Le cose che verranno - L'avenir

Un film di Mia Hansen-L°ve. Con Isabelle Huppert, Edith Scob, Roman Kolinka, AndrÚ Marcon, Marion Ploquin.
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Titolo originale L'avenir. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 100 min. - Francia 2016. - Satine Film uscita giovedý 20 aprile 2017. MYMONETRO Le cose che verranno - L'avenir * * * 1/2 - valutazione media: 3,50 su 1 recensione.
Consigliato sì!
3,50/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * * 1/2 -
 critican.d.
 pubblicon.d.
La storia di una donna messa sotto pressione da una serie di eventi negativi ma che trova il modo per reagire e andare avanti.
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Mia Hansen-L°ve, uno dei talenti pi¨ luminosi del giovane cinema francese, esplora i suoi temi prediletti - il tempo, l'abbandono e la riaffermazione di sÚ - in un film intimo sulla maturitÓ
Marzia Gandolfi     * * * 1/2 -

Nathalie ha cinquantacinque anni, due figli, un marito e una madre fragile. Insegnante di filosofia, la sua vita si muove tra casa e scuola, principi filosofici e interrogativi morali. Affidabile, onesta e leale, Nathalie si prende cura della sua famiglia e di una madre anziana sfinita dalla vita. Il suo procedere spedito dentro le cose umane Ŕ interrotto dalla confessione improvvisa del consorte, che vuole lasciarla per un'altra, e dalla morte della madre, ricoverata a malincuore in una casa di riposo. Disorientata dal doppio abbandono e da una libertÓ ritrovata, Nathalie ripiega nel 'rifugio' di un ex allievo brillante e anarcoide. In quell'intervallo esistenziale e in compagnia di una gatta nera ereditata, ritrova il senso e il bandolo di sÚ.
A trentacinque anni e nello spazio di cinque film, Mia Hansen-L°ve s'impone come uno dei talenti pi¨ luminosi del giovane cinema francese. Portatrice sana di prodigiosa e secca eleganza, di economia narrativa e costruzione sentimentale di un eroe, di un'eroina o di un movimento artistico (Eden), l'autrice francese esplora con L'avenir i suoi temi prediletti: il tempo (che passa), l'abbandono e la riaffermazione di sÚ. Ma c'Ŕ una novitÓ. Mia Hansen-L°ve si allontana dalle rive della giovinezza per avventurarsi nella stagione della maturitÓ con una protagonista che voleva essere amata per sempre e invece. E invece Heinz la lascia dopo venticinque anni di matrimonio e Nathalie si deve reinventare dentro la vita e la fluiditÓ di un racconto prosciugato da deviazioni, diversivi e comprimari. PerchÚ il cinema di Mia Hansen-L°ve elude i passaggi ridondanti a favore dei preludi e delle conclusioni. All'accennata drammatizzazione degli eventi fa eco l'interpretazione degli attori, che non Ŕ mai una performance ma una traversata su un filo teso sopra l'abisso in cui sembrano precipitare ma da cui si risollevano sempre. Le emozioni passano allora per questa vertigine, per questo vuoto riempito di dubbi e debolezze che donano ai suoi personaggi la volontÓ, una determinazione che non necessitÓ di alcun eccesso, alcun artificio psicologico o di scrittura.
Cosý Nathalie come Camille in Un amore di giovent¨ avanzano modeste e laconiche. Eroine moderne, vigorose e testarde nonostante sembrino cosý fragili e dipendenti dai loro sentimenti. In loro soccorso interviene sempre il mestiere che hanno scelto di 'essere', se l'architettura per Camille Ŕ simbolo della ricostruzione personale e dell'apertura agli altri, la filosofia per Nathalie Ŕ la conquista di una difficile libertÓ (Nathalie legge Emmanuel LÚvinas), una libertÓ che ha bisogno di essere ripensata. Per la protagonista non si tratta per˛ di un'idea narcisista, la libertÓ ridotta a capriccio individuale, indicativa in questo senso la conversazione con l'ex allievo che corrisponde la confessione dolente di Nathalie con l'esortazione a trovare un nuovo compagno. Per lei, e per l'autrice, la libertÓ va intesa nel rapporto profondo con la responsabilitÓ dell'accoglienza e della cura per l'altro. Questo il pathos morale di cui vibra L'avenir, che abbraccia con Nathalie la necessitÓ di sperimentare un'altra versione di libertÓ, libera dall'assillo dell'autoaffermazione e capace di assumere i propri limiti e il proprio desiderio come forza che apre alla dimensione della filiazione, del progetto e del futuro. Una libertÓ generativa dentro un film frontale e intimo che considera la giovinezza attraverso la trasmissione intergenerazionale, magnificamente suggellata nell'epilogo, che rimbalza l'ex marito, inchiodandolo alla responsabilitÓ delle proprie scelte (la compulsione a godere priva di soddisfazione), e allaccia Nathalie al nipote nel canto e l'incanto di una melanconia radiosa. Precipitata a corps perdu in una libertÓ 'subita', la protagonista si affranca dai suoi fantasmi e il film aderisce formalmente al suo sentimento, avanzando per ellissi e ritrovandola dentro la perdita. Per irrimediabile che sia, quel lutto doppiato l'ha aiutata a vivere, a trasfigurare oggetti teorici in "corpi erotici" che hanno adesso carne, spessore, profumo, densitÓ. Nathalie Ŕ inciampata, nella vita e sui ciottoli della Bretagna, e ha fatto dell'inciampo il tema della lezione. In cattedra c'Ŕ Isabelle Huppert, che ancora una volta sembra incalzare quello che la incalza, minuta ed enorme, tesa e frenetica, tesse da sempre la medesima tela: la follia al lavoro. Follia o luciditÓ? ╚ Claude Chabrol (Violette NoziŔre, Il buio nella mente, Grazie per la cioccolata) che ha reso inestricabile la relazione tra l'una e l'altra, Mia Hansen-L°ve scioglie e separa, dominando l'esperienza dell'attrice per le zone pericolose e oscure col rigore di un'indagine filosofica sulla natura umana.

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