Sergio CastellittoLe maschere dell'uomo delle stelle56 anni, 18 Agosto 1953 (Leone), Roma (Italia) |
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![]() Non dimenticare mai chi sei e da dove vieni.
dal film Persepolis (2007)
Sergio Castellitto è Ebi Satrapi, il padre di Marjane (voce nella versione italiana)
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Spesso si parla male del nostro cinema, come se la fine del neorealismo, della commedia all'italiana e del grande cinema d'autore coincidesse con l'inizio di una crisi creativa irreversibile. O come se Mastroianni, Gassman o Tognazzi, esilaranti nei ruoli comici ma bravi anche in quelli drammatici, non potessero avere eredi dello stesso talento. A sfatare questa falsa idea nostalgica, che minimizza senza pudore lo sforzo di grandi attori di oggi, si distingue la figura di Sergio Castellitto. Un attore eclettico che ha cominciato recitando, è cresciuto sperimentando anche la scrittura e la regia e ha finito per ottenere consensi unanimi da critica e pubblico. Una carriera coerente, aperta a settori diversi tra loro (compresa la fiction televisiva), ma capace di seguire una linea indipendente che rincorre storie e ruoli non banali, estranei a stereotipi o rigidità schematiche. Castellitto si inserisce in quel gruppo di miti che hanno segnato la storia del cinema italiano. Un'esagerazione? A guardare bene il suo percorso artistico si direbbe di no, tanto che è uno dei pochi attori apprezzati e richiesti anche all'estero e ha lavorato con molti dei registi più importanti in circolazione. Che sia lui il vero erede dei passati anni d'oro del cinema italiano?
L'accademia e i primi lavori tra cinema e teatro.
Nato e cresciuto a Roma, anche se la famiglia è originaria di Campobasso, dopo aver lavorato per una società di distribuzione di giornali, sceglie di seguire la sua vocazione e si iscrive all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico. Dopo il diploma, comincia subito ad accumulare piccole parti al cinema (il ruolo di un prigioniero nel Carcerato di Alfonso Brescia) ma è soprattutto il teatro a dargli le prime vere soddisfazioni. Sotto la guida di registi come Luigi Squarzina, Aldo Trionfo e Enzo Muzii, il giovane attore impara e perfeziona il mestiere, fino ad arrivare a un vero esordio anche nel mondo del grande schermo. Nel 1983, a fianco di Marcello Mastroianni, è nel drammatico Il generale dell'armata morta di Luciano Tovoli, seguito da Magic Moments dove, nel clima degli anni Sessanta di Roma, interpreta Roberto, un provinciale arrivista con il sogno nel cassetto di far parte della sfavillante settima arte.
L'esordio come sceneggiatore e l'affermazione come attore
Nel 1986 non si lascia sfuggire l'occasione di lavorare con Ettore Scola in La famiglia, ritratto puntuale della storia di diverse generazioni che fanno parte di uno stesso nucleo familiare. A seguire Dolce assenza, Giovanni Senzapensieri e La parete della stanza accanto, premesse interessanti per il suo esordio nel ruolo di sceneggiatore della pellicola, poi diretta da Felice Farina, Sembra morto…ma è solo svenuto, dove Castellitto è Romano Duranti, uno degli attori principali. Il film viene molto apprezzato in Francia e sarà proprio grazie a questo che l'attore comincerà a essere richiesto anche all'estero: nel 1988 è in Paura e amore con Fanny Ardant e Valeria Golino ma soprattutto è nel cast de Le Grand Bleu, film culto di Luc Besson (che in Italia è uscito solo nel 2002, a seguito di numerose polemiche messe in piedi dal campione di immersione in apnea Carlo Majorca). L'anno dopo torna in Italia per far parte di un piccolo film girato con pochi mezzi ma forse per questo meritevole di nota: è in Piccoli equivoci, esordio alla regia di Ricky Tognazzi che qui mette in scena una storia quotidiana dall'impianto scenico teatrale, basandosi soprattutto sulla bravura degli attori.
In Tre colonne in cronaca non è a suo agio e ostenta un'interpretazione troppo fuori dalle righe ma è solo uno scivolone perché ritorna in forma nel successivo Stasera a casa di Alice dov'è il nemico di Carlo Verdone (regista anche della pellicola) nel corteggiamento della fascinosa Ornella Muti.
Gli anni novanta e la collabroazione con i grandi registi italiani
Con gli anni Novanta, Castellitto stupisce con il ruolo di un architetto ipocondriaco che instaura un rapporto passionale con la sensuale (e poco altro!) Francesca Dellera nel grottesco La carne di Marco Ferreri. Segue la collaborazione con Mario Monicelli in Rossini! Rossini! (1991) e l'intesa con Francesca Archibugi che lo chiama sia per il ruolo dell'eccentrico medico che si prende cura di Pippi nell'emozionante Il grande cocomero (1993) sia per il successivo, meno interessante nei risultati, Con gli occhi chiusi (1994).
La vera consacrazione arriva nel 1996 con il pluripremiato L'uomo delle stelle di Giuseppe Tornatore. Vincitore del Nastro d'Argento come miglior attore, Castellitto è, nel film, un improvvisato regista alla ricerca di talenti nella Sicilia degli anni Cinquanta, piena di sogni e di speranze. Il ruolo, diviso tra buone intenzioni e imbrogli da venditore di illusioni, è un ulteriore conferma della bravura poliedrica dell'attore. In versione comica è il fratello di Paolo Rossi in Silenzio…si nasce (1996), poi passa al ruolo drammatico di un uomo in declino nell'interessante esordio di Renato De Maria Hotel Paura (con il quale lavorerà anche nella serie dedicata all'ispettor Maigret, perfettamente incarnato dallo sguardo indagatore di Castellitto) e diventa anche Don Milani nell'omonima trasposizione televisiva (1997), scritta da Stefano Rulli e Sandro Petraglia e diretta sapientemente dai fratelli Frazzi.
L'esordio alla regia, i ruoli importanti e la televisione
Deciso a passare dietro la macchina da presa, scrive la sceneggiatura di Libero Burro (1999), trama interessante di un uomo del sud che si mette in gioco una volta tarsferitosi al Nord ma non riesce a combinare nulla di buono fino a quando non incontra una donna speciale (nel film è Margaret Mazzantini, compagna di Castellitto nella vita). Il risultato non è dei migliori e il film si rivela un fiasco al botteghino. Ritorna poi a recitare in Padre Pio, film tv diretto da Carlo Carlei nel 2000, un vero e proprio trionfo televisivo.
Il 2001 è un anno ricchissimo: è professore ne L'ultimo bacio, sarto ebreo in Concorrenza sleale, cuoco che mette in trambusto la vita di Martina Gedeck nel tedesco Ricette d'amore e un ambiguo regista teatrale in Chi lo sa?, diretto dal francese Jacques Rivette. L'anno dopo comincia la collaborazione con Marco Bellocchio che lo chiama per L'ora di religione (per il quale vince la preziosa statuetta d'argento dell'European Film Awards) e lo ritroverà cinque anni più tardi ne Il regista di matrimoni. Ruoli intensi, calibrati con intelligenza che si aggiungono a molti altri personaggi del nuovo millennio: è protagonista del biografico Enzo Ferrari (andato in onda in tv ma considerato una rappresentazione di alta qualità paragonabile a quella cinematografica), è un padre un po' scemo in Caterina va in città di Paolo Virzì ed è un manutentore specializzato che intraprende un viaggio formativo in Cina ne La stella che non c'è di Gianni Amelio. Tra tutti questi impegni trova anche il tempo di dirigere un film discutibile ma, ad ogni modo, ricco di emozioni come Non ti muovere (2004) con Penelope Cruz, tratto dal best seller scritto dalla moglie Margaret Mazzantini. Dopo la partecipazione all'episodio di Isabelle Coixet nel corale Paris, je t'aime (2006), omaggio romantico alle bellezze anticonvenzionali della capitale francese, lo vediamo nelle fiction Fuga per la libertà (sempre sotto la regia dell'affezionato Carlo Carlei che dice di lui "È un cavallo di razza..è il Baggio della recitazione!") e O' Professore, oltre che in Italians, commedia scritta e diretta da Giovanni Veronesi. Presta la voce nella versione francese del film Arthur e il popolo dei Minimei di Luc Besson ed è il re Miraz nel secondo capitolo de Le cronache di Narnia: Il principe Caspian (2008).
Nel 2009 lo troviamo in Questione di punti di vista del maestro Jacques Rivette e in Tris di donne & abiti nuziali di Vincenzo Terracciano.
Festa di Roma 2009
David di Donatello 2004
Nastri d'Argento 2002
Nastri d'Argento 1996
David di Donatello 1993
David di Donatello 1990
Attore, scrittore, regista, icona del cinema italiano in patria e soprattutto all'estero. Sergio Castellitto è giunto a una dimensione di grandezza che non riesce pienamente a rappresentarne l'influsso sull'intero panorama artistico nostrano. Sì, perché l'attore romano riesce, come pochi, a riempire di sé il grande schermo e a caratterizzare una pellicola con la propria personalità anche se, in fondo, il suo segreto è l'eclettismo, la capacità di calarsi in qualsiasi ruolo mimetizzandosi tra le pieghe del copione. Ciò vale dentro ma anche fuori l'inquadratura. La moglie Margaret Mazzantini deve aver affinato anche altre doti dell'attore, scrittore a sua volta e soprattutto regista, considerando che proprio nell'adattamento dei film della consorte è riuscito a tirare fuori il meglio. È stato così per Non ti muovere, sarà lo stesso per Venuto al mondo, il libro della Mazzantini che ha recentemente vinto il Campiello e che Castellitto porterà al cinema.
In questi giorni è nelle sale con Questione di punti di vista e Tris di donne & abiti nuziali, ma l'attore romano di origini molisane è stato accolto anche ad Hollywood, con la mega produzione de Le cronache di Narnia: Il principe Caspian, mentre in Francia è di casa.
Dopo un'assenza di quindici anni Kate (Jane Birkin) torna a lavorare al circo, per salvare la tournée estiva dopo che il padre, proprietario e fondatore della struttura, è morto improvvisamente.
Vittorio, incuriosito dalla personalità di Kate, decide di seguirli per un po', inserendosi nella compagnia fino ad arrivare a partecipare allo spettacolo. Nel frattempo, cercherà di scoprire i motivi che molti anni prima spinsero Kate ad abbandonare quel mondo.
Il personaggio di Castellitto è un misterioso salvatore che libera una principessa dai suoi sortilegi, dal suo dolore, dal suo passato, che piange sconsolata sulla tomba del suo amore defunto.
Dopo il successo di Manuale d'amore e Manuale d'amore 2 (Capitoli successivi) Giovanni Veronesi torna dietro la macchina da presa per riproporre per l'ultima volta - come promette - la formula del film a episodi. Italians è la somma di due commedie ambientate rispettivamente nel deserto dell'Arabia Saudita e in Russia che vede protagonisti Sergio Castellitto e Riccardo Scamarcio nella prima e Carlo Verdone, Ksenia Rappoport e Dario Bandiera nella seconda. Scegliendo di ritrarre le caratteristiche più divertenti e paradossali dell'italiano medio, Veronesi confeziona un film sulle debolezze e i vizi degli italiani all'estero. "Che vuol dire che ci facciamo sempre riconoscere?" si è chiesto il regista all'incontro che si è tenuto questa mattina a Roma. "Vuol dire che facciamo casino, certo, che siamo truffaldini e caciaroni, ma anche generosi ed eroici come nessun altro. Nel bene o nel male all'estero lasciamo il segno. Abbiamo una capacità di adattamento mostruosa e questo film voleva proprio essere un omaggio affettuoso e sentimentale al mio paese".
Duecentonovantunomilioni e settecentonovemila e rotti dollari è l'incasso raggiunto in patria dal primo capitolo de Le cronache di Narnia, portato sul grande schermo grazie agli sforzi di Douglas Gresham, figlio della moglie dell'autore della saga nonché responsabile creativo ed artistico della fondazione C.S. Lewis e della C.S. Lewis Company. Dopo il notevole successo de Il leone, la strega e l'armadio, Gresham si è immediatamente attivato per trasformare anche il secondo capitolo "di un sogno durato tutta la vita" in un film che potesse ricreare il regno di Narnia e ottenere gli stessi risultati. È ancora una volta Andrew Adamson (già regista di Shrek uno, due e tre) ad assumersene la responsabilità, circondandosi dello stesso staff che lo aveva affiancato nel primo adattamento cinematografico. Gli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely, i produttori Mark Johnson e Philip Steuer, lo scenografo Roger Ford, l'ideatrice dei costumi Isis Mussenden, nonché Georgie Henley, Skandar Keynes, Anna Popplewell e William Moseley, in altre parole i fratelli Lucy, Edmund, Susan e Peter Pevensie, tornano a far parte della squadra (vincente) di Adamson. E se il secondo capitolo si arricchisce di nuovi personaggi, non mancano le new entry nel cast che vanta, tra gli altri, i volti di Sergio Castellitto e Pierfrancesco Favino nei ruoli del cattivissimo Re Miraz e del suo braccio destro Lord Glozelle.
Pietro (Sergio Castellitto) è un insegnante d'italiano di una scuola media di Scampia cui missione è recuperare i ragazzi che hanno deciso di abbandonare gli studi. Luisa, la coordinatrice del progetto di recupero, a seguito di un'aggressione per mano della camorra - come punizione per aver sottratto un'alunna dalla strada - decide di lasciare il suo posto a Pietro. L'insegnante affronta la difficile impresa con coraggio e ironia riuscendo a riportare quasi un'intera classe a scuola finché dal passato non torna a galla un tragico evento che Pietro cercava di dimenticare. Le difficoltà ritratte nel quartiere di Scampia riflettono le difficoltà di una categoria, quella degli insegnanti, non sempre appoggiata dagli organi di Stato. Ne abbiamo parlato con Sergio Castellitto e con gli autori di O' professore durante la conferenza stampa che si è svolta ieri in occasione della presentazione della miniserie tv di Maurizio Zaccaro al Roma Fiction Fest.
Sette giorni per godersi il meglio del cinema italiano di sempre; commedie, grandi film d'autore, western e impegno per una carrellata con i successi del grande schermo nostrano. Domenica si comincia all'insegna della risata con Un americano a Roma (Sky Italia 11.35), intramontabile classico diretto da Steno con un Alberto Sordi da antologia. In serata Claudio Bisio si dimostra interprete ironico ma di spessore nell'originale film di Manfredonia, Si può fare (Premium cinema, 21.00), in cui il comico è alle prese con una cooperativa di ex degenti psichiatrici post legge Basaglia. Si chiude in bellezza con le commedie di due maestri come Mario Monicelli, che propone l'ironia graffiante del secondo capitolo di Amici miei (Amici miei atto II, Rete 4, 23.30) e Pupi Avati, con il sequel del suo Regalo di Natale, La rivincita di Natale (Italia 1, 2.40), in cui i protagonisti dell'originale tornano a sedersi attorno a un tavolo da poker. Lunedì storie di famiglie che si fondono con la Storia; Mio fratello è figlio unico (Premium Emotion, 19.15) mette a confronto Riccardo Scamarcio e Elio Germano, fratelli di opposte fazioni politiche, mentre il Tornatore di Nuovo cinema paradiso (Sky Italia, 21.00) racconta 30 anni di Storia attraverso l'amore per il cinema di un bambino in un paesino siciliano. Ancora famiglie complicate in Come dio comanda (Premium Cinema, 21.00) di Salvatores, trasposizione dell'omonimo romanzo di Ammaniti con un Filippo Timi padre violento e appassionato. Infine un Adriano Celentano "d'autore" nei panni dell'ingenuo pastore raccontato da Pietro Germi in Serafino (Iris, 21.00).
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