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giovedì 22 giugno 2017

Olivier Gourmet

Il feticcio dei Dardenne

53 anni, 22 Luglio 1963 (Cancro), Namur (Belgio)
occhiello
"Se tu mi conoscessi veramente, non mi ameresti."
dal film Il ministro - L'esercizio dello Stato (2011) Olivier Gourmet è Bertrand Saint Jean
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Olivier Gourmet
Cesar 2014
Nomination miglior attore non protagonista per il film Grand Central di Rebecca Zlotowski

Cesar 2012
Nomination miglior attore per il film Il ministro - L'esercizio dello Stato di Pierre Schoeller

Festival di Cannes 2002
Premio miglior attore per il film Il figlio di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne



Quello che so di lei

* * * - -
(mymonetro: 3,15)
Un film di Martin Provost. Con Catherine Frot, Catherine Deneuve, Olivier Gourmet, Quentin Dolmaire, Mylène Demongeot.
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Genere Drammatico, - Francia 2017. Uscita 01/06/2017.

La ragazza senza nome

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,97)
Un film di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne. Con Adele Haenel, Jérémie Renier, Olivier Gourmet, Fabrizio Rongione, Thomas Doret.
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Genere Drammatico, - Belgio 2016. Uscita 27/10/2016.

Il sogno di Francesco

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,49)
Un film di Renaud Fely, Arnaud Louvet. Con Elio Germano, Jérémie Renier, Yannick Renier, Eric Caravaca, Marcello Mazzarella.
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Genere Biografico, - Francia, Belgio, Italia 2016. Uscita 06/10/2016.

Mister Chocolat

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,94)
Un film di Roschdy Zem. Con Omar Sy, James Thierree, Clotilde Hesme, Olivier Gourmet, Frédéric Pierrot.
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Genere Drammatico, - Francia 2015. Uscita 07/04/2016.

Violette

* * * - -
(mymonetro: 3,22)
Un film di Martin Provost. Con Emmanuelle Devos, Sandrine Kiberlain, Olivier Gourmet, Catherine Hiegel, Jacques Bonnaffé.
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Genere Commedia, - Francia, Belgio 2013. Uscita 25/06/2015.
Filmografia di Olivier Gourmet »

lunedì 29 maggio 2017 - Il regista e sceneggiatore francese racconta il suo ultimo film con Catherine Deneuve e Catherine Frot. Presentato alla 67esima Berlinale e dal 1° giugno al cinema.

Martin Provost: «Quello che so di lei? Un film che mi somiglia»

Olivia Fanfani cinemanews

Martin Provost: «Quello che so di lei? Un film che mi somiglia» Claire è un'ostetrica appassionata, ama la sua professione e il piccolo ospedale in cui lavora. Per lei far nascere bambini è più di un mestiere, è una missione. Proprio quando le annunciano la chiusura del reparto maternità dove è impegnata da più di vent'anni, si affaccia nella sua vita una vecchia fiamma del padre, Béatrice. Testarda, autentica e profondamente incosciente, la donna piomba come un fulmine a ciel sereno nella vita estremamente lineare della dottoressa, in un crescendo di scontri e richiami ai contrasti passati - è colei per cui il padre di Claire aveva abbandonato la famiglia. La leggerezza di Béatrice, intenta a fagocitare la vita senza rimorsi, è dichiarata opposizione alla misuratezza di Claire: nel gioco d'azzardo, nella gioia dei peccati di gola, della carne rossa e dell'onnipresente sigaretta.  In aggiunta alle preoccupazioni dell'ostetrica per un figlio deciso a rivoluzionarsi la vita, lo stravolgimento tra le corsie asettiche di un grande ospedale (la dimensione umana sostituita dai grandi numeri), Béatrice è scontro salvifico necessario a prendere tutto meno sul serio, un elogio all'edonismo e alla sensualità ironica di chi svicola le consuetudini. Laddove è lei la fugitive proustiana come antitesi e contrapposizione de la prisonnière (qui delle convenzioni), svela la dolorosa condizione - e l'acutezza - dell'esilio volontario. 

Da Virgilio a Joyce, dall'Odissea alla Commedia dantesca, da Baudelaire a Proust. La letteratura è piena di evasioni fisiche o mentali, di fughe e intimi pellegrinaggi, di forme in movimento piene di una sofferenza inaspettata, impregnate di precetti universali, e spinte al cambiamento per cui è necessario sottrarsi, evitando di lasciarsi coinvolgere, di diventare complici. La rivoluzionaria Béatrice, privando la fuga della sua valenza negativa, ne sottolinea la dignità, nelle distanze ostinate, come soluzione alle ricadute. La sfrontatezza si fonde con la caparbietà nel ritratto irrazionale del legame tra vita e morte, in un crocevia che è evoluzione intima del perdono. 

C'è di tutto nel film di Provost, la commozione e la risata, uno sguardo malinconico al cambiamento, il richiamo ruvido dei tempi andati, quello dei rapporti onesti, umani. C'è la vita stessa e la sua negazione nella relazione di Claire con il camionista Paul, nella malattia di Béatrice, tornata dopo una vita in fuga dai legami. L'approdo al cospetto del suo opposto rigoroso, il suo conto in sospeso, la sua - pur sempre imprescindibile - complicità. 

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