Ingrid BergmanIl più illustre regalo della Svezia a HollywoodData nascita: 29 Agosto 1915 (Vergine), Stoccolma (Svezia)Data morte: 29 Agosto 1982 (67 anni), Londra (Gran Bretagna) |
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![]() Niente fa sentire un uomo più ridicolo che fare il sentimentale con una donna che non lo è.
dal film Indiscreto (1958)
Ingrid Bergman è Anna Kalman
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Attrice svedese. Volto di una intensa e pacata bellezza, occhi che sanno esprimere amore in ogni fotogramma, grande interprete sia di ruoli leggeri da commedia sia di densi personaggi drammatici, subito nota come «il più illustre regalo della Svezia a Hollywood», rimane orfana da bambina, ma grazie a uno zio può frequentare la scuola d'arte drammatica del Teatro reale di Stoccolma e debutta nel cinema nel 1935 interpretando ben cinque film in un solo anno. Notata nel ruolo della violinista in Intermezzo (1936) di G. Molander dal tycoon D.O. Selznick, che vede in lei «una straordinaria qualità di purezza e nobiltà e una personalità di star molto rara», è invitata a Hollywood, dove nel 1939 debutta nello stesso ruolo nel remake del film a opera di G. Ratoff. Il film non è un grande successo, ma la sua grazia e la sua bravura colpiscono il pubblico e nel giro di pochi anni diviene una star di prima grandezza, specializzandosi (a parte il ruolo di prostituta, da lei stessa richiesto, in Il dottor Jekyll e Mr. Hyde, 1941, di V. Fleming) in ruoli romantici che interpreta con grande partecipazione e intensità. Dall'appassionata Ilsa, che rinuncia al grande amore per i suoi doveri di moglie di un eroe, nel celeberrimo Casablanca (1942) di M. Curtiz, all'eroina orfana che lotta per la causa repubblicana in Per chi suona la campana (1943) di S. Wood, dalla patetica Paula, costretta a improvvisarsi detective per scoprire le indegne trame del marito in Angoscia (1944) di G. Cukor, alla adorante psicologa-infermiera di Io ti salverò (1945), all'innocente e languida spia di Notorious - L'amante perduta (1946), ambedue di A. Hitchcock, nel giro di pochi anni dà vita a una serie di convincenti ritratti di donne innamorate, in successi internazionali che sono ancora oggi film di culto, guadagnandosi un paio di nomination e un Oscar (per Angoscia). All'apice del successo, interpreta i meno convincenti Giovanna d'Arco (1948) di V. Fleming e Il peccato di Lady Considine (1949) di Hitchcock, prima che la sua vita e la sua carriera affrontino una grande svolta con l'incontro di R. Rossellini che, a livello professionale, lei stessa sollecita dopo aver visto Roma città aperta (1945); ma di cui, forse, non prevede le sconvolgenti conseguenze nella vita privata. Durante le riprese di Stromboli terra di Dio (1949), dove è una straniera alle prese con la natura selvaggia e i ruvidi pescatori dell'isola, di cui non capisce la lingua, s'innamora di Rossellini e, con enorme scandalo, nel 1950 dà alla luce Robertino. Il conseguente divorzio dal marito P. Lindstrom (sposato nel '37), cui è costretta a lasciare la figlia Pia, e il successivo matrimonio messicano con il regista non bastano a scalfire l'indignazione di Hollywood e di tutto il pubblico statunitense, che le decretano l'ostracismo per sette anni. Nel breve periodo del matrimonio con Rossellini dà alla luce le gemelle Isabella e Isotta (1952) e, oltre all'episodio di Siamo donne (1953) in cui è sé stessa, interpreta altri quattro film: Europa 51 (1952), in cui è una donna borghese che la perdita di un figlio trasforma in una benefattrice sociale; Viaggio in Italia (1953), opera che – come scrive Godard – anticipa il tema dell'incomunicabilità di Antonioni e in cui mette a repentaglio il suo rapporto con il marito per essersi rifiutata di portare a termine una gravidanza; Giovanna d'Arco al rogo (1954), in cui è la pulzella d'Orléans vestita solo di un sacco di juta, e il poco fortunato La paura (1954, realizzato in Germania). Concluso il rapporto con Rossellini, torna ai personaggi che le avevano regalato il grande successo internazionale: nel 1956, con Eliana e gli uomini di J. Renoir e Anastasia di A. Litvak, per la cui interpretazione vince il suo secondo Oscar; e nel 1958 la gradevole commedia sofisticata Indiscreto, in cui è un'attrice di fama ingannata da uno scapolo impenitente (C. Grant), che per non sposarsi le fa credere di essere già sposato. Nella vita, al contrario, si risposa nello stesso anno, con il connazionale L. Schmidt, produttore teatrale. In seguito, si dedica con grande successo al teatro, forse anche perché (con la parziale eccezione di Le piace Brahms?, 1961, di A. Litvak) i pur numerosi nuovi ruoli che il cinema le offre negli anni '60 non sono particolarmente stimolanti (Una Rolls-Royce gialla, 1964, di A. Asquith; Fiore di cactus, 1969, di G. Saks). Nel 1974, nonostante abbia scoperto di avere un tumore al seno, conquista il suo terzo Oscar con Assassinio sull'Orient-Express di S. Lumet e nel 1978, diretta dal grande connazionale I. Bergman, mostra tutta la maturità del suo grande talento drammatico, ricco di sfumature e nuances recitative, in Sinfonia d'autunno, offrendo il sofferto ritratto di una madre che ha sacrificato l'amore per i figli alla carriera di pianista. Nel 1980 pubblica un'autobiografia e nel 1982, poco prima di morire (per le complicazioni di un'operazione al seno), si trasforma straordinariamente in una donna bassa e tarchiata per offrire un ritratto convincente della dura statista israeliana Golda Meir in una mini serie televisiva.

David di Donatello 1979
Golden Globes 1979
Premio Oscar 1978
Premio Oscar 1974
David di Donatello 1957
Premio Oscar 1956
Nastri d'Argento 1953
Premio Oscar 1948
Festival di Venezia 1947
Premio Oscar 1945
Premio Oscar 1944
Premio Oscar 1943
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Casablanca
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Genere Drammatico, - USA 1942. |
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Assassinio sull'Orient Express
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Genere Poliziesco, - Gran Bretagna 1974. |
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Per chi suona la campana
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Genere Avventura, - USA 1943. |
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Il dottor Jekyll e Mr. Hyde [2]
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Genere Fantastico, - USA 1941. |
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Io ti salverò
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Genere Drammatico, - USA 1945. |
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l titolo corretto di questa puntata sarebbe "donne". Argomento: le italiane nel cinema internazionale, possibilmente grande cinema. Certo, abbiamo lasciato dei segni, visibili, ma non così visibili. Le co-produzioni internazionali sono una opportunità e una necessità del cinema contemporaneo. Un sistema che favorisce di fatto gli operatori di settore, siano produttori, registi, tecnici, attori. Alcune nostre attrici hanno dunque avuto occasione di porre il loro nome nel cast di una produzione internazionale. Naturalmente l'"opportunità" andava poi colta e onorata, e lì dovevano entrare in gioco il talento e l' appeal. L'italiana che più si è fatta notare nell'era contemporanea ha messo, e mette in campo, più l'appeal che il talento. Scrivo di Monica Bellucci. Classe 1964, dunque "artisticamente" matura, ha nutrito quello che ormai è corretto chiamare il suo mito, come testimonial di grandi prodotti, come emigrata di lusso in Francia, come moglie di un francese sexy, come ospite d'onore e madrina di mondanità di vertice. Nei molti film internazionali nei quali è apparsa, ha dato un'ottima prova per presenza e discreta per talento in The Private Lives of Pippa Lee, accanto a grandi nomi del cinema americano come Keanu Reeves e Winona Ryder.
Negli Ultimi Fuochi, libro e film c'è un episodio significativo in una certa prospettiva. Riguarda una diva francese impegnata in una scena di un film della Metro. Alla diva dà corpo e volto Jeanne Moreau. Siamo negli anni Trenta. Il boss dello studio rimprovera il regista sul set, perché non sa valorizzare le grandi possibilità espressive ed erotiche dell'attrice. Dice "queste europee hanno davvero qualcosa in più". Gli ultimi fuochi (1977) era tratto dal libro incompiuto di Scott Fitzgerald, alla regia c'era Elia Kazan. Dunque un doppio, autorevole, decisivo avallo. Che le europee fossero predilette a Hollywood è un dato di fatto. La "giovane" cultura americana nutriva nei confronti di quella europea un'autentica soggezione, anche in quella chiave. E così la prima divina del cinema americano, la leggenda della fase aurea di Hollywood era una svedese, Greta Garbo. A contenderle la leadership fu una tedesca, Marlene Dietrich. Con un paradosso che non sembrerebbe credibile se non ci fosse di mezzo il cinema: i simboli femminili del mondo, erano... lesbiche. L'altro paradosso è che ... si vede. Voci molto profonde, atteggiamenti che non erano quelli di Marilyn. Greta e Marlene, ormai è notorio, ebbero anche una relazione. Si erano conosciute sul set di un film nel 1925 ed era ... nato l'amore. Poi ebbero amanti, tanti, e Marlene anche un marito, perché gli studios volevano almeno difendere una certa parvenza, ma nel tempo le due dive non nascosero più la loro attitudine. Dietrich andava per la sua strada e Garbo si espose diventando il riferimento internazionale del mondo saffico. E già allora si disse "sono fatti loro". Naturalmente si erano conquistate la loro franchigia, chiamiamola così, come fanno i grandi artisti: facendo grandi opere e facendosi giudicare per le opere e non per il privato.
| Casablanca (1942) | Assassinio sull'Orient Express (1974) |
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