Carlo VerdoneL'ironia di un attento osservatore della realtà italiana59 anni, 17 Novembre 1950 (Scorpione), Roma (Italia) |
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dal film Grande, grosso e Verdone (2007)
Carlo Verdone è Leo, Callisto, Moreno, Politico
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Cresciuto in una famiglia che, per mestiere e frequentazioni, lo ha avvicinato al mondo del cinema fin da giovanissimo, Carlo Verdone è figlio di Mario Verdone, celebre critico cinematografico, docente universitario e dirigente per molti anni del Centro Sperimentale di Cinematografia. Fin da adolescente ha la fortuna di conoscere registi illustri come Pier Paolo Pasolini, Michelangelo Antonioni, Roberto Rossellini e Vittorio De Sica. Solo questo basterebbe a chiunque per amare la magia di un'arte che non ha regole, se non quella di rappresentare emozioni attraverso le immagini.
Carlo, assieme al fratello minore Luca e gli amici, passa molti sabato sera della sua giovinezza a vedere i capolavori della storia del cinema. Una formazione colta che trova il suo ovvio canale di espressione in un cortometraggio intitolato Poesia solare (1969), girato con una videocamera vendutagli da Isabella Rossellini. Gli elementi che costituiscono il primo approccio alla regia sono quelli che Carlo porterà con sé, alternandoli o rappresentandoli con i numerosi personaggi da lui inventati, durante tutta la carriera cinematografica: l'influenza della cultura sessantottina sulla vita dei giovani e la musica rock (nello specifico Pink Floyd e Greatful Dead). Due anni dopo gira un altro cortometraggio, Allegoria di primavera seguito nel 1973 da Elegia notturna. I tre lavori, girati in Super-8, oggi non esistono più perché la Rai li ha smarriti.
Prime esperienze tra cinema e teatro
Nel 1972 si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia e due anni dopo si diploma in regia con un lavoro intitolato Anjuta, tratto da un testo teatrale di Cechov, con la collaborazione di Lino Capolicchio, Giovannella Grifeo, Livia Azzariti e l'amico di famiglia Christian De Sica. Si fa notare per il talento registico ma, con la contemporanea esperienza di burattinaio alla scuola di Maria Signorelli, dimostra grandi capacità anche nell'imitazione di personaggi famosi, dote che fino allora avevano potuto apprezzare solo i familiari e i compagni di scuola. Si fa dirigere a teatro dal fratello Luca, regista del "Gruppo Teatro Arte", occasione per mettere in scena le sue capacità istrioniche da trasformista professionista (una sera si ritrovò addirittura a sostituire 4 ruoli diversi, con risultati sorprendenti). Nel frattempo coltiva la passione per la regia, accumulando incarichi di aiuto regista e assistente di Franco Rossetti in Quel movimento che mi piace tanto (1974), oltre che alcuni documentari per la Presidenza dei Ministri, qualche piccola collaborazione con Franco Zeffirelli e una parte marginale, questa volta come attore, in La luna (1979) di Bernardo Bertolucci.
A teatro conquista maggiori consensi: con lo spettacolo "Tali e quali" interpreta ben 12 personaggi, una sorta di catalogo di tipi e persone che riprenderà, anche se rivisti e corretti, nella sua filmografia successiva e prima ancora nella trasmissione televisiva "Non stop" (in onda su Raiuno all'inizio del 1979), diventando l'erede artistico di Leopoldo Fregoli.
L'inventore di un bestiario romano
La carriera di Carlo ha una vera svolta quando incontra Sergio Leone, autore che lo aiuta a pensare alla sceneggiatura di Un sacco bello (1980), il debutto cinematografico da regista, e dà il via a una preziosa e fortunata collaborazione con gli scrittori Leo Benvenuti e Piero De Bernardi, fidati compagni di avventura che staranno spesso al suo fianco. Dopo il successo di Un sacco bello, Carlo realizza Bianco, rosso e verdone (1981), storie parallele di tre personaggi coinvolti nel voto elettorale: c'è il precisino e snervante padre di famiglia, un emigrato lucano che rientra da Monaco e un infantile ragazzone romano in viaggio con la nonna malata (una strepitosa Lella Fabrizi). Con Borotalco (1982), Acqua e sapone (1983) e Troppo forte (1986) continua a sfruttare la sua comicità camaleontica per costruire un repertorio di tipizzazioni feroci ma mai volgari, spesso legate al dialetto romano.
Un attore al servizio di altri autori
Nel 1982 interpreta il figlio di Alberto Sordi nella commedia In viaggio con papà, dopodiché affianca Eleonora Giorgi, Enrico Montesano (che dirigerà nell'esilarante I due carabinieri nel 1984), Adriano Celentano e Diego Abatantuono in Grand Hotel Excelsior di Pipolo e Castellano. È nel cast di Cuori nella tormenta di Enrico Oldoini ma è soprattutto il protagonista in coppia con Renato Pozzetto del debutto cinematografico del fratello Luca Verdone, ovvero Sette chili in sette giorni (1986), commediola dall'impianto barzellettistico che però riesce a mettere in luce nuovamente le doti comiche di Carlo. Partecipa anche alla mini-serie televisiva Sogni e bisogni diretta da Sergio Citti, l'ultimo lavoro al quale Carlo parteciperà solo come attore, sotto la regia di altri autori. Da questo momento in poi, infatti, sarà solo attore protagonista di film diretti e scritti da lui, tranne alcune eccezioni come Zora la vampira (2000) dei Manetti Bros., film che ha prodotto e al quale ha regalato la mitica interpretazione del commissario Damiani, e Manuale d'amore seguito da Manuale d'amore 2 – Capitoli successivi (2007) di Giovanni Veronesi.
Malinconia, portami via!
In Io e mia sorella (1987) e soprattutto nel nostalgico Compagni di scuola (1988) decide di accentuare le venature malinconiche del suo umorismo, aggiungendo molte sfumature amare alle sue commedie. Spesso si concentra su un ritmo comico nevrotico che guarda alla psicoanalisi come possibile metodo di risoluzione dei problemi (aspetto che nasce anche da una caratteristica della vita privata dell'autore): indeciso al limite del patologico in Stasera a casa di Alice (1990), alla ricerca, assieme ai fratelli Francesca Neri e Sergio Rubini, di un padre scomparso in Al lupo al lupo (1992) e uomo di mezz'età lasciato dalla fidanzata e vittima di una mania per pillole e medicinali nello straordinario Maledetto il giorno che t'ho incontrato (1992) con Margherita Buy, dove inserisce anche la sua passione per la musica di Jimi Hendrix. Il film vince 5 David di Donatello (due attori, sceneggiatura, fotografia e montaggio) e consacra Carlo come regista capace di orientarsi anche nel drammatico. Tanto da affrontare il problema dell'handicap in Perdiamoci di vista (1994) con Asia Argento su una sedia a rotelle per poi tornare alla grande commedia con Viaggi di nozze (1995), dove ripropone un film a episodi con i personaggi da lui creati.
Qualche scivolone e il grande ritorno alla commedia amara
Dopo Sono pazzo di Iris Blond (dove nuovamente ripropone la passione per la musica che intreccia in una storia d'amore tra due musicisti), tratteggia una satira della dominante volgarità italiana con Gallo cedrone (1998) e C'era un cinese in coma (2000). Con questi due ultimi film la vis comica dell'artista si perde in gag già viste o poco pungenti ma il ritorno alle grandi storie è dietro l'angolo: il corale Ma che colpa abbiamo noi (2003) e L'amore è eterno finché dura (2004) sono esempi di una commistione sapiente di dramma e comicità, peculiarità che ha sempre decretato il successo di Carlo. Nell'ottobre del 2002 L'Egyptaire Theatre di Los Angeles ha organizzato un Tribute to Carlo Verdone (nel 1996 già Parigi aveva realizzato una grande rassegna dell'attore-regista). Qualche anno dopo fa coppia con Silvio Muccino in Il mio miglior nemico (2006), dove si ritrova messo in difficoltà dalla malizia di un giovane innamorato della figlia. E l'anno successivo porta sugli schermi un progetto al quale stava lavorando da diverso tempo e che segna un cambio di tendenza o meglio un salto nel passato: in Grande, grosso e Verdone (2008), i protagonisti sono le macchiette dei film degli esordi, ora cresciuti e invecchiati, ma con le stesse perversioni degli inizi. Sempre nel 2008 viene richiamato dall'amico Giovanni Veronesi che lo vuole per il film Italians (2009), dove i vizi e le virtù del popolo nostrano vengono messi sotto accusa con un gusto sarcastico che ben si addice alla recitazione di Carlo. Agli inizi del 2010, invece, Verdone si cimenta sia come interprete che come regista nella commedia corale Io, loro e Lara, dove interpreta Don Carlo.
Nastri d'Argento 2006
David di Donatello 2006
David di Donatello 2005
David di Donatello 2004
David di Donatello 1992
David di Donatello 1982
Nastri d'Argento 1980
David di Donatello 1980
Dopo il successo di Manuale d'amore e Manuale d'amore 2 (Capitoli successivi) Giovanni Veronesi torna dietro la macchina da presa per riproporre per l'ultima volta - come promette - la formula del film a episodi. Italians è la somma di due commedie ambientate rispettivamente nel deserto dell'Arabia Saudita e in Russia che vede protagonisti Sergio Castellitto e Riccardo Scamarcio nella prima e Carlo Verdone, Ksenia Rappoport e Dario Bandiera nella seconda. Scegliendo di ritrarre le caratteristiche più divertenti e paradossali dell'italiano medio, Veronesi confeziona un film sulle debolezze e i vizi degli italiani all'estero. "Che vuol dire che ci facciamo sempre riconoscere?" si è chiesto il regista all'incontro che si è tenuto questa mattina a Roma. "Vuol dire che facciamo casino, certo, che siamo truffaldini e caciaroni, ma anche generosi ed eroici come nessun altro. Nel bene o nel male all'estero lasciamo il segno. Abbiamo una capacità di adattamento mostruosa e questo film voleva proprio essere un omaggio affettuoso e sentimentale al mio paese".
Separatamente e senza saperlo entrambi avevano espresso il desiderio di fare il loro "incontro d'autore" con l'altro, entrambi si ammirano (anche se per motivazioni diverse) e entrambi sono tra gli attori migliori del nostro cinema.
Uno è Carlo Verdone "il comico più di successo dagli anni '70 ad oggi", come l'ha definito il curatore della serata Mario Sesti, e l'altro è Toni Servillo, capace nell'ultimo anno di essere presente nei due più importanti film italiani con ruoli determinanti. Hanno scelto l'uno scene dai film dell'altro che amano particolarmente e che ritengono emblematiche della sofisticatezza attoriale del collega e le hanno commentate per il pubblico intervenuto.
Il risultato è stata una serata che ha incredibilmente coniugato la poesia "bassa", ironica e malinconica di Carlo Verdone ai personaggi rudi, titanici e "alti" di Toni Servillo, all'insegna di una contaminazione che ha spiegato benissimo il protagonista di Il divo: "La forza di quest'incontro sta in come un comico possa raccontare attraverso la comicità zone profonde di disperazione e come alle volte un ruolo disperato possa essere efficace attraverso piccole zone di comicità".
Carlo Verdone ha un obiettivo: "Mettere i bastoni tra le ruote ad Avatar con la semplicità del mio film", si scherza ma nemmeno troppo. Tutto nasce dalla particolare data d'uscita del suo nuovo film, Io, loro e Lara, il 5 gennaio. Il colosso americano di Cameron doveva originariamente invadere le sale a dicembre e lui si era anche messo d'accordo con Gabriele Muccino, il cui film è in uscita il 29 gennaio, per non pestarsi i piedi a vicenda. Il cambio all'ultimo minuto ha però mischiato le carte e ora Verdone si trova uno scomodo avversario a cui darà battaglia con un film tra i più semplici e lineari della sua carriera, forse uno dei primi che riceverà una distribuzione internazionale.
Già nel titolo c'è tutto. C'è Verdone (Io), che interpreta un prete che ha l'umanità dei suoi ultimi personaggi più un'inedita etica e moralità a cui l'attore/regista tiene molto. C'è una nuova protagonista accanto a lui (Lara), interpretata da Laura Chiatti, una ragazza giudicata da tutti per quello che sembra ma in realtà anch'essa dotata di una moralità molto più elevata di chi la circonda. E soprattutto ci sono gli altri (Loro), una delle caratteristiche sempre più importanti dei film del comico romano: "D'ora in poi voglio dedicarmi ai film corali" dichiara Verdone stesso, "recitare con tanti attori, tanti giovani che mi fanno sentire giovane e a cui posso dare tutta la mia esperienza".
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