Isabelle HuppertLady noireNome: Isabelle Ann Huppert54 anni, 16 Marzo 1955 (Pesci), Parigi (Francia) |
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dal film Le strategie del cuore (1992)
Isabelle Huppert è Lola
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Il cinema europeo, nel momento in cui l'ha avuta fra le sue fila, ha cambiato prospettiva. Cinematograficamente parlando, lei è colei che maggiormente ha incarnato gli "innamoramenti tabù", la signora di quel delitto che non ha il suo castigo, è madre e morte affascinante ed è stata anche vita sorridente, soprattutto agli inizi della sua carriera. Ma soprattutto, è una donna. Il cinema spalanca gli occhi su questa lady vendetta del cinema francese, Isabelle Huppert, regina dei festival, che ha impersonato sconosciute in fuga dal passato, contesse, dark ladies della provincia d'oltralpe, superdonne che cercano di sopravvivere e diavolesse umane. È magica… e la sua recitazione rende magico anche il cinema.
Figlia di una coppia borghese parigina, Isabelle Huppert è la più giovane di cinque figli, fra cui tre sorelle e un fratello. Due delle sorelle della Huppert, Elizabeth e Caroline, lavorano anch'esse nel mondo dello spettacolo: la prima è un'attrice, una sceneggiatrice e una regista, la seconda è solo una regista. Dopo aver passato la sua infanzia a Ville d'Avray, ha frequentato per un brevissimo tempo la scuola per modelle, decidendo però di seguire la sua passione per la recitazione e di studiare quest'arte, appoggiata dai genitori (soprattutto la madre, un'insegnante di inglese) che ne appezzavano le sue doti interpretative. Nel 1971, a soli 17 anni, comincia a ottenere piccolissime parti in televisione, mentre nel frattempo studia al Conservatorio di Versailles e al Conservatoire d'Art Dramatique, proseguendo una carriera teatrale che la vedrà vincitrice di un premio per la sua performance in "Un capriccio" di Alfred de Musset, ma anche protagonista di piece come "A Month in the Country" di Ivan Turgenev e "Medea" di Euripide.
Dopo aver recitato nel televisivo Le prussien (1971) di Jean L'Hôte, debutta sul grande schermo nella commedia di Nina Companeez I primi turbamenti (1971) che vedeva come protagonista un'altra ben più nota Isabelle: la bellissima e indimenticabile Adjani. Di lì a poco sarà nel cast di Spostamenti progressivi del piacere (1971) di Alain Robbe-Grillet, successivamente seguito da qualche piccola parte in È simpatico, ma gli romperei il muso (1972) di Claude Sautet e I santissimi (1974) di Bertrand Blier (che poi la rivorrà ne La femme de mon pote, 1983). Il nome di Isabelle comincia a diventare celebre anche all'estero e l'America la chiama immediatamente per Operazione Rosebud (1975) di Otto Preminger, suo primo confronto con il cinema statunitense, accanto però a due attori inglesissimi: Richard Attenborough e Peter O'Toole.
Nel 1976 Bertrand Tavernier (costante artistica nella sua carriera) la inserirà nel folto cast de Il giudice e l'assassino, ma sarà con il drammatico La merlettaia (trasposizione cinematografica di un romanzo di Pascal Lainé) e con il personaggio di Beatrice detta Pomme, parrucchiera apprendista che si ammala d'amore, che vincerà il BAFTA come miglior attrice emergente e il David come miglior attrice straniera. Tavernier non riesce a fare a meno della grazia proletaria della Huppert: la vuole fortemente ne I miei vicini sono simpatici (1977) e in Colpo di spugna (1981). Molto spesso compagna di set di Philippe Noiret o Stéphane Audran, sarà sovente diretta anche dall'Hitchcock francese Claude Chabrol, ammaliato da quell'aura di mistero che il suo volto emana (forse per via del suo volto affilato e degli occhi freddi e lontani), che le offrirà ruoli ostici, sofferenti, ambigui e con una propensione per la malattia psichica, in netto contrasto con la normalità che pure riesce perfettamente a incarnare. La sua recitazione controllata, lo sguardo cristallino che spesso dona all'obiettivo della cinepresa, l'incedere sempre sicuro le permettono di impersonare ruoli che hanno nella mente pensieri quotidiani o orrore efollia (raramente si vedrà infatti in un ruolo comico).
È dal sodalizio artistico con Chabrol che nascono personaggi come: l'avvelenatrice Violette Noziére (1978), che le permise di stringere fra le mani la sua prima Palma d'Oro come miglior attrice e anche di fare amicizia con Kim Cattrall; l'abortista Marie di Un affare di donne (1988), che invece la insignì della Coppa Volpi a Venezia; la vampira della società Madame Bovary (1991) e l'impiegata postale assassina de Il buio nella mente (1995), sua seconda Coppa Volpi a Venezia e primo César per la miglior performance femminile. Jean-Luc Godard, André Téchiné e Maurice Pialat contribuiranno in maniera decisiva a confermare e consolidare la sua fama, tanto che Michael Cimino sceglierà proprio lei come protagonista femminile de I cancelli del cielo (1980), che poi si rivelerà uno dei più grandi e incredibili flop statunitensi di tutta la storia del cinema.
Reciterà anche in Italia ne La storia vera della signora delle camelie (1981) di Mauro Bolognini, accanto a Gian Maria Volonté e Fabrizio Bentivoglio, poi, nel 1982, si sposerà con il regista Ronald Chammah che, oltre a dirigerla in alcuni film, la renderà madre di tre figli: Lolita, Lorenzo e Angelo. I più grandi autori della settima arte se la contendono: Joseph Losey per La truite (1982), Jean-Luc Godard per Passion (1982), ma soprattutto il nostro controverso Marco Ferreri che le offrirà la parte della protagonista in Storia di Piera (1983), eccezionale biografia dell'attrice Piera Degli Esposti. Scelta come membro della Giuria del Festival di Cannes del 1984, reciterà per Curtis Hanson nel mediocre giallo americano La finestra della camera da letto (1987), seguito poi da un più vigoroso I demoni (1987) di Andrzej Wajda. I fratelli Taviani ne faranno eroina del più antico e germanico romanticismo ne Le affinità elettive (1996), Benoît Jacquot la innalzerà a sua attrice feticcio e poi vi sarà il lieto ritorno di Chabrol che la dirigerà in Rien ne va plus (1997), Grazie per la cioccolata (2000) e La commedia del potere (2007).
Raoul Ruiz, ma soprattutto Michael Haneke la spoglieranno di tutta quell'eleganza che la contraddistingue per offrirle quel tocco di perversione che mancava ai suoi personaggi. Non solo cattiva, dunque, ma anche immorale, viziosa, depravata e con un filo di confusione mentale ne La pianista (2001, Palma d'Oro a Cannes per la migliore interpretazione femminile) e ne Il tempo dei lupi (2003). Voce chiara e limpida, registrerà perfino un album assieme alla rock star francese Jean-Louis Murat dal titolo "Madame Deshoulières" nel 2001, ma l'esperienza canora non le è del tutto estranea, anche perché nel giallo musicale Otto donne e un mistero (2002) di François Ozon darà il meglio di sé cantando "Message Personnel" vincendo (assieme alle altre 7 colleghe attrici presenti nel cast) l'Orso d'Argento per l'interpretazione.
Insignita del David Speciale nel 2003, reciterà con Jason Schwartzman, Dustin Hoffman, Jude Law e Naomi Watts in I Heart Huckabees – Le strane coincidenze della vita (2004) di David O. Russell, scioccando poi i benpensanti con la sua interpretazione di una madre incestuosa in Ma mère (2004), interpretazione non molto amata dalla critica francese che apostrofa la pellicola e la performance della Huppert con il gioco di parole "Ma Mérde". La Huppert non si perde d'animo, gli anni di duro lavoro l'hanno abituata alle critiche negative (anche pesanti) e nel 2005 si ripresenta con Gabrielle di Patrice Chéreau. In quello stesso anno verrà insignita anche di uno Speciale Leone d'Oro. Molto amata in Italia, divide il set di Madre e ossa (2007) di Alessandro Capone con Greta Scacchi, preferendo staccarsi dai soliti ruoli commerciali.
Capelli ramati e sensuali, occhi furbi e algidi e un sorriso falso contribuiscono a rendere la sua recitazione un vero atto di fede e di amore verso la settima arte, qualità che è sempre più difficile trovare nelle moderne attrici. Ma lei non è una qualunque. Lei è una lady noire.
Festival di Venezia 2005
Festival di Cannes 2001
Festival di Venezia 1995
Festival di Venezia 1988
David di Donatello 1980
Festival di Cannes 1978
La maternità come trauma, come origine di un rapporto conflittuale e di una patologia che può tramandarsi di generazione in generazione. L'amore nascosto affronta in modo diretto proprio questo tabù: l'idea appunto che l'amore materno possa restare "nascosto", celato da un desiderio di autodistruzione, e che il "miracolo della nascita" possa anche convivere con delle ombre che non hanno niente di idilliaco. Raccontare un dramma psicologico di tale profondità significa principalmente fare forza su una regia sobria e soprattutto su attori pronti a scavare fino in fondo al buio della propria personalità, e la vera forza del film del regista italiano Alessandro Capone sta infatti nell'avere come protagonista un'attrice come Isabelle Huppert. Medea per eccellenza del cinema europeo e non solo, la Huppert trova nel personaggio di Danielle, madre costantemente sull'orlo del suicidio per non riuscire ad amare la figlia che non avrebbe voluto, quelle pulsioni autodistruttive e selvagge che sono ciò che la rendono una delle interpreti più coraggiose e straordinarie di sempre e che le hanno permesso di proseguire una volta di più nella sua personale indagine sulle pulsioni più irrazionali dell'animo umano.
E che le sono valse anche il Nastro d'Argento Europeo consegnatole in occasione dell'incontro animato a Palazzo Farnese a Roma per la presentazione del film.
Attrice feticcio del "suo" Chabrol e attrice prediletta di grandi registi internazionali, dal polacco Wajda all'americano Cimino, dal tedesco Schroeter all'austriaco Haneke, Isabelle Huppert è l'interprete ideale dei personaggi femminili più travagliati, oscuri, maledetti e nevrotici. A due passi dall'autostrada e da una crisi di nervi, l'attrice francese è la protagonista di una "horror-commedy" a gestione familiare. Avviato come una commedia leggera, Home è la "favola" di una famiglia felice minacciata dal ripristino di un'autostrada e da una minaccia interna che si incarna in una figura classica di film dell'orrore. L'autostrada diventa allora la proiezione esterna e rumorosa delle colpe e delle nevrosi della famiglia protagonista, colpe e nevrosi che tornano come zombie, riemergendo dal terreno del rimosso per incarnarsi nel corpo del silenzio e dell'isolamento. A Roma per presentare il loro film, Isabelle Huppert e Ursula Meier ci raccontano il caos generato da un'autostrada e il ristabilirsi di un ordine (familiare).
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L'amore nascosto
Genere Drammatico, - Lussemburgo, Italia, Belgio 2007. Uscita 05/06/2009. |
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