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domenica 25 febbraio 2018

Pierfrancesco Favino

Romanzo cinematografico

48 anni, 24 Agosto 1969 (Vergine), Roma (Italia)
occhiello
A volte la vita non ci d le cose come noi le vogliamo ma l'importante che ce le dia.
dal film Baciami ancora (2010) Pierfrancesco Favino Marco
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Pierfrancesco Favino
David di Donatello 2017
Nomination miglior attore non protagonista per il film Le confessioni di Roberto And

Nastri d'Argento 2016
Nomination miglior attore per il film Suburra di Stefano Sollima

David di Donatello 2012
Nomination miglior attore non protagonista per il film Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana

David di Donatello 2012
Premio miglior attore non protagonista per il film Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana

Nastri d'Argento 2012
Nomination miglior attore per il film ACAB - All Cops Are Bastards di Stefano Sollima

Nastri d'Argento 2012
Premio miglior attore per il film ACAB - All Cops Are Bastards di Stefano Sollima

David di Donatello 2010
Nomination miglior attore non protagonista per il film Baciami ancora di Gabriele Muccino

Nastri d'Argento 2010
Nomination miglior attore non protagonista per il film Baciami ancora di Gabriele Muccino

Roma Fiction Fest 2009
Premio miglior attore miniserie per il film Pane e libert di Alberto Negrin

Roma Fiction Fest 2007
Premio miglior attore miniserie per il film Liberi di giocare di Francesco Miccich

Nastri d'Argento 2006
Premio miglior attore per il film Romanzo criminale di Michele Placido

David di Donatello 2006
Premio miglior attore non protagonista per il film Romanzo criminale di Michele Placido

Nastri d'Argento 2006
Nomination miglior attore per il film Romanzo criminale di Michele Placido

David di Donatello 2006
Nomination miglior attore non protagonista per il film Romanzo criminale di Michele Placido



Intervista a regista e protagonisti di A casa tutti bene, opera corale sulle fragilit e le contraddizioni di una famiglia allargata. Al cinema dal 14 febbraio.

Gabriele Muccino: mai provata un'esperienza cos epica e intensa

luned 5 febbraio 2018 - Alessandra Vitali cinemanews

Gabriele Muccino: mai provata un'esperienza cos epica e intensa A casa tutti bene la storia di una grande famiglia che si ritrova a festeggiare le Nozze d'Oro dei nonni sull'isola dove questi si sono trasferiti a vivere. Un'improvvisa mareggiata blocca l'arrivo dei traghetti e fa saltare il rientro previsto in serata costringendo tutti a rimanere sull'isolae a fare i conti con loro stessi, con il proprio passato, congelosie mai sopite, inquietudini, tradimenti, paure e anche improvvisi e inaspettati colpi di fulmine. "Al di l del risultato, perch nessuno poteva immaginare fino in fondo come il film sarebbe apparso una volta finito, gi durante la lavorazione sentivamo che c'era un motivo forte per fare questo film e per farlo con uno spirito fortemente motivato". Gabriele Muccino, regista In attesa dell'uscita al cinema del 14 febbraio, Gabriele Muccino, insieme ad alcuni degli interpreti del film - Stefania Sandrelli, Pierfrancesco Favino e Sabrina Impacciatore (qui in veste anche di co-sceneggiatrice), racconta il lavoro sul set, le caratterizzazioni di personaggi dalle mille sfumature, il modo in cui ciascuno di questi personaggi pensato e messo in scena per ricreare la quotidianit, la verosimiglianza, le difficolt affrontate ogni giorno dalla gente comune.

Gli italiani su Netflix, Pierfrancesco Favino

gioved 10 marzo 2016 - Paola Casella cinemanews

Gli italiani su Netflix, Pierfrancesco Favino

L'attore il protagonista fragile e massiccio di Senza nessuna piet.

Pierfrancesco Favino, sulle spalle del gigante

marted 9 settembre 2014 - Marzia Gandolfi cinemanews

Pierfrancesco Favino, sulle spalle del gigante Non nuovo ai cattivi Pierfrancesco Favino, volto criminale del Libano della Magliana (Romanzo criminale), agente antisommossa della Polizia che ripulisce gli stadi e 'scarica' sugli ultras (ACAB), industriale senza palle e senza scrupoli nella Torino di Giuliano Montaldo (L'industriale). Eppure questa volta e dentro l'opera prima di Michele Alhaique, il suo villain abdica le tinte forti e si converte alla sfumatura, scivolando gradualmente da un colore a un altro. Gigante dal cuore d'oro e la mano pesante, Mimmo il nipote timido, introverso e ingombrante di un criminale romano, che naviga a gonfie vele nella crisi e presta denaro a interessi esorbitanti a imprenditori al collasso. Mimmo riscuote per lui i crediti insoluti e spacca le ossa agli insolventi. Ma lui diverso dallo zio e dal cugino, a cui strappa quella lolita di Latina che Manuel vorrebbe comprare e che lui invece sogna di sposare, di portare via dalla provincia del mondo. Perch Tania produce emozioni e ragioni per ricominciare. Continua

   

Tra polemiche e sorprese, presentato a Roma il thriller di Stefano Sollima.

ACAB, l'odio in divisa nella Roma a mano armata

luned 23 gennaio 2012 - Ilaria Ravarino cinemanews

ACAB, l'odio in divisa nella Roma a mano armata C' chi lo paragona a L'odio di Mathieu Kassovitz e chi torna a ragionare sui poliziotteschi dell'Italia anni '70, Roma a mano armata di Umberto Lenzi, La polizia incrimina, la legge assolve di Enzo Castellari. Chi se la prende perch con questi film invece non c'entra niente, e pare piuttosto un Romanzo criminale al contrario, fatto di guardie farabutte quanto i criminali che dovrebbero acchiappare.
Tratto dall'omonimo libro inchiesta di Carlo Bonini, ACAB - All Cops Are Bastards di Stefano Sollima, al cinema da venerd, fa discutere in capannelli critici e giornalisti. Il ritorno al cinema di genere accende la fantasia del cinefilo, i riferimenti all'attualit eccitano il cronista. Nel pubblico c' anche un poliziotto, venuto per guardare in anteprima il film sulla Celere che da settimane infiamma i blog della Polizia di Stato. Il cast (Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini, Andrea Sartoretti e Domenico Diele) non nasconde un certo nervosismo accendendo i microfoni per l'incontro con la stampa romana, perch l'uscita in sala, in 300 copie, si prevede burrascosa: la Polizia non ha ostacolato le riprese - dice il regista - ma non le ha nemmeno agevolate, e il ritratto impietoso della Capitale, stretta in una morsa di cattiva politica e violenza, potrebbe andare di traverso (anche) agli amministratori capitolini. Continua

Lucio Pellegrini ritrae gli uomini come personaggi sfaccettati, complessi e anche negativi.

La vita facile (dei maschi)

venerd 25 febbraio 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

La vita facile (dei maschi) "Forse vero. Forse potrebbe sembrare un film vagamente misogino". La nuova commedia di Lucio Pellegrini, La vita facile, ha diviso il pubblico e lui lo sa. Perch una met del cielo, quella che (al cinema) non porta ancora i pantaloni, ieri uscita dalla sala un po' meno contenta dell'altra. "Il film si focalizza sui personaggi di Favino e Accorsi, perch la loro amicizia che volevo raccontare ha detto Pellegrini a margine della conferenza stampa romana - Capisco che il personaggio di Vittoria Puccini possa innervosire, che sia difficile empatizzare con una dark lady viziata, capricciosa e pariolina. Ma questo un film di maschi".
Anche in conferenza stampa i mattatori sono Pierfrancesco Favino e Stefano Accorsi. Irresistibile il primo, spalla sorprendentemente vivace il secondo, invisibili le donne: la Puccini che si limita a trovare la sua dark lady "buffa e divertente, un po' manipolatrice e un po'ragazza fragile", e la sempre pi brava Camilla Filippi, capace di dare corpo al carattere pi involuto, madre e santa donna "la cui consapevolezza serve a far risaltare la natura complessa degli altri".
Storia d'amore e amicizia tra medici, impegnati in un ospedale del Kenya settentrionale, per Pellegrini "il film non fa retorica sul mondo africano. Mi interessava l'Africa come teatro in cui far emergere per contrasto le caratteristiche di questi uomini cos profondamente italiani. Personaggi sfaccettati, complessi e anche negativi". Favino dribbla con eleganza l'inevitabile paragone con la vecchia commedia all'italiana, "un ritorno sociologicamente preoccupante dice perch se ancora oggi continuiamo a rappresentare italiani simpatici e farabutti, vuol dire che forse siamo proprio cos". Il clima da spogliatoio, che ha regalato al film ottimi momenti di improvvisazione, si respira anche dal vivo. Vola qualche battuta sul calcio, Favino lancia stoccate alla Roma, squadra del cuore, e l'emigrante Accorsi ricorda gli insulti dei francesi "subito dopo i maledetti Europei". Applausi a fine conferenza, il team funziona, il film benedetto in chiusura dal produttore Domenico Procacci. La sala si svuota e Pellegrini resta accanto alla moglie, Camilla Filippi, impegnata in un'intervista. "Il prossimo film promette sottovoce, e c' da credergli lo faccio con un cast tutto al femminile. Una storia di donne, che tocchi temi che il nostro cinema, purtroppo, non riesce ancora a raccontare".

Lucio Pellegrini torna al cinema con una commedia corale sulla precariet.

Figli delle stelle: la banda brancaleone

luned 18 ottobre 2010 - Marzia Gandolfi cinemanews

Figli delle stelle: la banda brancaleone Dopo liceali "seriali" e famiglie disfunzionali, Lucio Pellegrini torna sul grande schermo con una commedia corale che riflette sul precariato e sulla difficolt degli italiani ad aderire ai politici che li rappresentano. Ispirato dallo sguardo empatico di Monicelli e influenzato dalla migliore commedia allitaliana, Pellegrini alza il tiro e realizza un film amaro addolcito da un cast in stato di grazia. Pierfrancesco Favino, Giuseppe Battiston, Paolo Sassanelli, Giorgio Tirabassi, Fabio Volo e Claudia Pandolfi costituiscono un gruppo (anti)eroicomico deciso a cambiare lo stato delle cose e, per questo, a sequestrare un celebre quanto impopolare ministro della salute. Niente andr come previsto e limprobabile banda di precari muover lungo una serie di prove e di imprese che non li condurranno alla gloria ma a uno scacco e a un pi modesto "piatto di pasta e ceci". A Roma per presentare il loro film, Pellegrini e il suo cast ci raccontano il malessere sociale e una generazione che ripiega sulla nostalgia e sulla canzone vintage.

Commedia & realt
Lucio Pellegrini: Considero Figli delle stelle una commedia fortemente radicata nella realt quotidiana. In Italia si producono molte commedie ma quasi mai aderenti al periodo storico che stiamo vivendo. Cos ho pensato ai miei registi preferiti, da Monicelli a Pietrangeli, e ho creato una banda di magnifici perdenti che credono di poter fare qualcosa di buono e di reggere lo stress di unimpresa senza senso. Ma la loro naturale vocazione alla "sfiga" evidente da subito e cos finiscono per sequestrare uno dei pochi uomini politici che crede davvero nel suo lavoro e che cerca di farlo nel modo migliore. Sar proprio la relazione con lonorevole Stella di Giorgio Tirabassi ad alimentare e illuminare le loro coscienze.

Cast stellare
Lucio Pellegrini: Nel mettere insieme il cast e la mia banda improvvisata di rapitori ho pensato senza ombra di dubbio ai Soliti ignoti di Monicelli. Ho sempre ammirato lo sguardo empatico del maestro sui perdenti della terra, sguardo troppo poco praticato dal nostro cinema. Del magnifico risultato raggiunto devo ringraziare tutti i miei attori che, nonostante le diverse esperienze e provenienze, hanno saputo creare sul set una sintonia perfetta. Larmonia tra gli attori era fondamentale per la riuscita del film dal momento che Figli delle stelle si sforza di partire proprio dai personaggi, precari dellesistenza che condividono un disagio comune da cui vorrebbero emanciparsi.

Il cuore della commedia
Lucio Pellegrini: Il cuore della mia commedia sta tutto nellapplauso finale che scroscia dopo la liberazione dellonorevole Stella. Quellapplauso racconta molto bene lipocrisia diffusa in questo Paese. Volevo esprimere col sorriso che quello che abbiamo quello che in fondo ci meritiamo, perch gli italiani sono come la comunit valdostana descritta nel film: prima partecipano al rapimento e prendono i soldi e poi applaudono la scarcerazione di un innocente. Prima partecipano a unazione illegale e poi si scandalizzano per quella stessa azione.

Alan Sorrenti e i favolosi anni Ottanta
Lucio Pellegrini: Il titolo del mio film nasce in seconda battuta. Avevo deciso di chiudere un gruppo di rapitori improvvisati dentro una casa che non veniva aperta dagli anni Ottanta. A quel punto mi sono chiesto, cosa avrebbero trovato i miei protagonisti in quellappartamento? Quali dischi? Quale musica? E cos oltre a Finardi ho pensato a Sorrenti e alla sua canzone, probabilmente simbolo di quella generazione. Volevo che a unire in un corpo solo i personaggi non fosse soltanto il disagio sociale ma anche una canzone. Una canzone da condividere dentro una pausa ludica.

Il padano
Fabio Volo: Sono entusiasta di aver partecipato a un film che ha qualcosa di importante da dire. Il mio ruolo mi ha subito appassionato soprattutto perch mi offriva lopportunit di indossare dopo trenta lunghi anni una giacca di jeans col pelo. Quando, dopo la lettura della sceneggiatura, Pellegrini mi confess che avrei indossato quella giacca per tutto il film il mio cuore ha esultato perch negli anni Ottanta ne avevo una uguale a cui ero affezionato e che mia madre fin per buttare a mia insaputa. Ho chiesto alla fine delle riprese che mi venisse regalata e cos stato, adesso quella giacca nella mia casa di Roma. Mi vergogno a indossarla a Milano ma a Roma ancora di moda. Scherzi a parte trovo che Lucio abbia reso onore alla sceneggiatura con la sua regia, realizzando una commedia sul precariato non tanto professionale quanto esistenziale. Tutti i personaggi, compreso il mio, vivono in attesa di qualcosa e di qualcuno, e in quella sospensione si finisce spesso per fare qualsiasi cosa.

Il rivoluzionario
Giuseppe Battiston: Il mio personaggio un disgraziato vero, un assistente di sociologia livoroso e rancoroso che cerca in ogni modo di ribaltare i piani dei suoi strampalati compagni. Bauer per un puro di cuore, un rivoluzionario che come me compr un eskimo tanti anni fa convinto che prima o poi gli sarebbe servito. Quello che indosso nel film davvero mio ma mai avrei pensato che un giorno mi sarebbe stato utile per girare un film.

Il bravo ragazzo
Pierfrancesco Favino: Mi piaceva lidea di partecipare a una commedia che affrontasse il disagio sociale con il sorriso e una buona dose di cinismo. Il mio personaggio ha superato i trentacinque anni ed un istruttore ISEF precario, sogna di aprire un ristorante e di trovare una posizione nel mondo ma finisce con un gruppo di compagni sghembi come lui per rapire un onorevole. Pepe soltanto un bravo ragazzo che spera con un rapimento di cambiare il mondo, un mondo in cui da troppo tempo si sente spaesato.

   

Dopo il Festival di Berlino arriva il nuovo film di Silvio Soldini.

Cosa voglio di pi, una domanda e un'affermazione

marted 27 aprile 2010 - Gabriele Niola cinemanews

Cosa voglio di pi, una domanda e un'affermazione Lo so un titolo strano per essere un film di Silvio Soldini. Sembra pi un film giovanilista" sono gli sceneggiatori ad ammettere subito la stranezza, Cosa voglio di pi infatti era il titolo di lavorazione del film (anche se di solito i film di Soldini durante la lavorazione si chiamano con il nome della protagonista) scelto da Doriana Leondeff per caso "mi sembrava triste solo 'Anna e Domenico', cos per associazione di idee con la canzone di Battisti ho pensato a Cosa voglio di pi, ma non era una cosa definitiva, invece poi piaciuto cos a tanto a tutti, produttori inclusi che l'abbiamo mantenuto". E pure il regista ha gradito la scelta perch "in certi momenti una domanda che i personaggi sembrano chiedersi, in altri invece un'affermazione che potrebbero fare".
Passato fuori concorso a Berlino e centrato sui due attori protagonisti, Alba Rohrwacher e Pierfrancesco Favino, Cosa voglio di pi sembra proseguire il discorso di Giorni e nuvole, cio la descrizione di una vita ordinaria resa difficile dal contesto sociale ed economico. Ed in effetti di cose che i due protagonisti "vogliono di pi" ce ne sono tante e in molti momenti proprio il non sapere a cosa tengano maggiormente a portare avanti il racconto di Anna e Domenico, individui "sistemati" nel grande incastro sociale-metropolitano ma relegati ai margini della citt e del mondo lavorativo, precari ognuno a modo proprio, dotati di una stabilit economica non di ferro (specie Domenico) e con una vita inquadrata in una famiglia o in una convivenza.
L'incontro casuale tra i due scatena per l'amore imprevisto, si piacciono subito e progressivamente si amano sempre di pi, sempre di nascosto, fino per l'appunto a chiedersi se tengano di pi alla vecchia vita o alla nuova.

Muccino e tutto il cast per la presentazione a Roma.

Baciami Ancora: dieci anni dopo...

marted 26 gennaio 2010 - Marianna Cappi cinemanews

Baciami Ancora: dieci anni dopo... Carlo, Giulia, Marco, Paolo, Adriano, Alberto, Livia e Veronica hanno dieci anni in pi. Ce li ha anche Gabriele Muccino, che in mezzo ha visto Hollywood e le peripezie della vita, la propria e quella degli amici. Nellidea di riprendere con Baciami ancora -come Bergman o Arcand o Solondz- i fili delle storie inaugurate da L'ultimo bacio, si affaccia ancora lambizione, la sana ambizione dellex ragazzo prodigio, che per il resto evita di scivolare sul personale e manda avanti i suoi attori. Sono loro ad animare la conferenza stampa, facendo gruppo e testimoniandogli fedelt e gratitudine.
Il film uscir in sala il 29 gennaio in pi di 600 copie, alcune delle quali per la prima volta sottotitolate per i non udenti. "Ci sono persone che non riescono mai a vedere un film italiano al cinema, sono costrette ad aspettare luscita in dvd o il passaggio tv spiega il produttore Domenico Procacci- sarebbe bello che le sale si attrezzassero dora in poi con dei display appositi, se c qualche non udente in sala; ci vorr del tempo, ma speriamo che questo impegno vada avanti." Per ora, hanno aderito lApollo di Milano, il Modernissimo di Napoli, lAstra di Padova, il Piccolo di Bari e il Politecnico Fandango di Roma.

Il film racconta di un gruppo di quarantenni squinternati. un gruppo particolarmente sfortunato o rappresenta uno spaccato reale?
Muccino: Non voglio che si pensi che questo un film sui quarantenni come non volevo che allepoca dellUltimo bacio si pensasse che facevo un film sui trentenni: non mi posso mettere in cattedra, la mia una visione limitata. Ma quel che vedo una generazione in cui il rapporto di coppia pi nevrotizzato e complesso di anni fa, alle donne si chiede moltissimo e gli uomini vivono un profondo disorientamento e hanno bisogno di parlare tra loro per cercare di capire le loro donne.

Nel suo film i bambini sono testimoni muti, vittime che ci guardano?
Muccino: La responsabilit di chi siamo e cosa tramandiamo ai nostri figli una responsabilit grande, i collassi famigliari fanno dei bambini degli adulti con dei problemi quasi certi. un fenomeno nuovo, mai come ora ci sono in Italia tanti figli di coppie separate o divorziate e cosa ne sar dei bambini di oggi quando saranno adulti non lo possiamo sapere, non ancora.

L'epopea di Giuseppe Di Vittorio.

Pane e libert, intervista al cast

mercoled 11 marzo 2009 - Alessandra Giannelli cinemanews

Pane e libert, intervista al cast Grande attesa per la messa in onda della fiction che narra le "gesta" di Giuseppe Di Vittorio, fervente sindacalista, amico di Gramsci e di Togliatti che, fino alla fine, combatt per i suoi ideali. A dargli corpo e voce lo straordinario Pierfrancesco Favino, attore ormai affermato che ha reso questo personaggio al meglio, sotto la guida registica di Alberto Negrin.
Una co-produzione Rai Fiction-Palomar-Endemol, prodotta da Carlo Degli Esposti. Presenti, oltre al cast (Raffaella Rea, che interpreta Carolina, la moglie di Di Vittorio; Danilo Nigrelli, Massimo Wertmuller, Giuseppe Zeno, Frank Crudele, Francesco Salvi, etc...), Nichi Vendola, presidente della regione che, a Di Vittorio, diede i natali: la Puglia (che anche co-produttrice), ma anche il Presidente della "Fondazione Di Vittorio", Carlo Ghezzi (in rappresentanza, in questa sede, anche della CGIL).
In onda su Rai Uno domenica 15 e luned 16 marzo, quella di Di Vittorio la storia di un uomo, cos introduce Tinni Andreatta (responsabile Rai Fiction), che ha combattuto per i massimi principi della nostra costituzione e della nostra vita democratica e l'ha fatto sin dall'inizio del secolo, per i diritti dei braccianti, ma poi, durante il fascismo e nell'Italia democratica, per i diritti di tutti i lavoratori. E' la storia di un uomo che aveva una forza "rocciosa", un combattente che si sempre esposto ed ha rischiato in prima persona, un condottiero che sapeva parlare alla gente e che difendeva i diritti di tutti e, per questo, aveva un'idea della politica estremamente alta e nobile, assoluta, certe volte anticonformista, trovandosi "stretto" anche all'interno del suo stesso partito. La storia di questo film il racconto del suo coraggio, dei suoi ideali, della sua forza morale. Nella prima parte del film, raccontato lo "scontro" epico tra Di Vittorio e il latifondista di Cerignola per i lavoratori che combattono per i diritti pi elementari: il pane e la libert. Di Vittorio, che era un autodidatta, aveva capito che il padrone proprio nelle parole aveva la sua forza sul lavoratore spesso analfabeta. Segue, quindi, l'avvento del fascismo con gli scontri che ne derivarono, fino a giungere alla fase democratica, in cui Di Vittorio manifesta quello che il suo massimo pensiero: l'unit dei lavoratori.

Andrew Adamson, Sergio Castellitto e Pierfrancesco Favino presentano il secondo capitolo della saga di C.S. Lewis.

Le cronache di Narnia: il regista, il Re e il cattivo

luned 21 luglio 2008 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Le cronache di Narnia: il regista, il Re e il cattivo Duecentonovantunomilioni e settecentonovemila e rotti dollari l'incasso raggiunto in patria dal primo capitolo de Le cronache di Narnia, portato sul grande schermo grazie agli sforzi di Douglas Gresham, figlio della moglie dell'autore della saga nonch responsabile creativo ed artistico della fondazione C.S. Lewis e della C.S. Lewis Company. Dopo il notevole successo de Il leone, la strega e l'armadio, Gresham si immediatamente attivato per trasformare anche il secondo capitolo "di un sogno durato tutta la vita" in un film che potesse ricreare il regno di Narnia e ottenere gli stessi risultati. ancora una volta Andrew Adamson (gi regista di Shrek uno, due e tre) ad assumersene la responsabilit, circondandosi dello stesso staff che lo aveva affiancato nel primo adattamento cinematografico. Gli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely, i produttori Mark Johnson e Philip Steuer, lo scenografo Roger Ford, l'ideatrice dei costumi Isis Mussenden, nonch Georgie Henley, Skandar Keynes, Anna Popplewell e William Moseley, in altre parole i fratelli Lucy, Edmund, Susan e Peter Pevensie, tornano a far parte della squadra (vincente) di Adamson. E se il secondo capitolo si arricchisce di nuovi personaggi, non mancano le new entry nel cast che vanta, tra gli altri, i volti di Sergio Castellitto e Pierfrancesco Favino nei ruoli del cattivissimo Re Miraz e del suo braccio destro Lord Glozelle.

A casa tutti bene

* * - - -
(mymonetro: 2,30)
Un film di Gabriele Muccino. Con Stefano Accorsi, Carolina Crescentini, Elena Cucci, Tea Falco, Pierfrancesco Favino.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 2018. Uscita 14/02/2018.

Chi m'ha visto

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,50)
Un film di Alessandro Pondi. Con Pierfrancesco Favino, Beppe Fiorello, Mariela Garriga, Dino Abbrescia, Mariolina De Fano.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2017. Uscita 28/09/2017.

Moglie e marito

* * * - -
(mymonetro: 3,29)
Un film di Simone Godano. Con Pierfrancesco Favino, Kasia Smutniak, Valerio Aprea, Sebastian Dimulescu, Gaetano Bruno.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2017. Uscita 12/04/2017.

Le confessioni

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,91)
Un film di Roberto And. Con Toni Servillo, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Marie-Jose Croze, Moritz Bleibtreu.
continua»

Genere Drammatico, - Italia, Francia 2016. Uscita 21/04/2016.

Suburra

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,51)
Un film di Stefano Sollima. Con Pierfrancesco Favino, Elio Germano, Claudio Amendola, Alessandro Borghi, Greta Scarano.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 2015. Uscita 14/10/2015.
Filmografia di Pierfrancesco Favino »

sabato 17 febbraio 2018 - In tutti i film del regista le donne sembrano nate per sconvolgere, turbare, fare a pezzi il mondo. Per poi restituirlo in tutt'altra forma, non sempre migliore. Al cinema.

A casa tutti bene, tutte le donne di Gabriele Muccino

Ilaria Ravarino cinemanews

A casa tutti bene, tutte le donne di Gabriele Muccino "Le donne sono fatte per sorreggere il mondo", dice Stefania Sandrelli, madre di famiglia in procinto di festeggiare le nozze d'oro nell'ultimo film di Gabriele Muccino, A casa tutti bene. Eppure in tutti i lavori del regista romano, pi che sorreggere il mondo, le donne sembrano nate per sconvolgerlo, turbarlo, farlo a pezzi. Per poi restituirlo in tutt'altra forma, non necessariamente migliore della precedente. Biografico come forse fu solo il suo secondo film, quel Come te nessuno mai che nel 1999 vinse premi e pregiudizi ancora acerbi, A casa tutti bene mette in scena per la prima volta sul noto scacchiere muccinano (famiglia vs individuo, responsabilit vs libert, amore vs sesso), accanto ad alfieri storici come Pierfrancesco Favino e Stefano Accorsi, anche una gran quantit di donne, in un'ideale galleria dei caratteri femminili che hanno attraversato, sconquassandole, le vite dei personaggi dei suoi film. un cast davvero corale quello di A casa tutti bene, circa una ventina tra protagonisti e comprimari, in cui il femminile si moltiplica, si sdoppia (Sandrelli/Impacciatore), fa esplodere conflitti (Michelini), scatenare gli istinti (Crescentini), tenta di sedare gli animi (Sandrelli) e accendere passioni sopite (Cucci). Come se per raccontare l'implosione di una famiglia, tema legato alla stessa biografia del regista - anche lui una madre pittrice, un fratello attore, un burrascoso trascorso sentimentale - Muccino avesse sentito il bisogno di aumentare l'entropia sentimentale dello script affidando a tutte le "sue" donne il compito di alzarne il coefficiente di isteria, ansia, tensione, competizione. Per arrivare a un inedito - almeno nel suo cinema - punto di rottura.

venerd 9 febbraio 2018 - Ansimante e nevrotica, sorridente intorno a un pianoforte ma perennemente accigliata tra le mura domestiche. Dal 14 febbraio al cinema.

A casa tutti bene, la famiglia (nevrotica e altoborghese) di Muccino

Claudia Catalli cinemanews

A casa tutti bene, la famiglia (nevrotica e altoborghese) di Muccino Colorata, allargata, caciarona, ma anche disgregata, nevrotica, costantemente sospesa sull'orlo dell'implosione. Ha queste caratteristiche la famiglia descritta da Gabriele Muccino nel suo ultimo film, che pi corale non si pu, dal titolo amaramente ironico A casa tutti bene. Non una casa qualsiasi, anzi tutto, ma una villa maestosa ad Ischia, dove si rifugeranno causa mal tempo tutti i protagonisti, accorsi a festeggiare le nozze d'oro dei genitori. Una famiglia alto borghese di ristoratori, guidata dalla saggia dolcezza di Stefania Sandrelli e dalla praticit del pater familias interpretato da Ivano Marescotti. Il ruolo della pecora nera - il personaggio pi interessante di tutti - spetta a Gianmarco Tognazzi, unico nipote in difficolt economica e con una fidanzata incinta (Giulia Michelini). Facile, fin troppo, l'equazione romantico/sociale: in sostanza, vero amore uguale pochi soldi (alla Semo gente de borgata dei Vianella), l dove l'agiatezza economica permette il lusso del tempo libero e della scelta, fa incombere tradimenti multipli, sotterfugi, separazioni e gelosie a non finire. ansimante e nevrotica, questa grande famiglia allargata. Sorridente solo intorno a un pianoforte, ma perennemente accigliata tra le mura domestiche, logorata da insoddisfazioni e frustrazioni a due. C' la coppia Favino-Crescentini rosa dalla possessivit e dall'incapacit di confessarsi a vicenda l'inadeguatezza del proprio matrimonio, Morelli-Impacciatore capaci di seppellire sotto un abbraccio al tramonto un polverone di multiple menzogne, Cucci-Accorsi che finiscono per fare i "forever young" alla Ultimo Bacio, Ghini-Gerini destinati ad un drammatico capolinea a causa di una brutta malattia. Il tutto tra le continue esplosioni di urla e grandi passioni a cui la filmografia di Muccino ci ha abituati negli anni, individuando puntualmente nei pi inconfessabili segreti familiari la fonte di ogni male. Dispiace constatare che, per povert non tanto di regia o di interpretazioni, quanto di sceneggiatura (la firma lo stesso Muccino con Paolo Costella), la famiglia risulti alla fine un insieme di macchiettistiche marionette incapaci di badare a se stesse, di prendere decisioni adulte, di assumersi responsabilit, di crescere figli secondo i valori pi alti, o anche solo dirsi la verit evitando scene madri (nel film a ripetizione). come se Muccino si fosse, in altre parole, limitato a oliare un meccanismo di narrazione collaudato, che gli ha s portato fortuna negli anni, ma che in mancanza di un adeguato tagliando rischia di non funzionare pi e non far muovere il suo cinema neanche mezzo passo pi avanti (come invece avevano tentato altri film, da La ricerca della felicit a Padri e figlie). Le relazioni familiari risultano cos bozze irrisolte di rapporti pieni di tensione ma senza spessore, poveri di approfondimento e introspezione autentici, ricchi di banalit ma mancanti di magia.

   

luned 29 gennaio 2018 - Da A casa tutti bene a I Kill Giants. Bonus track: il trailer del documentario Andre the Giant.

The Cured e i trailer pi belli della settimana

Andrea Fornasiero cinemanews

The Cured e i trailer pi belli della settimana Dramma famigliare italiano, rapine in mezzo a un uragano, mostri giganti, viaggi su pianeti fantastici, ricordi delle conquiste di giovinezza e un'apocalisse zombie molto politica: questi gli ingredienti dei nostri magnifici sette trailer della settimana, cui si aggiunge il ricordo di un mito del tutto reale: Andr the Giant.

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