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![]() Bisogna fare le piccole cose come se fossero grandi. Io so che le battaglie morali si combattono da soli...
dal film Adele H., una storia d'amore (1975)
Isabelle Adjani è Adele Hugo
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Isabelle Yasmine Adjani è nata a Gennevilliers da padre algerino e madre tedesca il 27 giugno del 1955. Ha cominciato a recitare giovanissima in produzioni teatrali e ha debuttato in un'età altrettanto giovanile sul set cinematografico con il film Le petit bougnat di Bernard Toublanc Michel.
Nel 1972 l'Adjani entra a far parte della Comédie Française, storica compagnia teatrale francese, divenendone in breve una delle rivelazioni più clamorose. La Adjani tuttavia decide di rinunciare ad un contratto ventennale con la prestigiosa compagnia per interpretare invece Lo schiaffo (1974) di Claude Pinoteau. Ormai la bellissima attrice è più che una promessa e nel 1975, Adele H. una storia d'amore, suo primo vero trionfo, non giunge certo inaspettato. François Truffaut, regista del film, è stupefatto dalla sua bellezza e dalla sua bravura - non a caso l'Adjani ottiene la nomination all'Oscar come miglior attrice protagonista.
La sua straordinaria versatilità le permette d'interpretare con disinvoltura ruoli dolci e remissivi ed altri più forti: anche per questo l'Adjani si caratterizza come attrice dalle scelte mai casuali e di qualità, che cerca sempre di lavorare con registi altamente qualificati. Diva fragile e bellissima, perfetta in ruoli psico-patologici, prediletta da registi 'irregolari' come Polanski che la vuole nel film L'inquilino del terzo piano (1976).
Nel 1981 vince la Palma d'oro a Cannes come miglior attrice protagonista per le sue interpretazioni nel raffinato Quartetto di James Ivory e poco dopo appare nello sconvolgente Possession di Andrzej Zulawski. Nel 1985 è la volta di Subway di Luc Besson, nei panni di una donna che insegue l'avventura e l'amore nei sotterranei della metropolitana.
Dopo alcune durissime polemiche con i media, a causa di pesanti illazioni sul suo stato di salute, torna sul grande schermo nel 1988 con Camille Claudel, un altro trionfo, gratificato ancora con il César e il premio come miglior attrice al Festival di Berlino.
Segnata da una vita privata tumultuosa e dalla sfortunata storia d'amore con l'attore Daniel Day-Lewis, da cui nel '95 ha avuto un figlio, Gabriel Kan, l'Adjani abbandona il cinema per qualche anno. Il suo ritorno sullo schermo avviene nel 1993 con Toxic di Philomène Esposito, e l'anno successivo gira il kolossal La regina Margot di Patrice Chéreau.
Nel 2000 poi, dopo 17 anni di assenza, diretta da Alfredo Arias, è tornata a recitare anche in teatro nei panni struggenti di Marguerite Gautier, la celeberrima signora delle camelie, già protagonista della Traviata di Verdi e dell'omonimo romanzo di Dumas figlio.
Roma Fiction Fest 2009
Festival di Berlino 1989
Premio Oscar 1989
Festival di Cannes 1981
Festival di Cannes 1981
David di Donatello 1976
David di Donatello 1975
Premio Oscar 1975
Nell'Anno europeo della Creatività e Innovazione, i Paesi Ospiti d'Onore del MedFilm Festival 2009 - XV edizione sono Francia e Marocco esempio di dialogo e di concreta cooperazione tra due paesi che hanno saputo voltare pagina e guardare al futuro.
Fedele al suo obiettivo di promuovere il dialogo tra le sponde del Mare di mezzo attraverso le cinematografie del nord e del sud, il più antico festival internazionale di cinema della capitale torna dal 7 al 15 novembre, con una nuova mèsse di film, affascinanti sfaccettature di diverse culture che nel Mediterraneo trovano un denominatore comune.
Tra le novità di quest'anno l'alleanza con la Fondazione Roberto Rossellini, un'importante scelta così motivata dal suo Presidente Francesco Gesualdi: "È con grande convinzione e apprezzamento che la Fondazione Roberto Rossellini stringe un'alleanza con il MedFilm Festival che, nel giungere quest'anno ad una tappa significativa come la quindicesima edizione, è il manifesto più vivo di un Mediterraneo multiculturale, multietnico, multilinguistico e pacificato…. Ci uniamo quindi al MedFilm Festival per promuovere l'internazionalizzazione delle nostre imprese e rilanciare nel Mediterraneo il nostro cinema contemporaneo."
Entrando nei contenuti del festival, la proposta cinematografica di quest'anno ha un filo conduttore: il coraggio di giovani registi che trattano con determinazione gli argomenti del nostro quotidiano, veri talenti, autentici viaggiatori che attraversano la diversità vissuta come un valore, quel valore la cui conoscenza e diffusione MedFilm si augura di facilitare con un ricco cartellone, 132 opere tra lungometraggi, corti e documentari, per la maggior parte in anteprima.
Ad inaugurare il Festival, il 7 novembre all'Auditorium della Conciliazione, il film Le Grand Voyage (Viaggio alla Mecca), del marocchino Ismael Ferroukhi, una coproduzione Francia-Marocco. Viaggio alla Mecca è un emozionante road movie che mette a confronto un padre e un figlio profondamente diversi, obbligati ad affrontare un viaggio di 5500 km in macchina attraverso l'Europa, i Balcani, la Turchia, la Siria fino alla Mecca. Gli imprevisti diventeranno momenti di vicinanza e illumineranno aspetti dell'altro non ancora rivelati, il viaggio rappresenterà per entrambi un nuovo inizio. Ad arricchire di inedite considerazioni il punto di vista del regista marocchino sull'Europa.
Il film vincitore del Leone del Futuro alla 61esima Mostra di Venezia è un omaggio ai due paesi ospiti d'onore.
Il CONCORSO UFFICIALE presenta 11 pellicole, di cui ben cinque sono l'esordio nel lungometraggio di registi certamente destinati a scrivere il futuro della storia del cinema mediterraneo, come il libanese Hany Tamba con Melodrama Habibi, coproduzione franco-libanese che racconta con ironia e tenerezza di un cantante finito nel dimenticatoio in Francia dopo una sola canzone, la stessa che è ancora viva nel ricordo dei libanesi come simbolo degli anni prima della guerra, o il turco Mahmut Fazil Coskun con Uzak Ihtimal (Wrong Rosary) storia di un muezzin che si innamora di un'infermiera cattolica legata ad uno strano bibliotecario. Anche Ander dello spagnolo Roberto Caston è un'opera prima, una vicenda intima e profonda sullo sfondo della vita contadina nei paesi baschi, il cui ritmo secolare e lento viene sconvolto dall'arrivo di un lavorante peruviano di cui il capofamiglia si innamora. Uno scandalo nella Spagna profonda e retrograda, ma non quanto l'essere gay nel contesto della comunità ultraortodossa di Gerusalemme, raccontato in Eyes Wide Open - tra le anteprime nazionali più attese di questo Festival – dell'israeliano Haim Tabakman, che con rara intensità e rigore formale porta i due protagonisti a compiere il loro destino infrangendo con coraggio un tabù secolare. È un'opera prima anche il film italiano in concorso,
Good Morning, Aman
di Claudio Noce con Valerio Mastandrea che ha partecipato anche alla produzione del film, storia di amicizia, integrazione, speranza sullo sfondo di una Roma distante e multietnica.
Le difficoltà d'integrazione per gli emigranti di seconda generazione segnate dal bisogno di risalire alle proprie origini, di ritrovare la propria identità, sono al centro di due film in concorso: Athanasia del greco Panov Karkanevatos, coproduzione Grecia, Usa, Olanda e Belgio, viaggio di una ragazza di origini greche che dal Canada parte alla ricerca del padre naturale, accompagnata in questa faticosa presa di coscienza dal padre adottivo. E Aguas mil (April Showers) del portoghese Ivo M. Ferreira, ancora il racconto del viaggio di un figlio a ritroso nel tempo, sulle tracce del padre scomparso durante la dittatura.
Numerosi i personaggi femminili forti, sempre presenti nella cinematografia mediterranea, come Batoul, la promettente dottoressa di Hijab el hob, Amours Voilés, del marocchino Aziz Salmy, che intreccia una relazione d'amore con l'affascinante Hamza, senza smettere però di misurarsi con le sue scelte profonde di donna emancipata con un ruolo sociale forte, alla ricerca di una relazione sentimentale vicina alle sue prospettive, anche religiose. Fortemente credente, Batoul deciderà nonostante tutto di portare avanti la sua gravidanza fuori dal matrimonio.
Dalla regista nota per il bellissimo Satin Rouge, la tunisina Raja Amari, il thriller drammatico Dowaha (Buried secrets), inquietante ritratto di tre donne che vivono volontariamente isolate dal mondo in una casa teatro di risentimenti vissuti in stanze segrete e nel profondo del cuore. Ancora una donna, un'inedita e bravissima Isabelle Adjani, ne La Journée de la jupe del francese Jean-Paul Lilienfeld, alle prese con la difficoltà di gestire l'inquietudine giovanile che specie nelle periferie parigine esplode in violenza. La rosa dei film candidati al Premio Amore e Psiche comprende un'altra attesa anteprima romana, London River del regista franco-algerino Rachid Bouchareb, come sempre impegnato in temi di attualità. Questa volta il regista di Indigènes, film che ha fruttato a Cannes il premio per la migliore interpretazione a tutti i suoi protagonisti, parla di quel 7 luglio 2005, quando quattro bombe esplosero a Londra uccidendo 56 persone e ferendone oltre 700. Ousmane e la signora Sommers, normali cittadini e perfetti estranei, mettendo da parte pregiudizi e differenze culturali e religiose, si fanno forza a vicenda nella ricerca dei loro figli scomparsi dopo gli attentati.
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