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Il tempo dei lupi
Un film di Michael Haneke.
Con Isabelle Huppert, Béatrice Dalle, Patrice Chereau, Rona Hartner, Lucas Biscombe, Maurice Bénichou.
continua»
Titolo originale Le temps du loup.
Drammatico,
durata 110 min.
- Francia, Austria, Germania 2003.
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![]() La vicenda di una famiglia diventa una tragedia collettiva
Giancarlo Zappoli
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In un tempo abbastanza vicino a quello presente una famiglia che ha lasciato la città a causa delle forti tensioni sociali prende possesso della casa di campagna. O, meglio, vorrebbe poterlo fare perché la trova già occupata e chi la occupa uccide il proprietario. La moglie, rimasta sola con i due giovani figli, prende a vagare per la campagna. Ha così inizio un'odissea ambientata in una no man's land in cui non filtra quasi mai la luce del sole. Haneke ha realizzato questa volta un film molto rigoroso che chiede allo spettatore un'attenzione che non molti sono disposti a concedere. |
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di Lietta Tornabuoni La Stampa
Post-catastrofico e neo-barbarico, «Il tempo dei lupi» di Michael Haneke, austriaco, 62 anni, già autore di Funny Games e de La pianista, è un film strano, squilibrato: bellissimo all'inizio, più forte ed efficace di ogni opera del genere, poi si sfalda, si perde quando da dramma famigliare diventa tragedia collettiva. Una piccola famiglia (padre, madre, figlia, figlio) arriva in automobile nella propria casa di vacanze. Entra, e si trova espropriata, spossessata: le stanze sono occupate da un'altra famiglia sconosciuta, ferina, forse di slavi o zingari. » |
L'inquietante apocalisse della «profuga» Huppert
di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
A mio avviso, smentendo il detto «non c’è due senza tre», quando Michael Haneke si farà vivo per offrirle un altro film, Isabelle Huppert farebbe meglio a trovare una scusa. È vero che il regista le ha fatto vincere la palma a Cannes e altri premi con La pianista (2001), ma a quale prezzo? Un sinistro ruolo di mantide sessuale, con situazioni a dir poco degradanti. E per Il tempo dei lupi il prezzo pagato dall’attrice è stato ancora più oneroso: interminabili nottate in un ambiente campagnolo poco accogliente, botte di freddo e marce per il fango, disagi e tristezze. » |
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di Dario Zonta L'Unità
È della settimana scorsa un film americano (The day after tomorrow) di magniloquente catastrofismo e di sagace intelligenza sui temi dell’ecoambientalismo e sue conseguenze globali. Un film di intrattenimento che, tra un effetto speciale e l’altro, fa riflettere sui temi massimalisti del destino dell’uomo e della sua specie. È di oggi, invece, la risposta europea e d’autore a quel catastrofismo americano: Il tempo dei lupi dell’austriaco Michael Haneke. Film durissimo e impietoso che immagina il comportamento di un gruppo di esseri umani costretto alla sopravvivenza da un innominato e non spiegato cataclisma. » |
di Luigi Paini Il Sole-24 Ore
Un laboratorio chiamato cinema. Il regista che osserva, annota, giudica; gli attori che si sottomettono a una sfida gravosa, una discesa agli inferi in cui la posta in gioco è la scoperta di se stessi, dei lati più oscuri di se stessi. Cinema per pensare, che non concede nulla al divertimento, alla distrazione, alla voglia di voltare gli occhi. È il cinema di Michael Haneke, inflessibile indagatore dei recessi più cupi della nostra psiche. Singolare e collettiva. Nel precedente La pianista aveva condotto ai limiti del sadismo la vivisezione di un’anima malata, di un io femminile che solo nella degradazione estrema trovava una contorta e perversa consapevolezza di sé. » |
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