| Anno | 2026 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | USA |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Lance Oppenheim |
| Attori | Robert Pattinson, Skyler Gisondo, Anna Faris, Merritt Wever, Bokeem Woodbine Jonathan Lipnicki, Ty Johnson, Sean Bridgers, Matthew Maher, Phoebe Bridgers. |
| Uscita | giovedì 15 ottobre 2026 |
| Tag | Da vedere 2026 |
| Distribuzione | I Wonder Pictures |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 2 recensioni. |
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Ultimo aggiornamento sabato 5 settembre 2026
Una storia sul potere delle immagini, l'etica dei media e la vertigine del successo televisivo.
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CONSIGLIATO SÌ
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Nel 2004, il programma giornalistico Dateline sulla NBC lancia un nuovo format investigativo sotto la guida di Chris Hansen. I produttori usano degli attori "esca" che si fingono minorenni per attirare predatori sessuali e smascherarli a favore di telecamera prima che la polizia li arresti. La serie, intitolata How to catch a predator, diviene in breve tempo un successo enorme e nel 2006 a Hansen viene proposto lo spostamento in prima serata. Per il giornalista, che lavora con la fidata produttrice Andie e con Dan, giovane esca che sogna soltanto di diventare attore professionista, ciò si traduce nell'obbligo di trovare predatori sempre più di alto profilo per vincere la guerra degli ascolti televisivi.
Noto per i documentari Some kind of heaven e Spermworld, Lance Oppenheim passa alla finzione con un sordido thriller sui giochi di potere mediatici.
Lo fa rivisitando i primi anni duemila e un programma televisivo che fu un vero e proprio fenomeno di costume negli USA, impossibile e assurdo anello di congiunzione tra informazione "seria" e reality show: vicende gravissime di pedofili e predatori sessuali che venivano incastrati tramite metodi d'inchiesta, ma al tempo stesso spettacolarizzati come in una candid camera, in una escalation di sensazionalismo di cui il pubblico a casa si faceva complice.
Robert Pattinson interpreta la figura reale di Chris Hansen attraverso un lavoro soprattutto acustico, in cui sono la voce e la cadenza - affettate, ri-elaborate, ultra-processate - a offrire la traccia d'indagine più profonda. Noto per i tormentoni con cui entrava in scena e rivelava l'inganno ai protagonisti involontari del programma, il giornalista viene qui reso come un artista della truffa impegnato a ipnotizzare lo specchio tanto quanto la telecamera, seppellendo strati di coscienza sotto una performance ormai neanche più consapevole.
Seguire la voce diventa del resto cruciale quando il livello dell'immagine, nelle mani di Oppenheim, si disintegra in un affastellarsi di split screen, di vari formati video degli albori dell'era digitale, e di una moltiplicazione dei punti di vista progettata per disorientare lo sguardo. È un film di filtri e di superfici, che però ha un gusto analogico per il torbido sottostante. Lascia l'ipocrisia glossy di Los Angeles per seguire le piste investigative su e giù per il paese, dal Texas alla Florida, sporcandosi le mani di un'atmosfera umida e transazionale - sono le forze di polizia locali, ad esempio, a proporre la propria giurisdizione come location per futuri episodi.
Satira, farsa e tragedia si alternano e spesso si sovrappongono (siamo dalle parti de Lo sciacallo - Nightcrawler), in particolare nella moralità ondivaga del protagonista di Pattinson, tra il meme e il simulacro. Attorno a lui però ci sono grandi scelte di casting per dei personaggi che invece sanno bene chi sono: la sempre straordinaria Merritt Wever, senza scrupoli, e dall'altra parte Skyler Gisondo nel ruolo di Dan, preceduto ancora una volta dalla sua stessa ingombrante faccia d'angelo (come fu per Anderson in Licorice Pizza e nell'ultimo Superman). Comparsate anche per la cantante Phoebe Bridgers e per l'ex-presidente della NBC Jeff Zucker nel ruolo di se stesso: un divertito excursus su quello che fu un periodo spartiacque per il panorama televisivo, con la messa in crisi degli scripted drama in favore dell'illusione del reale, e l'inclusione perfino di alcuni spezzoni di Lost e di altre famose serie dell'epoca.
A lavorare contro il formalismo di Oppenheim è in fondo proprio la sua specificità culturale, dato che il film si appoggia al ricordo molto vivido di quell'epoca e di quegli eventi nella coscienza collettiva statunitense. Fuori dall'America il riferimento immediato viene a mancare, e quel che resta è un discorso - la deriva voyeuristica e cannibale dei mezzi di comunicazione, le perversioni fuori controllo della reality TV - con cui facciamo i conti già da un po'.
Più o meno contemporaneamente, ad esempio, Danny Boyle fa con Ink un'operazione simile, nonostante il medium in esame sia diverso (carta stampata e non TV) e il periodo di parecchio precedente. Ma il punto è sempre quello, ovvero come navigare un sistema capitalista in cui l'informazione deve tendere all'intrattenimento, e cosa fare quando le due cose vanno in corto circuito.
Nel 2006 la ABC trasmette Lost, la celebre serie creata da J. J. Abrams iniziata un paio di anni prima. Proprio in quell'anno, la NBC decide di spostare in prima serata (e come competitor della serie) To Catch a Predator, il controverso format che, attraverso operazioni sotto copertura e telecamere nascoste, smaschera in tv predatori sessuali colti sul fatto.
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