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Penelope CruzLa chica di MadridNome: Penelope Cruz Sanchez39 anni, 28 Aprile 1974 (Toro), Madrid (Spagna) |
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![]() Solo l'amore inappagato è davvero romantico.
dal film Vicky Cristina Barcelona (2008)
Penelope Cruz è Maria Elena
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Una candida e leggiadra bellezza che allo stesso tempo si rivela ardentemente caliente e sofisticata; un temperamento passionale che attraverso molteplici interpretazioni le ha permesso di mettere a nudo il suo intimo più profondo. Questa è Penélope Cruz, donna dal talento disarmante, nonché diva di straordinario successo.
Le origini
La Madonna di Madrid (cosi è soprannominata in patria), nasce nella capitale spagnola il 28 Aprile del 1974. I genitori, il padre Eduardo che svolge l'attività di commerciante, e la madre Encarna, parrucchiera, hanno altri due figli: Eduardo e Monica, quest'ultima, star del telefilm Un Paso Adelante.
Sin da piccola Penélope, il cui nome è ispirato all'omonima canzone di Joan Manuel Serrat, si diverte a intrattenere la famiglia, ballando e cantando sulle note delle pubblicità televisive. La mamma a poco a poco, intuisce che questa esile cerbiatta ha ottime credenziali per diventare una brava ballerina.
Dopo aver frequentato per un lungo periodo corsi di danza, la Cruz ormai adolescente, abbandona il liceo per dedicarsi completamente alla sua irrefrenabile passione. Si iscrive al Conservatorio Nazionale di Spagna dove studia danza classica; allo stesso tempo frequenta la scuola di Angela Garrido e quella di Danza Jazz di Raul Caballero.
Dalla Spagna a New York
Non molto più tardi, la ragazza conosce un mondo che fino a poco fa gli era ignoto: il teatro. Decide allora di lasciare la Penisola iberica e trasferirsi a New York, dove studia per quattro anni recitazione alla scuola di Cristina Rota.
L'approccio con il mondo dello spettacolo, avviene nell'ambito della moda: la dolce Penélope infatti, esordisce come indossatrice. A 16 anni, gira un episodio della soap francese Série Rose e successivamente, appare nel videoclip La Fuerza del Destino della pop band ispanica dei Mecano.
E' il 1992 quando il conterraneo Bigas Luna la fa debuttare sul grande schermo in Prosciutto, Prosciutto. La delicatezza e quella spontaneità che emerge in tutta la sua sensualità latina, la rendono oggetto del desiderio di svariati registi europei.
L'incontro con Almodovar
Nel 1997 la giovane 23enne, incontra il suo mentore, Pedro Almodóvar che la dirige nella sua 24esima opera: Carne Trémula. Nel medesimo anno, l'incantevole attrice si cala nel ruolo di Sofia in Apri gli Occhi, geniale thriller firmato Alejandro Amenábar.
Questo è un periodo decisamente intenso per la Cruz che tra un set e l'altro, si dedica fortemente al volontariato: dopo aver girato il western Hi-Lo Country, parte per due mesi in Uganda e dona l'intero cachè alla missione di Madre Teresa. Inoltre sovvenziona assieme ad altre star, la Fondazione Sabera (nata dalla mente del fidanzato Nacho Cano, cantante dei Mecano) che grazie al loro aiuto ha costruito a Calcutta una casa e una scuola per ragazze, nonché una clinica per gli ammalati di tubercolosi. Penélope ha anche voluto testimoniare e sostenere tutto questo, realizzando due documentari presentati alle emittenti tv.
I successi di Tutto su mia madre e Non ti muovere
Non molto più tardi, la commedia di Fernando Trueba La Nina dei Tuoi Sogni, frutta a questa sensibile artista, il premio Goya come miglior attrice.
Nel 1999 sarà invece protagonista del film che le regalerà la notorietà mondiale: Tutto su Mia Madre. Assieme al suo adorato Almodóvar, la diva diviene una stella Hollywoodiana a tutti gli effetti. Si invaghisce del bel Matt Damon in Passione Ribelle, si fa ammaliare dal sexy Johnny Depp in Blow, sino ad innamorarsi non solo nella finzione, di Tom Cruise. Siamo nel 2001 e la Cruz viene scritturata di nuovo nella parte di Sofia, nel remake statunitense di Apri gli Occhi: Vanilla Sky.
Durante le riprese del film di Cameron Crowe, Penélope conquista l'affascinante Tom. E dopo Cruise, l'attrice nel 2004, incanta un altro divo: si tratta del nostro Sergio Castellitto che la ingaggia nella sua opera seconda: lo splendido Non Ti Muovere. La Cruz si esibisce in quella che è probabilmente la sua migliore performance: la giovane e sfortunata Italia. Il suo personaggio, visceralmente interpretato al limite della sofferenza e della follia, le fa ottenere il David di Donatello.
Nello stesso anno interrompe la relazione con Tom Cruise e dodici mesi dopo, si fa travolgere dall'attraente Matthew McConaughey, conosciuto sul set di Sahara.
Gli ultimi anni
Recentemente la diva è stata di nuovo sotto la sapiente direzione di Almodóvar, in Volver (2006), dove interpreta Raimunda, al fianco di Carmen Maura e Lola Dueñas e in Gli abbracci spezzati (2009) nel ruolo di Lena.
Dopo il mediocre Bandidas (2006), western tutto al femminile accanto a Salma Hayek, la ritroviamo tra gli altri, in The Good Night (2007), commedia diretta da Jake Paltrow (fratello di Gwyneth, tra l'altro presente nel cast) e nel thrillerThe Loop (2006) con il compagno McConaughey.
Prende parte ad un cast di tutto rispetto in Vicky Cristina Barcelona (2008), commedia diretta da Woody Allen dove, oltre alla favorita del regista Scarlett Johansson, figurano anche un formidabile Javier Bardem e Rebecca Hall.
Nello stesso anno la troviamo nel dramma sentimentale Lezioni d'amore diretta da Isabel Coixet, dove interpreta Consuelo, una ragazza che viene travolta da una passione amorosa per un uomo più grande, David, l'attore Ben Kingsley.
Affianca Nicole Kidman, Kate Hudson, Judy Dench e Sophia Loren in Nine (2010), musical diretto da Rob Marshall e ispirato alla vita di Fellini e a 8 e mezzo. Successivamente torna a lavorare con Rob Marshall (Pirati dei Caraibi - Oltre i confini del mare), Almodovar (Gli abbracci spezzati), Woody Allen (To Rome with Love) e con Castellitto (Venuto al mondo). Nel 2013 torna in una commedia diretta ancora una volta da Almodovar: Gli amanti passeggeri.
Artista poliglotta, la star parla spagnolo, italiano, inglese e francese.
Tra i suoi hobby c'è la fotografia e quando una rivista spagnola le ha offerto l'opportunità di andare in Nepal per intervistare il Dalai Lama, l'attrice non si è fatta pregare ed è partita con la sua macchina fotografica, verso questa terra lontana. I volti dei bambini tibetani immortalati nei numerosi scatti, sono stati esposti in una mostra a Madrid.
Golden Globes 2010
Premio Oscar 2010
European Film Awards 2009
Golden Globes 2009
Premio Oscar 2009
Premio Oscar 2009
Golden Globes 2007
Premio Oscar 2007
Festival di Cannes 2006
David di Donatello 2004
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The Counselor
continua»
Genere Drammatico, - USA, Gran Bretagna 2013. Uscita 14/11/2013. |
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«L'ultima nave è salpata da un pezzo»: con un ferale articolo, diffuso nel Palais poche ore prima dell'arrivo di Johnny Depp e Penelope Cruz a Cannes, la rivista Screen ha platealmente stroncato il quarto capitolo dei Pirati dei Caraibi, pellicola fuori concorso al cinema dal 18 maggio e primo sequel del franchise interamente in 3D. Un'opinione confermata dalla tiepida risposta ricevuta dal film in sala e persino dai suoi interpreti, attesi come star sul tappeto rosso della Croisette ma accolti con freddezza dalla stampa: scarsa la chimica tra i protagonisti Depp e Cruz, distanti sullo schermo come nella vita, ben poco carismatici (anche) dal vivo i nuovi acquisti della saga, Sam Claflin e la francese Astrid Berges-Frisbey, nell'ingrato ruolo di rimpiazzo dei transfughi Orlando Bloom e Keira Knightley. A guidare la pattuglia il produttore Jerry Bruckheimer e il regista Rob Marshall, subentrato al veterano Gore Verbinski, assenti ingiustificati gli sceneggiatori Terry Rossio e Ted Elliott, che avrebbero lavorato allo script del film insieme allo stesso Johnny Depp: «Questo film è il film di Depp», sottolinea Bruckheimer aprendo l'incontro con i giornalisti. Una frase che più che un complimento, suona come un sinistro avvertimento.
Capitan Jack Sparrow: Johnny Depp
Dopo 8 anni nei panni di Jack Sparrow, come si è preparato al ruolo?
Sparrow è un personaggio talmente complesso che si può sviluppare praticamente all'infinito. Mi sono preparato come faccio sempre, cioè guardando moltissimi cartoni animati. Mi piace pensare il Capitano come una specie di Bugs Bunny.
Da dove arriva la maggiore ispirazione per il suo personaggio?
C'è in lui qualcosa di Marlon Brando, un attore che è la mia ispirazione in tutto, in ogni cosa che faccio. E poi direi che Sparrow è un buffo mix tra una rockstar alla Keith Richards e una puzzola romantica.
A proposito. Keith Richards ha un cameo nel film: com'è stato recitare con lui?
Bellissimo. Per lui è stata un'occasione per esplorare il mondo del cinema, per noi un'esperienza di vita. Mi piacerebbe scriverci un libro.
In che modo è intervenuto sulla sceneggiatura?
Mi ritengo molto fortunato, perché mi è stato chiesto di partecipare al processo creativo e io l'ho fatto. Ma in una storia ci sono tanti ingredienti, non saprei dire quali idee siano mie e quali degli sceneggiatori.
L'ha mai tentata l'idea di produrre un capitolo de I Pirati?
No, non ce la farei mai, è un impegno che mi annienterebbe. L'unico in grado di fare una cosa del genere è Jerry Bruckheimer, un vero mago.
Ha improvvisato sul set?
L'ho fatto con Geoffrey Rush... ma più in generale un personaggio come Sparrow si presta all'improvvisazione, non lo puoi controllare in nessun modo.
Fa vedere i suoi film in famiglia?
La mia famiglia vede sempre i miei film: ne hanno visti più loro di me. Ho testato segretamente i personaggi su mia figlia, ci giocavo insieme con le Barbie e facevo le vocine finché non mi diceva basta. Mi ha aiutato a capire cosa funzionava di più.
Come ha lavorato con la sua partner, Penelope Cruz?
Spendidamente. Penelope è un regalo della natura, un'attrice talentuosa, sveglia e capace, una gran donna, un'amica fidata.
Quali sono per lei le qualità di un buon pirata?
Essere pronto a farsi sparare addosso. Avere una buona ciurma. Essere ignorante e ostinato.
Gli Oscar possono cambiare una carriera?
Non sono la persona più adatta a rispondere, io che gli Oscar sono più abituato a perderli che a vincerli. È bello quando il tuo lavoro viene riconosciuto, ma non è per questo, cioè per i premi, che si lavora. La professione dell'attore la si sceglie per creare, per esplorare nuovi mari e divertirsi con i compagni di set.
Meglio un piccolo film indipendente o un blockbuster sui pirati?
In vita mia ho fatto piccoli e grandi film. Sono felice per il successo de I Pirati, ma sono anche contento di aver costruito una carriera su molti flop. Uno dei miglior film, Liberty, praticamente non l'ha visto nessuno.
Ha paura dei critici?
Sì. Molta.
La emoziona essere al Festival di Cannes?
Sono onorato e felice. E credo che i Pirati piacerà anche al pubblico di Cannes, perché è un film fatto proprio per l'audience, per la gente. È divertente, nuovo.
Ci sarà un quinto capitolo de I Pirati dei Caraibi?
Se non ci si stanca dei personaggi, e il processo creativo mantiene la sua forza senza sottostare alle ragioni del movie business, le possibilità ci sono. Io sono disposto a tornare.
Angelica la piratessa: Penelope Cruz
Si è trovata a suo agio in un film colossale come I Pirati dei Caraibi?
Certamente. Mi sono sentita perfettamente inserita, a mio agio anche nei panni di una donna bugiarda e manipolatrice come Angelica. Sono onorata di aver diviso tempo e scene con un attore come Johnny Depp, con cui avevo lavorato già 12 anni fa. Il suo livello di creatività è cresciuto. È una creatura unica.
Girare un action movie in gravidanza è stato impegnativo?
Ho fatto due mesi di training con il team del film e poi ho lavorato in sicurezza, non ho fatto niente di pericoloso, mi hanno sempre protetta. In alcune inquadrature mi ha sostituita mia sorella Monica.
Da spagnola, trova difficile recitare in inglese?
Mi piace recitare in lingue diverse e ho avuto un bravo coach che mi ha aiutata sul set. Credo di essere migliorata, la prima volta che ho recitato con Depp mi perdevo la metà di quello che diceva...
L'Oscar per Vicky Cristina Barcelona, nel 2009, le ha cambiato la vita?
Non ha cambiato i motivi per cui scelgo o scarto un film. L'Oscar lo conservo in casa e ogni volta che lo guardo penso a tutte le persone che mi hanno aiutata a realizzare il sogno di diventare attrice.
Jack Sparrow cerca la fonte della giovinezza. E lei, l'ha trovata?
Ogni giorno penso al mio futuro e no, io non cerco la fonte. L'invecchiamento lo voglio celebrare, sono curiosa di esplorare nuove età, non ho paura di cambiare, non ho questo tipo di ossessione.
Che effetto le fa trovarsi a Cannes?
Sono molto contenta di essere qui. Ho letto la sceneggiatura del film in concorso di Almodovar e credo sia una delle migliori cose che abbia mai fatto: spero tanto che vinca almeno un premio...
Al timone: Rob Marshall, Jerry Bruckheimer e la ciurma
Qual è la maggiore sfida affrontata dal film?
Bruckheimer: Trovare la storia giusta. Ci sono voluti anni, ma con un capitano come Marshall al timone e con Depp alla sceneggiatura, il progetto è riuscito al meglio.
Un film come I Pirati richiede un impegno particolare al regista?
Marshall: Io venivo dall'esperienza di Nine, dove ho avuto un grande cast tra cui la stessa Cruz, quindi ero in parte allenato. Ho avuto la fortuna di lavorare qui con grandi attori che sono anche persone fantastiche: Johnny Depp, per esempio, è un vero genio della commedia.
E gli attori? Come si sono calati nei loro personaggi?
Geoffrey Rush: Io, per Barbossa, confesso di essermi ispirato a Barbara Streisand. Non ho problemi a passare da film come Il discorso del re, con un budget da 12 milioni, a film dal budget incalcolabile come I Pirati dei Caraibi: anche se hai 800 persone a pranzo, e 18 camion nel parcheggio, il tuo lavoro resta sempre lo stesso.
Ian McShane: per Barbanera mi sono preparato ascoltando Bob Dylan... il mio è un personaggio iconico, ma più che cattivo lo chiamerei complicato. Barbanera è un pirata standard: ti guarda negli occhi mentre impugna la spada, solo che la sua è lunga il triplo di quelle degli altri.
Astrid Berges-Frisbey: Sono molto emozionata di aver trovato il mio posto in questo kolossal. Non parlavo inglese, ma per fortuna sono stata aiutata da tutta la troupe sia con la lingua, sia con il mio personaggio: è difficile calarsi nei panni di una sirena...
Sam Claflin: Questo è il mio primo film in assoluto e ho un personaggio difficile, uno che non perde mai la fede in Dio nonostante le mille tentazioni. Posso dire che come lui anche io faccio fatica a resistere alle belle ragazze...
Ispirato all’Otto e mezzo felliniano e ignaro che quel titolo si riferisca al numero dei film girati da Fellini fino a quel momento (era il 1963), Nine è il nuovo musical di Rob Marshall a un passo e a un giro di danza dall’uscita. Dopo lo scoppiettante Chicago e il dimenticabile Memorie di una geisha, il regista americano traduce per lo schermo l’omonimo musical di Broadway, a cui Fellini rifiutò il consenso. Così, diversi anni e sogni dopo, Marshall trasforma l’analisi autoriflessiva sulla creatività cinematografica del Maestro di Rimini in una cattiva soap opera, che viaggia sulle piste battute dal genere e lungo la sua linearità da favola. Il protagonista è naturalmente Federico Fellini, alias Guido Anselmi, alias Guido Contini, regista sull’orlo di una crisi creativa e sotto le gonne (o le lenzuola) di attrici avvenenti, dive sublimi, prostitute robuste, giornaliste patinate. Indubbiamente Marshall sa allestire una visualità seducente da spot di lusso che non mancherà di incantare ma manca completamente il sogno e la metacinematografia di Fellini. A Roma per presentare il suo musical onirico, il regista ci racconta la sua idea di dolce vita, con buona pace di Sofia Loren, interprete del film accanto a Daniel Day-Lewis, Penélope Cruz, Marion Cotillard, Kate Hudson, Judi Dench e Nicole Kidman.
Penelope Cruz Sànchez – conosciuta sul mondo del grande schermo e sui rotocalchi rosa di tutto il mondo semplicemente come Penelope Cruz – è figlia di una parrucchiera e di un commerciante di Madrid. Il suo destino di artista è deciso una sera durante un concerto di Prince a cui la bella madrilena assiste. Ai più non è dato di conoscere ulteriori dettagli sulla folgorazione da parte della musa del cinema, probabilmente avvenuta durante lo psichedelico assolo di chitarra di "Purple Rain" del genietto di Minneapolis. Quel che è certo è che da quel momento la giovane attrice ha deciso di diventare uno dei volti più conosciuti del pianeta, grazie ad un sapiente mix di talento, bellezza e promozione a mezzo stampa. Su tutti, la storia d'amore con Tom Cruise, terminata con Katie Holmes per l'attore tascabile, e con un cospicuo numero di articoli su rubriche di gossip per l'attrice spagnola, chiacchiericcio che presto si è trasformato in copioni e proposte di film. La Cruz ha avuto, così, l'occasione di lavorare sempre più spesso negli States per rimpinguare il conto in banca nei blockbuster di Hollywood, e di tornare in Europa per partecipare a film dal tono senz'altro minore ma maggiore impatto artistico. Esattamente a metà via si colloca Vicky Cristina Barcelona, il film in uscita di Woody Allen che il regista newyorchese ha diretto a Barcellona che già da molti è esaltato, anche grazie alle interpretazioni della stessa Cruz, di Scarlett Johansson e Javier Bardem.
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