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sabato 22 luglio 2017

Toni Servillo

L'attore in più

58 anni, 25 Gennaio 1959 (Acquario), Afragola (Italia)
occhiello
"La più sorprendente scoperta che ho fatto subito dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare!"
dal film La grande bellezza (2013) Toni Servillo è Jap Gambardella
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Toni Servillo
David di Donatello 2017
Nomination miglior attore per il film Le confessioni di Roberto Andò

Nastri d'Argento 2017
Nomination miglior attore per il film Lasciati andare di Francesco Amato

David di Donatello 2014
Nomination miglior attore per il film La grande bellezza di Paolo Sorrentino

David di Donatello 2014
Premio miglior attore per il film La grande bellezza di Paolo Sorrentino

Nastri d'Argento 2013
Premio nastro speciale per il film Viva la libertà di Roberto Andò

Nastri d'Argento 2013
Premio nastro speciale per il film Bella addormentata di Marco Bellocchio

Nastri d'Argento 2013
Nomination nastro speciale per il film Viva la libertà di Roberto Andò

Nastri d'Argento 2013
Nomination nastro speciale per il film Bella addormentata di Marco Bellocchio

Nastri d'Argento 2013
Nomination nastro speciale per il film La grande bellezza di Paolo Sorrentino

David di Donatello 2013
Nomination miglior attore per il film Viva la libertà di Roberto Andò

Nastri d'Argento 2013
Premio nastro speciale per il film La grande bellezza di Paolo Sorrentino

European Film Awards 2013
Nomination miglior attore europeo per il film La grande bellezza di Paolo Sorrentino

European Film Awards 2013
Premio miglior attore europeo per il film La grande bellezza di Paolo Sorrentino

Nastri d'Argento 2011
Nomination miglior attore per il film Una vita tranquilla di Claudio Cupellini

Roma Film Festival 2010
Premio miglior interpretazione maschile per il film Una vita tranquilla di Claudio Cupellini

David di Donatello 2009
Nomination miglior attore per il film Il divo di Paolo Sorrentino

Nastri d'Argento 2009
Nomination miglior attore per il film Il divo di Paolo Sorrentino

David di Donatello 2009
Premio miglior attore per il film Il divo di Paolo Sorrentino

Nastri d'Argento 2009
Premio miglior attore per il film Il divo di Paolo Sorrentino

David di Donatello 2008
Nomination miglior attore per il film La ragazza del lago di Andrea Molaioli

David di Donatello 2008
Premio miglior attore per il film La ragazza del lago di Andrea Molaioli

Nastri d'Argento 2008
Nomination miglior attore per il film La ragazza del lago di Andrea Molaioli

Nastri d'Argento 2008
Premio miglior attore per il film La ragazza del lago di Andrea Molaioli

Festival di Venezia 2007
Premio premio pasinetti per l'attore per il film La ragazza del lago di Andrea Molaioli

David di Donatello 2005
Premio miglior attore per il film Le conseguenze dell'amore di Paolo Sorrentino

David di Donatello 2005
Nomination miglior attore per il film Le conseguenze dell'amore di Paolo Sorrentino



Una carriera di 'grandi caratteri', l'attore napoletano è il protagonista della commedia Lasciati andare. Al cinema.

Toni Servillo, quando recita al cinema lo devi andare a vedere

domenica 23 aprile 2017 - Pino Farinotti cinemanews

Toni Servillo, quando recita al cinema lo devi andare a vedere Lasciati andare è il film di Francesco Amato, con Toni Servillo. L'attore napoletano -sì, è di Afragola, ma è napoletano- negli anni si è guadagnato una franchigia che è di pochi: quando arriva nella sale lo vai a vedere. Un privilegio che apparteneva a gente come Sordi, Gassman, Mastroianni e pochi altri. E a Totò naturalmente. Nell'età dell'oro del cinema italiano. E mi piace iniziare proprio con un contrappasso, di arte e di tempo, fra Totò e Servillo, un riconoscimento che li unisce al livello più alto, che per la gente di cinema è molto raro, una laurea honoris causa in "Discipline della musica e del teatro". A Totò è stata consegnata dopo che era morto da cinquant'anni e in questi giorni, scrivendo del "principe", ho cercato di indovinare le sue parole alla notizia della laurea "Ci ho messo un secolo a prenderla, sono lo studente più fuoricorso del mondo". Servillo ha sempre tenuto alla sua "napoletanità", omologandosi a un altro gigante, facendo Eduardo nelle "Voci dentro" di Eduardo. Chi ha visto la commedia al "Piccolo", faceva fatica a distinguere il vecchio dal giovane, definiamoli così. Che Servillo possa rappresentare, al livello più alto, il teatro e il cinema è un altro segnale che appartiene a pochi.
In Lasciati andare Servillo è Elia, uno psicanalista che sarebbe invece un perfetto paziente in quel senso, sdraiato a esternare, invece che seduto ad ascoltare. È un pigro radicale, di soldi, di affetti, di tutto. Vive con una moglie, e non può essere che separato in casa, alla quale concede solo... pigrizia, appunto. Quando arrivano problemi di salute e occorre fare qualcosa, Elia si vede costretto a fare esercizio fisico. E così irrompe nella sua vita Claudia, personal trainer spagnola, iperattiva e matta al punto giusto. L'opposto del dottore nel carattere e nel ruolo: lui esperto di mente e lei di corpo. E il "corpo" diventa strumento di recitazione: non è facile passare da soggetto lento e bolso a reattivo e scattante. Come quando rincorre Claudia lungo una scalinata ripida senza perdere terreno.

Arriva in sala Il gioiellino, l'opera seconda di Andrea Molaioli.

Bevete più latte, il latte fa bene

martedì 1 marzo 2011 - Marzia Gandolfi cinemanews

Bevete più latte, il latte fa bene “Più in basso di così c’è solo da scavare”, cantava così una bella canzone di Daniele Silvestri e comincia nello stesso modo il secondo film di Andrea Molaioli, che dissotterra gioielli e ‘gioiellino’ di un imprenditore di latte andato a male.
Ispirato dalla cronaca e da uno dei più gravi scandali della finanza globale, il regista romano ‘romanza’ il colossale crac della Parmalat di Calisto Tanzi e mette al centro del suo film un’azienda agro-alimentare gestita in maniera ‘creativa’ dalla famiglia Rastelli, abile nel falsificare i bilanci, gonfiare le vendite e ‘inventarsi’ il denaro. “Non abbiamo mai avuto intenzione di girare Il gioiellino a Parma e nemmeno di accanirci sulla vicenda e sui protagonisti reali, per questo nel film di Molaioli non ci sono riferimenti diretti. Riferimenti sottintesi per necessità di prudenza rispetto ai processi ancora in corso e poi il caso Parmalat ci interessava in quanto fenomeno paradigmatico”, ci spiega la produttrice Francesca Cima in conferenza stampa a Roma, dove Molaioli ha appena presentato alla stampa il suo Gioiellino.

Gli attori del momento.

Servillo e Battiston, presentissimi e bravi, ma non basta

lunedì 25 ottobre 2010 - Pino Farinotti cinemanews

Servillo e Battiston, presentissimi e bravi, ma non basta Sono davvero pochissimi i film italiani dell'era recente che non presentano nel cast Toni Servillo e Giuseppe Battiston. Sono gli attori e i personaggi del momento. Il dato è esatto, facilmente misurabile, nel 2010 Battiston ha partecipato a Cosa voglio di più, Tutti pazzi per amore, Le ragazze dello swing, La passione, Figli delle stelle. Cinque film in un anno, sono tanti. Troppi, forse. Servillo non è da meno: Gorbaciof, Noi credevamo, Un balcon sur la mer, Una vita tranquilla e Il gioiellino.
Servillo è certamente un ottimo attore, capace di performance che attraversano molti registri. Nel Divo era semplicemente un'animazione, si muoveva secondo quelle regole, gesto enfatizzato, passo veloce quando era il caso. Aveva rappresentato Andreotti come una caricatura di classe. Davvero bravo. In Gorbaciof disegna un altro carattere oltre le righe, grottesco inquietante ed efficace. Nell'immagine e nella parola. Altro grande esercizio d'attore. Battiston è diverso, un compagnone simpatico, un "carattere" corpulento e non competitivo. Anche lui molto efficace, ma Battiston è sempre Battiston, è se stesso, propone lo stesso personaggio, anche se non gli mancherebbero le qualità tecniche per altre applicazioni, venendo dal teatro di buon livello.

Attuale
Servillo e Battiston sono i modelli del modello di cinema italiano attuale. Un cinema di "carattere", dove manca quasi tutto, a cominciare dai generi. Non c'è l'avventura, il noir, la commedia, non c'è neppure il dramma umano, c'è quello politico. L'ho scritto spesso, non c'è l'eroe. I temi sociali, che affiancano l'instant, che approfondirebbero argomenti già approfonditi da altri media, prevalgono. Ottengono magari attenzione presso una certa fascia di pubblico comunque minoritaria, ma continuano a non essere compresi e frequentati dal pubblico grande. Certo, il movimento italiano è molto bravo ad autoriconoscersi, enfatizza se stesso attraverso una critica ...simpatizzante e attribuendosi premi autoctoni, ma poi tutto si ferma lì.

Correnti
Le regole correnti, ormai da molto tempo, del nostro cinema, non ammettono (quasi mai) modelli portatori di appeal, emarginano l'eroe anche estetico. E questo a fronte di momenti quasi grotteschi nei film. C'è una citazione efficace ed esemplare. Ne La nostra vita, il regista Luchetti attribuisce il ruolo di protagonista a Elio Germano, altro "carattere" e a Raoul Bova quello del fratello maldestro, incapace persino di procurarsi una fidanzata. Bova, grande appeal, attore bravo quanto Germano, viene derubricato, magari umiliato, perché bello, dunque inadatto al cinema italiano attuale. È proprio così. Questo codice realistico-triste-sociale che si è accreditato e (auto)affermato, rimane comunque costretto nei nostri confini. Il gradimento e l'avallo del resto delle culture non ci appartiene. Ma il nostro movimento generale sembra rannicchiarsi in questo suo solipsismo. Da altre parti (quando avremo anche noi un Segreto dei suoi occhi argentino e un Concerto, rumeno?) si fanno film per il mondo, da noi si fanno film che non vanno nel mondo. Se dico che al cinema si addice l'identificazione e il sogno qualcuno dirà trattarsi di un concetto sorpassato, antico, e nostalgico. Ma nel cinema ci sono i caratteristi e i protagonisti, se i primi diventano i secondi, alla fine il cinema ne paga il prezzo. Detto in chiave di identificazione (altro concetto non più di moda): "io spettatore vedo più volentieri Brad Pitt, piuttosto che Battiston. Io spettatrice, se devo sognare... be', Battiston lo lascio fra le ultime fantasie, e Servillo fra le penultime." Gassman e Mastroianni erano protagonisti, non caratteristi, di un cinema protagonista.

Cultura
Anche se la cultura attuale, non solo del cinema, ha emanato e imposto altre regole, il cinema non può tradire le sue belle facoltà, quelle dotazioni primarie e inalienabili che ne hanno fatto l'evasione, anzi l'arte prevalente del secolo (scorso). Dotazioni che se non valgono da noi, valgono altrove. Infatti, da molte stagioni i nostri titoli non figurano nei boxoffice internazionali, semplicemente perché non vengono esportati. Un'altra misura impietosa dello stato del nostro cinema sono i premi. Ho affrontato l'argomento in altri interventi. Dunque stralcio una parte di un pezzo dello scorso anno. È preciso e... disarmante.

"Dopo Nuovo cinema paradiso il cinema italiano si è aggiudicato l'Oscar nel '91 con Mediterraneo, Oscar larghissimo per quel film, come ammise lo stesso Salvatores, e poi con La vita è bella, del '98, titolo, invece, del tutto meritevole. Da allora più nulla. Ci siamo illusi con Gomorra, come ci eravamo illusi con Baaría.
È arrivato un altro segnale in quel senso, che sintetizzo in questo modo: l'italianità non interessa più al mondo, per lo meno a quello del cinema che ha ormai metabolizzato storie di Napoli e storie di Sicilia. C'è dell'altro da rappresentare. E poi Tornatore, col suo film da record italiano di budget, ha forse dato una sensazione troppo dichiarata di lavorare pensando all'Oscar, non riuscendo a trasferire l'intenzione di grandezza, che alla fine molti hanno percepito come enfasi. Che il nostro cinema non sia più amato nel mondo emerge in modo cinematograficamente matematico, si può dire così. Assumo come riferimento i tre più importanti riconoscimenti del cinema, l'Oscar, il Leone d'oro di Venezia e la Palma d'oro di Cannes. Al di là della discrezionalità e spesso anche delle polemiche, credo che quei tre riconoscimenti rappresentino alla fine qualcosa di "esatto", un termine di giudizio che vale oggettivamente. La lista che segue vale senza altri commenti.

1946 Palma d'oro a Roma città aperta, di Rossellini
1947 Oscar a Sciuscià, di De Sica
1949 Oscar a Ladri di biciclette, di De Sica
1951 Palma d'oro a Miracolo a Milano, di De Sica
1952 Palma d'oro a Due soldi di speranza, di Castellani
1956 Oscar a La strada, di Fellini
1957 Oscar a Le notti di Cabiria, di Fellini
1959 Leone d'oro a Il generale della rovere, di Rossellini
1959 Leone d'oro a pari merito a La grande guerra, di Monicelli
1960 Palma d'oro a La dolce vita, di Fellini
1962 Leone d'oro a Cronaca familiare, di Zurlini
1963 Oscar a 8 e mezzo, di Fellini
1963 Palma d'oro a Il gattopardo, di Visconti
1963 Leone d'oro a Le mani sulla città, di Rosi.
1964 Oscar a Ieri, oggi, domani, di De Sica.
1964 Leone d'oro a Deserto rosso, di Antonioni
1965 Leone d'oro a Vaghe stelle dell'orsa, di Visconti
1966 Palma d'oro a Signore e signori, di Germi
1966 Leone d'oro a La battaglia di Algeri, di Pontecorvo
1967 Palma d'oro a Blow-Up, di Antonioni
1970 Oscar a Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, di Petri
1972 Palma d'oro a Il caso Mattei di Rosi a pari merito con La classe operaia va in paradiso di Petri
1972 Oscar a Il giardino dei Finzi Contini di De Sica
1974 Oscar a Amarcord di Fellini 1977 Palma d'oro a Padre padrone, dei Taviani
1978 Palma d'oro a L'albero degli zoccoli, di Olmi
1988 Leone d'oro a La leggenda del santo bevitore, di Olmi
1998 Leone d'oro a Così ridevano, di Amelio
2001 Palma d'oro a La stanza del figlio, di Moretti.

Questi sono numeri, non è, ribadisco, discrezionalità, è... aritmetica. Emerge che nelle nostre stagioni eroiche vincevamo un premio all'anno. Poi ci siamo difesi. Ma nel nuovo millennio, salvo un'eccezione ormai lontana, proprio iniziale, siamo a "zero tituli". E forse ce lo meritiamo..."

   

Il film di Matteo Garrone si aggiudica i cinque premi più importanti.

Gomorra trionfa agli Oscar europei di Copenhagen

domenica 7 dicembre 2008 - Alessandro Regoli cinemanews

Gomorra trionfa agli Oscar europei di Copenhagen L'European Film Awards, l'equivalente europeo degli Oscar, ha decretato il trionfo di Gomorra che si è aggiudicato i cinque premi più importanti: Miglior Film, Miglior Regia (Matteo Garrone), Miglior Attore Protagonista (Toni Servillo), Miglior Fotografia (Marco Onorato) e Miglior Sceneggiatura. Nella categoria miglior film ha superato, tra gli altri, Il divo di Paolo Sorrentino e La classe di Laurent Cantet che aveva conquistato la Palma d'Oro a Cannes.
Dopo aver ottenuto la nomination come Miglior Film Straniero agli Indipendent Spirit Awards, importanti premi dedicati al cinema indipendente americano, continua la marcia trionfale di Gomorra in attesa del premio più importante, gli Oscar, dove, oltre alla probabile nomination come Miglior Film Straniero, può legittimamente aspirare a qualcosa di più. Nel 1998 con La vita è bella Roberto Benigni ottenne tre Oscar (Miglior Film Straniero, Miglior Attore Protagonista e Miglior Colonna Sonora), dopo aver vinto due premi all'European Film Awards (Miglior attore e miglior film). Riuscirà il cinema italiano a ripetere l'impresa?

La poesia bassa ironica e malinconica di Verdone e i personaggi disperati di Servillo danno vita a un'efficace "incontro d'autore".

Toni Servillo e Carlo Verdone a confronto

lunedì 27 ottobre 2008 - Gabriele Niola cinemanews

Toni Servillo e Carlo Verdone a confronto Separatamente e senza saperlo entrambi avevano espresso il desiderio di fare il loro "incontro d'autore" con l'altro, entrambi si ammirano (anche se per motivazioni diverse) e entrambi sono tra gli attori migliori del nostro cinema.
Uno è Carlo Verdone "il comico più di successo dagli anni '70 ad oggi", come l'ha definito il curatore della serata Mario Sesti, e l'altro è Toni Servillo, capace nell'ultimo anno di essere presente nei due più importanti film italiani con ruoli determinanti. Hanno scelto l'uno scene dai film dell'altro che amano particolarmente e che ritengono emblematiche della sofisticatezza attoriale del collega e le hanno commentate per il pubblico intervenuto.
Il risultato è stata una serata che ha incredibilmente coniugato la poesia "bassa", ironica e malinconica di Carlo Verdone ai personaggi rudi, titanici e "alti" di Toni Servillo, all'insegna di una contaminazione che ha spiegato benissimo il protagonista di Il divo: "La forza di quest'incontro sta in come un comico possa raccontare attraverso la comicità zone profonde di disperazione e come alle volte un ruolo disperato possa essere efficace attraverso piccole zone di comicità".

Solo un maestro di espressività può dare vita alla figura più controversa della storia italiana.

5x1: Toni Servillo, un volto nuovo?

martedì 13 maggio 2008 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: Toni Servillo, un volto nuovo? A quasi 50 anni è uno dei volti nuovi del cinema italiano, un po' perchè si è sempre speso con parsimonia sul grande schermo, un po' perché per lungo tempo ha girato i teatri d'Italia. Figura storica del palcoscenico di ispirazione napoletana, Toni Servillo sta rapidamente recuperando il tempo perduto. Tra aprile e maggio 2008 occupa in pianta stabile le sale cinematografiche del Belpaese, con la sua rilettura della storia italiana, passando attraverso gli occhi affilati, le orecchie a punta e la gobba de Il Divo Giulio Andreotti fino a infilarsi per le strade della Gomorra del sud Italia che lui così ben conosce.
Come è arrivato, questo attore strappato a forza al teatro da Paolo Sorrentino a diventare icona del cinema di qualità italiano come dimostra il recente successo ai David di Donatello? Il primo passo è dovuto a Mario Martone che nel 1992 lo vorrà nel suo Morte di un matematico napoletano. Già allora si parlò di autentica sorpresa, senza considerare che Servillo era già un attore dalla straordinaria esperienza e presenza scenica.
Oggi, rappresenta in pieno una scuola minimale e, per certi versi, veramente poco teatrale, senza concessione all'eccesso: uno sguardo, un sollevamento di sopracciglia raccontano molto di più di quanto possano fare pagine e pagine di parole recitate fuori dalle righe. Così, in silenzio, Toni Servillo è tra i volti più ieratici ed evocativi del cinema italiano. Senza strafare.

Lasciati andare

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,92)
Un film di Francesco Amato. Con Toni Servillo, Verónica Echegui, Carla Signoris, Luca Marinelli, Pietro Sermonti.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2017. Uscita 13/04/2017.

La grande bellezza - Versione integrale

Un film di Paolo Sorrentino. Con Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Carlo Buccirosso, Iaia Forte.
continua»

Genere Drammatico, - Italia, Francia 2013. Uscita 27/06/2016.

Le confessioni

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,85)
Un film di Roberto Andò. Con Toni Servillo, Connie Nielsen, Pierfrancesco Favino, Marie-Josée Croze, Moritz Bleibtreu.
continua»

Genere Drammatico, - Italia, Francia 2016. Uscita 21/04/2016.

Il libro della giungla

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,72)
Un film di Jon Favreau. Con Idris Elba, Scarlett Johansson, Lupita Nyong'o, Christopher Walken, Giancarlo Esposito.
continua»

Genere Avventura, - USA 2016. Uscita 14/04/2016.

Senza Lucio

* * * - -
(mymonetro: 3,00)
Un film di Mario Sesti. Con Lucio Dalla, Marco Alemanno, Charles Aznavour, Paolo Nutini, John Turturro.
continua»

Genere Documentario, - Italia 2014. Uscita 04/03/2015.
Filmografia di Toni Servillo »

sabato 1 luglio 2017 - Al film di Gianni Amelio i premi più importanti. 5 Nastri a Indivisibili. Tra gli attori premiati Renato Carpentieri, Jasmine Trinca, Alessandro Borghi, Sabrina Ferilli e Carla Signoris.

Nastri d'Argento 2017, La tenerezza è il Miglior Film. Tutti i vincitori

a cura della redazione cinemanews

Nastri d'Argento 2017, La tenerezza è il Miglior Film. Tutti i vincitori Pioggia di Nastri su La tenerezza di Gianni Amelio, Miglior Film - premiato anche per Regia, Fotografia, Attore Protagonista - e su Indivisibili di Edoardo De Angelis che più di tutti ha fatto il pieno, quest'anno, ai Nastri con ben cinque riconoscimenti, chiudendo la stagione con un successo clamoroso. Finisce così la 'corsa' dei Nastri d'Argento 2017. I giornalisti cinematografici che assegnano ogni anno i loro premi 'storici' dal 1946 hanno votato, con Ficarra e Picone, L'ora legale Miglior Commedia dell'anno e Andrea De Sica con I figli della notte Miglior Esordiente.  Per gli attori verdetto in parte annunciato: bis per Jasmine Trinca dopo il Festival di Cannes come Migliore Attrice Protagonista per Fortunata di Sergio Castellitto che chiude la partita dei Nastri 2017 tra i film più premiati con tre Nastri nel palmarès finale (lo seguono con due ciascuno, Fai bei sogni di Marco Bellocchio, L'ora legale di Ficarra e Picone e Sicilian ghost story di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia). Un grandissimo Renato Carpentieri, tornato sul set con Amelio dai tempi di Porte aperte, ritira il Nastro come Miglior Protagonista per La tenerezza. Ad Alessandro Borghi, prossimo 'madrino' appena annunciato della Mostra di Venezia, va invece il Nastro come Miglior Attore Non Protagonista (ancora per Fortunata e per l'opera prima di Michele Vannucci Il più grande sogno). E con un verdetto sorprendente, rarissimo ai Nastri, c'è un ex aequo, quest'anno, tra le attrici, per le Non Protagoniste: Sabrina Ferilli (Omicidio all'italiana di Maccio Capatonda) e Carla Signoris irresistibile nel  duetto con Toni Servillo in Lasciati andare di Francesco Amato.  

Monica Bellucci, superstar di quest'edizione, ritira il Nastro d'Argento europeo per On the milky road - Sulla via lattea di Emir Kusturica. Tra gli attori, quest'anno, dai giornalisti anche un Premio speciale, consegnato in occasione delle 'cinquine' ai due protagonisti di Monte di Amir Naderi, Claudia Potenza e Andrea Sartoretti "per l'impegno speciale in una prova di interpretazione che si è rivelata anche fisicamente durissima."
 

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