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![]() Era davvero questa la vita che volevi?
dal film Il dolce e l'amaro (2007)
Donatella Finocchiaro è Ada
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Suo padre voleva per lei un futuro da avvocato, ma lei ha preferito gli isterismi del teatro. Scintillante anche quando ha un linguaggio sboccato, perfetta quando è confusa ed è disposta a vendere persino l'anima per un amore che tanto non tornerà mai più. Donatella Finocchiaro è un'autentica attrice che riesce a dare sempre il meglio di sé, anche nelle più scalcagnate commedie tragicomiche e si deve mettere in gioco nei panni di un personaggio stralunato. Il cinema e il teatro hanno cementato la sua bravura e l'hanno resa invincibile, il pubblico l'ha semplicemente accolta a braccia aperte anche quando vestiva i panni a pois di una "donna di mafia" che, con unghie smaltate di rosso, capelli sempre perfetti e catenine al collo, smerciava droga per i grandi boss. Con una commessa così, chi non sarebbe voluto entrare nel suo negozio di scarpe?
Il teatro
Inizia a fare teatro quando ancora frequentava la facoltà di Giurisprudenza, ma gli studi la annoiavano. Una volta laureata, grazie al padre, riesce a entrare in uno studio legale, ma a un certo punto della sua vita, si accorge che quello che per gli altri era solo un hobby, per lei era passione. Così lascia il lavoro e comincia a lavorare seriamente sul palcoscenico, dove conoscerà il suo futuro marito, un attore come lei.
Il debutto teatrale avviene nel 1996 con "La principessa Maleine" di Maeterlinck, quello cinematografico avviene tardivo, nel 2002, quando notata da Roberta Torre viene scelta come protagonista di Angela. La storia è quella di una apparente proprietaria di un negozio di scarpe che insieme al marito gestisce i soliti giri mafiosi; purtroppo, a destabilizzare la situazione, arriva un bellissimo guappo, per il quale Angela perde la testa. Con un ruolo del genere, paragonata dalla stampa ad Anna Magnani, la candidatura ai David di Donatello come miglior attrice protagonista è scontata. Ma non vince.
Versatile ed efficace
Nel 2004, viene diretta da Davide Ferrario in un ruolo secondario della commedia-gialla-rosa Se devo essere sincera, poi nel 2006 affianca il regista Emir Kusturica nel film Viaggio segreto (2006). Lo stesso anno è scelta come sposa da Marco Bellocchio per il suo Il regista di matrimoni (2006), mentre l'anno seguente è nel film di Maurizio Zaccaro O'Professore (2007) e ne L'abbuffata (2007) accanto a Gérard Depardieu.
Ultimi lavori
Dopo la fiction Tv Aldo Moro - Il presidente (2008) viene nominata per Nastro d'Argento e David di Donatello come migliore attrice per la performance in Galantuomini (2008) di Edoardo Winspeare. Continua ad alti livelli in Baarìa (2009) e nel mediometraggio Prove per una tragedia siciliana (2009) di John Turturro; il 2011 è anno di consacrazione, con ben cinque pellicole: I baci mai dati, Sorelle Mai di Bellocchio, Manuale d'amore 3, Senza arte né parte, di Giovanni Albanese e Terraferma, di Emanuele Crialese. L'anno successivo l'attrice è diretta dall'esordiente Emiliano Corapi nel film Sulla strada di casa, thriller attraverso il quale si narra la storia di uomo che cerca di realizzare un sogno irraggiungibile, sopravvivendo ad una crudele realtà.
E sicuramente questa Big Miss Sicily avrà ancora molte altre sorprese da regalarci!
David di Donatello 2012
Nastri d'Argento 2012
Nastri d'Argento 2011
David di Donatello 2009
Nastri d'Argento 2009
Roma Film Festival 2008
Terraferma, primo film italiano in concorso, oggi si è presentato al Lido con una conferenza affollata, attesa, puntuale ma inquinata da un leggero e palpabile nervosismo. Con un regista sul piede di guerra, Emanuele Crialese, ostinatamente deciso ad evitare il binomio "film e immigrazione", un produttore, Riccardo Tozzi, unico a tenere lucidamente il timone della situazione, e una platea che, pur avendo applaudito il film in sala, non ha saputo nascondere qualche piccola perplessità sulla (eccessiva?) correttezza politica del soggetto – che con il "problema" immigrazione, con buona pace di Crialese, ha davvero molto a che fare. La stampa straniera, all'angolo, non ha rivolto al regista nessuna domanda. Quasi muto anche il cast di attori, con la timida eccezione di Donatella Finocchiaro e Beppe Fiorello, che pure del progetto sono stati tra i più grandi sostenitori: «Crialese mi ha fatto un regalo – ha detto Fiorello più tardi, in un incontro più disteso a margine della conferenza stampa – mi ha ridato fiducia in me stesso scardinando la convenzione che vorrebbe gli attori televisivi legati per sempre al piccolo schermo. Come attore, per me è stata una seconda rinascita». Continua »
Jeans larghi, stivali senza tacco e giacca di pelle. Occhiali da sole, poco trucco. Fuori dal set e dalla scena, quando torna a Catania è così che Donatella Finocchiaro ama confondersi tra la gente, per le stradine del centro storico della città in cui è nata, disseminate di pub, caffè concerto e wine bar con i tavolini al sole, come quello in cui ci ha dato appuntamento e in cui è praticamente di casa.
In un quartiere che le è molto caro, lontano pochi chilometri dal quartiere-satellite di Librino, non-luogo simbolo della periferia italiana che fa da location al film I baci mai dati di Roberta Torre di cui Donatella è protagonista, distante anni luce nella vita dal personaggio che interpreta nel film: «Quello di Rita è un personaggio sopra le righe, molto diverso da me. Non solo fisicamente, così bionda ed esplosiva, ma anche come persona, così focalizzata sulla sua esteriorità. Interpretarla è stato molto divertente. Rita è una donna che gioca con le sue curve e i suoi riccioli e già la prova costume è stato uno shock, con quei corsetti stretti e i tacchi di dodici centimetri che ho dovuto portare per due mesi, mettendo in mostra una femminilità così vistosa. Per contrasto, ho notato che oggi noi donne, in nome della comodità, abbiamo un po’ messo da parte la nostra femminilità. Quella sofisticata delle donne di un tempo, che mi fa pensare alla Loren o alla Garbo, ma anche alle casalinghe di una volta come era mia madre. Niente a che vedere con Rita, che è proprio l’eccesso della femminilità, come quella che sfoggiano molte donne di oggi».
Un corto, un film, una serie tv per Beppe Fiorello. La sfida di un esordio come produttore cinematografico, e quella di raccontare – per il grande pubblico televisivo – il dramma dei padri separati. Infine, il ritorno al cinema, con il film di Emanuele Crialese Terraferma.
Fiorello, iniziamo dal tuo esordio come produttore. Il corto Domani, due minuti su uno dei principi della Costituzione italiana. Come è nato tutto?
In modo molto semplice. Giovanni Bufalini, un regista che da tempo lavora con me, mi ha proposto l'idea. C'era un concorso, per il quale potevano partecipare corti di due minuti, ispirati a princìpi della Costituzione. Abbiamo scelto il più semplice: la bandiera italiana è composta di tre rettangoli di eguale dimensione, bianco, rosso e verde. E ci abbiamo composto sopra una storia, breve e – spero – poetica.
Perché fare il produttore?
Per affrancarmi dai soliti meccanismi burocratici, dalle lungaggini, dai voleri di quelli più grandi di te. Quando c'è una buona idea, vorrei poterla realizzare, senza dover dipendere dai voleri di altri. In questo primo tentativo mi ha aiutato moltissimo mio fratello, Rosario. Gli ho detto: 'Rosa', damme una mano'. E lui non si è tirato indietro. Ci ha messo i suoi consigli, il suo entusiasmo, la sua società di produzione.
Ma sono state le prove generali per un film "lungo", da produrre in proprio?
Beh, in qualche modo sì. Produrre un film corto significa affrontare le stesse difficoltà che incontri nel produrre un film vero e proprio: cercare i permessi per girare, tutta la burocrazia, gestire un budget, gestire una troupe, curare che tutto sia professionale. Tutta esperienza che spero ci sia utile per affrontare un lungometraggio. L'idea c'è, abbiamo iniziato a scrivere la settimana scorsa. Sarà una commedia sul tema della famiglia, da girare il prossimo autunno, o nella primavera 2012. E mi piacerebbe che fosse lo stesso regista del corto, Giovanni Bufalini, ad affrontare l'impegno.
E il cinema degli altri, il cinema italiano degli "autori", che rapporto ha con te?
Sono sincero. Io non ho fatto parte del cinema italiano degli ultimi anni, e non è stato per mia volontà. Anzi, ne ho sofferto. Perché il cinema italiano l'ho sempre seguito, e apprezzato, e amato. Avevo esordito con Marco Risi ne L'ultimo compleanno, insieme a Claudio Santamaria, e poi avevo proseguito con Carlo Verdone, un'esperienza straordinaria, in C'era un cinese in coma. Poi, più niente, praticamente. Ma non sono stato io a volerlo.
Adesso, però, un film importante c'è.
Sì: e sono stato molto felice che un regista come Emanuele Crialese, che ha talento da vendere, si sia ricordato di me. Mi ha dato un ruolo in Terraferma, e mi è sembrato in qualche modo di rinascere, al cinema. Abbiamo girato a Linosa, con un cast di attori e di non attori: con me c'erano Donatella Finocchiaro, Mimmo Cuticchio, Filippo Pucillo, ma anche pescatori veri.
Qual è il tuo ruolo in Terraferma?
Sono Nino, un pescatore che non crede più in quello che hanno fatto i suoi padri, la sua gente, per generazioni. E che vuole usare la barca di suo padre per portarci su i turisti. É il crollo di un mondo, la trasformazione di un'economia. Io spero che il film di Crialese sia un modo, per me, per riaffacciarmi ad un mondo, quello del cinema italiano, che mi ha messo un po' da parte, senza che io lo volessi.
In compenso, per anni la televisione ti ha dato un ruolo centrale. Lo rinneghi?
No, niente affatto! La televisione mi ha permesso di diventare, per tanti italiani, un narratore di storie. Mi ha permesso anche di raccontare cose che forse il cinema non ha avuto il coraggio di raccontare. Come quando abbiamo fatto La vita rubata, su un omicidio di mafia, una storia rimasta insabbiata per vent'anni. Io credo che in molti casi la televisione abbia avuto più coraggio del cinema, nell'affrontare la nostra storia.
E ora quale storia vorresti raccontare?
É un tema che ho in mente da tanti anni. E che riguarda milioni di italiani. Il dramma dei padri separati. In Italia sono quattro milioni, i padri separati. E quasi un milione di loro vive sotto la soglia della povertà. Non è una cosa da niente. Perché? Perché quando una coppia si separa, è sempre lui a dover abbandonare il tetto coniugale, e quindi a doversi cercare una casa, e pagare gli alimenti. E molti non sono in grado di affrontare questo impegno.
Stai per iniziare a girare una serie su questo tema?
Sì: iniziamo a girare l'11 aprile. É una miniserie per Raiuno, due puntate che andranno in onda probabilmente in autunno. La regia è di Lodovico Gasparini. E ci saranno Ana Caterina Morariu, Rodolfo Laganà, Angelo Orlando e Gioia Spaziani. Il titolo provvisorio è Sarò sempre tuo padre.
Che cosa racconterete, esattamente?
Per esempio, che cosa succede, quando una coppia si separa, a un padre cui non viene data la possibilità di vedere suo figlio, che viene buttato fuori di casa, che non sa più dove andare a mangiare e a dormire... Quando gli sceneggiatori mi hanno fatto leggere la storia, ho detto loro: ma non avete esagerato? Mi hanno consigliato di visitare alcuni siti di assistenza a padri separati. Ho conosciuto storie che mi hanno messo i brividi. Ho scoperto situazioni addirittura tragiche. Gente che non sa come mangiare, dove dormire, che si adatta a dormire sotto i ponti. E tutto questo, in un'Italia apparentemente 'normale'.
Arriva in sala il terzo e attesissimo capitolo di Manuale d’amore, impreziosito dalla carismatica presenza di Robert De Niro, che parla italiano, pensa in inglese e innamora la bella Viola di Monica Bellucci. Tre episodi, corrispondenti a tre stagioni dell’amore (Giovinezza, Maturità, Oltre), compongono questa volta le ‘istruzioni per l’uso’ di Giovanni Veronesi, che offre nuovi campioni rappresentativi di una più ricca sociologia del comportamento sentimentale. Matrimonio e adulterio per Riccardo Scamarcio, conteso dalla mediterranea Valeria Solarino e dalla bionda Laura Chiatti in terra toscana e a due passi dal mare. Tradimento anche per Carlo Verdone, affermato anchorman televisivo, sedotto e ricattato in città da un'avvenente e ‘bipolare’ Donatella Finocchiaro. Corteggiamento e tanto sentimento invece per il professore americano di Robert De Niro, stregato in terrazza dalla bellezza di Monica Bellucci, figlia emigrata (a Parigi) di Michele Placido. A raccordare gli sguardi e le vite dei tanti protagonisti ci pensa addirittura Cupido, interpretato da Emanuele Propizio, che arco alla mano scocca frecce e infatua i cuori.
A Roma per presentare il suo film, Giovanni Veronesi promette di girare altri capitoli del suo prontuario sentimentale: “Non ho nessuna intenzione di fermarmi qui, sogno di realizzare un pentagono perché sull’amore continuo ad essere confuso. È un argomento inesauribile e misterioso, per questa ragione i miei manuali non danno risposte piuttosto suggeriscono delle domande”. Domande che si pongono confusi tutti i protagonisti, accompagnati nelle loro vicende sentimentali dalle note remote di Luigi Tenco, quelle introverse di Morgan e quelle jazzate di Raphael Gualazzi, che con “Follia d’amore” ha travolto una manciata di giorni fa il palco dell’Ariston e ha battuto la concorrenza, aggiudicandosi il premio del pubblico e quello della critica. “Siamo contenti”, dice Aurelio De Laurentiis, “di aver portato fortuna a questo ragazzo che a soli ventisette anni compone, suona, canta e gira il mondo con la sua musica straordinaria. Adesso spero sarà lui a portarla a noi. È stata Caterina Caselli a proporcelo, si è presentata un giorno sul set e ci ha invitati ad ascoltare questo giovane artista che ha impreziosito la nostra commedia con la versione in lingua inglese della canzone sanremese”.
Manuale d’amore ricomincia da tre e riconferma immancabilmente Carlo Verdone, maschera comica graditissima al pubblico italiano che il regista toscano ama (letteralmente) mettere a nudo: “Nella vita non sto mai così tanto in mutande come nelle commedie di Veronesi, che in ogni capitolo si diverte a maltrattarmi. Anche questa volta sono vittima di una donna che ha deciso a suo modo di farmela pagare. Nel terzo Manuale interpreto un uomo di successo che lavora in televisione e vive in adorazione di se stesso. Un emerito ruffiano che merita assolutamente di cadere in miseria per mano di una donna che non è affatto chi dice di essere. È funzionale al racconto che io ceda al suo fascino e alla sua autorità con le conseguenze disastrose che vedrete sullo schermo”. A corteggiare il bellimbusto e mezzobusto di Carlo Verdone è la finta psichiatra di Donatella Finocchiaro, soddisfatta del suo debutto comico a fianco dell’attore romano: “Quando Giovanni mi ha proposto il ruolo di Eliana ero terrorizzata, fino a quel momento avevo interpretato soltanto dei drammoni e temevo per questo di non essere all’altezza delle aspettative. Poi invece tutto è andato magnificamente. Esordire nella commedia accanto a Carlo Verdone era un sogno che si realizzava. Carlo sul set è un ciclone, è avvolgente, è un’esplosione di idee, un grande improvvisatore alla continua ricerca di qualcosa di speciale".
Mentre la Finocchiaro è occupata a vessare il marito traditore di Verdone, a Monica Bellucci spetta il privilegio di irretire il cuore trapiantato del professore di De Niro: “Sono davvero felice di aver preso parte a questo progetto e di aver lavorato con due attori del calibro di Michele Placido e Robert De Niro, che nonostante l’età mantiene intatto il suo fascino. Tutte le donne sul set erano innamorate di lui come il mio personaggio. Baciarlo certo è stata una bella emozione ma lo è stata anche per lui…”. Ma non di soli baci ha vissuto Bob De Niro, che ha stretto una bella amicizia col portiere di Placido, personale pusher di mozzarelle: “Bob è strepitoso, un vero professionista. Ogni mattina si presentava preparatissimo, non ha mai perso una battuta, né ha mai avuto bisogno di suggerimenti, l’unica cosa che veramente riusciva a confonderlo era la mozzarella di Battipaglia, ne va matto. Mi ha fatto promettere di garantirgli a Cannes un carico quotidiano”. Confessate pene e gioie d’amore, consumati amplessi e mozzarelle, Veronesi e cast ci danno appuntamento al manuale prossimo venturo.
Sarà un caso che, dopo un (non)giovane di nome Dante (Francesco Mandelli) e un disc-jockey interpretato da Claudio Bisio, il narratore che sfoglierà per noi i nuovi capitoli del compendio amoroso di Giovanni Veronesi sia un tassista chiamato Cupido (Emanuele Propizio)? Forse no, considerando che il protagonista di Manuale d'amore 3 è il taxi driver per eccellenza della storia del cinema, l'uomo più emulato da varie generazioni di attori posti davanti a uno specchio in cerca di uno sguardo paranoico ed esaltato. C'è voluta una conferenza stampa allestita durante una pausa di lavorazione per vedere e credere ciò che era stato già da tempo annunciato: Robert De Niro protagonista dell'ultima delle ricette sentimentali di Giovanni Veronesi e Aurelio De Laurentiis. I quali, dopo le "appendici" sugli italiani all'estero (Italians) e sul gap generazionale (Genitori & Figli), tornano così alla manualistica più rodata (35 milioni di euro gli incassi complessivi dei primi due film) con un terzo tomo che si porta dietro molti degli attori delle puntate precedenti (Verdone, Scamarcio, Bellucci) più qualche nuova entrata (Michele Placido, Donatella Finocchiaro, Laura Chiatti e Valeria Solarino), tutti uniti a sostenere e controbilanciare la mole del mostro sacro newyorkese.
Dopo il ricco proprietario terriero di Novecento di Bertolucci e il gangster Noodles di C'era una volta in America di Sergio Leone, De Niro rientra in Italia dopo più di venticinque anni per assecondare il genere che da un po' di tempo gli risulta più congeniale (sta per uscire in America la terza parte di Ti presento i miei) e per interpretare (in italiano!) un maturo professore di storia dell'arte destinato a innamorarsi delle forme giunoniche di Monica Bellucci. L'episodio in questione si intitola "Oltre" (in merito a quella fase del percorso amoroso che segue "Giovinezza" e "Maturità", gli altri due episodi previsti del film), ma è davvero difficile anche per gli altri attori presenti andare "oltre" e parlare liberamente, al di là della presenza di De Niro al loro fianco. Così che anche le loro parole si concentrano sugli aneddoti riguardanti l'attore italo-americano. Il quale, a sua volta, ricambia la stima con molta umiltà e qualche lacrima, a dispetto di un'atmosfera a dir poco festante.
Come è stato coinvolto in questo progetto?
Robert De Niro: Avevo sentito dire che Giovanni Veronesi era interessato a farmi interpretare un ruolo in un suo nuovo film. Per convincermi, mi ha mandato i primi due Manuali. Li ho visti e mi sono piaciuti molto, così come mi è piaciuta l'idea del ruolo scritto per me. Così, mi ha mandato la storia e quando ci siamo incontrati in Sicilia l'estate scorsa, mi sono reso conto che era una persona intelligente e ho deciso di accettare il ruolo.
È stato molto difficile recitare in italiano?
Robert De Niro: Un po' d'italiano lo parlo in realtà, ma la qualità dell'italiano richiesto dalle mie battute era davvero difficile e sofisticato, così ho dovuto imparare a memoria la giusta pronuncia. Non che sia stato difficilissimo, ma devo anche ammettere che non è stato sempre semplice, mi auguro solo di aver recitato con un italiano sufficientemente buono da non dover essere doppiato. Molto dell'umorismo sta anche nel fatto che il mio personaggio deve parlare un accento un po' strano.
Cos'è per lei l'amore?
Robert De Niro: L'amore è sempre lo stesso, a ogni età, ed è sempre meraviglioso: solo che, invecchiando, si è più consapevoli del fatto che tutte le cose hanno una fine. Giovanni Veronesi ha scritto il mio episodio con tanta dolcezza, dando al personaggio una seconda possibilità. D'altronde l'amore è qualcosa di fantastico. Di dolce e di fantastico.
Cosa la attira così tanto nella commedia contemporanea?
Robert De Niro: Le commedie generalmente hanno meno restrizioni. Nella commedia puoi provare su ogni cosa, puoi osare di più. Puoi essere molto più spregiudicato rispetto a un dramma. Mi piace fare commedie e devo dire che recitare in una commedia italiana è stato ancor più piacevole, grazie a una grande tradizione che gli permette in modo unico di coniugare comico e drammatico.
Le tre fasi evolutive dell'amore: Oltre
Giovanni Veronesi: Con "Oltre", volevo parlare di quella fase dell'uomo dopo la maturità, quella fase molto delicata e molto dolce, in cui non si chiede più molto dalla vita. L'idea vincente dell'episodio con Bob è stata quella di affiancargli Michele Placido e Monica Bellucci: assieme li ho resi davvero un trio esplosivo! Standogli vicino, ho imparato molto cercando di osservare la sua dedizione: all'interno di un piccolo film italiano con attori a lui sconosciuti, lui dà il massimo e passa anche ore a imparare una singola battuta. Diciamo che sono andato a scuola e ho imparato abbastanza.
Monica Bellucci: Finalmente un ruolo femminile così bello e due grandi accompagnatori. Inizialmente ero molto stupita dall'idea di lavorare con questi attori: non sapevo cosa poteva venirne fuori. Inoltre eravamo tutti in qualche modo intimiditi dal De Niro star. Fortunatamente siamo presto riusciti a conoscere anche l'uomo e ce ne siamo davvero tutti innamorati. Si tratta davvero di una bellissima esperienza di cinema.
Michele Placido: Credo che siamo a un'età in cui si comunica molto di più fra colleghi parlando della vita e dei nostri piaceri che del nostro lavoro. A casa De Laurentiis, Bob ha rotto il ghiaccio subito facendosi una foto con tutti quanti. Poi abbiamo passato serate intere a dissertare sulla qualità delle mozzarelle del Sud, si è creata una grande atmosfera amichevole.
Giovinezza
Valeria Solarino: La giovinezza è quella fase in cui non si è ancora presa una direzione, quando ci ferma a pensare e si cerca di crescere oppure si cambia improvvisamente percorso di vita per una svolta esistenziale. Per quanto riguarda me stessa, sento di essermi arricchita molto in questi ultimi anni e anche grazie a questa esperienza.
Riccardo Scamarcio: Interpreto un giovane avvocato, un uomo che si trova in quella fase della vita in cui occorre fare scelte importanti, ma poi per una cosa di lavoro vengo mandato in un paesino di provincia della Toscana. A Castiglion della Pescaia vivrò grazie a una sbandata per il personaggio di Laura Chiatti un ritorno adolescenziale che metterà in crisi le mie prospettive sulla stabilità.
Laura Chiatti: Sono davvero molto onorata di partecipare a questo film, fin dalla prima volta in cui ho conosciuto De Niro non ho avuto il coraggio di dire niente. Tuttora credo di dover ancora realizzare. Il mio personaggio è una ragazza energica e brillante, con un carattere forte. Sono tuttavia il seme della discordia, quello che creerà problemi alla coppia Scamarcio-Solarino.
Maturità
Carlo Verdone: Ho preso parte a Manuale 3 un po' in extremis. Dovevo cominciare a girare il mio nuovo film in questo periodo ma mi sono reso conto che non sarei riuscito a finire di scriverlo per tempo. Così, di comune accordo col produttore De Laurentiis, mi sono preso un po' di tempo e ho trovato qualche spazio libero che ho cercato subito di impiegare chiedendo a Giovanni di poter occupare con una partecipazione al suo film. Mi ha risposto subito sì e ha creato un episodio alla Attrazione fatale con Donatella Finocchiaro, tanto bella e simpatica, quanto pericolosa e compulsiva. Lavorando a stretto contatto con De Niro, abbiamo avuto il privilegio di incontrare un grandissimo attore, una grandissima persona dotata di signorilità e di grande umiltà. Quando l'ho conosciuto avrei voluto parlargli per ore di Taxi Driver o Il cacciatore e invece siamo finiti a mostrarci le foto delle vacanze con la famiglia sul cellulare! Abbiamo creato un legame attraverso il telefonino.
Donatella Finocchiaro: Nell'episodio interpreto una donna affetta da una sindrome bipolare, una tendenza ossessivo-compulsiva. La sua ossessione per Carlo diventa follia vera, finché non divento per lui una minaccia seria. Ma non abbiamo voluto banalmente ridicolizzare una malattia seria, vedrete che l'episodio ha anche una sua complessità.
Cast al gran completo questa mattina per la conferenza stampa di Galantuomini, pellicola di Edoardo Winspeare con cui è stata ufficialmente aperta la seconda settimana del Festival internazionale del film di Roma. Accolto da un lungo applauso, il regista ha parlato del suo ultimo film come di "una storia d'amore importante, un melò dallo scheletro noir, per il quale avevo messo una clausola per il personaggio di Lucia: o Donatella Finocchiaro o niente". Apprezzatissima nel ruolo della protagonista, l'attrice catanese ha raccontato: "Per prepararmi al personaggio ho osservato molto le donne salentine che, a prescindere dall'estrazione sociale, hanno uno sguardo fiero in grado di andare oltre le cose. Sono rimasta davvero molto colpita da questa loro determinazione. Lucia è una donna dura, violenta, a tratti spietata: il contesto ambientale su cui poggia questo sguardo era quello dell'organizzazione criminale e questo ha fatto sì che venissero accentuati gli spigoli della sua durezza. È il braccio destro di un boss, una donna di potere che comanda gli uomini. Beh, in questo senso, diciamo che mi sono anche tolta qualche soddisfazione".
Il 9 e l'11 maggio, in occasione dei trent'anni dalla morte di Aldo Moro, Canale 5 trasmetterà, in prima serata, una fiction a lui dedicata. Interpretata, tra gli altri, da Michele Placido, nei panni dell'ex presidente della Camera, per la regia di Gianluca Maria Tavarelli. Per la prima volta, la tragica storia dello statista, rapito in via Fani la mattina del 16 marzo 1978 e ritrovato, privo di vita, il 9 maggio in via Caetani, in pieno centro di Roma, tra la sede della Dc a Piazza del Gesù e quella del Pci in via delle Botteghe Oscure, viene offerta ad un pubblico più vasto e, anche, più giovane, che in quegli anni non era, forse, neanche nato. Una messa in onda preceduta dalla mancata partecipazione, alla prima della fiction, dei familiari di Moro che, sottoscrivendo una lettera (anche a nome dei congiunti delle altre vittime di via Fani), denunciavano uno sfruttamento mediatico del loro dolore. Michele Placido, dal palco del Napoli Film Festival, ha riconosciuto, nella ricostruzione televisiva, una più fedele cronaca del tempo rispetto a quelle di Marco Bellocchio (Buongiorno, notte), di Giuseppe Ferrara (Il caso Moro) e Renzo Martinelli (Piazza delle Cinque Lune). Chissà se la maestria, nonché la fantasia, dei menzionati registi, saranno superate, ma, di fatto, tutti potranno apprendere di un pezzo di storia così tragico e beffardo negli anni, cosiddetti, di piombo. L'interesse del regista è stato anche quello di dare una visione del cambiamento della politica, tra ieri e oggi, tratteggiando con coraggio il clima di quegli anni, soprattutto per lasciare un segno nei giovani d'oggi.
Chiediamo, allora, a una delle protagoniste, Donatella Finocchiaro, quale è stato il lavoro per far conoscere al pubblico di casa la storia di Moro, che cosa ha significato, per lei, rivivere questo fatto di cronaca e come è stato il suo debutto nel mondo della fiction. Catanese di nascita, la Finocchiaro, conseguita la laurea in Giurisprudenza, si appassiona al teatro e studia recitazione. Approda al grande schermo nel 2001 nel film Angela di Roberta Torre; prosegue con successo la sua carriera interpretando altre pellicole, tra cui, nel 2003, PerdutoAmor di Franco Battiato, nel 2005 Il regista di matrimoni di Bellocchio e il più recente Il dolce e l'amaro di Andrea Porporati.
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