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Ultimo aggiornamento lunedì 23 febbraio 2026
Un documentario sul leggendario compositore Ennio Morricone. Il film è stato premiato ai Nastri d'Argento, ha ottenuto 6 candidature e vinto 3 David di Donatello, In Italia al Box Office Ennio ha incassato 2,8 milioni di euro .
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ASSOLUTAMENTE SÌ
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Giuseppe Tornatore ha collaborato col Maestro - definizione per una volta appropriata - in un arco temporale che va da Nuovo Cinema Paradiso (1988) a La corrispondenza (2016), frequentandolo per circa trent'anni. Nel 2018 ha scritto "Ennio. Un maestro" (Harper Collins), intervista fluviale e conversazione franca, a trecentosessanta gradi: in Ennio ne riprende argomenti, andamento cronologico e tono disteso, modesto, autocritico con cui Morricone si era concesso alle sue domande. Attorno a lui, nel film, una schiera di musicisti, registi, colleghi ed esperti portano testimonianze rilevanti e inerenti una carriera straordinaria, che supera il concetto di prolifico: centinaia le opere firmate, da Il federale (1961) all'unico Oscar vinto per una colonna sonora, The Hateful Eight nel 2016, a 87 anni.
Morricone - che, come tutti i classici, non morirà mai e di cui è quindi legittimo parlare al presente - vive perennemente con la musica in testa e va a tempo anche quando fa esercizio fisico sul tappeto di casa.
Ecco perché Ennio si apre con un'alternanza brillante di opposti movimenti di direzione d'orchestra e stretching domestico, dando l'attacco a un'immersione competente e appassionata nella carriera di un compositore dall'opera incalcolabile, che ha spaziato in ambiti molto diversi. Erroneamente identificato in tutto il mondo per lo più per le invenzioni strumentali e rumoristiche dei western di Sergio Leone e accompagnato per tutta la vita dal dispiacere per un pregiudizio accademico nei suoi confronti.
Il pregio di Ennio, non solo dentro il genere documentario, risiede nella sua semplicità e chiarezza così difficili da raggiungere, ma ancor prima nel fatto che Tornatore abbia concepito la propria linea narrativa come una partitura musicale. Il montaggio aggraziato e puntuale di Massimo Quaglia e Annalisa Squillaci rende questa cavalcata di oltre due ore e mezzo tra film e pentagrammi uno svelamento seducente anche per non addetti ai lavori, che non si vorrebbe finisse mai, perché, tra aneddotica e archivio cinematografico, la musica e le sue leggi restano a fuoco.
Le grammatiche di Bach, Frescobaldi, Stravinskij, tra i primi modelli, e le regole della composizione assimilate dal Maestro in anni di corso con Goffredo Petrassi, riconosciuta guida carismatica, sono le chiavi comprese le quali si può tradire, innovare e perfino divulgare: nella canzone pop (lo studio su "Il barattolo", hit salvezza della RCA, il confronto a più voci sull'intro di "Non son degno di te", Beethoven in Voce 'e notte), nella sinfonia, nella musica sperimentale, tra scricchiolii, macchine da scrivere ma anche voci femminili dirette come strumenti, in primo piano, che si fanno sirene, chimere.
Miniera di osservazioni stilistiche e curiosità legate alla storia del cinema (tra tutte, la collaborazione mancata con Stanley Kubrick per Arancia meccanica), non scevro di momenti di pura commozione, Ennio è racconto fluido, documento ricercato, filologico, che si mette a disposizione di curiosi, cinefili e studiosi, anche per eventuali indagini integrative. Un esempio di economia di narrazione, di contrappunto studiato e sudato che traccia la differenza tra mera compilazione d'intrattenimento e pura opera di (ri)creazione. Fuori concorso alla 78ma Mostra di Venezia 2020.
Tributo al maestro da parte di un regista che ha stabilito con lui un lungo e fortunato sodalizio. Tornatore sceglie di sviluppare il profilo di Morricone con criterio cronologico, attraverso interviste al protagonista e a personaggi del mondo dello spettacolo, alternate ad immagini di repertorio e a spezzoni di film. Si va dalle origini all'ultimo oscar in modo lineare e ritmico.
Scomparso due anni fa, Ennio Morricone resta onnipresente nel paesaggio musicale. È il solo compositore identificato con il cinema i cui temi, evidenti fin dal primo ascolto, possono essere fischiettati, cantati, suonati, arrangiati da chiunque, non soltanto dai cinefili. Dal grido selvaggio di Il buono, il brutto, il cattivo all’armonica di C’era una volta il West, tutti conoscono i suoi ‘brani’ senza aver visto necessariamente i film che li illustrano.
Perché Morricone ha fatto più di chiunque altro per la popolarità della musica da film e per la sua diffusione fuori dal suo ambito. Ha prodotto un’opera colossale che sposava la sua prodigiosa cultura classica con un incredibile istinto pop.
Questa doppia polarità, che conserverà fino alla fine, definisce perfettamente lo stile Morricone e lascia un’impronta sul cinema italiano degli anni Sessanta e Settanta. Quella impronta guida il documentario di Giuseppe Tornatore, restituendoci in un’intervista fiume la sua astrazione intellettuale, qualche volta impenetrabile, e la sua meticolosità perfettamente concreta quando si trattava di comporre, di offrire un sottotesto pulsante a una sceneggiatura.
Ascoltare Morricone parlare è già ascoltare la sua musica. Ha un’elocuzione precisa, un ritmo e una cadenza tutta sua. Canta per onde ascendenti e discendenti con un accenno di dolenza che non intralcia mai la chiarezza del suo discorso mentre osa combinazioni inedite, gonfiando il fragore di percussioni barbariche, imitando i versi degli animali, combinando pianoforte, mandolini, clavicembali, chitarre elettriche, ottoni, carillon, campane, fruste e strani effetti.
Morricone portava il corpo nella musica, a volte grottescamente carnale (i rumori prodotti dallo stomaco vuoto di un bandito) a volte celestiali (la voce sublime di Edda dell’Orso). Più di tutto fuggiva la tradizione illustrativa e Tornatore accompagna quella fuga, una cavalcata artistica e umana. Perché il regista siciliano ha questo senso, l’emozione immediata di una fotografia o di una nota. Era già tutto in Nuovo Cinema Paradiso, quella vocazione a strappare momenti di vita alla morte.
Non capita tutti i giorni che un continente scompaia ma di quella vastità, Tornatore restituisce un bagliore che vorremmo non finisse mai. In quel lampo, Ennio Morricone si racconta intimamente e musicalmente davanti ai nostri occhi che guardano l’uomo che ha forzato tutte le serrature con la punta della sua bacchetta.
Dal 17 febbraio Ennio di Giuseppe Tornatore porterà la sua leggenda forte e chiara sullo schermo.
“Osservare Ennio Morricone mentre lavorava era come osservare un atleta..”, lo dice Roland Joffé nel suo film. La metafora dell’atleta è singolare ma appropriata, suppongo che ‘fare esercizio’ aiuti a mantenere una qualità del suono e dell’esecuzione, ad ‘accordare’ il corpo costretto dallo strumento a una postura scorretta, ad allenare lo spirito. Come gli atleti bisogna riscaldarsi prima della gara o di una performance. È per questo che al debutto del film vediamo Ennio Morricone fare ginnastica?
Tutti quelli che conoscevano Ennio erano al corrente di questa storica abitudine. Tutte le mattine, all’alba, talvolta anche prima dell’alba, faceva un’ora di sport. Lo ha fatto tutta la vita. Per certi versi, Ennio è stato un atleta, ha mantenuto la sua fisicità sempre elastica, sempre viva, sempre giovane, sulla base di un rigore davvero unico. Ma la relazione tra la bella definizione di Roland Joffé e la sequenza di Ennio che fa gli esercizi ginnici a casa sua ha un secondo grado, sotto la superficie, sotto questa routine c’è una ragione più profonda.
Ennio era atleta nella testa, era un atleta della mente. Tutti quelli che hanno lavorato con lui, registi, fonici, montatori, non facevano che ripetere quanto fosse sorprendente la sua dinamicità mentale. Una dinamicità che si sposava col suo leggendario rigore. Con elasticità mentale intendo la capacità di stare all’erta, di essere pronto a risolvere problemi in qualsiasi momento, di rispondere in tempi rapidi alle questioni tecniche che il fare cinema comporta. Quella sua facilità ci lasciava sempre a bocca aperta.
Abbiamo collaborato insieme per più di trent’anni e parecchie volte mi è capitato di fargli richieste davanti alle quali sarebbe stato perfettamente naturale mandarmi a quel paese, dirmi no, mi spiace, non si può fare e invece non smetteva di stupirmi. Elastico, duttile, creativo, trovava sempre la soluzione. Così quando Roland ha pronunciato quella battuta ho trovato nella sua replica una valenza allegorica.
Certo Morricone era agile fisicamente ma io pensavo più all’agilità del suo pensiero, della sua maniera di rapportarsi alla sua arte. Riusciva ad adattarsi a ogni autore, a ogni carattere senza tradire mai se stesso. Potevi chiedergli anche una cosa stupida o una cosa che lo sembrasse all’apparenza, capita talvolta di aver bisogno di cose più semplici, e lui riusciva a farla sembrare migliore, a trovare quella ragione in più, perché la sua creatività non ne uscisse umiliata. E anche questo lo ha fatto per tutta la vita. L’esempio più clamoroso è la sua stagione di arrangiatore di canzoni. Non ha mai esercitato quel ruolo in maniera passiva. Prima di lui i compositori ricevevano la melodia di una canzone e si limitavano a strumentarla. Con Ennio le cose cambiarono per sempre, trovava per i suoi arrangiamenti delle ragioni musicali che spesso sfuggivano all’autore, al cantante stesso o agli ascoltatori.
Ma spesso quella ragione gli dava la possibilità di portare avanti la sua sperimentazione musicale. Così arrangiava una canzone di Gianni Morandi introducendo una traccia di derivazione wagneriana o applicando addirittura i principi della musica dodecafonica o della musica tonale. La gente forse non lo capiva, però ascoltando quella canzone ci trovava qualcosa di completamente diverso, qualcosa che la attirava, la incuriosiva. Questo era il suo grande talento, questa la sua poetica.
La prima immagine che Giuseppe Tornatore decide di consegnare al pubblico è quella di Ennio Morricone nella sua casa, mentre fa ginnastica al mattino. È una scena che, in fondo, riassume tutto il senso dell'opera: in essa sono racchiuse la fragilità e l'ostinazione, il rigore e l'orgoglio. Pare sia stato Morricone a chiedere esplicitamente di venire ripreso durante i suoi rituali esercizi, e per chi [...] Vai alla recensione »