Valeria Bruni TedeschiIl rigore di una libertà creativa45 anni, 16 Novembre 1964 (Scorpione), Torino (Italia) |
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![]() Non voglio fare la vittima, voglio fare il nemico.
dal film La seconda volta (1995)
Valeria Bruni Tedeschi è Lisa Venturi
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Tentare di ricostruire la vita di Valeria Bruni Tedeschi non è cosa facile. Il suo continuo peregrinare tra due terre come la Francia e l'Italia, così vicine geograficamente ma che sanno essere anche molto distanti culturalmente, è in qualche modo la rappresentazione concreta della sua libertà creativa. Doppia casa, una residenza mai fissa, l'attrice ha seguito un percorso originale e riconoscibile che rende unico il suo modo di fare cinema. Nata come attrice di teatro ha lavorato soprattutto nella settima arte, prestando la sua voce docile a personaggi tormentati e girando film asciutti, di poche parole, che sanno ridere delle debolezze degli uomini.
Cresciuta a Torino in una famiglia agiata (il padre è l'industriale Alberto Bruni Tedeschi e la madre è la pianista Marysa Borini), dopo aver concluso gli studi è costretta a trasferirsi a Parigi a causa del clima terroristico che si respirava nell'Italia degli anni Settanta. Con la paura di essere presi di mira dalle Brigate Rosse, i genitori preferiscono spostarsi in Francia, divenuta poi una vera e propria terra d'adozione. Mentre la sorella Carla comincia a farsi strada nel mondo della moda (diventando poi una delle top model più richieste al mondo, oltre che una cantautrice di successo), l'insegnamento del maestro Patrice Chéreau ai corsi di teatro della Ecole des Amandiers di Nanterre aiuta Valeria a formarsi nel campo della recitazione e a seguire la sua passione senza tentennamenti.
Sarà proprio Chéreau ad aprirle la porta del set cinematografico dirigendola in Hotel de France nel 1987. L'esordio è seguito da una piccola parte nel lungometraggio Storia di ragazzi e di ragazze (1989) di Pupi Avati, debutto ufficiale nel cinema italiano.
Dopo alcune interpretazioni in patria francese, l'attrice ritorna in Italia a lavorare con Giuseppe Piccioni in Condannato a nozze (1993), protagonista di una commedia drammatica che indaga nella doppia personalità di un uomo (il suo ruolo regge il confronto con i colleghi Sergio Rubini, Asia Argento e Margherita Buy). Dopo Le persone normali non hanno niente di eccezionale di Laurence Ferreira Barbosa (successo di critica e pubblico in Francia grazie al quale l'attrice vince il premio César come miglior giovane promessa femminile e il premio come migliore interprete femminile al festival di Locarno) e La regina Margot dell'affezionato regista Patrice Chéreau, la conferma arriva dall'Italia con La seconda volta (1996) di Mimmo Calopresti. L'intensità con la quale interpreta il tormento interiore dell'ex-terrorista Lisa Venturini, sconvolta dall'incontro con il professore (Nanni Moretti) che aveva tentato di uccidere, la premia con il David di Donatello, facendola entrare di diritto nell'albo delle migliori attrici italiane in circolazione.
Da questo momento in poi la sua carriera comincia a maturare; divisa tra l'amore per l'Italia e quello per la Francia, l'attrice non preferisce un paese all'altro ed evita accuratamente la scelta, ricercando stimoli da entrambe le culture. Accoglie con entusiasmo le proposte che vengono da registi francesi in crescita come Claire Denis che la chiama per Nénette e Boni (1996), storia di due fratelli disorientati dalle difficoltà della vita in una Marsiglia vivace e piena di colori. Due anni dopo è di nuovo Chéreau a dirigerla nel drammatico Ceux qui m'aiment prendront le train a fianco di Jean-Louis Trintignant e la richiama anche Calopresti per ritrarla nel racconto di formazione di una donna timida, intimorita dal contatto fisico ed intellettuale con gli uomini ma che in qualche modo riesce a trovare il modo di sorridere e di amare. Il film (che le fa vincere il secondo David di Donatello) porta come titolo il verso di una poesia di Marguerite Duras, La parola amore esiste, indirettamente titolo di un capitolo della sua vita privata; è infatti in questo periodo che nasce la storia d'amore con Calopresti, compagno dell'attrice per molti anni.
Alla fine degli anni Novanta è ancora nei panni di una donna in crisi nell'intrigo Il colore della menzogna di Claude Chabrol e nello stesso anno è il maestro Marco Bellocchio a chiamarla per il film La balia, storia ispirata ad una novella di Pirandello, sostenuta magistralmente dalla recitazione della Bruni Tedeschi, qui madre nevrotica incapace di trasmettere amore al figlio appena nato, e di Maya Sansa, la balia contadina che allatta il piccolo con sincero affetto. L'attrice supera la prova del film in costume e, malgrado il temperamento schivo si presti facilmente a incarnare donne fragili e tormentate, la capacità di cogliere sfumature e toni diversi in personaggi più duri la rende un'attrice versatile, capace di mettersi in discussione.
Dopo il francese Rien à faire (1999) di Marion Vernoux e L'inverno (2002) di Nina Di Majo, è la volta di altri due film importanti, anche se non del tutto riusciti: è nel didascalico La felicità non costa niente di Calopresti (regista, sceneggiatore e interprete) e nel giallo Voci di Franco Giraldi, tratto dal romanzo di Dacia Maraini.
Trasforma radicalmente il registro drammatico al quale ha abituato il pubblico quando interpreta la commedia Ah! Se fossi ricco, in cui è la moglie traditrice di un inetto che improvvisamente vince un sacco di soldi al lotto ma tiene tutto il denaro per sé.
Nel 2003 la seconda svolta: l'attrice passa dall'altra parte della macchina da presa per girare È più facile per un cammello… (premio Louis-Delluc come migliore opera prima), autoironica riflessione sulla condizione di una ragazza che vive con il senso di colpa per essere troppo ricca. Gli elementi autobiografici, e quindi realistici, della pellicola si alternano a momenti di pura finzione come gli inserti surreali dei cartoni animati, rappresentazione grafica dei pensieri intimi della protagonista.
Musa ispiratrice dell'italiano Calopresti, l'attrice incanta anche un altro grande regista, questa volta francese, il giovane François Ozon. Scene rubate alla vita di una coppia, dal primo incontro al divorzio, viste e vissute a ritroso come in un thriller in Cinqueperdue – Frammenti di vita amorosa (2004) e stessa struttura al contrario per riflettere sull'incidenza di una malattia grave ne Il tempo che resta (2005). Entrambe ottime prove d'attrice, soprattutto con il primo film per il quale ha anche dovuto fare delle diete ingrassanti per adattare il fisico alle diverse età del personaggio.
Con la commedia musicale Crustacés et Coquillage (2005) diretta da Olivier Ducastel, l'attrice abbandona nuovamente i panni della donna nevrotica e chiusa in se stessa per poi riprendere in mano la gentilezza e il tono di voce basso nel collettivo Tickets (2005), protagonista, assieme a Carlo Delle Piane, dell'episodio firmato da Ermanno Olmi. Si apre al mondo del cinema internazionale con piccoli ruoli in Munich (2005) di Steven Spielberg e nel sentimentale Un'ottima annata di Ridley Scott, e nel frattempo pensa a scrivere una nuova sceneggiatura. Nel 2007 è regista di Actrices – Le rêve de la nuit d'avant (premio speciale nella sezione "Un certain regard" a Cannes), film ambientato nella vita di un'attrice di teatro, insoddisfatta di se stessa ma piena di sogni nascosti che piano piano usciranno allo scoperto. Nello stesso anno l'amicizia con Calopresti, ormai suo ex compagno, la porta a lavorare assieme in L'abbuffata, commedia intensa che delinea un ritratto disilluso sulla televisione italiana, supportato da attori di rilievo come Diego Abatantuono, Donatella Finocchiaro, Paolo Briguglia e Gérard Depardieu.
Uno sguardo sul mondo che rimane sospeso, votato alla ricerca della dignità dell'esistenza che Valeria Bruni Tedeschi propone al pubblico soprattutto in due modi: con rigore formale quando è dietro alla macchina da presa e con la propria fisicità quando è attrice, senza strafare, senza alzare la voce ma parlando della vita con umiltà ed eleganza.
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