Il tempo che resta

Un film di François Ozon. Con Melvil Poupaud, Jeanne Moreau, Valeria Bruni Tedeschi, Daniel Duval, Marie Rivière Titolo originale Le temps qui reste. Drammatico, durata 85 min. - Francia 2005. uscita venerdì 23 giugno 2006. MYMONETRO Il tempo che resta * * * - - valutazione media: 3,41 su 22 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
3,41/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Italia)
 dizionari * * * - -
 critica * * * 1/2 -
 pubblico * * * * -
Trailer Il tempo che resta
Il film: Il tempo che resta
Uscita: venerdì 23 giugno 2006
Anno produzione: 2005
Un giovane ragazzo scopre che gli rimangono solo tre mesi di vita. Il tempo che gli resta è fatto di attesa e accettazione.
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primo piano
La consueta poetica mortifera del regista francese è condotta avanti ancora una volta con sapiente equilibrio
Marzia Gandolfi     * * * - -
Locandina Il tempo che resta

Romain è un giovane fotografo di moda a cui viene diagnosticato un cancro all'ultimo stadio. Alla (chemio-)terapia preferisce il decorso ineluttabile della malattia. Lascia la professione, il proprio compagno e gli affetti familiari per ritirarsi in solitudine nel suo appartamento parigino. Il ripiegamento affettivo è interrotto soltanto dalla visita all'anziana nonna e dall'incontro casuale con una coppia sterile a cui fa dono di un figlio. Davanti al mare si congeda dal mondo.
Con un meccanismo a ritroso già applicato da Ozon in Cinqueperdue, per riferire la fine di una storia d'amore, ne Il tempo che resta è la vita di un uomo a procedere all'indietro fino all'infanzia, fino al punto zero in cui vita e morte coincidono e si annullano. Questa volta è la fine di una vita a venire esibita con un sapiente equilibrio dal regista francese. Il suo cinema, coerente alla sua poetica mortifera, non cede a soluzioni ricattatorie da consunzione melò, né tantomeno degenera in una indifferente insensibilità. La morte prossima di Romain è un fatto privato che si traduce in gesti carichi di emotività, perché sono gli ultimi e perché guariscono l'anaffettività del personaggio: la carezza al padre, l'abbandono sul petto della nonna, le foto scattate di nascosto alla sorella. Il volto di Romain, interpretato da un impenetrabile e patito Melvil Poupaud, "il ragazzo delle tre ragazze" di Eric Rohmer, ribadisce la frontalità del cinema di Ozon. Un attacco diretto che in Le temps qui reste si fa addirittura letterale: i primi piani dominano sui totali fino all'ultima sequenza dove è sempre il mare a "rubare" la vita, quella di Romain come quella del marito di Charlotte Rampling in Sotto la sabbia. Su un campo lungo finale e sostenuto si spegne il sole, in primissimo piano la vita.

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Morire con sè stessi

giovedì 6 luglio 2006 di Luca Possenti

Ozon è conosciuto ai più per quello strano mix di musical e giallo-rosa con un cast femminile all-stars che è "8 donne e un mistero". Ma i più cinefili lo ricordano per almeno altri due film: "Gocce d'acqua su pietre roventi" da Fassbinder e soprattutto "Sotto la sabbia" con una grandissima Charlotte Rampling. E proprio con quest'ultimo film "Il tempo che resta" è imparentato. Al centro di entrambi i film c'è la morte; e il mare sembra essere il luogo deputato a lasciare questo mondo (luogo-simbolo continua »

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Aspettando la morte, o il tempo di laciare

giovedì 15 marzo 2007 di andrea76

Finalmente un film secco e anche un pò disturbante che affronta uno dei temi più difficili da trattare: la morte appunto. Ozon realizza il suo film migliore con pochi dialoghi secchi che evitano al film di cadere nella trappola fin troppo facile del patetico. Qlcn giustamente ha già detto che se con 'sotto la sabbia' affrontava il tema del rifiuto del lutto (in quel caso quello del coniuge) con 'il tempo che resta' affronta l'elaborazione e l'accettazione del lutto peggiore: la propria morte. E continua »

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Asciutto e toccante

sabato 26 febbraio 2011 di paride86

Film toccante senza essere patetico o sentimentale. Il tema del lutto è affrontato in maniera molto dignitosa, anche se si poteva lavorare di più sul personaggio principale. Regia asciutta e concisa, in perfetto stile Ozon.  continua »

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APPROFONDIMENTI | Il più irrequieto e inafferrabile tra i registi francesi nati negli anni 60.

François Ozon

mercoledì 6 novembre 2013 - Mauro Gervasini

La politica degli autori: François Ozon Di tutta la generazione di registi francesi nati e cresciuti negli anni 60, quelli che la Nouvelle Vague l'hanno solo vista al cinema, François Ozon, classe 1967, è il più irrequieto e inafferrabile criticamente. Non che la sua opera sia priva di temi ricorrenti, anzi. La sessualità, l'elaborazione del lutto, il tempo che passa e persino la libertà al potere, contro vari tipi di istituzioni (la famiglia in primis) sono argomenti trattati in tutti i film, spesso la loro stessa ragione d'essere. Ma Ozon cerca ogni volta modi originali per renderli narrativi e accattivanti, dribblando i compartimenti stagni dei generi (dal musical, al melodramma, al giallo).

   

Un melodramma che ricorda Bergman

di Roberto Nepoti La Repubblica

Secondo titolo dell'iniziativa "Cinque pezzi facili", film europei distribuiti in lingua originale con sottotitoli. Dopo avere affrontato una quantità di generi, dal thriller alla commedia, dal musical alla storia fantastica, François Ozon si rivolge al melodramma: firmando, addirittura, un "cancer movie", ma senza compiacimenti cimici morbosi né imbarazzanti patetismi. li trentenne Romain, fotografo omosessuale, scopre di avere Un cancro in fase terminale. Senza dire nulla ai congiunti, decide di morire solo, su una spiaggia popolata di bagnanti. »

di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore

Forse un anno, forse qualche mese: è breve il futuro di Romain (Melvil Poupaud). E con il futuro minaccia di svanire anche il presente del giovane fotografo di Il tempo che resta (Le temps qui reste, Francia, 2005, 85 ’). A 31 anni, Romain si trova a fare i conti con se stesso: con il suo amore e con il suo desiderio, e ancora più con la sua solitudine, con la sua capacità o la sua incapacità di chiedere aiuto. E François Ozon sembra soffrire la sua stessa sofferenza, con una partecipazione emotiva certo appesantita da qualche eccesso di sceneggiatura, ma alla fine coraggiosa e sincera. »

L'arte dell'addio alla vita

di Alessandra Levantesi La Stampa

Può essere interessante notare che Le temps qui reste, titolo originale di Il tempo che resta di Francois Ozon, sia diventato nella versione inglese Time to Leave, il tempo di partire. Infatti, mettendo l'accento su due modi opposti di concepire il breve frammento di vita a disposizione di un uomo che si sa prossimo alla fine, le due frasi di completano a vicenda restituendo il senso più vero del film. Dove il trentenne Romain (Melvil Poupaud), omosessuale e lanciato fotografo di moda, scoperto di avere un cancro terminale passa attraverso tutte le fasi elencate nei libri di psicologia - dall'incredulità alla rabbia alla depressione - prima di approdare a una stoica e quasi serena accettazione dell'evento. »

La morte in scena ma con dolcezza

di Roberta Bottari Il Messaggero

Romain (Melvil Poupaud) è un fotografo di successo, intelligente, equilibrato e con un bel fidanzato. Quando avverte dei malori, teme di avere l’Aids. Ma ha torto, si tratta di cancro inoperabile: tre mesi di vita, forse un anno. Da quel momento, tutto si incrina: la relazione con il fidanzato si interrompe, i rapporti con la famiglia si sgretolano. Romain tace: la prognosi è segreta per tutti, tranne che per sua nonna (Jeanne Moreau)... Con Le Temps Qui Reste Ozon mette in scena la morte senza soluzioni ricattatorie o espedienti lacrimosi. »

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