Il figlio

Film 2002 | Drammatico +16 103 min.

Titolo originaleLe fils
Anno2002
GenereDrammatico
ProduzioneBelgio, Francia
Durata103 minuti
Regia diLuc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne
AttoriOlivier Gourmet, Morgan Marinne, Isabella Soupart .
TagDa vedere 2002
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 3,42 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne. Un film Da vedere 2002 con Olivier Gourmet, Morgan Marinne, Isabella Soupart. Titolo originale: Le fils. Genere Drammatico - Belgio, Francia, 2002, durata 103 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,42 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Un film che narra la storia di Olivier, un maestro falegname, che addestra alla professione giovani disadattati di in programma di riabilitazione Il film è stato premiato al Festival di Cannes,

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Consigliato sì!
3,42/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,63
CONSIGLIATO SÌ

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Opera intensa e drammatica girata con una macchina a mano.
Recensione di Giancarlo Zappoli
Recensione di Giancarlo Zappoli

Olivier è un falegname che insegna in una scuola di avviamento alle professioni. Da quando suo figlio è stato ucciso da un undicenne e sua moglie lo ha lasciato l'uomo si dedica totalmente al lavoro. Un giorno arriva nella scuola Francis, l'assassino del figlio, scarcerato dopo alcuni anni di detenzione e ora immesso in un percorso di recupero. Olivier, dopo qualche incertezza, chiede di averlo nella sua classe. Lui sa bene chi è mentre il ragazzo ignora di essere di fronte al padre della propria vittima.
Ancora una volta i Dardenne decidono di utilizzare la tecnica del pedinamento che in questa occasione assume il valore simbolico di una ricerca. Olivier, anche se ancora lacerato da un desiderio di vendetta, di fatto sta cercando quel figlio che non ha più proprio in chi glielo ha sottratto e Francis in fondo ha bisogno di un padre. Potrebbe sembrare innaturale e troppo 'cinematografica' la decisione di Olivier di rinunciare a vendicarsi di chi gli ha devastato la vita. Ma i Dardenne ne sono consapevoli e costruiscono (e seguono) il tormento dell'uomo senza forzature. Non è un caso che ci sia un dialogo con la ex moglie (ora incinta di un altro) che gli chiede che senso abbia comportarsi così nei confronti dell'omicida del figlio. La risposta di Olivier non è immediata proprio perché si sta ancora sviluppando un percorso.
La forza del cinema dei due registi belgi sta proprio in questo: nel non offrire mai soluzioni facili e che non provengano dallo sviluppo di un pensiero che finisce col farsi azione. Si osservi con attenzione la sequenza in cui Olivier entra nell'abitazione di Francis di nascosto e si sdraia sul suo letto e ci si chieda quale intenzione nasconda. Si vedrà che quell'intenzione sta al centro di tutto il cinema dei Dardenne: cercare di comprendere (che non significa affatto semplicisticamente 'giustificare') l'altro. La confidenza tra i due si sviluppa per quasi impercettibili passi in avanti dove non c'è qualcuno che vuole educare anche perché l'altro non vuole essere educato.
C'è piuttosto una convergenza sulla messa a disposizione di competenza e passione che finisce con il trasmettersi dall'uno all'altro divenendo poi fisicità in cui può riemergere l'odio ma finisce con il prevalere una possibilità: quella che i Dardenne non negano mai ai loro personaggi senza per questo adagiarsi su facili happy end.

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Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Proprietario di una falegnameria che funziona come centro di formazione professionale, il gentile e laborioso Olivier (Gourmet) accoglie tra i suoi allievi il sedicenne Francis (Marinne), reduce da cinque anni di riformatorio che, dopo averlo conosciuto, gli chiede di diventare suo tutore, non sapendo che è il padre del ragazzino da lui ucciso cinque anni prima. L'intreccio del 3° film dei fratelli Dardenne "è il personaggio, opaco, enigmatico. Forse è l'attore stesso" (Gourmet fu premiato a Cannes 2002). Braccato dalla cinepresa (una recente A-Minima) che gli sta incollata addosso, spesso alle spalle, Olivier è il raro caso di un personaggio inseparabile dalla suspense angosciosa che imbeve lo spettatore, costretto moralmente a immedesimarsi con lui anche nella prima ora abbondante in cui ignora la natura del suo rapporto con il ragazzo. I Dardenne "continuano a togliere, ad asciugare trama, dialoghi e décor. E più tolgono, più il risultato è potente" (F. Tassi). Cinema lucido, concreto - "La verità è concreta" (B. Brecht) - preciso nei particolari, fatto di sguardi, con un uso della cinepresa a spalla che raramente è stato così fluido, funzionale, espressivo. Si chiama Il figlio . Poteva chiamarsi Il padre . Fotografia: Alain Marcoen. Senza musica.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 6 marzo 2013
Pietro Viola

Film ostico, impegnativo, minimale, fatto di rumori e fisicità in movimento, in cui la vita vissuta è il fare, è l'agire, il produrre, il condividere, ben lontana da ogni speculazione. Film splendido. Un uomo cui è stato ucciso il figlio da un ragazzino undicenne durante un banalissimo furto di un'autoradio si ritrova 5 anni dopo l'assassino nel suo laboratorio [...] Vai alla recensione »

martedì 10 maggio 2016
Guidobaldo Maria Riccardelli

Magnifica pellicola splendidamente essenziale, ennesimo pezzo di bravura dei fratelli Dardenne. Dal soggetto interessante, disvela i suoi cardini con lentezza, invita esplicitamente all'ipotizzare, riversando le risposte con inaudita violenza, improvvise come fendenti alle spalle, dolorose al pari degli eventi tragici di cui tratta. I rumori di fondo, il baccano degli attrezzi da lavoro, si insinuano [...] Vai alla recensione »

venerdì 20 febbraio 2015
Conte di Bismantova

A parte la macchina da presa "a spalla" che  mi fa venire il mal di testa (l'avesse usata solo a mirate dosi avrei messo cinque stelle), sono rimasto esterrefatto di fronte ad una pellicola così intensa e tagliente su un argomento così delicato e "forte".  Non è facile da parte dello spettatore calarsi nella parte, ogni sequenza è un impatto [...] Vai alla recensione »

martedì 18 novembre 2014
Filippo Catani

Olivier insegna falegnameria in una scuola di avviamento al lavoro. L'uomo è segnato da un tragico evento del passato; il figlio è stato assassinato da un ragazzino. Quando l'omicida si presenta in officina, per Olivier sarà il momento della verità. Olivier ha perso tutto e si è attaccato disperatamente al lavoro unica ancora di salvezza per non sprofondare. [...] Vai alla recensione »

martedì 14 gennaio 2014
Luca Scialo

Olivier ha una falegnameria che funge anche da centro di rieducazione sociale per ragazzi "difficili". Un giorno arriva Francis, ragazzino di 16 anni, già con un trascorso in carcere per furto e omicidio. Olivier non lo prende con sé e ha un motivo molto valido: il ragazzino uccise proprio suo figlio. Ma poi decide di imparargli il mestiere, sempre con la tentazione di vendicarsi [...] Vai alla recensione »

lunedì 25 gennaio 2010
Turkish

Quando si parla di film come quelli dei fratelli Dardenne si inciampa spesso su temi quali il cinema indipendente, politica del budget zero per la sceneggiatura,attori sconosciuti tematiche profonde nonostante l'apparente semplicità che sommate danno come risultato l'attacamento morboso che la pellicola vuole avere con la realtà.Realismo allo stato puro.

martedì 2 febbraio 2010
Turkish

Quando si parla di film come quelli dei fratelli Dardenne si inciampa spesso su temi quali il cinema indipendente, politica del budget zero per la sceneggiatura,attori sconosciuti e tematiche profonde (nonostante l'apparente semplicità), che sommate danno come risultato un attacamento morboso della pellicola con la realtà.Realismo allo stato puro.TS ( tempo della storia) e TR ( tempo del racconto [...] Vai alla recensione »

venerdì 5 giugno 2009
paride86

"Il figlio", a dispetto del titolo, racconta la storia di un padre tanto disperato quanto generoso. Olivier è il vero homo faber, sia nel lavoro che nei sentimenti. Non condivido lo stile volutamente essenziale dei fratelli Dardenne, che rende la pellicola simile ad un documentario: non mi stancherò mai di dire che secondo me il cinema è anche magia.

giovedì 23 aprile 2009
taniamarina

La convinzione che lui, l'uomo, sia un pedofilo e i bambini le vittime, è talmente forte che la visione del film incomincia a creare un'atmosfera disturbante. In verità è il contrario: lui, l'uomo, è la vittima; il bambino il carnefice. Nessun film potrà più, a mio avviso, regalare lirismo e protezione ai suoni brutali di una falegnameria, quasi a marcare il dolore chiassoso e sistematico di un padre [...] Vai alla recensione »

sabato 14 novembre 2009
Fulvia

Chiedo venia a chi ha attribuito 5 stelle a questo film. Personalmente l'ho trovato di una noia mortale. Mi ha stancata, ma parecchio! Le riprese continue in primissimo piano, francamente non l'ho capite, nè tanto meno l'uso perpetuo della telecamera a mano, che inquadrava il protagonista sempre dal collo. No, non mi è piaciuto affatto questo film.1 stella, non di più

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Nepoti
La Repubblica

È rarissimo incontrare un film che riunisca, come Il figlio, temi di una densità che sfiora la metafisica con un senso così preciso, così fisico, della concretezza delle cose e dei corpi. Il soggetto, degno di Dostoevskij (il delitto, il castigo, il perdono), è incentrato sul rapporto tra il padre di un bambino morto e il ragazzo che lo ha ucciso. Olivier forma apprendisti carpentieri in un centro [...] Vai alla recensione »

Dario Zonta
L'Unità

Luc e Jean-Pierre Dardenne sono il cinema ma europeo alla massima espressione serietà e rigore e fondamento. La finzione, con loro, non è mai stata così vera, il cinema, con loro, non è mai stato, da dieci anni a questa parte, così profondamente legato all'etica dello sguardo e al rigore del dramma. Il figlio, l'ultima prova dei registi belgi dopo La promessa e Rosetta, ruota intorno a un doppio pedinamento [...] Vai alla recensione »

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

È un occhio disorientato, quello che si apre sul film di Jean-Pierre e Luc Dardenne. Fin dalle prime inquadrature, la macchina da presa sta addosso a Olivier (Olivier Gourmet), come se arrivasse a toccarlo. Spesso lo inquadra di schiena, rincorrendolo nella falegnameria dove, sollecito e brusco, segue il lavoro dei suoi ragazzi. Non lo riprende mai a figura intera, e neppure in primo piano.

Lietta Tornabuoni
La Stampa

I protagonisti de Il figlio, film molto bello, civilissimo, dei registi fratelli belgi Dardenne già autori di Rosetta, sono almeno due. Uno è Olivier Gourmet, premiato all´ultimo festival di Cannes come miglior attore. L´altro è la A-Minima, una nuova macchina da presa manovrata a mano della Aaton, che segue nel modo più ravvicinato e mobile l´inquietudine, gli affannati andirivieni di un falegname, [...] Vai alla recensione »

Mauro Gervasini
Film TV

In un istituto per il recupero dei ragazzini usciti dal riformatorio, l'educatore Olivier (Olivier Gourmet) accoglie con inquietudine un nuovo allievo. È Francis (Morgan Marinne), sedicenne pallido e assorto assegnato alla falegnameria. Olivier lo spia, stringe con lui un rapporto di vicinanza, poi parla alla ex moglie (Isabella Soupart) di questo complesso relazione, e tutto diventa drammaticamente [...] Vai alla recensione »

Silvio Danese
Quotidiano.net

Palma d'oro al miglior attore (Gourmet) a Cannes, è un'implacabile inchiesta comportamentale sul bisogno di vendetta, a partire dalla questione: che cosa fai se ti trovi ad accudire l'assassino di tuo figlio? Cultori del pedinamento sul dorso del personaggio (qualcuno ricorderà Rosetta), i fratelli Dardenne non mollano un istante il carpentiere Olivier quando scopre che il nuovo apprendista della scuola [...] Vai alla recensione »

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Qual è il segreto di Olivier? Perché il protagonista di Il figlio, di Luc e Jean-Pierre Dardenne, si comporta in modo così strano? Insegnante di falegnameria in un istituto riservato ai ragazzi usciti dal riformatorio, ha un modo di fare che davvero preoccupa: spia gli allievi, salta come un felino da un bancone all’altro, ha scatti di nervi a prima vista inspiegabili.

winner
miglior attore
Festival di Cannes
2002
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