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Consulta on line la Biblioteca del cinema. Tutti i film dal 1895 a oggi:
lunedì 24 aprile 2017

Isabelle Huppert

Lady noire

Nome: Isabelle Ann Huppert
64 anni, 16 Marzo 1953 (Pesci), Parigi (Francia)
occhiello
...Sognano di avere cose che non hanno, e si confortano con il bene e con il male. Ma poi al mattino sarà tutto svanito.
dal film La pianista (2001) Isabelle Huppert è Erika Kohut
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Isabelle Huppert
Golden Globes 2017
Nomination miglior attrice in un film drammatico per il film Elle di Paul Verhoeven (I)

London Critics 2017
Nomination miglior attrice per il film Le cose che verranno - l'Avenir di Mia Hansen-Løve

London Critics 2017
Premio miglior attrice per il film Le cose che verranno - l'Avenir di Mia Hansen-Løve

Premio Oscar 2017
Nomination miglior attrice per il film Elle di Paul Verhoeven (I)

Cesar 2017
Nomination miglior attrice per il film Elle di Paul Verhoeven (I)

Cesar 2017
Premio miglior attrice per il film Elle di Paul Verhoeven (I)

Cesar 2016
Nomination miglior attrice per il film Valley of Love di Guillaume Nicloux

Cesar 2013
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Amour di Michael Haneke

Festival di Cannes 2001
Premio miglior attrice per il film La pianista di Michael Haneke

Festival di Venezia 1995
Premio coppa volpi migliore interpretazione femminile per il film Il buio nella mente di Claude Chabrol

Festival di Venezia 1988
Premio coppa volpi migliore interpretazione femminile per il film Un affare di donne di Claude Chabrol

David di Donatello 1980
Premio miglior attrice straniera per il film La merlettaia di Claude Goretta

David di Donatello 1980
Nomination miglior attrice straniera per il film La merlettaia di Claude Goretta

Festival di Cannes 1978
Premio miglior attrice per il film Violette Nozière di Claude Chabrol



Ci volevano Paul Verhoeven e la produzione francese per rivoluzionare il cinema borghese contemporaneo e permettersi una storia così pericolosa. Al cinema.

Elle, film dinamitardo che rifonda il cinema d'autore

sabato 25 marzo 2017 - Roy Menarini cinemanews

Elle, film dinamitardo che rifonda il cinema d'autore Rifondazione del cinema d'autore. È chiaramente a questo compito che Paul Verhoeven lavora con il suo dinamitardo Elle. Da decenni, ormai, esiste un genere che finge di non essere un genere: di volta in volta lo possiamo chiamare cinema d'autore, cinema d'essai, film da festival, e così via. Allo stesso modo esistono - per fortuna - numerosi registi che non si accomodano al facile plauso del gusto medio; ma bastano i tanti altri che imbastiscono contenuti piatti e prevedibili al solo scopo di rassicurare i propri spettatori (spesso più conservatori del pubblico da blockbuster da cui pensano di distinguersi) per rovinare la festa. Ecco perché ci voleva Verhoeven, il regista che sabotò Hollywood con decostruzioni erotiche e violente dei generi americani tra anni Ottanta e Novanta, per applicare la stessa rivoluzione a un certo, stanco cinema borghese contemporaneo. Ed ecco perché ci voleva una interprete della sottigliezza beffarda, della finezza crudele, della iconoclastia felpata di Isabelle Huppert per incarnare (letteralmente) il personaggio più ambiguo, appassionante e contraddittorio del cinema di questi anni. Come se stesse defibrillando lo spettatore privo di sensi, Verhoeven con Elle lo sottopone a una serie di docce fredde e calde: gli sottrae ogni punto di riferimento morale, lo sbatte contro lo stipite della propria identificazione socioculturale, gli pianta un dito nell'occhio solo per divertirsi, mette un piede attraverso la porta ogni volta che scioccati saremmo tentati di chiuderla, ci fa ridere appena ci siamo convinti che bisogna stare seri e viceversa...insomma mette in centrifuga le nostre attese e reazioni pilotate.

Dieci anni dopo Black Book, Paul Verhoeven torna al cinema con un thriller letale girato in Francia che sovverte gli archetipi del cinema francese. Dal 23 marzo al cinema.

Elle: femminile dominante

martedì 21 marzo 2017 - Marzia Gandolfi cinemanews

Elle: femminile dominante In principio è un gatto. Un gatto placido e sovrano in primo piano. Un gatto che osserva impassibile l'aggressione della sua padrona. Ironia, ferocia, sofisticatezza, il tono del film è dato. Niente accade accidentalmente nel thriller aspro e abrasivo di Paul Verhoeven. Proprio come un felino, l'eroina non (re)agisce mai in maniera prevedibile a quello che accade. Anzi, più apprendiamo qualcosa su elle e meno la comprendiamo. Ma impariamo molto e in fretta. Lei si chiama Michèle, vive da sola in una grande casa borghese nella provincia parigina, dirige con autorità e autorevolezza una casa editrice di video giochi, ha un ex marito, un'amante, il marito della sua socia e migliore amica, un figlio babbeo, una madre immatura che oscilla tra botox ed escort boy, e un padre mostruoso che in un passato lontano ha assassinato ventisette persone. Nel romanzo di Philippe Djian ("Oh..."), di cui Elle è l'adattamento Michèle è la narratrice, lei racconta e si racconta. Verhoeven riduce al silenzio la voce off impedendo allo spettatore l'accesso ai suoi sentimenti. Perché più del libro, il film si appoggia sull'insondabilità, muovendosi sul confine che separa innocenza e colpevolezza, normalità e follia. Michèle ordina del sushi dopo la violenza carnale invece di chiamare la polizia, Michèle non tarda ad avere una relazione sordida col suo carnefice, che saluta ogni mattina con disinvoltura prima di andare al lavoro. Nessuno errore, nessuna conseguenza, Verhoeven non fa l'apologia dell'abuso, è piuttosto interessato alla descrizione e al gioco di dominazione tra due singolarità estreme.

Comeback di Paul Verhoeven, Elle è il best of stordente di tutti i registri dell'interprete francese. Dal 23 marzo al cinema.

Isabelle Huppert: Elle

giovedì 16 marzo 2017 - Marzia Gandolfi cinemanews

Isabelle Huppert: Elle È sempre difficile descrivere la performance di un'attrice, dire il perché e il come di una presenza. La forza di Isabelle Huppert è di donarsi completamente, in tutti i ruoli, scrupolosamente scelti, custodendo un enigma. Nelle sue interpretazioni c'è un fervore trattenuto, inquieto che la tiene a distanza. Ma è quel touche froide ad attirare irresistibilmente lo spettatore. Immobile, muta, quasi minerale, Isabelle Huppert è un'artista preziosa, magnetica che polarizza gli sguardi. Regina delle nevi o leggenda vivente, i cliché si sprecano ma la sua immagine resta intatta. Immagine di "grande attrice" che lei domina totalmente. Lei è onnipotente e onnipresente. Cinema, televisione, teatro, festival, cerimonie, è una riserva spettacolare, una campionessa del controllo pronta a prendersi tutti i rischi, un'attrice trapezista che ama rilanciare a ogni ruolo, tuffandosi nel vuoto. Bionda, rossa, dea, star, amante, strega, intellettuale, madre, puttana, Isabelle Huppert ha incarnato tutte le maniere dell'attrice e della donna. Plurale e unica: una donna e tutte le donne, sullo schermo o sulle tavole del palcoscenico. L'attrice più prolifica del cinema francese, a ventotto anni aveva già grandi ruoli alle spalle (Violette Noziére, Loulou, Si salvi chi può (la vita)). Chabrol, Pialat, Godard sono solo alcuni degli autori sedotti dal suo erotismo diafano che rievoca le giovani donne (semi)nude ed enigmatiche di Balthus. Figura maggiore dello schermo (da Cimino a Godard, da Chabrol a Haneke) e del palcoscenico (da Wilson a Warlikowski), la Huppert ha offerto un corpo all'alienazione, sovente glaciale, folle o criminale, sempre trasgressivo, ma in pieno centro, in piena luce. Rappresentare la follia al lavoro è il compito che le viene affidato all'alba della carriera con La merlettaia di Claude Goretta. Comincia lì il lento cammino dalla nevrosi alla psicosi, dalla vita sociale all'istituto psichiatrico di alcuni dei suoi personaggi. Certificare tutti gli stati della disfunzione psichica diventa uno degli assi forti della sua carriera. Con Chabrol la follia si fa più equivoca, maligna, sollecita, sfumando nelle regole del gioco sociale (Violette Nozière, Il buio nella mente, Grazie per la cioccolata), con Werner Schroeter si adorna di orpelli lirici (Malina, Deux), con Krzysztof Warlikowski si rende spazialmente tangibile sulla scena che diventa una vera e propria architettura della psicosi (Un tramway). Impossibile capire se Elle è veramente folle o solamente lucida, Chabrol ha confuso per sempre il confine tra l'una e l'altra.

Dopo aspre vicissitudini distributive, esce nelle sale il film con Isabelle Huppert presentato a Roma nel 2007.

L'amore nascosto: le ombre della maternità

venerdì 5 giugno 2009 - Edoardo Becattini cinemanews

L'amore nascosto: le ombre della maternità La maternità come trauma, come origine di un rapporto conflittuale e di una patologia che può tramandarsi di generazione in generazione. L'amore nascosto affronta in modo diretto proprio questo tabù: l'idea appunto che l'amore materno possa restare "nascosto", celato da un desiderio di autodistruzione, e che il "miracolo della nascita" possa anche convivere con delle ombre che non hanno niente di idilliaco. Raccontare un dramma psicologico di tale profondità significa principalmente fare forza su una regia sobria e soprattutto su attori pronti a scavare fino in fondo al buio della propria personalità, e la vera forza del film del regista italiano Alessandro Capone sta infatti nell'avere come protagonista un'attrice come Isabelle Huppert. Medea per eccellenza del cinema europeo e non solo, la Huppert trova nel personaggio di Danielle, madre costantemente sull'orlo del suicidio per non riuscire ad amare la figlia che non avrebbe voluto, quelle pulsioni autodistruttive e selvagge che sono ciò che la rendono una delle interpreti più coraggiose e straordinarie di sempre e che le hanno permesso di proseguire una volta di più nella sua personale indagine sulle pulsioni più irrazionali dell'animo umano.
E che le sono valse anche il Nastro d'Argento Europeo consegnatole in occasione dell'incontro animato a Palazzo Farnese a Roma per la presentazione del film.

Presentato a Cannes 2008 nella Semaine de la Critique, Home è una "horrorcommedy" a due passi dall'autostrada.

Home: Gruppo di famiglia in un interno esterno

venerdì 16 gennaio 2009 - Marzia Gandolfi cinemanews

Home: Gruppo di famiglia in un interno esterno Attrice feticcio del "suo" Chabrol e attrice prediletta di grandi registi internazionali, dal polacco Wajda all'americano Cimino, dal tedesco Schroeter all'austriaco Haneke, Isabelle Huppert è l'interprete ideale dei personaggi femminili più travagliati, oscuri, maledetti e nevrotici. A due passi dall'autostrada e da una crisi di nervi, l'attrice francese è la protagonista di una "horror-commedy" a gestione familiare. Avviato come una commedia leggera, Home è la "favola" di una famiglia felice minacciata dal ripristino di un'autostrada e da una minaccia interna che si incarna in una figura classica di film dell'orrore. L'autostrada diventa allora la proiezione esterna e rumorosa delle colpe e delle nevrosi della famiglia protagonista, colpe e nevrosi che tornano come zombie, riemergendo dal terreno del rimosso per incarnarsi nel corpo del silenzio e dell'isolamento. A Roma per presentare il loro film, Isabelle Huppert e Ursula Meier ci raccontano il caos generato da un'autostrada e il ristabilirsi di un ordine (familiare).

Le cose che verranno - l'Avenir

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,50)
Un film di Mia Hansen-Løve. Con Isabelle Huppert, André Marcon, Roman Kolinka, Edith Scob, Sarah Lepicard.
continua»

Genere Drammatico, - Francia 2016. Uscita 20/04/2017.

Elle

* * * - -
(mymonetro: 3,13)
Un film di Paul Verhoeven (I). Con Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Consigny, Charles Berling, Virginie Efira.
continua»

Genere Drammatico, - Francia 2016. Uscita 23/03/2017. 14

I cancelli del cielo

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,94)
Un film di Michael Cimino. Con Christopher Walken, Isabelle Huppert, Kris Kristofferson, Terry O'Quinn, Jeff Bridges.
continua»

Genere Western, - USA 1980. Uscita 25/08/2016.

Segreti di famiglia

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,64)
Un film di Joachim Trier. Con Isabelle Huppert, Gabriel Byrne, Jesse Eisenberg, Devin Druid, Amy Ryan.
continua»

Genere Drammatico, - Norvegia, Francia, Danimarca, USA 2015. Uscita 23/06/2016.

Il condominio dei cuori infranti

* * * - -
(mymonetro: 3,35)
Un film di Samuel Benchetrit. Con Isabelle Huppert, Gustave Kervern, Valeria Bruni Tedeschi, Tassadit Mandi, Jules Benchetrit.
continua»

Genere Commedia drammatica, - Francia, Gran Bretagna 2015. Uscita 24/03/2016.
Filmografia di Isabelle Huppert »

mercoledì 19 aprile 2017 - Tra i talenti più luminosi del nuovo cinema francese, Mia Hansen-Løve esplora i suoi temi prediletti in un film intimo sulla maturità. Dal 20 aprile al cinema.

Le cose che verranno, guarda l'inizio del film

a cura della redazione cinemanews

Le cose che verranno, guarda l'inizio del film Nathalie insegna filosofia in un liceo di Parigi. Per lei la filosofia non è solo un lavoro, ma un vero e proprio stile di vita. Un tempo fervente sostenitrice di idee rivoluzionarie, ha convertito l' idealismo giovanile "nell' ambizione, più modesta, di insegnare ai giovani a pensare con le proprie teste" e non esita a proporre ai suoi studenti testi filosofici che stimolino il confronto e la discussione. Sposata, due figli e una madre fragile che ha bisogno di continue attenzioni, Nathalie divide le sue giornate tra la famiglia e la sua dedizione al pensiero filosofico, in un contesto di apparente e rassicurante serenità. Ma un giorno, improvvisamente, il suo mondo viene completamente stravolto: il marito le confessa di volerla lasciare per un' altra donna, la mamma muore, i figli sono ormai cresciuti, e Nathalie si ritrova, suo malgrado, a confrontarsi con un' inaspettata libertà. Con il pragmatismo che la contraddistingue, la complicità intellettuale di un ex studente, e la compagnia di un gatto nero di nome Pandora, Nathalie deve ora reinventarsi una nuova vita. Tra i talenti più luminosi del nuovo cinema francese, Mia Hansen-Løve firma un film intimo sulla maturità in cui esplora i suoi temi prediletti, il tempo, l'abbandono e la riaffermazione di sé. Dalla recensione di Marzia Gandolfi, MYmovies.it "Ho sempre cercato di inserire i miei personaggi nel mondo - ha dichiarato la regista Mia Hansen-Løve - ma Le cose che verranno - L'avenir è stata per me l'occasione di assumere pienamente la relazione con i libri, con il pensiero. E non si può ridurre ciò alla descrizione di un ambiente sociale. Si tratta anche di una forma di precisione che si può vedere come documentaristica ma anche come poetica: è toccante, per me, ascoltare il nome dei luoghi che attraversano i personaggi, cosi come quelli delle riviste che leggono o delle canzoni che ascoltano".

Vincitore dell'Orso d'Argento alla Berlinale 2016, Le cose che verranno - l'avenir, di cui presentiamo in anteprima i primi 5 minuti, sarà al cinema da giovedì 20 aprile. Nel cast, ad affiancare Isabelle Huppert, troviamo André Marcon, Roman Kolinka, Edith Scob e Sarah Lepicard.

domenica 16 aprile 2017 - Da La bella e la bestia a I Puffi, fino a Lasciati andare con Toni Servillo. Senza dimenticare la sorpresa Libere disobbedienti innamorate - In Between. Buona visione!

Pasqua al cinema. Ecco i film da vedere

Giancarlo Zappoli cinemanews

Pasqua al cinema. Ecco i film da vedere Se in queste giornate vi capiterà di aprire il classico uovo di Pasqua e, dopo aver scartato la carta multicolorata che lo avvolge e averlo aperto, vi troverete come sorpresa una collanina di plastica (se per femmine) o un portachiavi dall'incerta tenuta (di solito per maschi) non dovete dispiacervi più che tanto. In fondo un po' ve lo aspettavate. Quello che magari non vi attendevate invece è che al cinema in questo periodo pasquale le sorprese fossero così numerose e in grado di soddisfare le esigenze più diverse. I bambini (e i loro genitori) con la versione 'umanizzata' di La bella e la bestia e con I puffi - Viaggio nella foresta segreta avranno la possibilità di divertirsi insieme. I più grandicelli (ma non solo loro) potranno incontrare i favolosi Power Rangers in una versione da grande schermo che rende loro giustizia. Chi ama il cinema italiano invece potrà trovarlo declinato sotto molteplici opzioni. Quelli che cercano i film 'da attori' troveranno un Toni Servillo piuttosto inedito in Lasciati andare e una coppia (Castellitto/Buy) impegnata in un duello verbale intenso in Piccoli crimini coniugali senza dimenticare lo 'scambio' gravido di conseguenze tra Favino e Smutniak in Moglie e marito.

Invece per un lungo weekend di Pasqua a base di NOS e adrenalina, è possibile farsi guidare da Dom Toretto su Fast & Furious 8, che spinge su tutti gli acceleratori (box office compreso), ma non accende la magia. Chi invece predilige il cinema d'autore ha l'imbarazzo della scelta tra la riflessione sulla società crossmediale di Olivier Assayas in Personal Shopper, la prestazione sempre di livello elevato di Isabelle Huppert in Elle firmato da Paul Verhoeven e L'altro volto della speranza di un Aki Kaurismaki che avrebbe assolutamente meritato l'Orso d'Oro al Festival di Berlino.

Tutti poi (bambini esclusi) non dovrebbero perdere Libere disobbedienti innamorate - In Between un film di produzione israelo/francese e diretto da una regista palestinese che sa come raccontare la condizione della donna in un mondo arabo che sta cambiando. Senza proclami ma con la forza che il cinema (quando la si sa usare) conserva ancora intatta. Buona Pasqua.

mercoledì 5 aprile 2017 - Il Festival festeggia la sua settima edizione con uno speciale dedicato alle giovani e talentuose cineaste.

Rendez-vous, un'edizione che coniuga passato e sperimentazione

a cura della redazione cinemanews

Rendez-vous, un'edizione che coniuga passato e sperimentazione Al via, dal 5 al 9 aprile 2017, a Roma, la settima edizione di Rendez-vous, nuovo cinema francese, il festival esclusivo dedicato al nuovissimo cinema d'Oltralpe. Come ogni anno, il viaggio attraverso le storie e i volti del cinema francese contemporaneo parte dalla Capitale per poi toccare, con focus e artisti, le città di Napoli, Palermo, Bologna, Torino, Firenze e Milano. Dedicato alla scoperta del nuovo cinema d'Oltralpe, Rendez-Vous propone al pubblico italiano una programmazione di una trentina di titoli che attraversano tutti i generi, dalla produzione popolare a quella più sofisticata, dai campioni di incasso alle pellicole indipendenti. Ad accompagnare le anteprime, gli incontri, le masterclass, accanto ai protagonisti del cinema francese, artisti e professionisti dell'audiovisivo italiano, per celebrare l'incontro tra le due cinematografie. Rendez-Vous festeggia questa settima edizione con uno speciale Sguardi al femminile dedicato alle giovani e talentuose cineaste che, da più di una decina di anni, animano - con le loro voci e la loro ricerca tanto singolare e multiforme - il panorama del cinema dell'esagono.

Tra le esponenti più interessanti di questo nutrito gruppo di artiste innovative e audaci: Mia Hansen-Løve. La regista, classe 1981, sarà a Roma - e poi Palermo con un focus speciale - per presentare Le cose che verranno - L'avenir (distribuito in Italia da Satine Film). Il titolo, vincitore dell'Orso d'Argento per la miglior regia alla Berlinale, racconta la vita di una professoressa di filosofia - incarnata da una strepitosa Isabelle Huppert - che, lasciata dal marito dopo venticinque anni di matrimonio, finisce per reinventare la sua vita. Abile nel catturare con mano lieve l'intimità femminile e la musica del quotidiano, Mia Hansen-Løve disegna una storia dagli echi rohmeriani in cui nel dolce finale sembra sussurrare che, forse, nella solitudine, la libertà e la felicità possono ancora danzare insieme.

Non mancheranno le soprese per questa settima edizione, a partire da Louis Garrel, invitato a presentare un focus speciale a lui dedicato, l'occasione per il pubblico romano per esplorare l'universo sensuale, malinconico, poetico di un artista poliedrico.
IL CINEMA DELLE DONNE | Rendez-Vous quest'anno punta i riflettori sul cinema delle donne: orgoglioso, personale, sofisticato. Donne dietro e davanti alla macchina da presa, per raccontare il tempo presente. Accanto alle cineaste francesi, ben rappresentate nella programmazione in tutta la loro molteplicità di voci, non possono mancare le dive. Ma si tratta di dive senza divismo, professioniste che osano, si reiventano, prediligono un certo understatement, amministrando la loro carriera sempre in maniera orgogliosamente personale. Nella VII edizione del festival luci puntate su Diane Kruger e Clotilde Courau. Attraverso incontri e focus speciali, il pubblico riscopre il lavoro di due attrici talentuose e poliedriche.

DIANE KRUGER | Diane Kruger la "françallemande", esordisce come ballerina, poi è la moda a rapirla, e infine approda nel "suo mondo": la recitazione. Di nascita tedesca, di adozione francese, Diane Kruger vive negli Stati Uniti, parla quattro lingue, è un'attrice esigente e perfezionista che attraversa senza batter ciglio il cinema d'autore, le grandi produzioni hollywoodiane e la serialità televisiva. Versatile e iperattiva (oltre quaranta film in poco più di dieci anni di carriera), ha la rara capacità di captare immediatamente l'obiettivo della macchina da presa. Sempre in un equilibrio audace tra gli opposti, ferrea, lavoratrice, puntuale, ma anche fragile e malinconica, si racconta attraverso tre film: Sky, il road movie firmato da Fabienne Berthaud che - dopo averle già affidato il ruolo da protagonista nei suoi film: Pieds nus sur les limaces e Frankie - le regala uno dei suoi ruoli più intensi e luminosi di una donna che rompe con il passato. Veste i panni della regina Maria Antonietta, colta nei giorni più drammatici della sua esistenza, in Les Adieux à la reine (2011) del maestro Benoît Jacquot; si immerge nella tensione del thriller psicologico in Maryland di Alice Winocour.

CLOTILDE COURAU | Misteriosa, versatile, elegante, admirable trapéziste, ma prima di tutto: cinéphile. Nella sua carriera, al teatro come al cinema, ha interpretato ruoli tanto diversi, accomunati da quella vibrazione speciale che ha lo sguardo di una donna affascinata dal cinema e dalla professione d'attore. Determinata ed eclettica, sul grande schermo ha sempre scelto ruoli in film eterogenei, il focus ne presenta un assaggio. A Roma - per poi fare tappa a Napoli, all'Institut français - l'attrice si rivela attraverso tre film: L'Ombre des femmes, una delle sue più intense interpretazioni, diretta da Philippe Garrel. Passa ai torni della commedia in Non ci posso credere di Philippe Claudel, dove incarna il ruolo di Florence, la donna che potrebbe far rompere ad Alessandro il suo silenzio d'amore, mentre nel più recente Le Ciel attendra di Marie-Castille Mention-Schaar è una madre tormentata da un destino inatteso.

giovedì 23 marzo 2017 - In occasione dell'uscita del film, da oggi al cinema, ecco 10 titoli degli anni '10 che hanno trasformato il thriller in un genere capace di rielaborare le paure sociali.

Elle, il film di Verhoeven nel solco del grande thriller

Gabriele Niola cinemanews

Elle, il film di Verhoeven nel solco del grande thriller Già a partire dall'inizio, in cui dei rumori suggeriscono qualcosa, Elle dichiara la propria appartenenza al thriller, genere che aveva conosciuto una fortissima popolarità tra gli anni '80 e i '90 grazie alla forte spinta propulsiva di De Palma e delle sue trovate che modernizzavano e rilucidavano classici film di suspense hitchcockiani e grazie ad una serie di fortunati adattamenti da romanzi di autori come Grisham e Follett. Il genere è poi lentamente decaduto nei 2000, schiacciato da una nuova generazione di horror che li hanno sostituiti sul terreno della tensione e da una nuova idea di cinema di grande incasso che ha ucciso il film dal budget medio. Ci voleva quindi questo film di Paul Verhoeven per rispolverare il thriller all'europea. Una donna al centro di tanti tipi di violenza diversa, un aggressore, dei dipendenti sessisti e un mondo intorno a lei che sembra meritare il disprezzo (e lo sguardo di Isabelle Huppert di quello non è mai avaro). Comincia con una scena di violenza ma avrà le svolte meno attese questo film che ha impressionato tutti a Cannes e continuato a vincere premi fino ad arrivare ai Golden Globes. Eppure anche prima di Elle il cinema degli anni '10 ha dimostrato di avere ancora un po' di tempo da concedere al thriller, trasformandolo in un genere capace di rielaborare le paure sociali che, viste al microscopio, hanno terribili ricadute personali.

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