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domenica 25 settembre 2016

Isabella Rossellini

L'Imper-Attrice guerriera

64 anni, 18 Giugno 1952 (Gemelli), Roma (Italia)
occhiello
Qual è l’apparato più sensibile della vagina?
Oh, il quiz si fa spinto…spero che tu lo sappia, Donovan.
È la clitoride, scoperta da Rinaldo Colombo nel 1559.
Che all’inizio pensava fosse l’India.

dal film Roger Dodger (2002) Isabella Rossellini è Joyce
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Isabella Rossellini
Nastri d'Argento 1980
Premio miglior attrice esordiente per il film Il prato di Vittorio Taviani, Paolo Taviani



Icona del cinema americano, nel film di David O. Russell interpreta Trudy, una donna potiche che vive all'ombra del marito Robert De Niro. Dal 28 gennaio al cinema.

Isabella Rossellini, la terribile marziana di Joy

lunedì 18 gennaio 2016 - Paola Casella cinemanews

Isabella Rossellini, la terribile marziana di Joy È diventata un'icona del cinema americano, nonostante abbia conservato ben salda la sua italianità, e ormai fa parte integrante della cultura pop statunitense, che l'ha celebrata sia in quanto top model (la più "anziana" dello storico gruppo che ha dominato gli anni Ottanta, e quella con le misure meno convenzionali) sia in quanto guest star in episodi di Friends, I Simpson e Grey's Anatomy. Ha avuto amori celebri, dall'ex marito Martin Scorsese a Gary Oldman, ed è stata la musa, oltre che la compagna, di David Lynch, per cui ha interpretato ruoli memorabili in Velluto blu e Cuore Selvaggio. Ma ha anche lavorato con i fratelli Taviani e Saverio Costanzo, e con un bel gruppo di registi internazionali dalla visione cinematografica originale: James Gray, John Schlesinger, Robert Zemeckis, Paul Mazursky, Peter Weir, Lawrence Kasdan, Abel Ferrara, Peter Greenaway, Guy Maddin e Denis Villeneuve. Da qualche anno è anche autrice della serie di documentari dedicati al mondo degli animali, Green Porno, che dirige e interpreta travestita da chiocciola, cerbiatto o mantide religiosa.

Da sempre Isabella Rossellini predilige il cinema indipendente e dà volentieri una mano ai registi alle prime armi (un esempio per tutti: Stanley Tucci, che l'ha voluta in Big Night e Gli imbroglioni) e da poco è entrata a far parte della grande famiglia artistica di David O. Russell, il regista di The Fighter, Il lato positivo - Silver Linings Playbook e American Hustle - L'apparenza inganna. Nell'ultimo film di Russell, Joy, Rossellini interpreta la terribile Trudy, ricca vedova attaccata al denaro.

"Trudy è diventata italiana nel momento in cui David ha deciso di affidare a me quel ruolo", racconta Isabella, ancora bellissima a 63 anni, e assai divertita da questa nuova scommessa cinematografica. "Non sapevo bene chi fosse il mio personaggio, perché David ci ha dato il copione solo il giorno prima di iniziare a girare, ma quando la costumista mi ha fatto provare gli abiti di scena ho capito subito due cose: che Trudy era molto ricca, e che era una marziana rispetto alla famiglia di Joy Mangano, l'inventrice dello straccio per pavimenti protagonista del film, proveniente da un ambiente molto modesto".


Come l'ha avvicinata il regista?
Ero in taxi, squilla il telefono, una voce mi dice: "Sono David O Russell". E io penso: "Maddai!". David mi accenna, nel suo tipico tono concitato, che vuole girare un film sulla regina del mop, che è il nome americano dello straccio che ha inventato Joy, io capisco mob e penso: "No, non un altro mafia movie!".

È vero che Russell è sempre circondato dalla sua famiglia cinematografica?
Verissimo. Intorno a lui, oltre al cast e alla troupe, ci sono bambini, anziani, gente che arriva portando il prosciutto. I nonni materni di David vengono dalla Lucania e lui ha mantenuto quell'atteggiamento da pater familias del sud che ha anche Francis Ford Coppola. Quando abbiamo iniziato le riprese ci siamo trasferiti tutti nello stesso albergo di Boston per cinque settimane, in un mix di vita, amicizia e cinema. David vuole che ti integri completamente nella sua famiglia artistica. Dunque, durante quelle cene in albergo - cene di otto, nove ore - si leggeva, si cantava, e si immaginava insieme la vita dei personaggi di Joy.

Come ha lavorato con Robert De Niro, che interpreta suo marito nel film?
Innanzitutto non era scontato che Bob mi volesse accanto a sé: dopotutto sono la ex moglie del suo migliore amico, Scorsese avrebbe potuto "non aver piacere", come si suol dire. Anche se ci conosciamo da anni, perché è stato testimone al mio matrimonio con Martin, Bob ed io non avevamo mai lavorato insieme. Il primo giorno di riprese David ci ha letteralmente buttati l'uno nelle braccia dell'altra: per rompere il ghiaccio, ha detto lui. E visto che dovevamo ballare, abbiamo ballato, anche letteralmente.

In che modo Russell dirige gli attori?
È molto specifico, spesso ti fa vedere come vorrebbe che dicessi una certa battuta, recitandola lui stesso. Io non mi offendo, anzi, mi piace, l'ho visto fare a Fellini e anche a mio padre, Roberto Rossellini.

Quali tematiche affronta Joy?
Secondo me parla soprattutto della condizione femminile. La protagonista è una donna che fa tutto da sola e inventa la sua vita senza aspettare il principe azzurro, perché è consapevole che il principe azzurro non esiste. Jennifer Lawrence è l'attrice ideale per interpretarla perché incarna perfettamente la donna moderna che dice sempre quello che pensa, anche in tema di parità di genere: è stata lei recentemente a sollevare il problema della diseguaglianza nei compensi fra attori e attrici.

Si sente simile a Jennifer?
Io appartengo a un'altra generazione, quando ero giovane e volevo esprimere le mie opinioni sentivo di doverlo fare in modo garbato o quantomeno buffo. Con l'età mi sono accorta che quella era una pressione sociale molto forte. Oggi penso che una donna debba poter dire ciò che pensa senza bisogno di essere per forza graziosa o divertente.

Che cosa l'accomuna a Trudy, il personaggio che interpreta in Joy?
Molto poco. Trudy è la moglie potiche, quella che si veste bene per far vedere quanto è ricco il marito, che non sa vivere senza un uomo accanto perché è quello che la definisce: infatti mi sono inventata il tormentone di farle ripetere sempre l'ultima frase che dice l'uomo che la affianca. È ricca, ma possiede solo il denaro, mentre Joy possiede una visione. Trudy entra nella strampalata famiglia di Joy perché in fondo è anche lei fuori posto nel mondo.

In alcune sequenze Joy sembra una fiaba...
Sì, ma di quelle un po' dark, dove ci sono un orco, una strega e un drago da uccidere. Le famiglie sono i primi luoghi in cui affermare la propria indipendenza e forgiare la propria identità. I genitori sono i protettori ma anche gli oppressori dei loro figli, spesso li soffocano senza neanche rendersene conto.

In qualche modo la vicenda di Joy rappresenta anche il sogno americano.
Sì, perché vuole dare al pubblico, soprattutto quello femminile, il coraggio di pensare: "Posso farlo anch'io, posso realizzare ogni mio desiderio". Questo fa proprio parte della cultura americana, della loro identità. Del resto è il messaggio al centro del successo della campagna presidenziale di Obama, un afroamericano venuto dal niente. Tutti i film di David contengono una forte energia positiva, una luminosità che riflette la sua natura ottimista.

Lavorerebbe con David Lynch nella nuova serie di Twin Peaks?
Se me lo chiede, volentieri. Alla mia età però ho capito che devo scrivermi i ruoli anche da sola, altrimenti rischio di avere poca scelta.

   

Il film iraniano vince l'Orso d'Oro alla 61. edizione della Berlinale.

Festival di Berlino, trionfa Nader And Simin

sabato 19 febbraio 2011 - Giancarlo Zappoli cinemanews

Festival di Berlino, trionfa Nader And Simin In un tempo in cui la tecnologia del 3D sembra dominare l'attenzione dei mercati la Giuria della 61. Berlinale presieduta da Isabella Rossellini ha privilegiato a sua volta le tre dimensioni ma puntando a quella dell'umanità rappresentata sul grande schermo. La dimensione interiore, quella del sociale e quella proiettata verso l'indagine della ricerca di un significato 'altro' dell'esistenza hanno percorso l'intero Palmares. La parte del leone (anzi dell'Orso) è andata giustamente al film dell' iraniano Asghar Farhadi Nader and Simin, A Separation. Intendiamoci: può aver avuto un suo peso la forzata assenza del giurato Jafar Panahi e la presa di distanza dal film della delegazione iraniana ma il film ha meritato in pieno i premi che gli sono stati attribuiti. Perché Farhadi si è confermato regista capace di scegliere e dirigere attori e attrici ottenendo da loro prestazioni di livello elevato ed ha centrato l'obiettivo di narrare la situazione attuale della società iraniana non chiudendo la vicenda nei limiti di quella realtà ma aprendosi a una lettura universale.
Legato al sociale e alla rivisitazione critica di un sanguinoso passato recente è il riconoscimento andato al giovane regista tedesco Andres Veiel per If not Us Who, lucida lettura di un percorso che dall'idealismo iniziale condusse alcuni nel tunnel senza via d'uscita del terrorismo. Nella linea di una riflessione che indaga nell'animo di un soggetto in formazione (una bambina) mentre sullo sfondo imperversa una dittatura feroce come quella dei militari argentini sono i due premi tecnici andati a The Prize. Altrettanto è accaduto per il premio alla sceneggiatura andato a The Forgiveness of Blood che ha al centro due giovani (fratello e sorella) messi a confronto con una faida ancestrale nell'Albania odierna. Il premio ci fa particolarmente piacere perché è anche un riconoscimento a un produttore italiano lungimirante e coraggioso come Domenico Procacci.
Il premio per la miglior regia andato ad Ulrich Köhler per The Sleeping Sickness, con la sua lettura di un medico volontario in crisi esistenziale nel suo lavoro in Camerun, riconosce valore a un'opera che affronta anche in modo non politically correct il tema degli aiuti al Continente africano senza però mai dimenticare l'indagine psicologica. Il Gran Premio della Giuria assegnato a Bela Tarr per il suo The Turin Horse chiude con grande acutezza il cerchio di questa premiazione dando a un maestro di un cinema di ricerca ( sicuramente non pensato per il grande pubblico) il riconoscimento per un'opera nella quale, con estremo rigore, si affronta, tra gli altri, il tema dell'uomo dinanzi alla morte.
In definitiva possiamo dire che Isabella Rossellini e i suoi compagni di Giuria non hanno dimenticato la lezione di papà Roberto. Hanno fatto bene.

I PREMI
Orso d'oro: Nader And Simin, A Separation di Asghar Farhadi.

Gran premio della giuria: The Turin Horse di Béla Tarr .

Orso d'argento per la miglior regia: Ulrich Köhler per The Sleeping Sickness .

Orso d'argento per il migliore attore: Peyman Moadi, Babak Karimi e Ali-Asghar Shahbazi per Nader And Simin, A Separation.

Orso d'argento per la migliore attrice: Sareh Bayat e Sarina Farhadi per Nader And Simin, A Separation .

Orso d'argento per il contributo artistico: lo sceneggiatore Wojciech Staron e la scenografa Barbara Enriquez per The prize.

Orso d'argento per la migliore sceneggiatura: Joshua Marston e Andamion Murataj per The Forgiveness of Blood .

Premio Alfred Bauer: If Not Us, Who di Andres Veiel.

Miglior film d'esordio: On the Ice di Andrew Okpeaha MacLean; menzioni speciali per The Guard di John Michael McDonagh e Die Vaterlosen di Marie Kreutzer.

Guy Maddin ambienta nella sua città natale una storia d'amore, egoismo, tristezza, sesso, musica e soldi.

La canzone più triste del mondo nasce nel Canada

mercoledì 16 luglio 2008 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

La canzone più triste del mondo nasce nel Canada A Winnipeg, in Canada, è nato e opera, da ormai più di due decenni, il regista Guy Maddin. Il suo cinema prende spunto (per poi trasformarsi in arte visiva) dalla sua infanzia e dai racconti tramandati dalla famiglia. È proprio la famiglia a nutrire la visionarietà di Maddin che ne La canzone più triste del mondo stravolge la sceneggiatura originale di Kazuo Ishiguro - ambientata a Londra alla vigilia della Perestroika, nel momento in cui la Cortina di ferro stava per cadere - per raccontare un'altra epoca, quella in prossimità della caduta del proibizionismo, e un altro luogo geografico, Winnipeg per l'appunto. Girato in un teatro di posa ricavato da una vecchia fabbrica abbandonata, il film del regista sfrutta i musicisti accorsi al festival canadese Folkarama per trovare nei loro costumi i colori del mondo e nelle loro musiche il suono della tradizione e della Canzone più triste. E se le protesi scintillanti di Lady Helen Port-Huntley (Isabella Rossellini) sono state create da un soffiatore di vetro e fagottista della Winnipeg Symphony Orchestra, la bevanda dorata che le riempie proviene dalla Fort Garry Pale Ale, una fabbrica di birra di Manitoba. Canadese nel midollo, dunque, La canzone più triste del mondo mette in scena la visione di Maddin del suo paese e del mondo di oggi, attraverso una storia d'amore, egoismo, tristezza, sesso, musica e soldi.

Joy

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,70)
Un film di David O. Russell. Con Jennifer Lawrence, Robert De Niro, Bradley Cooper, Edgar Ramirez, Diane Ladd.
continua»

Genere Biografico, - USA 2015. Uscita 28/01/2016.

Io sono Ingrid

* * * * -
(mymonetro: 4,00)
Un film di Stig Björkman. Con Jeanine Basinger, Pia Lindström, Fiorella Mariani, Isabella Rossellini, Isotta Rossellini.
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Genere Documentario, - Svezia 2015. Uscita 19/10/2015.

Senza Lucio

* * * - -
(mymonetro: 3,00)
Un film di Mario Sesti. Con Lucio Dalla, Marco Alemanno, Charles Aznavour, Paolo Nutini, John Turturro.
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Genere Documentario, - Italia 2014. Uscita 04/03/2015.

About Face - Dietro il volto di una top model

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,50)
Un film di Timothy Greenfield-Sanders. Con Kim Alexis, Carol Alt, Marisa Berenson, Christie Brinkley, Karen Bjornson.
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Genere Documentario, - USA 2012. Uscita 24/09/2012.

Pollo alle prugne

* * * - -
(mymonetro: 3,02)
Un film di Vincent Paronnaud, Marjane Satrapi. Con Mathieu Amalric, Edouard Baer, Maria de Medeiros, Golshifteh Farahani, Eric Caravaca.
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Genere Drammatico, - Francia, Germania 2011. Uscita 06/04/2012.
Filmografia di Isabella Rossellini »
Joy (2015) Io sono Ingrid (2015)
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