Il regista di matrimoni

Film 2006 | Drammatico 107 min.

Regia di Marco Bellocchio. Un film Da vedere 2006 con Sergio Castellitto, Donatella Finocchiaro, Sami Frey, Gianni Cavina, Maurizio Donadoni. Cast completo Genere Drammatico - Italia, 2006, durata 107 minuti. Uscita cinema venerdì 21 aprile 2006 distribuito da 01 Distribution. - MYmonetro 3,66 su 97 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Franco, regista in crisi, fugge in Sicilia dove incontra un uomo che gira filmini di matrimoni e un altro regista, da tutti creduto morto. Ha vinto 2 Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Il regista di matrimoni ha incassato 2 milioni di euro .

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Consigliato assolutamente sì!
3,66/5
MYMOVIES 4,00
CRITICA 3,65
PUBBLICO 3,25
CONSIGLIATO SÌ
L'opera più lirica di Bellocchio ribadisce la conversione laica del suo cinema.
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 27 aprile 2006
Recensione di Marzia Gandolfi
giovedì 27 aprile 2006

Franco Elica è un padre turbato dal matrimonio della figlia con un fervente cattolico ed è un regista in crisi che sta preparando su commissione l'ennesima riduzione dei Promessi Sposi. Uno scandalo scoppiato all'interno della produzione "manzoniana" lo costringe a una fuga a sud, dove incontrerà Enzo, umile regista di matrimoni, e Ferdinando Gravina, illustre principe decaduto di Palagonia. Il nobile siciliano propone a Franco Elica di partecipare alle nozze della figlia Bona e di "cinematografare" l'evento. Elica, invece, se ne innamora, e sostituendosi alla provvidenza, filmerà per lei un diverso finale, di connubio? Di nubilato? Di fuga?
Tre sono gli epiloghi possibili di un film-omnia che procede per scene sospese e sequenze non finite. Tre pure sono i registi dei matrimoni che "non s'hanno da fare": a Franco Elica, alter ego del regista piacentino, in cerca della sua identità sostanziale e profonda, si contrappone nel film l'ossessivo Smamma, che ne cerca al contrario una apparente e ridondante. Smamma, uno strepitoso e 'casteliano' Gianni Cavina, è il "fu Pascal" pirandelliano che si finge morto per vincere un "Davide di Michelangelo" e per essere riconosciuto come uomo e come autore. Il personaggio di Cavina eredita i pugni in tasca di Lou Castel, di cui continua a sperimentare la rabbia aggiornando la sua furia personale. A rielaborare fino a trasformare quella collera è invece il regista dal nome futurista (Elica) interpretato da Sergio Castellitto, personaggio che prosegue idealmente la formazione spirituale e laica di Ernesto Picciafuoco ne L'ora di religione. Il regista di Castellitto mette in atto una fuga attiva in una Sicilia barocca ma diffusa di piacentinità, dove incontra personaggi veri, che rivendicano il primato dell'esistenza contro la recita della vita. Bellocchio ribadisce la conversione laica del suo cinema e il diritto ad esprimere il proprio ateismo, che non è mai una lotta contro la religione perché più di ogni altro questo autore e questo film restituiscono lo sguardo metafisico di Dio: le integrazioni delle immagini in 35mm con quelle meno definite del digitale irrompono ad osservare o a assistere il protagonista. Bellocchio nella sua opera più lirica privilegia la "sovversività" dell'arte, la settima, ancora capace di riferire la bellezza. Per questa ragione al centro del suo cinema c'è ancora una volta un soggetto femminile, una principessa quasi sposa di cui filma la progressione umana, l'enfasi emotiva e la scelta finale di un sentimento (libero per Elica, costretto per lo sposo) che esiste a prescindere da tutto, dalla famiglia, dalla società, dalla religione, e si trasforma in qualcosa di reale come una corsa in treno verso un amore probabilmente edonistico (non riproduttivo), ma maledettamente seducente per l'immaginario collettivo.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?
Su MYmovies il Dizionario completo dei film di Laura, Luisa e Morando Morandini

Messo a disagio dalla figlia che sposa in pompa magna un fervido cattolico e dal compito di girare un'altra versione de I promessi sposi , il regista Franco Elica ripara a Cefalù (PA) dove incontra un locale regista di filmini matrimoniali e conosce un principe indebitato che gli propone di filmare le nozze (di convenienza) di Bona, l'irrequieta sua figlia. È forse il film più libero di M. Bellocchio, sicuramente il più divertente come può esserlo una digressione. Nel suo apparente disimpegno, non mira alto, ma arriva giusto ai bersagli. Non è politico, ma sul versante sociale graffia con un'ironia qua e là sarcastica, alternata a un umorismo allusivo sotto le righe. È il suo film più sfizioso per la ricchezza delle invenzioni registiche di un linguaggio realistico, visionario, ellittico. Con leggerezza va dal buio alla luce come rivelano il salvataggio e la conquista della bella principessa, autoironica fine di una fiaba. Ovviamente è anche un film di metacinema, con la tragedia di un uomo ridicolo, lo Smamma di Cavina che si finge morto per vincere almeno un David di Michelangelo (!). Se, come il solito, S. Castellitto è una garanzia, D. Finocchiaro, amata dalla cinepresa di Pasquale Mari, conferma la sua duttilità interpretativa. Complessa e sorprendente, come il film, la colonna musicale di Riccardo Giagni.

Tutte le recensioni de ilMorandini
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IL REGISTA DI MATRIMONI
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 19 novembre 2010
weachilluminati

Con questo film si rinnova il sodalizio felice fra Marco Bellocchio e Sergio Castellitto. Dire che si tratti di un film “ateo “ mi sembra veramente “un’ eresia”. Bellocchio è schietto  , contro i formalismi di palazzo , contro i fronzoli agghindati della religione. Se un fondo mistico lo si vuole recuperare  lo si recupera solo abbattendo le ipocrisie [...] Vai alla recensione »

martedì 9 ottobre 2018
Great Steven

IL REGISTA DI MATRIMONI (IT, 2006) diretto da MARCO BELLOCCHIO. Interpretato da MAURIZIO DONADONI, SERGIO CASTELLITTO, DONATELLA FINOCCHIARO, SAMI FREY, GIANNI CAVINA Un regista cinquantenne, Franco Elica, si trova in una complicata situazione emotiva perché la figlia ha sposato un fervente cattolico e perché è obbligato controvoglia a girare l’ennesima versione de I promessi [...] Vai alla recensione »

lunedì 14 settembre 2015
Howlingfantod

 Che il cinema venga usato come autoanalisi non c’è niente di male e Bellocchio in questa come in altre sue opere dimostra quanto sia vero,  prova a metterci dentro un po’ di tutto di quello che vorrebbe mostrare eppure non ci riesce  fino in fondo, confessando anche in un intervista che durante la lavorazione ci sono state tante scene tagliate e che alcune addirittura, [...] Vai alla recensione »

martedì 9 agosto 2011
mara65

Bellocchio è della old school e quindi tutti i tecnicismi del nuovo cinema non li conosce (carrelli, steady cam, dolly). I suoi film sono stilisticamente vecchi. La profondità del messaggio però è forte. Un regista costretto a fare filmini di matrimoni, per poter continuare a lavorare. Questo succede ai vecchi registi, come lui, come Olmi, ormai lontano dalle scene.

martedì 23 giugno 2015
celluloide

la mancanza di una storia e di un cast adeguato obbliga il regista ad inventarsi svariati finali creando confusione nello spettatore, che nella maggior parte dei casi andava al cinema per rilassarsi. il finto morto interessa solo il mondo dei registi che non hanno capito che i premi non arriveranno più senza vere storie ed adeguate sceneggiature e possibilmente attori che abbiano [...] Vai alla recensione »

martedì 21 luglio 2015
dario

Solita minestra insipida di Bellocchio, un presuntuoso che anche qui non sa tenere in piedi la storia, perdendosi in barocchismi senza capo nè coda. La sceneggiatura praticamente non esiste, il film va avanti per improvvisazioni e ad ogni scena si dà un sacco di arie. Noioso, ripetitivo, inconcludente, sfasato. Gli attori non aiutano. Castelito sembra un pesce lesso e la Fiknocchiaro [...] Vai alla recensione »

giovedì 12 aprile 2012
brando fioravanti

Un regista si trova costretto suo malgrado a girare i promessi sposi. Nonostante la sua bravura non ha grandi opportunità di lavoro.Castellito nel ruolo del protagonista immagina le scenografie anche quando non gira. Durante il film incontra un suo amico regista che ha finto la sua morte per avere maggiore successo. Il cinema d'autore è veramente richiesto? Bellocchio è [...] Vai alla recensione »

sabato 12 settembre 2009
daniele.mastri

Decisamente irritante. Il film peggiore che abbia mai visto.

Frasi
"in italia sono i morti che comandano.."
Una frase di Smamma (Gianni Cavina)
dal film Il regista di matrimoni
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Natalia Aspesi
La Repubblica

A vedere un film di Marco Bellocchio si va ormai con una certa inquietudine: amandolo moltissimo, parteggiando per lui con tutto il cuore di spettatore, si teme di provare, se non una delusione, una specie di incompletezza, il fastidio verso se stessi per non riuscire a capire sino in fondo, di essere insomma in torto verso un autore che da più di quarant'anni, e restando un uomo dall'eterno fascino [...] Vai alla recensione »

Aldo Fittante
Film TV

Quarant’anni coi pugni in tasca. Bellocchio, tornato giustamente da qualche tempo ad essere uno dei registi più coccolati da critica e pubblico, si avvicina al mezzo secolo del suo folgorante esordio mettendosi ancora una volta al lavoro in un film progetto affascinante, spostandosi presumibilmente dalla fanta-politica-poetica di Buongiorno notte alla riflessione su di sé e sul mondo.

Fabio Ferzetti
Il Messaggero

Un regista in crisi, anzi in fuga: dal suo lavoro, dalla sua città, forse da se stesso. Un matrimonio "che non s'ha da fare". Un film abbandonato sul nascere, tratto proprio dai Promessi sposi . Un altro regista in Sicilia, più modesto, che campa riprendendo cerimonie di nozze e finisce per offrire al regista in fuga una sponda, un rifugio, un'identità provvisoria (o forse più profonda) con cui proseguire [...] Vai alla recensione »

Gian Luigi Rondi
Il Tempo

Dopo la politica e la polemica (Buongiorno, notte) e L'ora di religione), Marco Bellocchio torna alla psicologia. Senza arrivare fino alla psicanalisi (come nel Sogno della farfalla), ma con spazi ampi per i sogni o, meglio, per l'immaginato che si insinua nel reale. Si parte da un regista di cinema con un cognome curioso, Elica, e gli si fa abbandonare un film con cui avrebbe dovuto rifare «I Promessi [...] Vai alla recensione »

Alberto Crespi
L'Unità

«Due uomini stavano, l'uno dirimpetto all'altro, al confluente, per dir così, delle due viottole». Sì, è Manzoni, il primo capitolo dei Promessi sposi, la passeggiata dalla quale torna «bel bello» don Abbondio. I due uomini che lo aspettano sono i «bravi» di don Rodrigo quelli che gli ordineranno di non sposare, «né domani né mai», Renzo e Lucia. I due «bravi» li incontra anche Franco Elica, il cineasta [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Il regista di matrimoni di Marco Bellocchio, molto bello, comincia con un forte applauso: il battimani ritma l'«Osanna» alla cerimonia nuziale della figlia di Sergio Castellitto, celebrata con estasi mistica espressa dalle facce dei celebranti e degli astanti pervase di santa letizia. Magnifico. Una maestrìa cinematografica rara. Questa sequenza basta a dire tanto: la gelosia d'un padre, l'irritazione [...] Vai alla recensione »

Silvana Silvestri
Il Manifesto

Lanciare uno sguardo tagliente sull'Italia degli ultimi anni può essere deleterio per l'opera di un artista, non per Bellocchio di Il regista di matrimoni (oggi nelle sale) che avvolge il racconto in un sorriso imperscrutabile. Bellocchio prende in qualche modo le distanze con il paese ponendo il protagonista (Sergio Castellitto), suo alter ego che gli regala calore, in una sorta di esilio, in Sicilia, [...] Vai alla recensione »

Maurizio Cabona
Il Giornale

L'ultimo Bellocchio non è acre come il primo, però nel Regista di matrimoni affiora la rabbia che sosteneva L'ora di religione. La trama - fuga da Roma a Cefalù di un regista di successo (Sergio Castellitto), denunciato per aver preteso «compromessi» dalle attrici - è il pretesto per un'invettiva culminante nella descrizione dei premi ai film, «decisi da un giro di telefonate fra le parrocchie di sinistra [...] Vai alla recensione »

Lietta Tornabuoni
L'Espresso

Marco Bellocchio ha fatto con Il regista di matrimoni un film molto bello di invenzione e realtà, avventure e sogno, ricco di ironia e autoironia. Divertente, di grande stile. Su un tema patetico fisso del cinema italiano, il regista in crisi, ha costruito un labirinto di passioni, viaggi, principesse bellissime, sicari in agguato, scontri, fughe, dove il matrimonio simboleggia la convenzione e costrizione, [...] Vai alla recensione »

Vito Attolini
La Gazzetta del Mezzogiorno

Col suo ultimo film Marco Bellocchio sembra addentrarsi nelle volute opache del sogno ad occhi aperti. E questa la prima impressione che si ricava da Il regista di matrimoni, storia di un regista che non sa bene dove lo porterà la sua incertezza, la sua difficoltà - o forse assenza di volontà - di capire, di vedere. Per cui tutto per lui si proietta su uno schermo «come in uno specchio», dove la realtà [...] Vai alla recensione »

Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Una spiaggia, il cielo, un paese arroccato sul mare, e poi due freschi sposi seguiti da un uomo con una telecamera. mentre un altro con un pannello a specchio tenta di catturare la luce di Sicilia: cosi cerca il suo "capolavoro" Enzo Baiocco (Bruno Cariello), in una delle prime sequenze di II regista di matrimoni (Italia e Francia, 2006,107'). Poi s'accorge che su quella stessa spiaggia, in quella [...] Vai alla recensione »

Valerio Caprara
Il Mattino

In molti già dettano il libretto d'istruzioni. Ma non rendono un buon servizio a Marco Bellocchio, il più visionario, il più inquietante, il più indecifrabile tra i registi italiani: se il suo puzzle volesse dire qualcosa di preciso e quindi, fatalmente, di scontato o perentorio non ci sarebbe esperto che tenga, la partita dello spettatore sarebbe persa in partenza.

Roberto Nepoti
La Repubblica

Le prime inquadrature di Castelletto evocano in automatico L'ora di religione; però Il regista di matrimoni è un' Ora di religione proseguita con altri mezzi: un film ancor più personale, inconsueto, libero — nello spirito e nella realizzazione — come non se ne vedevano da parecchio tempo. Che la missione autoattribuitasi dal cineasta Franco Elica, salvare da un matrimonio di convenienza la principessa [...] Vai alla recensione »

Aldo Fittante
Film TV

Come il Moretti de Il caimano, Marco Bellocchio con Il regista di matrimoni celebra un gran funerale del cinema (che fu). Anche se il (psico)analitico autore di L'ora di religione e I pugni in tasca prende le distanze dal regista di Palombella rossa («Cupa e disperata la vita secondo lui…. che realizza film dove c'è il primato della parola... io cerco un'altra strada.

Claudia Mangano
Il Mucchio

Toni da favola per Marco Bellocchio che torna sugli schermi dopo il racconto politico di Buongiorno, Notte con una storia decisamente più leggera. Quella di Franco Elica, regista interpretato da un trasognato Sergio Castellitto, che fugge impegni, impicci legali e l'ennesimo allestimento de I promessi sposi, per rifugiarsi in una Sicilia d'altri tempi e trovare una nuova, inaspettata dimensione.

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Desiderio di aria, di luce, di volti veri. Franco, Il Regista di matrimoni al centro dei film di Marco Bellocchio, è spinto da una nausea violenta. Non è tanto il suo lavoro ad averlo stancato —sta preparando un'ennesima versione cinematografica dei Promessi sposi — quanto il clima plumbeo che lo circonda. Nella casa di produzione, dove abbondano i collaboratori grevi, i parassiti che si nutrono del [...] Vai alla recensione »

Michele Anselmi
Il Giornale

Dobbiamo credergli? Marco Bellocchio assicura che non c'è niente di autobiografico. Nessuna vendetta, insomma, per il mancato Leone d'oro al suo Buongiorno, notte, due anni fa a Venezia. E neanche per le distrazioni dei David di Donatello, se è vero che l'ultima statuetta conquistata alla voce «miglior regista» risale al lontano 1980, grazie a Salto nel vuoto (da allora ha girato altri dodici film). [...] Vai alla recensione »

Sandro Rezoagli
Ciak

Per il suo film n. 23 a Marco Bellocchio è piaciuto compiere un'inversione di marcia nella sua rispettabile carriera: dopo due film, grosso modo, politici come L'ora di religione e Buongiorno, notte ecco un'opera che ripropone intimismi, labirinti psicoanalitici, enigmi mentali dei suoi titoli più ardui (e anche più sottovalutati) come La condanna (1991) e Il sogno della farfalla (1994).

Mariarosa Mancuso
Il Foglio

Le stimmate dell'autore non lasciano tregua. Si cerca invano una scena che possa essere vista e goduta senza munirsi di un grimaldello. A tratti è la psicoanalisi, che dovrebbe aiutare con i mostri e con i cani nella villa del principe di Palagonia, riciclata come abitazione del principe Gravina e della figliola in procinto di maritarsi (lo sposo promesso, succube della madre e visibilmente bisognoso [...] Vai alla recensione »

winner
miglior soggetto
Nastri d'Argento
2007
winner
miglior montaggio
Nastri d'Argento
2007
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