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![]() Il matrimonio è una cosa esagerata: è come se uno che ha fame comprasse un ristorante!
dal film Lui è peggio di me (1984)
Adriano Celentano è Leonardo
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Cantante, attore e regista italiano. Star fra le più luminose del firmamento musicale-leggero, cinematografico-comico e televisivo-popolare italiano per quasi mezzo secolo, si afferma come cantante rock della prima ora nella seconda metà degli anni '50. Divenuto presto famoso come «il molleggiato» per il suo dinoccolato modo di muovere le gambe mentre canta (a metà fra E. Presley e J. Lewis, che imita esplicitamente), appare come sé stesso in molti film di canzoni, ma soprattutto nella celebre scena del night club alle Terme di Caracalla in La dolce vita (1960) di F. Fellini. Già all'apice del successo, all'inizio degli anni '60, crea una propria «scuderia-casa discografica» – il Clan – e, puntando sulla simpatia che ispira il suo personaggio, debutta anche come attore in Uno strano tipo (1963) diretto da L. Fulci, cui nello stesso anno segue Il monaco di Monza di S. Corbucci (con cammei di Totò e N. Taranto), mentre l'anno successivo debutta nella regia, dirigendosi in Super rapina a Milano. Il mancato successo del film lo induce a concentrarsi solo sulla canzone per qualche anno, ma nel 1968 P. Germi lo chiama per il ruolo principale del pastore Serafino (1968), film satirico di buona fattura e miglior fortuna al botteghino, in cui canta (fuori campo) solo la canzone dei titoli di testa. L'ottima accoglienza del pubblico lo convince ancor più delle sue potenzialità di attore comico; ritorna in scena prima nella commedia musicale d'ambientazione storica Er più - Storie d'amore e di coltello (1971) di S. Corbucci, poi nel drammatico (e sfortunato) Le cinque giornate di Milano (1973) di D. Argento e, nello stesso anno, nella versione cinematografica della commedia musicale Rugantino (1973), diretta da P. Festa Campanile. Nel 1975 riprova nuovamente a dirigersi in Yuppi du con scarsissimo successo, ma nello stesso anno – rifacendosi ancora alla comicità gestuale di J. Lewis, che personalizza in modo singolare – con la partecipazione a Di che segno sei di S. Corbucci inaugura un decennio di grandi successi che dopo diciotto film, fra cui molti campioni d'incassi (Ecco noi per esempio, 1977, di S. Corbucci; Mani di velluto, 1979, Il bisbetico domato, 1980, Innamorato pazzo, 1981, tutti di Castellano & Pipolo; Lui è peggio di me, 1984, di E. Oldoini), si conclude con l'insuccesso di un'altra sua regia: Joan Lui (1985). A parte un paio di occasionali cammei, ritorna poi alla canzone e alla televisione dove, a cavallo del millennio, bissa lo strabiliante successo ottenuto anni prima in Canzonissima, riproponendo il suo originale e satirico personaggio di cantante-conduttore-predicatore, in programmi autogestiti (e anomali per lo standard televisivo usuale) come 125 milioni di caz...te (2001).

David di Donatello 1980
David di Donatello 1976
È sempre stato "tre passi avanti", è sempre stato "rock". Cantante, attore, regista, compositore, scrittore, predicatore, ecologista e cattolico, Adriano Celentano "ne ha fatta di strada" e oggi la via Gluck è idealmente prossima a Venezia. Dopo trentatre anni viene presentato in Laguna Yuppi Du, versione restaurata nel sonoro e nell'immagine dal Clan di Celentano e da Sky Cinema. Correva il 1974 quando il barcaiolo Felice Della Pietà sposava in chiesa la remissiva Adelaide di Claudia Mori e amava in segreto, nei campi, nei giardini e sotto i ponti della Laguna la Silvia di Charlotte Rampling. Yuppi Du è una storia di amore e di "resurrezione" (quella di Silvia, la prima moglie "ritornata dal canal") ma soprattutto è un musical-drama, un'operetta morale sospesa tra Venezia e Milano per riflettere, in perfetto Celentano style, sulle morti bianche (l'incidente sul lavoro di Scognamillo), l'inquinamento (l'acqua nera di Porto Marghera), la violenza sulle donne (lo stupro scongiurato da Santercole), la divisione classista (la sequenza della cerimonia nuziale in chiesa, dove gli aristocratici si contrappongono al clan degli amici poveri di Felice) e l'arte moderna (il gatto lanciato contro il vetro). Come fu per Serafino, Celentano ci ricorda che il denaro non procura la felicità, per questa ragione lo seppellisce sotto una croce invitando lo spettatore all'amore, all'amicizia, alla fedeltà e al ritorno alle origini nella danza d'amore accompagnata dalla canzone "Yuppi Du". Scritto, diretto e montato dal Molleggiato, Yuppi Du è una parabola surreale che ripropone nello splendore del restauro i costumi naïf di Celentano e le margherite gialle tra i capelli della Rampling, i volti infantili di Rosita, Rosalinda e Giacomo Celentano e il Napoleone sfregiato di Santercole, lo stop-frame di Jack La Cayenne e le calze nere di Claudia Mori. C'è tutto questo e molto altro ancora dietro l'effige di un uomo voltato di spalle con le braccia allargate, nato in "un giorno gelido d'inverno" e cresciuto in via Gluck come Voce ineguagliabile e Corpo musicale abitato dal non-sense. Prisencolinensinainciusol, "ol rait".
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La dolce vita
continua»
Genere Commedia, - Italia 1960. |
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Yuppi Du
continua»
Genere Fantastico, - Italia 1975. |
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Lui è peggio di me
continua»
Genere Commedia, - Italia 1984. |
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Segni particolari: bellissimo
continua»
Genere Commedia, - Italia 1983. |
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Serafino
continua»
Genere Commedia, - Italia 1968. |
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Capita a tutti, fermi a un semaforo che si affianchi una macchina, finestrino aperto, dalla quale esce una musica tambureggiante. E magari il guidatore, un giovane, si muove a quel ritmo. Quel ritmo, quella musica, quel sentimento, vengono da lontano, da uno scantinato dove, nei primi anni cinquanta Elvis Presley, men che ventenne stava inventando, (o aggiornando o perfezionando ma cambia poco, l'identità è la sua) il rock, un movimento molto importante. Lo sappiamo tutti.
Momento
Ci sono delle costanti singolari ed efficaci, una è "dov'eri in quel momento". È notorio che tutti gli americani ricordassero, e molti ricordino, dove si trovassero all'annuncio della morte dei presidenti Roosevelt e Kennedy. E dove si trovassero, quel 16 agosto del 1977 quando vennero raggiunti dalla notizia della morte di Elvis Presley. Anch'io lo ricordo, ero nella mia casa di montagna nel piacentino, frazione "Farinotti", stavo cercando un libro nel disordine e da fuori mi sentii chiamare da mio cugino Gianluigi che mi disse, appunto, che il telegiornale aveva appena dato quella notizia. Anche per me, come per quasi tutti, Presley era quello che sappiamo. Uno dei modelli decisivi che fanno parte della memoria e della coscienza, inserito in profondità in quello spazio che accoglie l'incanto, l'evasione, il sogno e detto senza astrazioni, la musica le canzoni e il ballo. E qualcuno aggiungerebbe, lo sballo. Un modello raro, anzi esclusivo. Legittimo che la notizia della fine (parziale, perché poi ci saranno le canzoni e le immagini, per sempre) di un sortilegio così prepotente, dovesse valere, per lo meno, il prezzo della memoria, del momento e del luogo. Quando seppi di Sordi, giusto per fare un nome importante, certo mi dispiacque, anzi ne fui addolorato, ma per risalire almeno all'anno, devo forzare la memoria. Certo, so che era il 2002, sono quasi obbligato, per mestiere, a saperlo, ma di quel 1977 ricordo giorno, mese, momento e luogo, appunto.
Sette giorni per godersi il meglio del cinema italiano di sempre; commedie, grandi film d'autore, western e impegno per una carrellata con i successi del grande schermo nostrano. Domenica si comincia all'insegna della risata con Un americano a Roma (Sky Italia 11.35), intramontabile classico diretto da Steno con un Alberto Sordi da antologia. In serata Claudio Bisio si dimostra interprete ironico ma di spessore nell'originale film di Manfredonia, Si può fare (Premium cinema, 21.00), in cui il comico è alle prese con una cooperativa di ex degenti psichiatrici post legge Basaglia. Si chiude in bellezza con le commedie di due maestri come Mario Monicelli, che propone l'ironia graffiante del secondo capitolo di Amici miei (Amici miei atto II, Rete 4, 23.30) e Pupi Avati, con il sequel del suo Regalo di Natale, La rivincita di Natale (Italia 1, 2.40), in cui i protagonisti dell'originale tornano a sedersi attorno a un tavolo da poker. Lunedì storie di famiglie che si fondono con la Storia; Mio fratello è figlio unico (Premium Emotion, 19.15) mette a confronto Riccardo Scamarcio e Elio Germano, fratelli di opposte fazioni politiche, mentre il Tornatore di Nuovo cinema paradiso (Sky Italia, 21.00) racconta 30 anni di Storia attraverso l'amore per il cinema di un bambino in un paesino siciliano. Ancora famiglie complicate in Come dio comanda (Premium Cinema, 21.00) di Salvatores, trasposizione dell'omonimo romanzo di Ammaniti con un Filippo Timi padre violento e appassionato. Infine un Adriano Celentano "d'autore" nei panni dell'ingenuo pastore raccontato da Pietro Germi in Serafino (Iris, 21.00).
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