Ben KingsleyBen Kingsley: uno, nessuno, centomilaNome: Krishna Bhanji66 anni, 31 Dicembre 1943 (Capricorno), Scarborough (Gran Bretagna) |
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dal film Gandhi (1982)
Ben Kingsley è Mahatma Gandhi
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Interpretare Gandhi, una figura complessa innalzata a mito dalle masse pacifiste di tutto il mondo, non è cosa facile. Farsi ricoprire di trucco tanto da nascondere totalmente il volto e diventare la rappresentazione in carne e ossa dello stereotipo ebreo vuol dire confrontarsi con un simbolo che porta sulle spalle il peso della storia. O immedesimarsi nella figura di un malavitoso per tentare di raccontarne la vita, vuol dire mettere da parte la propria personale morale e immergersi totalmente in quella di un altro uomo. Tanti volti, tante personalità e tanti sguardi sul mondo dietro a un'unica persona: Ben Kingsley, uno, nessuno e centomila.
Krishna Bhanji nasce dall'unione di Rahimtulla Harji Bhanji, fisico indiano, e di Anna Lyna Mary Bhanji, una modella e attrice affermata di origine europea. Il padre, spostatosi dal Kenya verso l'Inghilterra, era figlio di un ricco mercante di spezie ma è il mestiere della madre a influenzare gli interessi di Ben bambino. Dopo aver passato l'adolescenza nella città di Manchester partecipando a piccoli spettacoli di periferia, rimane affascinato dalla bravura di Ian Holm nel dramma Riccardo III. Così, superati i vent'anni, si iscrive alla Royal Shakespeare Company per provare in prima persona l'esperienza del palcoscenico teatrale. Da subito capisce che quella è la sua strada e decide, prendendo spunto dal soprannome del padre ("Clove king"), di cambiare nome e trasformarlo in Ben Kingsley. Accolto con fragorosi applausi già dalle prime performance, viaggia in tutto il mondo raggiungendo il teatro di Broadway dove la sua prima esibizione avviene nel 1971. Trova anche il tempo di costruire una famiglia e si sposa con una collega attrice, Angela Morant, da cui avrà due figli. Dopo il primo approccio con il teatro, si dedica alla TV e partecipa ad alcuni film commerciali di poco conto (il suo esordio cinematografico è del 1972 con lo sconosciuto Gli ultimi sei minuti di Michael Tuchner). Dopo aver divorziato dalla prima moglie, nel 1978 sposa Alison Sutcliffe, da cui avrà altri due figli.
Il salto di qualità avviene nel 1982 con il ruolo di Gandhi nel pluripremiato film biografico di Richard Attenborough, con il quale l'artista vince il premio Oscar e il Golden Globe come miglior attore protagonista e il BAFTA. Per l'immedesimazione nel personaggio, si prepara con impegno meticoloso, perde peso, si documenta sull'argomento e si cala completamente nella parte che gli è stata affidata.
Dopo il successo internazionale del film, l'attore riesce ad accumulare solo ruoli marginali che, malgrado la professionalità con cui li interpreta, non riconoscono del tutto la sua bravura. Da ricordare Tradimenti (1983) di David Jones o Tartaruga ti amerò (1985), uno dei primi film di John Irvin o l'apocalittico (passato inosservato in Italia) Slipstream (1989) di Steven Lisberger, regista conosciuto soprattutto per Tron. Nel 1980 collabora anche con il canale televisivo PBS in cui legge alcune parti del libro I vichinghi di Magnus Magnusson all'interno di un programma educativo.
Nel 1991 Barry Levinson lo chiama per il film Bugsy, interpretazione per la quale riceverà la nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista. Ma il pubblico lo ricorda soprattutto per il ruolo dell'ebreo polacco in Schindler's List di Steven Spielberg. Nel 2000 approda al film di fantascienza Da che pianeta vieni? di Mike Nichols, confrontandosi con un ruolo del tutto nuovo rispetto ai precedenti. La sua bravura viene notata anche a Buckingham Palace: la tradizione inglese vuole che, nel periodo natalizio, la regina Elisabetta assegni i titoli onorifici alle personalità più rappresentative del mondo dell'arte, della cultura, della scienza e dell'industria. Nel 2001 il titolo di Cavaliere è andato a Ben Kingsley per i suoi meriti in campo artistico e per il suo contributo alla crescita e al successo del teatro inglese.
Nello stesso anno interpreta un ruolo per lui inusuale. Veste i panni del malavitoso Don Logan nella commedia nera Sexy Beast e si fa notare nuovamente all'Academy Award. Con una nuova nomination è ancora una volta protagonista della corsa agli Oscar. Nel 2003 si separa dalla seconda moglie e si sposa con Alexandra Christmann dalla quale divorzierà qualche tempo dopo. Nei primi anni del nuovo millennio ha collaborato con grandi nomi del cinema, a cominciare da Thunderbirds (2004) di Jonathan Frakes, regista conosciuto per il contributo a Star Trek, per poi essere protagonista di una delle più profonde interpretazioni degli ultimi anni: il perfido Fagin dell'Oliver Twist (2005) secondo Polanski, autore con il quale aveva già lavorato in La morte e la fanciulla (1995). Qui dà il meglio di sé: coperto da un trucco che lo nasconde quasi completamente, è il protettore viscido, dal naso colante e dalla gobba in vista, dei bambini poverissimi della Londra vittoriana ai quali insegna l'arte dell'imbroglio per poi, avido di denaro, tenere tutta la ricchezza per sé. Nel 2006 l'attore ha una doppia collaborazione: interpreta L'ultima legione, un colossal tratto dal best seller dell'archeologo Valerio Massimo Manfredi ma si trasforma anche in gangster nel tarantiniano Slevin – Patto criminale di Paul McGuigan. La criminalità lo vede in prima linea anche in You Kill Me (2007) di John Dahl, a fianco di Téa Leoni: qui è un killer spietato con grossi problemi di alcolismo. Ma la sua versatilità lo porta a interpretare anche ruoli scabrosi come in The Wackness (2008) in cui Kingsley veste i panni di un terapista, amico di uno spacciatore: fra i due si instaura una complicità che vede lo scambio tra droga e sedute psicoanalitiche. Nel cast anche la ventunenne Mary-Kate Olsen, con la quale ha girato una focosa scena di sesso.
La bellezza del mestiere dell'attore sta tutta nella libertà di riuscire a vestire maschere diverse per ogni storia nuova da raccontare. Ben Kingsley fa tutto questo con passione, sfocando il confine tra la vita e il lavoro, spesso in bilico tra gesti di pace estrema e una pistola pronta a sparare sui deboli, senza paura di scoprire i lati più nascosti dell'animo umano.
Golden Globes 2007
Emmy Awards 2006
Golden Globes 2004
Premio Oscar 2003
Golden Globes 2002
Golden Globes 2002
Premio Oscar 2001
Golden Globes 1992
Premio Oscar 1991
Golden Globes 1983
Premio Oscar 1982
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Shutter Island
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Genere Drammatico, - USA 2010. Uscita 05/03/2010. |
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Prince of Persia - Le sabbie del tempo
continua»
Genere Azione, - USA 2010. Uscita 26/05/2010. |
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La Paramount Pictures ha debuttato online con più di venti nuove immagini del film Shutter Island diretto da Martin Scorsese ed interpretato da Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley, Michelle Williams, Emily Mortimer, Patricia Clarkson e Max von Sydow.
La pellicola è ambientata nel 1954 e DiCaprio interpreta un Marshall degli Stati Uniti che investiga la scomparsa di un omicida scappata da un ospedale per criminali malati di mente e che si presume si stia nascondendo su Shutter Island. In un'intervista ad Extra, DiCaprio ha dichiarato che sul set c'era un dottore che aiutava gli attori a capire il punto di vista di qualcuno che soffre di malattie mentali: “Più facevo ricerche per questo film e più abbiamo iniziato a scoprire i diversi strati della storia, andando sempre più profondamente. Ha continuato a spingerci sempre, sempre più lontano”.
Sono inoltre usciti online, lo spot del film creato in occasione del Super Bowl e il montaggio della pellicola mostrato durante la cerimonia di consegna dei Golden Globes tenutasi questo gennaio, durante la quale è stato consegnato a Scorsese da DiCaprio e De Niro il Cecil B. DeMille Award.
I Film Fuori Competizione
A metà dicembre era stato comunicato che Shutter Island di Martin Scorsese e L'uomo nell'ombra di Polanski facevano parte dei sette film in Competizione alla sessantesima edizione del Berlino International Film Festival diretta da Dieter Kosslick.
Oggi sono state rivelate le ultime diciotto pellicole che faranno parte del programma ufficiale. Altre dodici anteprime mondiali si aggiungono alle sei precedentemente annunciate. Dal Sundance arriveranno Howl di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, Please Give di Nicole Holofcener, The Kids Are All Right di Lisa Cholodenko, il documentario e opera prima dell'artista di strada Banksy, Exit Through the Gift Shop e The Killer Inside Me di Michael Winterbottom. A questi si aggiunge la premiere mondiale di Greenberg del regista Noah Baumbach.
Fuori Competizione:
Exit Through the Gift Shop di Banksy
My Name Is Khan di Karan Johar
Otouto (About Her Brother) di Yoji Yamada
Please Give di Nicole Holofcener con Catherine Keener, Amanda Peet, Oliver Platt, Rebecca Hall, Sarah Steele, Ann Guilbert
Shutter Island di Martin Scorsese con Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Sir Ben Kingsley, Michelle Williams, Patricia Clarkson, Max von Sydow
The Kids Are All Right di Lisa Cholodenko con Julianne Moore, Annette Bening, Mark Ruffalo
La Paramount ha fatto uscire le prime immagini e le sinossi ufficiali dei film che compongono il listino americano delle uscite del 2010.
Inedite sono le immagini di Morning Glory con Rachel McAdams, Harrison Ford e Diane Keaton; di Lei è troppo per me con Jay Baruchel ed Alice Eve e del film d'animazione della Dreamworks Dragon Trainer. Sono invece uscite nuove immagini di Shutter Island di Martin Scorsese con Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Ben Kingsley e Michelle Williams.
Altri film che compongono il listino ma di cui non è uscito nuovo materiale sono Iron Man 2 di Jon Favreau con Robert Downey Jr., Gwyneth Paltrow, Don Cheadle, Scarlett Johansson, Sam Rockwell, Mickey Rourke e Samuel L. Jackson, Shrek e vissero felici e contenti di Mike Mitchell con Mike Myers, Eddie Murphy, Cameron Diaz, Antonio Banderas, L'ultimo dominatore dell'aria di M. Night Shyamalan con Dev Patel, Jackson Rathbone, Nicola Peltz, Cliff Curtis, Shaun Toub, Aasif Mandvi e Noah Ringer, Dinner for Schmucks di Jay Roach con Steve Carell e Paul Rudd e Megamind di Tom McGrath con Will Ferrell, Brad Pitt, Tina Fey e Jonah Hill.
Ribadisco l'assunto: il giallo si addice alla Gran Bretagna. Segue un altro assunto: in principio era Doyle. Conan Doyle, verso la fine del secolo scorso inventò il personaggio di Sherlock Holmes. Sir Doyle morì nel 1930. Qualche anno prima aveva già toccato il cinema, assistendo ad alcune versioni di diverse lunghezze, pellicole tedesche, americane, danesi, francesi, naturalmente inglesi. Insoddisfacenti.
Nel 1931 l'attore Clive Brook fu scelto per fare il detective in Sherlock Holmes e la donna ragno. Si comportò bene. Non era l'inizio di un trionfo, era solo l'annuncio, perché il film non riempì le sale e neppure sedusse i critici. Solo che Doyle non lo vide, era morto l'anno prima. Ma nel 1939, un attore che sembrava l'esatta ispirazione dello scrittore, Basil Rathbone, diede corpo e volto al detective inglese e diede il via a un vero serial, ben 14 film. L'Holmes di Rathbone, accompagnato dall'immancabile dottor Watson, è diventato il perfetto disegno del detective, una specie di marchio universale che potrebbe figurare su una carta, o un logo che riguardi in qualche modo il giallo. Il disegno è questo: il profilo di Rathbone, il suo riconoscibile berretto, il particolare cappotto, la pipa e, per un ulteriore elemento di piccolo paradosso, la lente di ingrandimento. Il disegno che, appunto, venne tradotto dal cinema.
Dalle prime sequenze ti sembra di essere in un film-zibaldone che punta a fare grandi incassi, dunque punta al pubblico giovane. Poi c'è Sherlock Holmes-Robert Downey jr.. Holmes non è solo un detective o un personaggio, è una cultura potente e trasversale che abbraccia l'ultima parte dell' ottocento, attraversa il novecento e... continua. Una chimica nella memoria, che puoi trattare, contaminare, rivisitare, ma che sempre resiste. Nel film di Ritchie trovi tutto a cominciare dalla ricostruzione vittoriana decadente, quella vicina alla Holmes originale: ombre lunghe della notte londinese, il porto delle nebbie (di Londra non di Brest) i laboratori con spirali di vetro e soluzioni chimiche rudimentali di allora, il popolo dei reietti che si rintana nelle fogne all'alba perché sta per levarsi un'ombra di sole pericoloso. E poi il gotico. E poi... Steven Seagal, Chuck Norris, Michael Craig (sì, loro) e poi la velocità connaturata del karate del kung fu, del boxing, e relativo sapore di mission impossible, e anche di Jack Sparrow, e poi sapore, immancabile, di playstation e di fumetto (Lionel Wigram). Può l'Holmes dei romanzi di Conan Doyle sopravvivere a tutto questo? Certo che può, per due ragioni. La prima è che Holmes sopravvive a tutto. La seconda che trattasi di ottima evasione. Ottima e furba, applicante la formula a volte imperfetta, ma efficace, per stile e botteghino, di Ritchie e degli sceneggiatori, da nominare, Mike Johnson e Anthony Peckham. Il regista gioca su alcuni codici, certo rivisitandoli, che sono certamente alla Doyle: l'occulto, la magia nera e "pratica" (lo dicono nel film), la fantasy, il mistero, le messe nere; e poi il "fascinans, il mirum e il tremedum", per dirlo alla Rudolf Otto, che sono ingredienti irresistibili di quella categoria di storie.
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