Le cose che verranno - l'Avenir

Film 2016 | Drammatico +13 100 min.

Titolo originaleL'avenir
Anno2016
GenereDrammatico
ProduzioneFrancia
Durata100 minuti
Al cinema40 sale cinematografiche
Regia diMia Hansen-Løve
AttoriIsabelle Huppert, André Marcon, Roman Kolinka, Edith Scob, Sarah Lepicard Solal Forte, Elise Lhomeau, Lionel Dray, Grégoire Montana, Lina Benzerti, Marion Ploquin.
Uscitagiovedì 20 aprile 2017
TagDa vedere 2016
DistribuzioneSatine Film
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +13
MYmonetro 3,50 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Mia Hansen-Løve. Un film Da vedere 2016 con Isabelle Huppert, André Marcon, Roman Kolinka, Edith Scob, Sarah Lepicard. Cast completo Titolo originale: L'avenir. Genere Drammatico - Francia, 2016, durata 100 minuti. Uscita cinema giovedì 20 aprile 2017 distribuito da Satine Film. Oggi al cinema in 40 sale cinematografiche Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +13 - MYmonetro 3,50 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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La storia di una donna messa sotto pressione da una serie di eventi negativi ma che trova il modo per reagire e andare avanti. Il film è stato premiato al Festival di Berlino, ha ottenuto 2 candidature e vinto un premio ai London Critics. Le cose che verranno - l'Avenir è 10° in classifica al Box Office, ieri ha incassato € 37.554,00 e registrato 5.883 presenze.

Consigliato sì!
3,50/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA 3,50
PUBBLICO N.D.
CONSIGLIATO SÌ

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Mia Hansen-Løve, uno dei talenti più luminosi del giovane cinema francese, esplora i suoi temi prediletti - il tempo, l'abbandono e la riaffermazione di sé - in un film intimo sulla maturità.
Recensione di Marzia Gandolfi
domenica 14 febbraio 2016
Recensione di Marzia Gandolfi
domenica 14 febbraio 2016

Nathalie ha cinquantacinque anni, due figli, un marito e una madre fragile. Insegnante di filosofia, la sua vita si muove tra casa e scuola, principi filosofici e interrogativi morali. Affidabile, onesta e leale, Nathalie si prende cura della sua famiglia e di una madre anziana sfinita dalla vita. Il suo procedere spedito dentro le cose umane è interrotto dalla confessione improvvisa del consorte, che vuole lasciarla per un'altra, e dalla morte della madre, ricoverata a malincuore in una casa di riposo. Disorientata dal doppio abbandono e da una libertà ritrovata, Nathalie ripiega nel 'rifugio' di un ex allievo brillante e anarcoide. In quell'intervallo esistenziale e in compagnia di una gatta nera ereditata, ritrova il senso e il bandolo di sé.

A trentacinque anni e nello spazio di cinque film, Mia Hansen-Løve s'impone come uno dei talenti più luminosi del giovane cinema francese.

Portatrice sana di prodigiosa e secca eleganza, di economia narrativa e costruzione sentimentale di un eroe, di un'eroina o di un movimento artistico (Eden), l'autrice francese esplora con L'avenir i suoi temi prediletti: il tempo (che passa), l'abbandono e la riaffermazione di sé. Ma c'è una novità. Mia Hansen-Løve si allontana dalle rive della giovinezza per avventurarsi nella stagione della maturità con una protagonista che voleva essere amata per sempre e invece. E invece Heinz la lascia dopo venticinque anni di matrimonio e Nathalie si deve reinventare dentro la vita e la fluidità di un racconto prosciugato da deviazioni, diversivi e comprimari. Perché il cinema di Mia Hansen-Løve elude i passaggi ridondanti a favore dei preludi e delle conclusioni. All'accennata drammatizzazione degli eventi fa eco l'interpretazione degli attori, che non è mai una performance ma una traversata su un filo teso sopra l'abisso in cui sembrano precipitare ma da cui si risollevano sempre. Le emozioni passano allora per questa vertigine, per questo vuoto riempito di dubbi e debolezze che donano ai suoi personaggi la volontà, una determinazione che non necessità di alcun eccesso, alcun artificio psicologico o di scrittura.

Così Nathalie come Camille in Un amore di gioventù avanzano modeste e laconiche. Eroine moderne, vigorose e testarde nonostante sembrino così fragili e dipendenti dai loro sentimenti. In loro soccorso interviene sempre il mestiere che hanno scelto di 'essere', se l'architettura per Camille è simbolo della ricostruzione personale e dell'apertura agli altri, la filosofia per Nathalie è la conquista di una difficile libertà (Nathalie legge Emmanuel Lévinas), una libertà che ha bisogno di essere ripensata. Per la protagonista non si tratta però di un'idea narcisista, la libertà ridotta a capriccio individuale, indicativa in questo senso la conversazione con l'ex allievo che corrisponde la confessione dolente di Nathalie con l'esortazione a trovare un nuovo compagno. Per lei, e per l'autrice, la libertà va intesa nel rapporto profondo con la responsabilità dell'accoglienza e della cura per l'altro.

Questo il pathos morale di cui vibra L'avenir, che abbraccia con Nathalie la necessità di sperimentare un'altra versione di libertà, libera dall'assillo dell'autoaffermazione e capace di assumere i propri limiti e il proprio desiderio come forza che apre alla dimensione della filiazione, del progetto e del futuro. Una libertà generativa dentro un film frontale e intimo che considera la giovinezza attraverso la trasmissione intergenerazionale, magnificamente suggellata nell'epilogo, che rimbalza l'ex marito, inchiodandolo alla responsabilità delle proprie scelte (la compulsione a godere priva di soddisfazione), e allaccia Nathalie al nipote nel canto e l'incanto di una melanconia radiosa. Precipitata a corps perdu in una libertà 'subita', la protagonista si affranca dai suoi fantasmi e il film aderisce formalmente al suo sentimento, avanzando per ellissi e ritrovandola dentro la perdita. Per irrimediabile che sia, quel lutto doppiato l'ha aiutata a vivere, a trasfigurare oggetti teorici in "corpi erotici" che hanno adesso carne, spessore, profumo, densità. Nathalie è inciampata, nella vita e sui ciottoli della Bretagna, e ha fatto dell'inciampo il tema della lezione.

In cattedra c'è Isabelle Huppert, che ancora una volta sembra incalzare quello che la incalza, minuta ed enorme, tesa e frenetica, tesse da sempre la medesima tela: la follia al lavoro. Follia o lucidità? È Claude Chabrol (Violette Nozière, Il buio nella mente, Grazie per la cioccolata) che ha reso inestricabile la relazione tra l'una e l'altra, Mia Hansen-Løve scioglie e separa, dominando l'esperienza dell'attrice per le zone pericolose e oscure col rigore di un'indagine filosofica sulla natura umana.

Sei d'accordo con Marzia Gandolfi?
PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
mercoledì 19 aprile 2017
maracaibo

si assiste alla declino della vita della protagonista. Tutto le va storto ma le quasi impassibile cxontinua la sua vita senza disperarsi. come mai questo comportamento? E' presto detto. E' un 'insegnante di filosofia quindi prente tutto il bene ed il male ....con filosofia! Il toccasana  della vita attuale. rifuggiati in un libro di filosofia e tutto passa.

venerdì 21 aprile 2017
no_data

Lei è bravissima, come al solito, ma sono rimasta di stucco sulla sorte del gatto Pandora, la gatta di 10 anni della mamma. Mamma che lei ha portato in ospizio, verso morte certa. Prende a malincuore il gatto, sembra affezionarcisi, ma, poi, lo dà in "adozione" in campagna, un gatto d'appartamento. Il film finisce che lei con aria trionfante annuncia Alla famiglia l'assenza [...] Vai alla recensione »

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
giovedì 20 aprile 2017
Silvio Danese
Quotidiano Nazionale

Quando il marito di Nathalie, disincantata prof di filosofia verso i 60, la lascia per un'altra, solitudine e dolore si muovono verso una inaspettata condizione di libertà, ma è la morte della madre a estrarre da questa libertà una nuova coscienza di sé. La Huppert è lo strumento solista, avaro di dramma, sensibile al minimo tocco, che permette alla regia (premiata a Berlino) di raccontare questa transizion [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 aprile 2017
Massimo Bertarelli
Il Giornale

Elegante e ben confezionato dramma familiare, che però non sa emozionare. Si divide tra casa, liceo e casa editrice la caparbia prof di filosofia Nathalie. Sepolte le idee rivoluzionarie, è diventata nemica della contestazione, anche se l'amicissimo ex allievo Fabien è un convinto anarcoide. Si dedica troppo alla madre ipocondriaca e vive serenamente da venticinque anni con il marito, e collega, Heinz. [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 aprile 2017
Federico Pontiggia
Il Fatto Quotidiano

Sposata, due figli e una madre svanita, Nathalie (Isabelle Huppert) insegna Filosofia in un liceo di Parigi. Non è solo un lavoro, il suo, ma appunto filosofia di vita, a cui Nathalie darà definitiva attuazione quando il marito le confessa di volerla lasciare per un'altra donna. Accompagnata da un fascinoso ex studente e un gatto nero, troverà forza, libertà e piacere di coniugarsi al futuro anteriore: [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 aprile 2017
Cristina Piccino
Il Manifesto

Le prime immagini raccontano una storia familiare, una vacanza al mare, a Mont Saint Michel, un uomo, una donna, i loro bambini, il desiderio sbiadito come quei fotogrammi di una felicità «per sempre». Li ritroviamo anni dopo, i figli sono cresciuti, i genitori - per i quali qualcuno dice l'ispirazione arriva dai genitori della regista - sono rimasti soli nella casa stipata di libri e di conversazioni, [...] Vai alla recensione »

giovedì 20 aprile 2017
Alessandra Levantesi
La Stampa

Mia Hansen Love è la moglie di Assayas, ma in Le cose che verranno si avverte il segno di un altro cineasta, ovvero l'Eric Rohmer degli incantevoli racconti morali. Sul passaggio dei sessanta la prof. di filosofia Nathalie si trova a dover fronteggiare una crisi a catena: la senilità della madre, un marito che l'abbandona per una giovane amante, una casa editrice che la scarica.

NEWS
GUARDA L'INIZIO
mercoledì 19 aprile 2017
 

Nathalie insegna filosofia in un liceo di Parigi. Per lei la filosofia non è solo un lavoro, ma un vero e proprio stile di vita. Un tempo fervente sostenitrice di idee rivoluzionarie, ha convertito l' idealismo giovanile "nell' ambizione, più modesta, [...]

winner
orso d'argento
Festival di Berlino
2016
winner
miglior attrice
London Critics
2017
Roman Kolinka nella parte di Fabien
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