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lunedì 21 agosto 2017

Isabelle Huppert

Lady noire

Nome: Isabelle Ann Huppert
64 anni, 16 Marzo 1953 (Pesci), Parigi (Francia)
occhiello
...Sognano di avere cose che non hanno, e si confortano con il bene e con il male. Ma poi al mattino sarà tutto svanito.
dal film La pianista (2001) Isabelle Huppert è Erika Kohut
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Isabelle Huppert
Golden Globes 2017
Nomination miglior attrice in un film drammatico per il film Elle di Paul Verhoeven (I)

London Critics 2017
Nomination miglior attrice per il film Le cose che verranno - l'Avenir di Mia Hansen-Løve

London Critics 2017
Premio miglior attrice per il film Le cose che verranno - l'Avenir di Mia Hansen-Løve

Premio Oscar 2017
Nomination miglior attrice per il film Elle di Paul Verhoeven (I)

Cesar 2017
Nomination miglior attrice per il film Elle di Paul Verhoeven (I)

Cesar 2017
Premio miglior attrice per il film Elle di Paul Verhoeven (I)

Festival di Locarno 2017
Premio pardo per la miglior attrice per il film Madame Hyde di Serge Bozon

Cesar 2016
Nomination miglior attrice per il film Valley of Love di Guillaume Nicloux

Cesar 2013
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Amour di Michael Haneke

Festival di Cannes 2001
Premio miglior attrice per il film La pianista di Michael Haneke

Festival di Venezia 1995
Premio coppa volpi migliore interpretazione femminile per il film Il buio nella mente di Claude Chabrol

Festival di Venezia 1988
Premio coppa volpi migliore interpretazione femminile per il film Un affare di donne di Claude Chabrol

David di Donatello 1980
Premio miglior attrice straniera per il film La merlettaia di Claude Goretta

David di Donatello 1980
Nomination miglior attrice straniera per il film La merlettaia di Claude Goretta

Festival di Cannes 1978
Premio miglior attrice per il film Violette Nozière di Claude Chabrol



Ci volevano Paul Verhoeven e la produzione francese per rivoluzionare il cinema borghese contemporaneo e permettersi una storia così pericolosa. Al cinema.

Elle, film dinamitardo che rifonda il cinema d'autore

sabato 25 marzo 2017 - Roy Menarini cinemanews

Elle, film dinamitardo che rifonda il cinema d'autore Rifondazione del cinema d'autore. È chiaramente a questo compito che Paul Verhoeven lavora con il suo dinamitardo Elle. Da decenni, ormai, esiste un genere che finge di non essere un genere: di volta in volta lo possiamo chiamare cinema d'autore, cinema d'essai, film da festival, e così via. Allo stesso modo esistono - per fortuna - numerosi registi che non si accomodano al facile plauso del gusto medio; ma bastano i tanti altri che imbastiscono contenuti piatti e prevedibili al solo scopo di rassicurare i propri spettatori (spesso più conservatori del pubblico da blockbuster da cui pensano di distinguersi) per rovinare la festa. Ecco perché ci voleva Verhoeven, il regista che sabotò Hollywood con decostruzioni erotiche e violente dei generi americani tra anni Ottanta e Novanta, per applicare la stessa rivoluzione a un certo, stanco cinema borghese contemporaneo. Ed ecco perché ci voleva una interprete della sottigliezza beffarda, della finezza crudele, della iconoclastia felpata di Isabelle Huppert per incarnare (letteralmente) il personaggio più ambiguo, appassionante e contraddittorio del cinema di questi anni. Come se stesse defibrillando lo spettatore privo di sensi, Verhoeven con Elle lo sottopone a una serie di docce fredde e calde: gli sottrae ogni punto di riferimento morale, lo sbatte contro lo stipite della propria identificazione socioculturale, gli pianta un dito nell'occhio solo per divertirsi, mette un piede attraverso la porta ogni volta che scioccati saremmo tentati di chiuderla, ci fa ridere appena ci siamo convinti che bisogna stare seri e viceversa...insomma mette in centrifuga le nostre attese e reazioni pilotate.

Dieci anni dopo Black Book, Paul Verhoeven torna al cinema con un thriller letale girato in Francia che sovverte gli archetipi del cinema francese. Dal 23 marzo al cinema.

Elle: femminile dominante

martedì 21 marzo 2017 - Marzia Gandolfi cinemanews

Elle: femminile dominante In principio è un gatto. Un gatto placido e sovrano in primo piano. Un gatto che osserva impassibile l'aggressione della sua padrona. Ironia, ferocia, sofisticatezza, il tono del film è dato. Niente accade accidentalmente nel thriller aspro e abrasivo di Paul Verhoeven. Proprio come un felino, l'eroina non (re)agisce mai in maniera prevedibile a quello che accade. Anzi, più apprendiamo qualcosa su elle e meno la comprendiamo. Ma impariamo molto e in fretta. Lei si chiama Michèle, vive da sola in una grande casa borghese nella provincia parigina, dirige con autorità e autorevolezza una casa editrice di video giochi, ha un ex marito, un'amante, il marito della sua socia e migliore amica, un figlio babbeo, una madre immatura che oscilla tra botox ed escort boy, e un padre mostruoso che in un passato lontano ha assassinato ventisette persone. Nel romanzo di Philippe Djian ("Oh..."), di cui Elle è l'adattamento Michèle è la narratrice, lei racconta e si racconta. Verhoeven riduce al silenzio la voce off impedendo allo spettatore l'accesso ai suoi sentimenti. Perché più del libro, il film si appoggia sull'insondabilità, muovendosi sul confine che separa innocenza e colpevolezza, normalità e follia. Michèle ordina del sushi dopo la violenza carnale invece di chiamare la polizia, Michèle non tarda ad avere una relazione sordida col suo carnefice, che saluta ogni mattina con disinvoltura prima di andare al lavoro. Nessuno errore, nessuna conseguenza, Verhoeven non fa l'apologia dell'abuso, è piuttosto interessato alla descrizione e al gioco di dominazione tra due singolarità estreme.

Comeback di Paul Verhoeven, Elle è il best of stordente di tutti i registri dell'interprete francese. Dal 23 marzo al cinema.

Isabelle Huppert: Elle

giovedì 16 marzo 2017 - Marzia Gandolfi cinemanews

Isabelle Huppert: Elle È sempre difficile descrivere la performance di un'attrice, dire il perché e il come di una presenza. La forza di Isabelle Huppert è di donarsi completamente, in tutti i ruoli, scrupolosamente scelti, custodendo un enigma. Nelle sue interpretazioni c'è un fervore trattenuto, inquieto che la tiene a distanza. Ma è quel touche froide ad attirare irresistibilmente lo spettatore. Immobile, muta, quasi minerale, Isabelle Huppert è un'artista preziosa, magnetica che polarizza gli sguardi. Regina delle nevi o leggenda vivente, i cliché si sprecano ma la sua immagine resta intatta. Immagine di "grande attrice" che lei domina totalmente. Lei è onnipotente e onnipresente. Cinema, televisione, teatro, festival, cerimonie, è una riserva spettacolare, una campionessa del controllo pronta a prendersi tutti i rischi, un'attrice trapezista che ama rilanciare a ogni ruolo, tuffandosi nel vuoto. Bionda, rossa, dea, star, amante, strega, intellettuale, madre, puttana, Isabelle Huppert ha incarnato tutte le maniere dell'attrice e della donna. Plurale e unica: una donna e tutte le donne, sullo schermo o sulle tavole del palcoscenico. L'attrice più prolifica del cinema francese, a ventotto anni aveva già grandi ruoli alle spalle (Violette Noziére, Loulou, Si salvi chi può (la vita)). Chabrol, Pialat, Godard sono solo alcuni degli autori sedotti dal suo erotismo diafano che rievoca le giovani donne (semi)nude ed enigmatiche di Balthus. Figura maggiore dello schermo (da Cimino a Godard, da Chabrol a Haneke) e del palcoscenico (da Wilson a Warlikowski), la Huppert ha offerto un corpo all'alienazione, sovente glaciale, folle o criminale, sempre trasgressivo, ma in pieno centro, in piena luce. Rappresentare la follia al lavoro è il compito che le viene affidato all'alba della carriera con La merlettaia di Claude Goretta. Comincia lì il lento cammino dalla nevrosi alla psicosi, dalla vita sociale all'istituto psichiatrico di alcuni dei suoi personaggi. Certificare tutti gli stati della disfunzione psichica diventa uno degli assi forti della sua carriera. Con Chabrol la follia si fa più equivoca, maligna, sollecita, sfumando nelle regole del gioco sociale (Violette Nozière, Il buio nella mente, Grazie per la cioccolata), con Werner Schroeter si adorna di orpelli lirici (Malina, Deux), con Krzysztof Warlikowski si rende spazialmente tangibile sulla scena che diventa una vera e propria architettura della psicosi (Un tramway). Impossibile capire se Elle è veramente folle o solamente lucida, Chabrol ha confuso per sempre il confine tra l'una e l'altra.

Dopo aspre vicissitudini distributive, esce nelle sale il film con Isabelle Huppert presentato a Roma nel 2007.

L'amore nascosto: le ombre della maternità

venerdì 5 giugno 2009 - Edoardo Becattini cinemanews

L'amore nascosto: le ombre della maternità La maternità come trauma, come origine di un rapporto conflittuale e di una patologia che può tramandarsi di generazione in generazione. L'amore nascosto affronta in modo diretto proprio questo tabù: l'idea appunto che l'amore materno possa restare "nascosto", celato da un desiderio di autodistruzione, e che il "miracolo della nascita" possa anche convivere con delle ombre che non hanno niente di idilliaco. Raccontare un dramma psicologico di tale profondità significa principalmente fare forza su una regia sobria e soprattutto su attori pronti a scavare fino in fondo al buio della propria personalità, e la vera forza del film del regista italiano Alessandro Capone sta infatti nell'avere come protagonista un'attrice come Isabelle Huppert. Medea per eccellenza del cinema europeo e non solo, la Huppert trova nel personaggio di Danielle, madre costantemente sull'orlo del suicidio per non riuscire ad amare la figlia che non avrebbe voluto, quelle pulsioni autodistruttive e selvagge che sono ciò che la rendono una delle interpreti più coraggiose e straordinarie di sempre e che le hanno permesso di proseguire una volta di più nella sua personale indagine sulle pulsioni più irrazionali dell'animo umano.
E che le sono valse anche il Nastro d'Argento Europeo consegnatole in occasione dell'incontro animato a Palazzo Farnese a Roma per la presentazione del film.

Presentato a Cannes 2008 nella Semaine de la Critique, Home è una "horrorcommedy" a due passi dall'autostrada.

Home: Gruppo di famiglia in un interno esterno

venerdì 16 gennaio 2009 - Marzia Gandolfi cinemanews

Home: Gruppo di famiglia in un interno esterno Attrice feticcio del "suo" Chabrol e attrice prediletta di grandi registi internazionali, dal polacco Wajda all'americano Cimino, dal tedesco Schroeter all'austriaco Haneke, Isabelle Huppert è l'interprete ideale dei personaggi femminili più travagliati, oscuri, maledetti e nevrotici. A due passi dall'autostrada e da una crisi di nervi, l'attrice francese è la protagonista di una "horror-commedy" a gestione familiare. Avviato come una commedia leggera, Home è la "favola" di una famiglia felice minacciata dal ripristino di un'autostrada e da una minaccia interna che si incarna in una figura classica di film dell'orrore. L'autostrada diventa allora la proiezione esterna e rumorosa delle colpe e delle nevrosi della famiglia protagonista, colpe e nevrosi che tornano come zombie, riemergendo dal terreno del rimosso per incarnarsi nel corpo del silenzio e dell'isolamento. A Roma per presentare il loro film, Isabelle Huppert e Ursula Meier ci raccontano il caos generato da un'autostrada e il ristabilirsi di un ordine (familiare).

Le cose che verranno - l'Avenir

* * * - -
(mymonetro: 3,20)
Un film di Mia Hansen-Løve. Con Isabelle Huppert, André Marcon, Roman Kolinka, Edith Scob, Sarah Lepicard.
continua»

Genere Drammatico, - Francia 2016. Uscita 20/04/2017.

Elle

* * * - -
(mymonetro: 3,17)
Un film di Paul Verhoeven (I). Con Isabelle Huppert, Laurent Lafitte, Anne Consigny, Charles Berling, Virginie Efira.
continua»

Genere Drammatico, - Francia 2016. Uscita 23/03/2017. 14

I cancelli del cielo

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,94)
Un film di Michael Cimino. Con Christopher Walken, Isabelle Huppert, Kris Kristofferson, Terry O'Quinn, Jeff Bridges.
continua»

Genere Western, - USA 1980. Uscita 25/08/2016.

Segreti di famiglia

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,64)
Un film di Joachim Trier. Con Isabelle Huppert, Gabriel Byrne, Jesse Eisenberg, Devin Druid, Amy Ryan.
continua»

Genere Drammatico, - Norvegia, Francia, Danimarca, USA 2015. Uscita 23/06/2016.

Il condominio dei cuori infranti

* * * - -
(mymonetro: 3,35)
Un film di Samuel Benchetrit. Con Isabelle Huppert, Gustave Kervern, Valeria Bruni Tedeschi, Tassadit Mandi, Jules Benchetrit.
continua»

Genere Commedia drammatica, - Francia, Gran Bretagna 2015. Uscita 24/03/2016.
Filmografia di Isabelle Huppert »

domenica 13 agosto 2017 - Il premio speciale della giuria è andato a As Boas Maneiras. Isabelle Huppert miglior attrice. Nessun riconoscimento per l'Italia.

70 Locarno Festival, Pardo d'oro al cinese Mrs. Fang

a cura della redazione cinemanews

70 Locarno Festival, Pardo d'oro al cinese Mrs. Fang Il cinese Wang Bing con Mrs. Fang, crudo docu-film sugli ultimi giorni di vita di una contadina malata di Alzheimer, ha vinto il Pardo d'oro al 70 Locarno Festival. Sempre nel concorso internazionale il Premio speciale della giuria è andato a As Boas Maneiras di Juliana Rojas e Marco Dutra e il Pardo per la miglior regia a F.J. Ossang per 9 Doigts. Per quanto riguarda gli interpreti, il Pardo per la miglior interpretazione femminile è stato consegnato a Isabelle Huppert per Madame Hyde e il Pardo per la miglior interpretazione maschile a Elliott Crosset Hove per Vinterbrødre. Nessun riconoscimento per l'Italia.

giovedì 13 luglio 2017 - La 70esima edizione incrementa l'innovazione. A rappresentare l'Italia, tra gli altri, Marco Tullio Giordana, Francesca Comencini, Marco Bellocchio.

70 Locarno Festival, la sperimentazione continua

Emanuele Sacchi cinemanews

70 Locarno Festival, la sperimentazione continua "Chi può permettersi oggi di fare il critico?". Una domanda provocatoria, nello stile a cui il carismatico presidente del Festival del Film Locarno, Marco Solari, ci ha ormai abituato. "Locarno non può certo diventare un festival senza giovani...". Una preoccupazione condivisa e condivisibile: l'animo audace e intraprendente che caratterizza la kermesse elvetica deve rimanere immutato e dimostrarsi più forte di ogni crisi. E a giudicare dal programma e dalle iniziative collaterali presentate, questa 70.ma edizione ha tutta l'aria di confermare, anzi di incrementare le caratteristiche di innovazione e sperimentazione.
Un cambiamento tangibile: tre sale sono infatti nuove e una di queste, il Gran Rex, è il risultato della ristrutturazione dell'antico Ex Rex, luogo-simbolo che ha ospitato le indimenticabili retrospettive locarnesi. Ulteriore innovazione quella dei Locarno Talks, incontri su argomenti trasversali, ai limiti dell'off topic, ma stimolanti e di interesse extra-cinematografico. Il tema di questo primo lotto di incontri sarà la casa, nelle sue molteplici declinazioni: a sviscerarlo saranno ospiti di provenienza eterogenea, come il magistrato svizzero Carla Del Ponte, l'architetto del Burkina Faso Diébédo Francis Kéré, o la strana coppia formata dalla musicista ultra-trasgressiva Peaches e da un astrofisico.
Il programma pesca tra i nomi più stimolanti del cinema sperimentale e del documentario, tra autori dallo stile personale e nomi nuovi, ancora ignoti ai non addetti ai lavori. Italia e Francia sono grandi protagoniste. A rappresentarci Marco Tullio Giordana e Francesca Comencini nella selezione di Piazza Grande, mentre in Concorso ci sarà Gli asteroidi di Germano Maccioni. Giovanni Columbu - autore del bellissimo e poco noto Su Re - arricchisce la sezione Signs of Life con il suo Surbiles e Marco Bellocchio porta un cortometraggio inedito sulla sua Bobbio. La Francia, dal canto suo, vanta ospiti come Mathieu Amalric, Mathieu Kassovitz, Vanessa Paradis e Isabelle Huppert.
Oggetto della retrospettiva sarà Jacques Tourneur, con la possibilità di godere su grande schermo delle emozioni immortali di Ho camminato con uno zombi o di un noir magnetico come Le catene della colpa. Il noir si insinua anche in Concorso, con l'atteso Gemini, in una L.A. ellroyana, che vede nel cast la star nascente Zoe Kravitz. Ben quattro i film statunitensi in concorso: tra questi Lucky, con Harry Dean Stanton e David Lynch, per una volta in veste di attore. Difficilmente l'autore di Twin Peaks sarà a Locarno, mentre sulla presenza di Stanton scherza il direttore artistico Carlo Chatrian: "Per averlo da noi bisogna trovare un aereo che gli permetta di fumare".
Una delle sorprese più preziose di questa edizione è il ritrovamento di un film postumo, considerato perduto, di Raúl Ruiz. Un'opera iniziata nel 1990, restaurata e completata oggi dalla compagna Victoria Sarmiento: un racconto sul Cile devastato dalla dittatura di Pinochet, in forma di telenovela. Coraggiosa la decisione di inserire il film in Concorso e invitare la giuria presieduta da Olivier Assayas a considerarlo alla stregua degli altri titoli. Infine un omaggio a Jean-Marie Straub e al suo cinema intransigente, ostico, oggi riscoperto dalle nuove generazioni come precursore del digitale, e progetti curiosi che riguardano Iggy Pop e Zinedine Zidane. Ma, come al solito, le autentiche scoperte avverranno in sala, mettendosi continuamente alla prova con le selezioni del settantenne Festival locarnese.

   

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