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sabato 30 luglio 2016

Antonio Albanese

Tutti per Albanese

51 anni, 10 Ottobre 1964 (Bilancia), Lecco (Italia)
occhiello
'ntu culu!
dal film Qualunquemente (2011) Antonio Albanese è Cetto La Qualunque
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Antonio Albanese
David di Donatello 2011
Nomination miglior attore per il film Qualunquemente di Giulio Manfredonia

David di Donatello 2010
Nomination miglior attore per il film Questione di cuore di Francesca Archibugi

Nastri d'Argento 2009
Nomination miglior attore per il film Questione di cuore di Francesca Archibugi

David di Donatello 2008
Nomination miglior attore per il film Giorni e nuvole di Silvio Soldini

Nastri d'Argento 2008
Nomination miglior attore per il film Giorni e nuvole di Silvio Soldini

David di Donatello 2006
Nomination miglior attore per il film La seconda notte di nozze di Pupi Avati



A colloquio con Antonio Albanese in attesa della proiezione serale di Qualunquemente.

U pilu sopra Berlino

venerdì 11 febbraio 2011 - Giovanni Bogani cinemanews

U pilu sopra Berlino BERLINO. "Ma che cosa si mangia, qui a Berlino?". A un certo punto, la curiosità gli viene. Anche perché è ora di pranzo. E forse per stemperare l'attesa della sera, della proiezione ufficiale del film davanti al pubblico tedesco, e ai giornalisti internazionali. "Si mangia lo stinco", gli dicono. "Ah, bene, allora stinco per tutti!".

È la prima volta di Antonio Albanese a Berlino. Il film, che in Italia ha sbancato i botteghini, venduto già in alcuni paesi stranieri, è alla grande prova internazionale. Stasera si capirà, alla fine della proiezione, come l'avranno presa. Se questa satira grottesca, amara, cinica, spietata dell'Italia vallettata e sgallettata piace o no anche all'estero. Albanese non sembra preoccuparsene, e dopo un attimo di silenzio, dice: "Minchia! U pilu sopra Berlino!".

"Che cosa direi a un tedesco che sta per vedere Qualunquemente? Forse non gli direi proprio niente: vorrei che si gustasse il film da solo. E soprattutto, vorrei che non pensasse che è un film 'su una situazione specifica, su un politico specifico. Secondo me questo personaggio è universale: parla del nostro paese, ma anche dell'Europa. Anche in giro per Berlino ci sono un centinaio di Cetti La Qualunque dappertutto".

"Io non sono capace di giudicare il mio personaggio, in realtà. Lo faccio e basta. Mi piace, mi piaceva questo personaggio: non ho mai pensato che fosse un film sull'attualità. Anzi, il fatto che un film preparato da anni sembri un film giocato sul presente è quasi un danno, per noi".

"È arrivata questa contemporaneità scioccante, che ha strumentalizzato un po' l'anima del film".

Come potrebbe evolvere Cetto?
"Sicuramente vorrà diventare onorevole. È gente che non si ferma più, e che quindi va bloccata all'inizio".

Le è mai venuta paura che il pubblico ridesse "con" Cetto, stando dalla parte sua?
"È un po' come Coppola che fa Il padrino, e tutti poi sperano di fare i padrini... Ma io penso proprio di no, che non si rida insieme a lui, stando dalla sua parte. Se poi questo accadrà, non è colpa mia".

Era mai stato prima a Berlino?
"No, ero stato solo per sbaglio alle terme di Baden Baden. Sono arrivato ieri sera, al buio, non ho visto ancora niente".

Nelle prime recensioni internazionali a Qualunquemente, viene quasi dato per scontato che il film sia un riflesso del Ruby Gate. Che effetto vi fa?
"Dispiace un po', perché il film l'abbiamo scritto anni fa, e il personaggio è nato nel 2003. È solo una coincidenza incredibile che sia scoppiato lo scandalo adesso. E la stampa italiana ha accentuato similitudini, cercando a tutti i costi un parallelo. Per esempio, 'lei ha un corpo da assessoressa', una frase che Cetto dice nel film, io l'avevo scritta anni prima".

Ribaltiamo la domanda: non avete avuto paura che la realtà vi superasse? Che gli scandali veri risultassero ancora più estremi e grotteschi dei vostri, con il rischio di non fare più ridere?
"No, solo in una scena ci siamo sentiti superati dagli eventi: quando abbiamo immaginato Cetto in una piscina con tre, diciamo così, fidanzate... Beh, abbiamo capito che erano troppo poche! Adesso ne avremmo messe di più!".

Che cosa trova veramente scandaloso, oggi?
"Mettiamola così: è sempre successo che un industriale, o un potente, regalassero beni preziosi alle loro amanti. Pellicce, diamanti. Prima se le compravano, però: adesso le pagano con i soldi nostri!".

Ma insomma, a un tedesco di Potsdamer Platz, lei cosa direbbe: il film parla di Berlusconi o no?
"Ma no, sarebbe troppo facile. Chi conosce questo paese, chi lo osserva, sa che è un modo di gestire il potere che esiste da tanto. E addirittura non è né di destra né di sinistra".

Ora che lei porta "U pilo sopra Berlino", può dircelo: ma lo slogan del pilu ha qualche fondamento reale? È successo davvero?
"È successo eccome, in un paesino calabrese. Uno di quei paesi dove si conoscono tutti. Il politico non riusciva a infiammare gli animi, e alla fine sbottò: 'va', se mi votate vi porto pure o pilu!'. Fu l'applauso più fragoroso della storia dei comizi".

Antonio Albanese torna al cinema con il film Qualunquemente.

Riso amaro

martedì 18 gennaio 2011 - Marianna Cappi cinemanews

Riso amaro Cetto La Qualunque, l'imprenditore corrotto e incorreggibile ideato e impersonato da Antonio Albanese, torna in Calabria dopo una lunga latitanza all'estero. Questa volta, però, non si presenta affacciandosi dal televisore bensì da centinaia di sale cinematografiche sparse per lo stivale. Quale missione lo spinge a cercare tanta visibilità è presto detto: la sua candidatura a sindaco di Marina di Sopra, scritta con Piero Guerrera, inscenata da Giulio Manfredonia e sostenuta dalla Fandango in collaborazione con Rai Cinema. Lo slogan? Qualunquemente.

Come nasce il film?
Manfredonia: Conosco Antonio, personalmente e professionalmente, da tanti anni. Quando mi ha proposto di aiutarlo a portare al cinema Cetto La Qualunque ho pensato che avrebbe funzionato e ci saremmo divertiti. Il personaggio è molto noto, netto, una maschera come quelle della miglior tradizione italiana, ma un film su di lui si prestava anche a contenere molto cinema, vale a dire molti generi. E così è partita quest'avventura.
Albanese: Io sono un figlio dell'immigrazione, sono stato "tatuato" da mio padre, dai suoi ricordi, dal suo bisogno di lavorare. Anche Piero, lo sceneggiatore, viene dal meridione e insieme sentivamo da tempo il bisogno di raccontare il nostro paese. Per prima cosa è nato il personaggio di Cetto La Qualunque, già nel 2003, poi sono nati il contorno, gli altri personaggi, le vicende. Infine è arrivata la grande occasione con Fandango.
Guerrera: Negli ultimi anni ci siamo chiesti spesso se portare Cetto La Qualunque al cinema, perché abbiamo un rapporto ambiguo verso il personaggio: gli dobbiamo molto ma a volte ci auguriamo anche che muoia, che finisca. Invece continuava ad essere attuale, per cui eccoci qui.

Non è facile definirlo un film comico, è piuttosto un film che agghiaccia e suscita un riso molto amaro.
Albanese: La comicità è anche una questione di gusti, io per esempio lo trovo comicissimo, la cosa più comica che ho mai fatto. Nella comicità ci dev'essere il salto mortale, la libertà, l'assenza di condizionamenti e fare comicità in questo paese è molto difficile. Ma capisco anche un'accoglienza di altro segno, perché il film è tutte e due le cose: è sia comico che amaro.

Oggi è più difficile lavorare in libertà? Ci sono più costrizioni?
Albanese: Bisogna ingegnarsi, lavorare. Un modo si trova sempre, c'è sempre.

Stando ai giornali degli ultimi tempi, pare che la realtà superi di gran lunga la fantasia, al punto che Cetto rischia di apparire un moderato...
Albanese: È vero. Non ci posso fare niente. Posso solo raccontarvi che due anni fa io e Piero ci dicevamo "Ah, se il film uscisse adesso..." e così abbiamo pensato un anno fa e sei mesi fa. Forse anche mio padre 25 anni fa avrebbe detto lo stesso. È il nostro paese. La verità è che in questo film non scopriamo niente, la risata viene dal fatto che tutto ci era già noto. Noi comici rappresentiamo il nostro tempo, lo studiamo, non lo giudichiamo.

In quali precedenti cinematografici avete cercato ispirazione?
Manfredonia: Quando si progetta un film spesso si ricorre a dei paragoni per raccontare che genere di film si ha in testa e cercare di farsi capire. Io ho pensato a Fantozzi, a qualcosa di Sergio Leone, addirittura qualcuno mi ha citato Indagine su un cittadino.., dopo aver visto il film, ma in realtà nessun confronto si adatta davvero. C'è un sapore di malavita, di Sud America, di western, ma ci sono più nelle singole scene che non nel film nella sua interezza.

Il film termina su una fotografia del Quirinale. È immaginabile un proseguimento della carriera politica di Cetto La Qualunque?
Albanese: Il Quirinale era un divertimento. L'emblema del fatto che ogni piccolo politico punta al potere e il potere mira poi sempre più in alto.

Il Sud ultimamente va molto bene al cinema. Quello fotografato in questo film è il vero Sud? È reale?
Rubini: Il Sud è questo ma non solo questo. In un film comico è importante semplificare, per far ridere. Il Sud è più complesso, per certi versi persino più povero e più violento, ma anche più ricco.

Cetto La Qualunque è di destra o di sinistra?
Albanese: Cetto La Qualunque è orizzontale.

Si espongono i problemi, si fanno film, ma il Paese sembra non voler rialzare la testa.
Albanese: È vero. Ma abbiamo fatto il film perché siamo ottimisti, volevamo rendere ridicoli questi personaggi. Volevamo far capire alle nuove generazioni quanto sono ridicoli, perdenti, dei cattivi esempi. In ogni cosa che faccio penso sempre ai nostri figli, alla generazione futura, perché spero in loro.
Lorenza Indovina: Ricordo, però, che nel film si parla di un Sud che reagisce e vota De Santis, anche se poi Cetto imbroglia.
Burruano: Il film, a mio parere, è un ritratto dell'immoralità in cui viviamo e alla quale purtroppo ci siamo assuefatti.

Produttivamente, come è stata vissuta la prossimità del contenuto del film con la realtà politica del Paese?
Procacci: è la prima volta che la Fandango fa un film comico, ma non era questo il punto, come non era l'attinenza con la realtà. Abbiamo lavorato per fare un film che fosse più "film" possibile, agendo sul cast, sulla troupe, come per qualsiasi altro progetto. Il personaggio aveva una sua attualità già da otto anni, per cui nessuno poteva indovinare gli accadimenti degli ultimi giorni, anche se per lo più erano già prevedibili da mesi. La presenza di Giulio Manfredonia, poi, era di per sé una garanzia e il personaggio di Cetto La Qualunque aveva le caratteristiche per poter raccontare una storia. Queste sono le cose che mi hanno convinto a portare avanti un progetto che era comunque rischiosissimo, perché c'è bisogno di un gran lavoro per costruire un film attorno ad un personaggio televisivo o teatrale. Infine, mi ha stupito piacevolmente il fatto che da parte di Rai Cinema non sia mai stata sollevata nessuna preoccupazione rispetto al contenuto politico del film, il che mi pare un segnale positivo.

Le location sembrano frutto di una sfrenata fantasia, invece risultano essere reali...
Manfredonia: La villa di Cetto è un Bed&Breakfast sul Raccordo, dopo Boccea; la moglie del proprietario è Svetlana, la fidanzata di Pino nel film; il paese, Marina di Sopra, non è ubicato sul pianeta Terra ma è molto realistico, è un'unica e continua colata di cemento lungo il mare di Calabria, come purtroppo ce ne sono sempre più. Noi l'abbiamo girato vicino a Tivoli, in una proprietà che il comune di quel luogo non sapeva nemmeno di avere. Realtà e surrealtà si sono mischiate, fuori e dentro il film.

L'uscita in sala il 21 gennaio espone il film al confronto obbligato col campione d'incassi Checco Zalone. Si sente in contrapposizione?
Albanese: Non ho visto il film e non conosco bene Checco Zalone. Sono certo che la Fandango e Rai Cinema hanno fatto bene i loro calcoli e spero di soddisfare il mio pubblico e anche di fare i numeri che al cinema servono e che non sono quelli del teatro, ma sono molto maggiori. Il cinema è industria e ha bisogno di molte persone in sala, anche se poi è chiaro che sono tante le volte che vediamo un film andare male al botteghino ma ci ricordiamo di quanto ci era piaciuto, di quanto era bello.

Il gemellaggio indicato nel cartello stradale tra Marina di Sopra e Weimar, la repubblica prenazista, lascia intendere che temete per l'Italia una svolta autoritaria?
Albanese: quando fai un film ti diverti con i particolari, siamo un gruppo di amici e ci divertiamo, tutto qui.
Manfredonia: Nel costruire un film su un personaggio singolo, che parla di un mondo che in tv non si vede mai, il lavoro maggiore è stato quello di costruire per la prima volta proprio quel mondo. Il cast ha dovuto mettersi sulla lunghezza d'onda di un attore che ha un registro comico unico, cercando di non imitarlo ma di adeguarsi. Sono stati bravissimi. Il resto sono particolari, di cui conserviamo le nostre personali interpretazioni e ne lasciamo libere molte altre.

In quali e quante occasioni avete rivisto la sceneggiatura alla luce delle parole o delle azioni di Berlusconi?
Albanese: Mai. Mai e poi mai, mi dovete credere. Il personaggio è nato pensando a certi fisici, all'esuberanza, alla "maschietà" di questa gente. Rispetto alle uscite di Berlusconi abbiamo cercato piuttosto di andare apposta in un'altra direzione. Anche da Fazio, dove avevo uno spazio settimanale, non abbiamo mai commentato l'attualità, ma abbiamo fatto un altro tipo di percorso. Siamo dei bravi lavoratori.

Il personaggio più bizzarro è senza dubbio quello di Rubini nelle vesti di spin doctor elettorale...
Albanese: Del cast io sono innamorato, ma secondo me quel ruolo lo poteva fare solo Sergio in Italia, perché ha la capacità di avere vari ritmi e caratteri, che non è da tutti. Nella comicità Sergio è un gigante.
Rubini: Sono stato molto felice di partecipare a questo film, perché Antonio ha qualcosa di tecnicamente irraggiungibile come attore, lo stimo molto. Inoltre mi era piaciuto molto l'ultimo film di Giulio Manfredonia che non conoscevo personalmente, infine il fatto che la telefonata che mi proponeva la parte sia venuta da Procacci mi ha convinto del tutto.

Dal romanzo di Umberto Contarello il nuovo film di Francesca Archibugi.

Amici di cuore

mercoledì 8 aprile 2009 - Marianna Cappi cinemanews

Amici di cuore Alberto e Angelo vengono colpiti da un infarto nella stessa notte, nella stessa città. Il primo è un noto sceneggiatore, il secondo un giovane carrozziere: due vite distanti, destinate a non incrociarsi mai, che s'incontrano niente meno che davanti allo spettro della morte. Dove si dice che ognuno sia solo, loro si ritrovano in due. Ne nasce un'amicizia che riscrive ogni cosa e che fa dell'approccio alla vita e alla scrittura "una questione di cuore". Dal romanzo omonimo di Umberto Contarello, Francesca Archibugi ha tratto un film con Antonio Albanese (Alberto) e Kim Rossi Stuart (Angelo) che parla della relatività delle distanze e della necessità, per il cinema italiano, di tornare sulla strada.

L'abbiamo fatta grossa

* * - - -
(mymonetro: 2,39)
Un film di Carlo Verdone. Con Carlo Verdone, Antonio Albanese, Anna Kasyan, Francesca Fiume, Clotilde Sabatino.
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Genere Commedia, - Italia 2016. Uscita 28/01/2016.

La sedia della felicità

* * * - -
(mymonetro: 3,04)
Un film di Carlo Mazzacurati. Con Valerio Mastandrea, Isabella Ragonese, Giuseppe Battiston, Katia Ricciarelli, Raul Cremona.
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Genere Commedia, - Italia 2013. Uscita 24/04/2014.

L'intrepido

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,65)
Un film di Gianni Amelio. Con Antonio Albanese, Livia Rossi, Gabriele Rendina, Alfonso Santagata, Sandra Ceccarelli
Genere Commedia, - Italia 2013. Uscita 05/09/2013.

Tutto tutto niente niente

* * - - -
(mymonetro: 2,27)
Un film di Giulio Manfredonia. Con Antonio Albanese, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Davide Giordano, Lunetta Savino.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2012. Uscita 13/12/2012.

To Rome With Love

* * - - -
(mymonetro: 2,39)
Un film di Woody Allen. Con Woody Allen, Alec Baldwin, Roberto Benigni, Penelope Cruz, Judy Davis.
continua»

Genere Commedia, - USA, Italia, Spagna 2012. Uscita 20/04/2012.
Filmografia di Antonio Albanese »
L'abbiamo fatta grossa (2016) La sedia della felicità (2013)
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