisette anni compone, suona, canta e gira il mondo con la sua musica straordinaria. Adesso spero sarà lui a portarla a noi. È stata Caterina Caselli a proporcelo, si è presentata un giorno sul set e ci ha invitati ad ascoltare questo giovane artista che ha impreziosito la nostra commedia con la versione in lingua inglese della canzone sanremese”.
Manuale d’amore ricomincia da tre e riconferma immancabilmente Carlo Verdone, maschera comica graditissima al pubblico italiano che il regista toscano ama (letteralmente) mettere a nudo: “Nella vita non sto mai così tanto in mutande come nelle commedie di Veronesi, che in ogni capitolo si diverte a maltrattarmi. Anche questa volta sono vittima di una donna che ha deciso a suo modo di farmela pagare. Nel terzo Manuale interpreto un uomo di successo che lavora in televisione e vive in adorazione di se stesso. Un emerito ruffiano che merita assolutamente di cadere in miseria per mano di una donna che non è affatto chi dice di essere. È funzionale al racconto che io ceda al suo fascino e alla sua autorità con le conseguenze disastrose che vedrete sullo schermo”. A corteggiare il bellimbusto e mezzobusto di Carlo Verdone è la finta psichiatra di Donatella Finocchiaro, soddisfatta del suo debutto comico a fianco dell’attore romano: “Quando Giovanni mi ha proposto il ruolo di Eliana ero terrorizzata, fino a quel momento avevo interpretato soltanto dei drammoni e temevo per questo di non essere all’altezza delle aspettative. Poi invece tutto è andato magnificamente. Esordire nella commedia accanto a Carlo Verdone era un sogno che si realizzava. Carlo sul set è un ciclone, è avvolgente, è un’esplosione di idee, un grande improvvisatore alla continua ricerca di qualcosa di speciale".
Mentre la Finocchiaro è occupata a vessare il marito traditore di Verdone, a Monica Bellucci spetta il privilegio di irretire il cuore trapiantato del professore di De Niro: “Sono davvero felice di aver preso parte a questo progetto e di aver lavorato con due attori del calibro di Michele Placido e Robert De Niro, che nonostante l’età mantiene intatto il suo fascino. Tutte le donne sul set erano innamorate di lui come il mio personaggio. Baciarlo certo è stata una bella emozione ma lo è stata anche per lui…”. Ma non di soli baci ha vissuto Bob De Niro, che ha stretto una bella amicizia col portiere di Placido, personale pusher di mozzarelle: “Bob è strepitoso, un vero professionista. Ogni mattina si presentava preparatissimo, non ha mai perso una battuta, né ha mai avuto bisogno di suggerimenti, l’unica cosa che veramente riusciva a confonderlo era la mozzarella di Battipaglia, ne va matto. Mi ha fatto promettere di garantirgli a Cannes un carico quotidiano”. Confessate pene e gioie d’amore, consumati amplessi e mozzarelle, Veronesi e cast ci danno appuntamento al manuale prossimo venturo.
Sarà un caso che, dopo un (non)giovane di nome Dante (Francesco Mandelli) e un disc-jockey interpretato da Claudio Bisio, il narratore che sfoglierà per noi i nuovi capitoli del compendio amoroso di Giovanni Veronesi sia un tassista chiamato Cupido (Emanuele Propizio)? Forse no, considerando che il protagonista di Manuale d'amore 3 è il taxi driver per eccellenza della storia del cinema, l'uomo più emulato da varie generazioni di attori posti davanti a uno specchio in cerca di uno sguardo paranoico ed esaltato. C'è voluta una conferenza stampa allestita durante una pausa di lavorazione per vedere e credere ciò che era stato già da tempo annunciato: Robert De Niro protagonista dell'ultima delle ricette sentimentali di Giovanni Veronesi e Aurelio De Laurentiis. I quali, dopo le "appendici" sugli italiani all'estero (Italians) e sul gap generazionale (Genitori & Figli), tornano così alla manualistica più rodata (35 milioni di euro gli incassi complessivi dei primi due film) con un terzo tomo che si porta dietro molti degli attori delle puntate precedenti (Verdone, Scamarcio, Bellucci) più qualche nuova entrata (Michele Placido, Donatella Finocchiaro, Laura Chiatti e Valeria Solarino), tutti uniti a sostenere e controbilanciare la mole del mostro sacro newyorkese.
Dopo il ricco proprietario terriero di Novecento di Bertolucci e il gangster Noodles di C'era una volta in America di Sergio Leone, De Niro rientra in Italia dopo più di venticinque anni per assecondare il genere che da un po' di tempo gli risulta più congeniale (sta per uscire in America la terza parte di Ti presento i miei) e per interpretare (in italiano!) un maturo professore di storia dell'arte destinato a innamorarsi delle forme giunoniche di Monica Bellucci. L'episodio in questione si intitola "Oltre" (in merito a quella fase del percorso amoroso che segue "Giovinezza" e "Maturità", gli altri due episodi previsti del film), ma è davvero difficile anche per gli altri attori presenti andare "oltre" e parlare liberamente, al di là della presenza di De Niro al loro fianco. Così che anche le loro parole si concentrano sugli aneddoti riguardanti l'attore italo-americano. Il quale, a sua volta, ricambia la stima con molta umiltà e qualche lacrima, a dispetto di un'atmosfera a dir poco festante.
Come è stato coinvolto in questo progetto?
Robert De Niro: Avevo sentito dire che Giovanni Veronesi era interessato a farmi interpretare un ruolo in un suo nuovo film. Per convincermi, mi ha mandato i primi due Manuali. Li ho visti e mi sono piaciuti molto, così come mi è piaciuta l'idea del ruolo scritto per me. Così, mi ha mandato la storia e quando ci siamo incontrati in Sicilia l'estate scorsa, mi sono reso conto che era una persona intelligente e ho deciso di accettare il ruolo.
È stato molto difficile recitare in italiano?
Robert De Niro: Un po' d'italiano lo parlo in realtà, ma la qualità dell'italiano richiesto dalle mie battute era davvero difficile e sofisticato, così ho dovuto imparare a memoria la giusta pronuncia. Non che sia stato difficilissimo, ma devo anche ammettere che non è stato sempre semplice, mi auguro solo di aver recitato con un italiano sufficientemente buono da non dover essere doppiato. Molto dell'umorismo sta anche nel fatto che il mio personaggio deve parlare un accento un po' strano.
Cos'è per lei l'amore?
Robert De Niro: L'amore è sempre lo stesso, a ogni età, ed è sempre meraviglioso: solo che, invecchiando, si è più consapevoli del fatto che tutte le cose hanno una fine. Giovanni Veronesi ha scritto il mio episodio con tanta dolcezza, dando al personaggio una seconda possibilità. D'altronde l'amore è qualcosa di fantastico. Di dolce e di fantastico.
Cosa la attira così tanto nella commedia contemporanea?
Robert De Niro: Le commedie generalmente hanno meno restrizioni. Nella commedia puoi provare su ogni cosa, puoi osare di più. Puoi essere molto più spregiudicato rispetto a un dramma. Mi piace fare commedie e devo dire che recitare in una commedia italiana è stato ancor più piacevole, grazie a una grande tradizione che gli permette in modo unico di coniugare comico e drammatico.
Le tre fasi evolutive dell'amore: Oltre
Giovanni Veronesi: Con "Oltre", volevo parlare di quella fase dell'uomo dopo la maturità, quella fase molto delicata e molto dolce, in cui non si chiede più molto dalla vita. L'idea vincente dell'episodio con Bob è stata quella di affiancargli Michele Placido e Monica Bellucci: assieme li ho resi davvero un trio esplosivo! Standogli vicino, ho imparato molto cercando di osservare la sua dedizione: all'interno di un piccolo film italiano con attori a lui sconosciuti, lui dà il massimo e passa anche ore a imparare una singola battuta. Diciamo che sono andato a scuola e ho imparato abbastanza.
Monica Bellucci: Finalmente un ruolo femminile così bello e due grandi accompagnatori. Inizialmente ero molto stupita dall'idea di lavorare con questi attori: non sapevo cosa poteva venirne fuori. Inoltre eravamo tutti in qualche modo intimiditi dal De Niro star. Fortunatamente siamo presto riusciti a conoscere anche l'uomo e ce ne siamo davvero tutti innamorati. Si tratta davvero di una bellissima esperienza di cinema.
Michele Placido: Credo che siamo a un'età in cui si comunica molto di più fra colleghi parlando della vita e dei nostri piaceri che del nostro lavoro. A casa De Laurentiis, Bob ha rotto il ghiaccio subito facendosi una foto con tutti quanti. Poi abbiamo passato serate intere a dissertare sulla qualità delle mozzarelle del Sud, si è creata una grande atmosfera amichevole.
Giovinezza
Valeria Solarino: La giovinezza è quella fase in cui non si è ancora presa una direzione, quando ci ferma a pensare e si cerca di crescere oppure si cambia improvvisamente percorso di vita per una svolta esistenziale. Per quanto riguarda me stessa, sento di essermi arricchita molto in questi ultimi anni e anche grazie a questa esperienza.
Riccardo Scamarcio: Interpreto un giovane avvocato, un uomo che si trova in quella fase della vita in cui occorre fare scelte importanti, ma poi per una cosa di lavoro vengo mandato in un paesino di provincia della Toscana. A Castiglion della Pescaia vivrò grazie a una sbandata per il personaggio di Laura Chiatti un ritorno adolescenziale che metterà in crisi le mie prospettive sulla stabilità.
Laura Chiatti: Sono davvero molto onorata di partecipare a questo film, fin dalla prima volta in cui ho conosciuto De Niro non ho avuto il coraggio di dire niente. Tuttora credo di dover ancora realizzare. Il mio personaggio è una ragazza energica e brillante, con un carattere forte. Sono tuttavia il seme della discordia, quello che creerà problemi alla coppia Scamarcio-Solarino.
Maturità
Carlo Verdone: Ho preso parte a Manuale 3 un po' in extremis. Dovevo cominciare a girare il mio nuovo film in questo periodo ma mi sono reso conto che non sarei riuscito a finire di scriverlo per tempo. Così, di comune accordo col produttore De Laurentiis, mi sono preso un po' di tempo e ho trovato qualche spazio libero che ho cercato subito di impiegare chiedendo a Giovanni di poter occupare con una partecipazione al suo film. Mi ha risposto subito sì e ha creato un episodio alla Attrazione fatale con Donatella Finocchiaro, tanto bella e simpatica, quanto pericolosa e compulsiva. Lavorando a stretto contatto con De Niro, abbiamo avuto il privilegio di incontrare un grandissimo attore, una grandissima persona dotata di signorilità e di grande umiltà. Quando l'ho conosciuto avrei voluto parlargli per ore di Taxi Driver o Il cacciatore e invece siamo finiti a mostrarci le foto delle vacanze con la famiglia sul cellulare! Abbiamo creato un legame attraverso il telefonino.
Donatella Finocchiaro: Nell'episodio interpreto una donna affetta da una sindrome bipolare, una tendenza ossessivo-compulsiva. La sua ossessione per Carlo diventa follia vera, finché non divento per lui una minaccia seria. Ma non abbiamo voluto banalmente ridicolizzare una malattia seria, vedrete che l'episodio ha anche una sua complessità.
M ichele Placido è una delle icone del cinema italiano. La sua lunghissima e prolifica carriera è iniziata negli anni Settanta e la sua nota principale è l'assoluta disponibilità a concedersi in qualsiasi forma al grande ma anche al piccolo schermo. Gli inizi con Luca Ronconi non hanno rappresentato un ostacolo per poi, in seguito, farsi riprendere al fianco di Laura Antonelli in Mio Dio come sono caduta in basso e svoltare la propria carriera grazie alla madre di tutte le fiction televisive: è con La Piovra, diretta da Damiano Damiani, che Michele Placido entra nella cultura popolare, grazie al personaggio del commissario di Polizia Cattani.
Di lì, il successo apre le porte della regia all'attore che con Mery per sempre interpreta la stagione dell'impegno sociale e politico. La partecipazione a Il Caimano non gli ha impedito di lavorare al fianco della giunta di destra del Comune di Roma nel progetto per portare il teatro nelle periferie della capitale d'Italia.
Però, mentre presenta al Festival di Venezia la sua rilettura del '68 con Il grande sogno, è giusto evidenziare il reale motivo del successo e della popolarità di Placido: la figlia Violante, brava ma soprattutto bella e affascinante, una delle visioni d'Italia più apprezzate, in patria e in tutto il mondo. Da poche settimane ha ultimato le riprese della fiction televisiva su Moana Pozzi che, insieme allo strepitoso servizio di natura strettamente artistica per Playboy pubblicato qualche mese fa, sancirà definitivamente il suo status di sex symbol, e la lancerà, come accaduto al padre, nello stardom della televisione italiana. In attesa di ciò, ricordiamo che per Violante il DNA è stato fondamentale: se Michele per anni è stato uno degli uomini più desiderati d'Italia, forse non tutti sanno che la mamma dell'attrice è Simonetta Stefanelli, che molti ricorderanno ne Il padrino nei panni di Apollonia, la prima moglie di Michael Corleone. Buon sangue non mente.
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