L'accabadora

Film 2015 | Commedia +13 97 min.

Anno2015
GenereCommedia
ProduzioneItalia, Irlanda
Durata97 minuti
Regia diEnrico Pau
AttoriDonatella Finocchiaro, Barry Ward, Carolina Crescentini, Sara Serraiocco, Anita Kravos Camilla Soru, Federico Noli, Piero Marcialis.
Uscitagiovedì 20 aprile 2017
DistribuzioneKoch Media
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 2,81 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Enrico Pau. Un film con Donatella Finocchiaro, Barry Ward, Carolina Crescentini, Sara Serraiocco, Anita Kravos. Cast completo Genere Commedia - Italia, Irlanda, 2015, durata 97 minuti. Uscita cinema giovedì 20 aprile 2017 distribuito da Koch Media. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 2,81 su 17 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Donatella Finocchiaro interpreta una donna dal fascino misteriosio che affonda le sue radici nella comunità, dentro il senso della pietas popolare. In Italia al Box Office L'accabadora ha incassato 159 mila euro .

Consigliato sì!
2,81/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 2,38
PUBBLICO 2,56
CONSIGLIATO SÌ
Un film fortemente originale e di grande impatto visivo ed emotivo, che racconta bene quella poesia del niente che nasce dalle rovine e dal conflitto.
Recensione di Paola Casella
venerdì 7 aprile 2017
Recensione di Paola Casella
venerdì 7 aprile 2017

Primi anni '40. Annetta arriva a Cagliari alla ricerca di Tecla, di cui si è presa cura dopo che la madre della ragazza è morta. Dalla povertà del paese natìo Annetta si trasferisce al lusso del palazzo cagliaritano dove assume l'incarico di custode quando le proprietarie sfollano in campagna per sfuggire ai bombardamenti che stanno devastano il capoluogo sardo. In quella Cagliari sventrata dalla guerra Annetta si muove come un'ombra poiché si vive come un oscuro angelo della morte: ha ereditato dalla madre un compito e un destino, quello dell'accabadora, donna che nella tradizione sarda dava ai malati terminali la "buona morte", soffocandoli con un cuscino o coprendoli con un bastone. Un ruolo che Annetta non ha scelto ma che ha accettato con la quieta rassegnazione con cui molte donne hanno acconsentito al posto loro assegnato in una società arcaica dalle tradizioni millenarie.

A scanso di equivoci, L'accabadora non è l'adattamento cinematografico del romanzo di Michela Murgia, ma con quella storia ha alcuni elementi in comune: la figura centrale della portatrice di morte, il suo rapporto con una figlia acquisita che ne disprezza il "mestiere", e un'atmosfera da ghost story popolata di apparizioni spettrali.

Enrico Pau, già regista di Pesi leggeri e Jimmy della collina, affronta una figura archetipale della sua Sardegna scegliendo i collaboratori giusti, non solo in ambito cinematografico: la sceneggiatrice Antonia Iaccarino, sua sodale dai tempi del cortometraggio La volpe e l'ape, il graphic novelist Igort che cofirma il soggetto, lo stilista e artista Antonio Marras che ha creato i costumi dell'accabadora. Ognuno di loro lascia la sua impronta sulla storia: l'asciuttezza dei dialoghi e la segretezza pudica e misteriosa attraverso cui i personaggi si rivelano; il taglio "storyboard" di certe inquadrature; la concretezza tattile di tessuti che portano in sé il ricordo di un passato pesante.
La gravitas caratterizza anche la protagonista, una splendida Donatella Finocchiaro che incarna Annetta come schiacciata dal peso della colpa, e poi via via alleggerita dalla inattesa apertura verso un destino non già terminalmente segnato. Accanto a lei Sara Serraiocco è una Tecla selvatica e ribelle e Barry Ward, l'attore irlandese protagonista del Jimmy's Hall di Ken Loach (nel cast in quota alla coproduzione irlandese del film), gestisce bene il suo ruolo di estraneo prima ancora che straniero, complice anche un utilizzo della lingua italiana (imparata per l'occasione) inadeguato ma in questo ruolo efficace. Ben due volte i personaggi rispondono ad una domanda importante con un "Non lo so", ed è un piacere vedere in un film italiano contemporaneo questa realistica mancanza di consapevolezza, questa onestà nel riconoscersi pedine su una scacchiera predisposta da altri. La ricerca di senso è il motore che muove ognuno dei ruoli secondo i suoi mezzi e la sua cultura, e si disvela nel percorso, non nelle intenzioni di partenza.

Ma è soprattutto la Sardegna degli anni della guerra a fare da protagonista alla storia: quella devastata del capoluogo, con le sue ricchezze nascoste e le sue speranze appese a un filo (meraviglioso l'inserto di un filmato d'epoca che mostra la processione di Sant'Efisio attraverso le macerie), e quella rurale e spoglia inquadrata come un paesaggio western (anche se la camminata fra le spighe dei bellissimi titoli di testa ricorda più la Andrea Arnold di Wuthering Heights o lo Stéphane Brizét di Une Vie). Le scene di interni invece, sapientemente illuminate dal direttore della fotografia irlandese Piers McGrail, devono molto all'iconografia fiamminga, e il controllo del colore, virato non tanto verso un seppia "anticato" quanto verso le tinte opache e polverose dei quadri di Giuseppe Biasi, trasforma le inquadrature in tableaux vivent di gusto raffinato ed essenziale.
L'elemento di disturbo, in questa ricerca stilistica, sono alcune scene di stampo più televisivo, come quelle ambientate nell'ospedale o nell'abitazione del medico intrepretato da Barry Ward. Ma laddove l'estetica di Pau domina, e incastona i suoi personaggi in un mondo atavico che ne informa le azioni e i pensieri, L'accabadora è fortemente originale e di grande impatto visivo ed emotivo, e racconta bene quella poesia del niente che nasce dalle rovine e dal conflitto. Le musiche potenti e dolorose di Stephen Rennicks, che rielabora la tradizione dei cantori sardi, elevano ulteriormente la narrazione e la rendono contemporaneamente più profonda del pozzo in cui Annetta è stata immersa fin da bambina da quel matriarcato antico che perpetua vittime e (letteralmente) carnefici.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 2 maggio 2017
F.Puddu

Un film che si trascina per un tempo breve che  sembra però interminabile, attori con accenti e lingue diverse in una sotria che si svolge in una terra in cui al tempo la maggior parte degli abitanti erano analfabeti o parlavano soltanto il dialetto. Visivamente gradevole, ma al giorno d'oggi quale film non lo è?  Una ricostruzione scadente di una leggenda affascinante

giovedì 4 maggio 2017
manuela

Premesso che ho amato moltissimo il libro di Michela Murgia sull'argomento, intrigante e affascinante, nè per niente leggenda, come scrivono alla fine, sono rimasta delusa dal cast troppo variegato, dalla mancanza di accento sardo, dalle musiche fastidiose, dai troppi non detti. Ho invece apprezzato la fotografia e la recitazione di Donatella Finocchiaro che trovo fantastica.

giovedì 27 aprile 2017
Flyanto

 "L'Accabadora" , con cui si intitola il film in questione, è o, meglio, era una figura femminile che in passato e, precisamente, sino agli anni '50, nei paesi, per lo più del Sud Italia, dava la buona morte ai malati terminali tramite il soffocamento o l'uso di un bastone. L'attrice Angela Finocchiaro interpreta magistralmente questo personaggio ancestrale, [...] Vai alla recensione »

martedì 2 maggio 2017
danybba

Visto a Roma in una sala quasi deserta, tutti non vedevamo l'ora finisse lo strazio

venerdì 12 maggio 2017
no_data

Il Film mi è piaciuto molto! Intenso ed emozionante, ho apprezzato particolarmente la fotografia... meravigliosa e le musiche del gruppo Corso "A Filetta" ! Consigliatissimo!

martedì 16 maggio 2017
calabresepietro

Noioso e mal realizzato, idee poco chiare.  se si potesse dare meno di una stella la meriterebbe

sabato 22 aprile 2017
marco

Esimia casella,dovrebbe sapere che per essere illuminati gli interni devono essere prima realizzatii. Se ne occupa lo scenografo, autore delle immagini che lei come tanti ignara. Questo film, "una pittura in movimento" si regge sull'espressione scenografica oltre che sulla recitazione. La invito a informarsi chi è l'autore della scenografia, dia un'occhiata al suo curriculum e si scusi, non tanto con [...] Vai alla recensione »

martedì 16 maggio 2017
bibi

Ho visto il film a Roma al Mignon e sono rimasta veramente colpita. Avevo visto gli altri film di Enrico Pau e li ho apprezzati molto ma devo dire che questo è veramente un capolavoro. Un film necessario, assolutamente da vedere!

martedì 16 maggio 2017
maucata

Bellissimo, Donatella Finocchiaro è bravissima in questo film.

sabato 22 aprile 2017
gufetta76

La trama non è  quella del libro della Murgia,ma non importa il film è  molto bello e originale,nonostante si prenda tempi lunghi è  ben recitato. La fotografia è la regia sono delicate come un soffio. Consigliato 

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 20 aprile 2017
Paolo D'Agostini
La Repubblica

La "femmina accabadora" è nella remota tradizione sarda colei, portatrice di un'arcaica sapienza e segnata da un destino non scelto, che dà la buona morte a chi la chiede. Che questa figura sia esistita veramente fino all'ultimo dopoguerra, o che si tratti di leggenda, nessuno ormai è in grado di stabilirlo. Il film del sardo Enrico Pau (molto bello il suo primo Pesi leggeri) non dichiara debiti al [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 aprile 2017
Cristina Piccino
Il Manifesto

Siamo a Cagliari sotto le bombe della seconda guerra mondiale: la prima sequenza ci porta in un luogo quasi surreale tra la paura e la follia di chi corre per nascondersi nei rifugi mentre li rimane una donna giovane, vestita di nero, il volto senza sussulti come il suo silenzio. Il nuovo film di Enrico Pau si pone una scommessa ambiziosa, che poi ricorre nei film di un regista eccentrico rispetto [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 aprile 2017
Massimo Bertarelli
Il Giornale

Originale melodramma di un regista sardo, girato a Cagliari. Siamo nei primi anni Quaranta, in piena guerra mondiale. La malinconica contadina Annetta diventa custode nella grande villa abbandonata per via dei bombardamenti. Mentre cerca la giovane orfana Tecla, continua la sua lugubre attività: la buona morte, con un cuscino premuto sul volto dei malati privati anche della speranza.

giovedì 20 aprile 2017
Anna Maria Pasetti
Il Fatto Quotidiano

Una donna fuori luogo, fuori tempo. Si chiama Annetta, è nata e cresciuta in un borgo della Sardegna ancestrale, ma durante la Seconda guerra mondiale si è spostata a Cagliari, la grande città. Sotto i bombardamenti, ritrova la nipote Tecla e incontra il medico straniero Albert. Con loro condivide una pratica antica che l'accompagna dalla nascita, ereditata dalla madre: quello di dare "la buona morte" [...] Vai alla recensione »

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