Kate HudsonCome farsi lanciare in 10 giorniNome: Kate Garry Hudson30 anni, 19 Aprile 1979 (Ariete), Los Angeles (California - USA) |
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![]() Oh, la nostra felce dell’amore: è morta! No tesoro, sta dormendo.
dal film Come farsi lasciare in dieci giorni (2002)
Kate Hudson è Andie Anderson
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Un radioso ed appetibile bocconcino, come del resto lo era mamma Goldie da fanciulla, che l'ha lanciata nello show business fin dalla tenera età. Ben presto, però, questa adorabile bambolina ha saputo muoversi con le proprie (sinuose) gambe, conquistando il Golden Globe ed una candidatura agli Academy, come migliore attrice non protagonista, procacciando ingaggi nel ruolo della sbandata groupie in Quasi famosi di Cameron Crowe. Un personaggio realmente ispirato a Bebe Buell, madre di Liv Tyler, sua ottima amica.
Origini
Secondogenita dell'attore/musicista Bill Hudson e della diva Goldie Hawn, Kate Hudson cresce con il fratello Oliver e il patrigno Kurt Russell, legato alla madre da quando la piccola aveva tre anni.
Convertitasi al buddismo, la ragazza è frutto di una amalgama di etnie: suo padre è figlio di un immigrato siciliano di origini ungheresi, mentre mamma possiede radici anglo-ebraiche.
Educazione
Nasce a L.A. dove frequenta l'esclusiva "Santa Monica Performing Arts School". Conseguito il diploma nel 1997, si iscrive alla New York University ma preferisce abbandonare gli studi per concentrarsi sulla carriera attoriale.
Del resto, l'arte è un affare di famiglia: sin da piccola, “Katie” sfoggia il vezzoso faccino in spot pubblicitari e riviste per bambini patinate. Prende lezioni di danza, canto, piano e chitarra.
Carriera
Giunta al suo diciassettesimo compleanno, la giovane esordisce in un episodio della popolare sitcom, Cinque in famiglia. Il 1998 segna l'esordio cinematografico, in cui si aggira nei pressi di un cono gelato enorme, nella pellicola indipendente Desert Blue. Dodici mesi più tardi, eccola “acchittata” come una bombonierina nella notte di capodanno di 200 Cigarettes.
Nel 2000, è la bella e facoltosa vittima del Gossip imbastito da James Marsden e soci. Nello stesso periodo, gira Il dottor T e le donne dove si cimenta nella figlia lesbica del ginecologo Richard Gere.
Successivamente, Kate si consola fra le braccia di Wes Bentley in Le quattro piume, irrita il boyfriend Matthew McConaughey in Come farsi lasciare in 10 giorni ed aiuta lo scrittore Luke Wilson nella stesura del suo romanzo d'amore, in Alex & Emma.
Nel 2005, la Hudson offre le sue cure all'infermo John Hurt in una raccapricciante villa dove si praticano riti woodoo, nel black magic horror The Skeleton Key.
Tra il 2006/08, se la vede con lo spiacevole coinquilino Owen Wilson in Tu, io e Dupree, si mette alla ricerca di inestimabili ricchezze in Tutti pazzi per l'oro e molla l'appiccicoso fidanzatino Jason Biggs ne La ragazza del mio migliore amico.
Il 2009 la trova a boicottare le nozze della best friend Anne Hathaway in Bride Wars - La mia miglior nemica, stila servizi per Vogue nel musical Nine e sente battere forte il cuore per il medico Gael García Bernal in Earthbound.
In seguito, la star è promessa al vicesceriffo assassino Casey Affleck in The Killer Inside Me e disegna illustrazioni nei panni di Margaret Keane nel biopic Big Eyes, per la regia di Scott Alexander e Larry Karaszewski.
Hobby
“Katie” si esercita nello Yoga e, in compagnia dei suoi tre cagnolini, si lascia incantare dai lungometraggi con Bette Davis.
Adora scatenenarsi a rimo di Beatles, Rolling Stones, e Led Zeppelin.
Si rilassa, invece, sulle note di Joni Mitchell e Bob Dylan.
Vita Privata
Nel dicembre del 2000, convola all'altare con Chris Robinson, leader dei Black Crowes il quale gli darà un figlio: Ryder Russell. Nel 2006 si separa dal marito. Poco dopo, inizia una tormentata relazione con Owen Wilson che tenterà di togliersi la vita sotto effetto di stupefacenti, poichè piantato dalla Hudson .
In seguito, la stella ha un flirt con Lance Armstrong e con il giocatore di baseball, Alex Rodriguez.
Golden Globes 2001
Premio Oscar 2000
Balla sulle copertine dei settimanali di gossip, quelli specializzati e anche i quotidiani di tutto il mondo, dove il suo sorriso campeggia spesso. Kate Hudson è una figlia eccellente di Hollywood, cresciuta con mamma Goldie Hawn, premio Oscar anno 1970 e il suo compagno di vita, Kurt Russell. La giovane Kate cresce chiamando Jena Plissken "papà", imparando a ballare, cantare e, in un certo modo, recitare. Alla fine, condividerà il destino di mamma Goldie e, soprattutto, del suo primo personaggio importante, quello che le darà il successo. Se, infatti, la Hawn rimase in cinta del cantante Bill Hudson, Kate ha avuto un figlio dal cantante dei Black Crowes, Chris Robinson, lasciato poi nel 2007. La bella Kate, che in Almost famous è una groupie sessualmente spregiudicata, darà da scrivere ai tabloid di tutto il mondo, con la relazione con Owen Wilson che, sembra, sia all'origine del tentativo di suicidio dell'attore, per poi frequentare il ciclista Lance Armstrong e la terza base dei New York Yankees, Alex Rodriguez.
Dopo tanto far parlare di sé sui giornali, Kate non rinuncia a comparire nelle commedie romantiche come in La ragazza del mio migliore amico, film che, almeno negli intenti dei titolisti italiani, cerca di ripercorrere le orme di tante storie diventate rosa alla faccia di Julia Roberts.
Bionda, solare, sexy ma anche estremamente comica. Segni particolari? Reginetta delle commedie hollywoodiane. Kate Hudson taglia oggi il traguardo dei trent'anni, dimostrando che nella sua seppur breve carriera, di traguardi ne ha raggiunti tanti. Archiviata l'ebbrezza di vincere un Golden Globe, ha assaporato l'emozione di una candidatura all'Oscar a soli 21 anni e si è cimentata anche nel ruolo di produttrice; qualche film in costume, un thriller degno di nota, ma soprattutto tante tante commedie romantiche che ci hanno fatto sorridere e commuovere.
Kate Hudson ci ha messo poco ad adattarsi al potenziale artistico della sua famiglia: figlia di Bill Hudson e della bellissima attrice Goldie Hawn, Kate e il fratello Oliver (anch'egli attore) sono cresciuti in realtà con il divo Kurt Russell, che ha iniziato una relazione con la loro madre quando Kate era ancora una bambina. Diplomatasi presso la Santa Monica Performing Arts School nel 1997, impara anche a ballare, cantare, e a suonare il pianoforte e la chitarra, ma Kate ha già scelto cosa farà da grande: l'attrice.
Il debutto è con la serie tv Party of Five, ma l'esordio che conta è quello cinematografico con 200 Cigarettes accanto ad altri due giovani di belle speranze come Christina Ricci e Ben Affleck. Dopo altre due commedie di scarso interesse arriva la popolarità: le sue gambe sinuose e il visino imbronciato nella locandina di Almost famous lasciano presagire qualcosa di buono. Il film, espressione del mondo del rock nei mitici anni '70, diventa un cult tra i giovanissimi. Kate interpreta Penny Lane, una groupie al seguito del gruppo degli Stillwater, pronta a tutto per i loro idoli, incarnando con naturalezza una delle figure sociali più importanti nella rivoluzione culturale e sessuale di quel decennio. A proposito di quel personaggio dichiara: "Ho incontrato la vera Penny Lane la settimana prima d'iniziare le riprese. Lei aveva questa luce negli occhi, questo fascino immutato, e poteva essere accusata di tutto tranne che di arroganza. Amava la musica più della sua vita, ed era una delle principali ragioni per le quali aveva fatto certe scelte. Moltissime donne d'oggi trovavano questa specie di sfruttamento delle belle ragazze groupie da parte dei rocker un vero degrado, ma erano altri tempi. C'era moltissima libertà, era un periodo rivoluzionario. Queste ragazze avevano sia il look che l'energia per farlo, e volevano essere parte di qualcosa di grande come il rock. Non le biasimo". Quasi famosi vince un Oscar come miglior sceneggiatura originale e Kate Hudson ottiene la candidatura come migliore attrice non protagonista, ma si deve accontentare del Golden Globe. Bel bottino per un viso d'angelo poco più che ventenne, che si affaccia così sul palcoscenico hollywoodiano.
C'è quella che l'Oscar l'ha vinto ed ora ne raccoglie i frutti; chi l'ha sfiorato e continua ad impegnarsi in ruoli difficili; chi ha sempre fatto a pugni con l'impegno preferendo la commedia disincantata e chi, invece, vive in bilico tra i due mondi. Infine, c'è anche l'outsider, la protagonista che non ti aspetti.
Sono cinque donne ma, soprattutto, sono le cinque attrice che animano la settimana della sala cinematografica: Helen Mirren, Kate Winslet, Kate Hudson, Anne Hathaway e Melissa Leo sbarcano in Italia o, almeno, nei cinema del Bel Paese, promettendo una settimana importante. La prima, Helen Mirren si cimenta nel genere fantasy. In effetti il suo in Inkheart – La Leggenda di Cuore d'Inchiostro può essere considerato un ritorno alle origini: si rivelò in Excalibur di John Boorman, ovvero la saga di Re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda; non sarà Il Signore degli Anelli ma le stigmate del genere ci sono tutte. Kate Winslet, dopo aver messo a segno una eccellente interpretazione con Revolutionary Road, torna a stupire nell'intenso The Reader, diretta da un grande narratore di personaggi femminili, lo Stephen Daldry di The Hours. Hudson e Hathaway si sfidano in Bride Wars, commedia a stelle e strisce sull'ormai consunto tema del matrimonio. Riusciranno a non far rimpiangere Julia Roberts? Infine, arriva anche Frozen river, il film che ha rivelato Melissa Leo tra le interpreti più importanti della stagione. È tra le candidate quale miglior attrice protagonista agli Oscar 2009.
Belle, bionde (e more) e vorrebbero tanto dire sì in un giorno di primavera sotto i soffitti e dentro i saloni del lussuoso Plaza Hotel. Kate Hudson e Anne Hathaway sono amiche del cuore nella commedia newyorkese di Gary Winick, che riflette ridendo sul "giorno più bello della vita" e sull'amicizia declinata al femminile. Amiche e nemiche, spose e damigelle, dolci e avvelenate, miti e aggressive, Emma e Liv sognano fin da bambine il giorno delle loro nozze. Complice una colazione al Plaza e una giovane sposa mai dimenticata, l'avvocato in carriera e l'insegnante vessata accarezzano il tulle candido di Vera Wang e attendono il diamante Tiffany, che magnifica il "e vissero per sempre felici e contenti". Amiche credibili sullo schermo e autentiche fuori dallo schermo, Kate Hudson e Anne Hathaway arrivano in oro e nero (e in ritardo) alla conferenza stampa, dove confessano divorzi veri e matrimoni cinematografici, voglia di lasciarsi andare e di inaugurare una stagione di commedie rosa.
I Film Fuori Competizione
A metà dicembre era stato comunicato che Shutter Island di Martin Scorsese e L'uomo nell'ombra di Polanski facevano parte dei sette film in Competizione alla sessantesima edizione del Berlino International Film Festival diretta da Dieter Kosslick.
Oggi sono state rivelate le ultime diciotto pellicole che faranno parte del programma ufficiale. Altre dodici anteprime mondiali si aggiungono alle sei precedentemente annunciate. Dal Sundance arriveranno Howl di Rob Epstein e Jeffrey Friedman, Please Give di Nicole Holofcener, The Kids Are All Right di Lisa Cholodenko, il documentario e opera prima dell'artista di strada Banksy, Exit Through the Gift Shop e The Killer Inside Me di Michael Winterbottom. A questi si aggiunge la premiere mondiale di Greenberg del regista Noah Baumbach.
Fuori Competizione:
Exit Through the Gift Shop di Banksy
My Name Is Khan di Karan Johar
Otouto (About Her Brother) di Yoji Yamada
Please Give di Nicole Holofcener con Catherine Keener, Amanda Peet, Oliver Platt, Rebecca Hall, Sarah Steele, Ann Guilbert
Shutter Island di Martin Scorsese con Leonardo DiCaprio, Mark Ruffalo, Sir Ben Kingsley, Michelle Williams, Patricia Clarkson, Max von Sydow
The Kids Are All Right di Lisa Cholodenko con Julianne Moore, Annette Bening, Mark Ruffalo
Questo penultimo weekend di gennaio si fa strada nei cinema occupati dagli avatar con ben sei uscite, ciascuna detentrice del proprio genere. Se il fenomeno di James Cameron ha portato e continuerà a portare incassi strepitosi al botteghino, non è da sottovalutare il ritorno nelle sale di un genere non molto presente nelle scene italiane, il musical, che con Rob Marshall acquista il nome di Nine. L'opera del regista americano punta in alto (forse troppo in alto) tentando di tradurre per lo schermo l'omonimo musical di Brodway ispirato all'Otto e mezzo di Fellini, capolavoro del cinema nostrano attraverso il quale lo stesso Fellini ha cercato di snocciolare la sua crisi esistenziale e creativa. L'eleganza del profondo catturata a fatica dal regista italiano, sempre al limite tra realtà e fantasia, sfugge a Marshall che convoglia l'attenzione sulla capacità seduttiva delle dive Penélope Cruz, Marion Cotillard, Kate Hudson, Judi Dench, Nicole Kidman e Sophia Loren, protagoniste del film.
Anche il Ryan Bingham di Jason Reitman (Thank You for Smoking, Juno) è un uomo affascinante, non a caso questo ruolo è stato scritto appositamente per George Clooney, personaggio principale di Tra le nuvole. In un'era in cui la tecnologia ci impone conversazioni mediate da cellulari, computer e cercapersone, Reitman si interroga sulla possibilità di stabilire legami autentici e duraturi e sulle effettive capacità dell'uomo odierno di esprimere i propri sentimenti. Ispirato al romanzo di Walter Kirn e sulla linea degli anti-eroi reitmaniani, si racconta di un tagliatore di teste aziendale che vive tra aeroporti, alberghi e automobili in affitto, sempre pronto a partire per il prossimo viaggio. La sua apparente spavalderia e sicurezza e la sua gioia nel viaggiare "senza bagaglio" si riveleranno effimere e ingannevoli, nascondendo soltanto una grande solitudine.
Ispirato all’Otto e mezzo felliniano e ignaro che quel titolo si riferisca al numero dei film girati da Fellini fino a quel momento (era il 1963), Nine è il nuovo musical di Rob Marshall a un passo e a un giro di danza dall’uscita. Dopo lo scoppiettante Chicago e il dimenticabile Memorie di una geisha, il regista americano traduce per lo schermo l’omonimo musical di Broadway, a cui Fellini rifiutò il consenso. Così, diversi anni e sogni dopo, Marshall trasforma l’analisi autoriflessiva sulla creatività cinematografica del Maestro di Rimini in una cattiva soap opera, che viaggia sulle piste battute dal genere e lungo la sua linearità da favola. Il protagonista è naturalmente Federico Fellini, alias Guido Anselmi, alias Guido Contini, regista sull’orlo di una crisi creativa e sotto le gonne (o le lenzuola) di attrici avvenenti, dive sublimi, prostitute robuste, giornaliste patinate. Indubbiamente Marshall sa allestire una visualità seducente da spot di lusso che non mancherà di incantare ma manca completamente il sogno e la metacinematografia di Fellini. A Roma per presentare il suo musical onirico, il regista ci racconta la sua idea di dolce vita, con buona pace di Sofia Loren, interprete del film accanto a Daniel Day-Lewis, Penélope Cruz, Marion Cotillard, Kate Hudson, Judi Dench e Nicole Kidman.
In gennaio uscirà nelle sale Nine, film musicale diretto da Rob Marshall, uno che ha familiarità col genere, avendo firmato nel 2002, Chicago. Il percorso è lo stesso di allora e di tanti musical che ripresero la fase teatrale per farla diventare un film. Nine tiene da tempo i palcoscenici di Broadway, ci sono tutti i presupposti per un percorso felice, lo stesso, appunto, di grandi classici come Show Boat, My Fair Lady, Tutti insieme appassionatamente, Jesus Christ Superstar, e tanti altri.
Riforma
Il musical è un genere fatto apposta per evoluzioni, riforme e anche rivoluzioni. In That's Entertainment, la storia dei musical della Mgm, Frank Sinatra offre una definizione fulminante e perfetta del genere agli albori: "lui e lei litigano, poi lui, cantando e ballando, la riconquista." All'inizio succedeva questo e solo questo. Bastava che ci fossero Fred Astaire e Ginger Rogers che il resto passava inosservato, battute banali, vicenda infantile, episodi senza nesso. Il pubblico aspettava che la coppia di cantanti ballerini si producesse in quei numeri strepitosi, buoni per sempre. La formula era possibile perché sullo schermo c'erano Fred e Ginger. Loro bastavano, appunto. Poi negli anni cinquanta arrivò Gene Kelly che riformò, appunto, portando una sceneggiatura che avesse un senso nel racconto e dei balletti, non fini a se stessi, ma che si integrassero nel plot. Un americano a Parigi è la vicenda di un reduce che decide di rimanere a Parigi per fare il pittore. In È sempre bel tempo si racconta di tre amici che tornano a casa, a New York, alla fine della guerra, ciascuno andrà per la propria strada, ma decidono che si incontreranno dieci anni dopo, in quello stesso ritrovo. Erano storie che avrebbero avuto vita anche senza musica, certo, con le musiche, soprattutto quelle di Gershwin... erano migliori.
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