| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 115 minuti |
| Regia di | Pietro Castellitto |
| Attori | Pietro Castellitto, Benedetta Porcaroli, Giorgio Quarzo Guarascio, Chiara Noschese Sergio Castellitto, Adamo Dionisi, Matteo Branciamore, Giorgio Montanini, Cesare Castellitto, Clara Galante, Paolo Giovannucci, Shi Yang. |
| Uscita | giovedì 11 gennaio 2024 |
| Distribuzione | Vision Distribution |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,70 su 36 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 4 gennaio 2024
Enea rincorre il mito che porta nel nome, lo fa per sentirsi vivo in un'epoca morta e decadente. Il film ha ottenuto 7 candidature e vinto un premio ai Nastri d'Argento, In Italia al Box Office Enea ha incassato 1,2 milioni di euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Enea e l'amico Valentino sono molto uniti. Spacciano droga, non mancano alle feste più cariche di energia e per di più il secondo ha preso da poco il brevetto di pilota su aerei da turismo. La famiglia di Enea si compone di un padre psicoanalista malinconico, di una madre che non ha smesso di amare il marito e di un fratello che a scuola ha più problemi che soddisfazioni. Gli resta l'amore a sostenerlo anche quando finisce in una vicenda difficile da gestire.
Pietro Castellitto descrive un milieu sociale che mostra di conoscere bene sul quale applica una molteplicità di strategie narrative.
Nella sua saggezza atavica Massimo Troisi, dopo il successo di Ricomincio da tre, affermava di non voler girare il secondo film ma piuttosto di avere intenzione di passare direttamente al terzo. Perché l'opera seconda ha insite, da parte del pubblico e della critica, aspettative su esiti che è difficile conservare all'altezza della precedente.
Pietro Castellitto con il suo film d'esordio I predatori ha ottenuto il David di Donatello quale miglior regista esordiente quindi si trova in una condizione analoga a quella presa in considerazione da Troisi. Gli va dato atto che la coerenza è una dote che non gli fa difetto così come la spericolatezza nella stesura di una sceneggiatura che sostiene con la professionalità propria di un regista che, lo si vede, si è nutrito di cinema sin dall'infanzia.
Si avverte anche il bisogno morale di descrivere quello che definisce "il mistero della giovinezza" andando ad analizzare non il mondo delle borgate o dei socialmente deprivati (che già tanto cinema ambientato a Roma ci ha proposto) ma quello di chi sta bene e può permettersi discettazioni che suonano più recitate che dette nella sequenza di apertura.
Non si tratta ovviamente di problemi di recitazione da parte degli attori ma della prima delle tante variazioni di stile che Castellitto si consente rischiando il barocchismo estetico che un Sorrentino sa da tempo come gestire e che qui avrebbe bisogno di qualche sottigliezza in più. Il plot che sottende la struttura narrativa potrebbe rimandare al genere gangsteristico ma è quello che invece qui si vuole assolutamente evitare.
Perché Pietro vuole volare alto come il suo Valentino sorvolando gli abissi esistenziali muovendosi sulla corda tesa di un realismo che sembra non poter sussistere nel suo cinema senza sposarsi con il surreale o il grottesco. Si veda la scena della palma oppure l'uso decisamente stravagante dei salmoni, solo per fare due esempi fra i tanti possibili. L'iperbole è la materia prima di cui fa un uso apparentemente privo di limiti.
Quello che gli consente di eccedere, senza subire troppi danni, è la presenza di papà Sergio non, come si potrebbe pensare, come nume tutelare della realizzazione del film ma in tutt'altra funzione. Ogni volta che il suo personaggio, calmo e pacato ma con dentro una tensione profonda, compare sullo schermo tutto diventa accettabile. Così anche la scena più estrema consente allo spettatore la sospensione dell'incredulità. Per il cinema, nonostante tutto, è ancora indispensabile.
Pietro Castellitto arriva alla sua seconda regia narrando una vicenda che rispetto a i Predatori (id.; 2020) perde tutta l’ironia che le faceva da substrato. In quel caso si vedevano opposte due famiglie e un intreccio che probabilmente aveva nell’eccesso di dettagli, personaggi e situazioni surreali, l’anello debole di un film che comunque scorreva veloce verso un finale a sorpresa. [...] Vai alla recensione »
Ecco un film indiscutibilmente divisivo. Il che, in sé, sarebbe pure una bella qualità, a patto di creare fazioni che si confrontino su questioni concrete. Cosa che non si può certo dire per le reazioni che ha suscitato Enea sin dal suo passaggio a Venezia. La presunzione che gli si imputa con chiara ragione sarebbe anche un pregio (di certo non un privilegio da rivendicare), purché applicata a una [...] Vai alla recensione »