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Isabelle Huppert

Isabelle Huppert (Isabelle Ann Huppert) è un'attrice francese, è nata il 16 marzo 1953 a Parigi (Francia).
Nel 2017 ha ricevuto il premio come pardo per la miglior attrice al Festival di Locarno per il film Madame Hyde. Dal 1978 al 2017 Isabelle Huppert ha vinto 11 premi: Cesar (2017), David di Donatello (1980), European Film Awards (2009), Festival di Cannes (1978, 2001), Festival di Locarno (2017), Festival di Venezia (1988, 1995, 2005), London Critics (2017), Spirit Awards (2017). Isabelle Huppert ha oggi 69 anni ed è del segno zodiacale Pesci.

Lady noire

A cura di Fabio Secchi Frau

Il cinema europeo, nel momento in cui l'ha avuta fra le sue fila, ha cambiato prospettiva. Cinematograficamente parlando, lei è colei che maggiormente ha incarnato gli "innamoramenti tabù", la signora di quel delitto che non ha il suo castigo, è madre e morte affascinante ed è stata anche vita sorridente, soprattutto agli inizi della sua carriera. Ma soprattutto, è una donna. Il cinema spalanca gli occhi su questa lady vendetta del cinema francese, Isabelle Huppert, regina dei festival, che ha impersonato sconosciute in fuga dal passato, contesse, dark ladies della provincia d'oltralpe, superdonne che cercano di sopravvivere e diavolesse umane. È magica... e la sua recitazione rende magico anche il cinema.

Una famiglia di spettacolo
Figlia di una coppia borghese parigina, Isabelle Huppert è la più giovane di cinque figli, fra cui tre sorelle e un fratello. Due delle sorelle della Huppert, Elizabeth e Caroline, lavorano anch'esse nel mondo dello spettacolo: la prima è un'attrice, una sceneggiatrice e una regista, la seconda è solo una regista. Dopo aver passato la sua infanzia a Ville d'Avray, ha frequentato per un brevissimo tempo la scuola per modelle, decidendo però di seguire la sua passione per la recitazione e di studiare quest'arte, appoggiata dai genitori (soprattutto la madre, un'insegnante di inglese) che ne appezzavano le sue doti interpretative. Nel 1971, a soli 17 anni, comincia a ottenere piccolissime parti in televisione, mentre nel frattempo studia al Conservatorio di Versailles e al Conservatoire d'Art Dramatique, proseguendo una carriera teatrale che la vedrà vincitrice di un premio per la sua performance in "Un capriccio" di Alfred de Musset, ma anche protagonista di piece come "A Month in the Country" di Ivan Turgenev e "Medea" di Euripide.

Esordio cinematografico
Dopo aver recitato nel televisivo Le prussien (1971) di Jean L'Hôte, debutta sul grande schermo nella commedia di Nina Companeez I primi turbamenti (1971) che vedeva come protagonista un'altra ben più nota Isabelle: la bellissima e indimenticabile Adjani. Di lì a poco sarà nel cast di Spostamenti progressivi del piacere (1971) di Alain Robbe-Grillet, successivamente seguito da qualche piccola parte in È simpatico, ma gli romperei il muso (1972) di Claude Sautet e I santissimi (1974) di Bertrand Blier (che poi la rivorrà ne La femme de mon pote, 1983).

Carriera internazionale
Il nome di Isabelle comincia a diventare celebre anche all'estero e l'America la chiama immediatamente per Operazione Rosebud (1975) di Otto Preminger, suo primo confronto con il cinema statunitense, accanto però a due attori inglesissimi: Richard Attenborough e Peter O'Toole.
Nel 1976 Bertrand Tavernier (costante artistica nella sua carriera) la inserirà nel folto cast de Il giudice e l'assassino, ma sarà con il drammatico La merlettaia (trasposizione cinematografica di un romanzo di Pascal Lainé) e con il personaggio di Beatrice detta Pomme, parrucchiera apprendista che si ammala d'amore, che vincerà il BAFTA come miglior attrice emergente e il David come miglior attrice straniera. Tavernier non riesce a fare a meno della grazia proletaria della Huppert: la vuole fortemente ne I miei vicini sono simpatici (1977) e in Colpo di spugna (1981).

Chabrol, Cimino e gli altri
Molto spesso compagna di set di Philippe Noiret o Stéphane Audran, sarà sovente diretta anche dall'Hitchcock francese Claude Chabrol, ammaliato da quell'aura di mistero che il suo volto emana (forse per via del suo volto affilato e degli occhi freddi e lontani), che le offrirà ruoli ostici, sofferenti, ambigui e con una propensione per la malattia psichica, in netto contrasto con la normalità che pure riesce perfettamente a incarnare. La sua recitazione controllata, lo sguardo cristallino che spesso dona all'obiettivo della cinepresa, l'incedere sempre sicuro le permettono di impersonare ruoli che hanno nella mente pensieri quotidiani o orrore efollia (raramente si vedrà infatti in un ruolo comico).
È dal sodalizio artistico con Chabrol che nascono personaggi come: l'avvelenatrice Violette Noziére (1978), che le permise di stringere fra le mani la sua prima Palma d'Oro come miglior attrice e anche di fare amicizia con Kim Cattrall; l'abortista Marie di Un affare di donne (1988), che invece la insignì della Coppa Volpi a Venezia; la vampira della società Madame Bovary (1991) e l'impiegata postale assassina de Il buio nella mente (1995), sua seconda Coppa Volpi a Venezia e primo César per la miglior performance femminile. Jean-Luc Godard, André Téchiné e Maurice Pialat contribuiranno in maniera decisiva a confermare e consolidare la sua fama, tanto che Michael Cimino sceglierà proprio lei come protagonista femminile de I cancelli del cielo (1980), che poi si rivelerà uno dei più grandi e incredibili flop statunitensi di tutta la storia del cinema.
Reciterà anche in Italia ne La storia vera della signora delle camelie (1981) di Mauro Bolognini, accanto a Gian Maria Volonté e Fabrizio Bentivoglio, poi, nel 1982, si sposerà con il regista Ronald Chammah che, oltre a dirigerla in alcuni film, la renderà madre di tre figli: Lolita, Lorenzo e Angelo. I più grandi autori della settima arte se la contendono: Joseph Losey per La truite (1982), Jean-Luc Godard per Passion (1982), ma soprattutto il nostro controverso Marco Ferreri che le offrirà la parte della protagonista in Storia di Piera (1983), eccezionale biografia dell'attrice Piera Degli Esposti. Scelta come membro della Giuria del Festival di Cannes del 1984, reciterà per Curtis Hanson nel mediocre giallo americano La finestra della camera da letto (1987), seguito poi da un più vigoroso I demoni (1987) di Andrzej Wajda. I fratelli Taviani ne faranno eroina del più antico e germanico romanticismo ne Le affinità elettive (1996), Benoît Jacquot la innalzerà a sua attrice feticcio e poi vi sarà il lieto ritorno di Chabrol che la dirigerà in Rien ne va plus (1997), Grazie per la cioccolata (2000) e La commedia del potere (2007).
Raoul Ruiz, ma soprattutto Michael Haneke la spoglieranno di tutta quell'eleganza che la contraddistingue per offrirle quel tocco di perversione che mancava ai suoi personaggi. Non solo cattiva, dunque, ma anche immorale, viziosa, depravata e con un filo di confusione mentale ne La pianista (2001, Palma d'Oro a Cannes per la migliore interpretazione femminile) e ne Il tempo dei lupi (2003). Voce chiara e limpida, registrerà perfino un album assieme alla rock star francese Jean-Louis Murat dal titolo "Madame Deshoulières" nel 2001, ma l'esperienza canora non le è del tutto estranea, anche perché nel giallo musicale Otto donne e un mistero (2002) di François Ozon darà il meglio di sé cantando "Message Personnel" vincendo (assieme alle altre 7 colleghe attrici presenti nel cast) l'Orso d'Argento per l'interpretazione.

Ultimi lavori
Insignita del David Speciale nel 2003, reciterà con Jason Schwartzman, Dustin Hoffman, Jude Law e Naomi Watts in I Heart Huckabees - Le strane coincidenze della vita (2004) di David O. Russell, scioccando poi i benpensanti con la sua interpretazione di una madre incestuosa in Ma mère (2004), interpretazione non molto amata dalla critica francese che apostrofa la pellicola e la performance della Huppert con il gioco di parole "Ma Mérde". La Huppert non si perde d'animo, gli anni di duro lavoro l'hanno abituata alle critiche negative (anche pesanti) e nel 2005 si ripresenta con Gabrielle di Patrice Chéreau. In quello stesso anno verrà insignita anche di uno Speciale Leone d'Oro. Molto amata in Italia, divide il set di Madre e ossa (2007) di Alessandro Capone con Greta Scacchi, preferendo staccarsi dai soliti ruoli commerciali. Ma, nel 2012, esce nelle sale con un'ironica commedia borghese, diretta dalla regista Anne Fontaine: Il mio migliore incubo!, dove divide il set con l'attore Benoît Poelvoorde, interpretando una snob dolcemente insopportabile. Torna anche nel film vincitore della Palma d'Oro a Cannes 2012, Amour di Michael Haneke, e nel nostrano Bella addormentata di Marco Bellocchio. In seguito la vedremo nel film del filippino Mendoza Captive e nel provocatorio La religieuse di Guillaume Nicloux (in concorso alla 63a Berlinale). L'anno successivo la incontraimo nei cast de La scomparsa di Eleanor Rigby: Lui, Dead Man Down - Il sapore della vendetta, nel documentario Michael H - Profession: Director, in Tip Top e Abus de Faiblesse. Attrice duttile e versatile, nonché estremamente proficua tra il 2014 e il 2015 lavora ad altri cinque lungometraggi. Sarà infatti la protagonista di Body Art di Luca Guadagnino, in cui interpreta una donna in lutto per la morte del marito. Recita inoltre in The Disappearance of Eleanor Rigby Her+Him, La ritournelle, Louder Than Bombs e Valley of Love. Nel 2016 è al fianco di Gustave Kervern e Valeria Bruni Tedeschi nella commedia drammatica Il condominio dei cuori infranti di Samuel Benchetrit; inoltre è protagonista del film di Mia Hansen-Løve L'Avenir e di quello di Paul Verhoeven (presentato al Festival di Cannes) Elle, che gli regala un César come migliore attrice protagonista, oltre al Golden Globe e alla candidature al premio Oscar nella stessa categoria.
Tra le interpretazioni più recenti troviamo Happy End di Haneke, Eva di Benoît Jacquot e La padrina - Parigi ha una nuova regina di Jean-Paul Salomé.
Capelli ramati e sensuali, occhi furbi e algidi e un sorriso falso contribuiscono a rendere la sua recitazione un vero atto di fede e di amore verso la settima arte, qualità che è sempre più difficile trovare nelle moderne attrici. Ma lei non è una qualunque. Lei è una lady noir.

Ultimi film

Drammatico, (Polonia, Italia - 2022), 86 min.
Drammatico, (USA - 2019), 98 min.

Focus

FOCUS
sabato 25 marzo 2017
Roy Menarini

Rifondazione del cinema d'autore. È chiaramente a questo compito che Paul Verhoeven lavora con il suo dinamitardo Elle. Da decenni, ormai, esiste un genere che finge di non essere un genere: di volta in volta lo possiamo chiamare cinema d'autore, cinema d'essai, film da festival, e così via. Allo stesso modo esistono - per fortuna - numerosi registi che non si accomodano al facile plauso del gusto medio; ma bastano i tanti altri che imbastiscono contenuti piatti e prevedibili al solo scopo di rassicurare i propri spettatori (spesso più conservatori del pubblico da blockbuster da cui pensano di distinguersi) per rovinare la festa

FOCUS
martedì 21 marzo 2017
Marzia Gandolfi

In principio è un gatto. Un gatto placido e sovrano in primo piano. Un gatto che osserva impassibile l'aggressione della sua padrona. Ironia, ferocia, sofisticatezza, il tono del film è dato. Niente accade accidentalmente nel thriller aspro e abrasivo di Paul Verhoeven. Proprio come un felino, l'eroina non (re)agisce mai in maniera prevedibile a quello che accade. Anzi, più apprendiamo qualcosa su elle e meno la comprendiamo

FOCUS
giovedì 16 marzo 2017
Marzia Gandolfi

È sempre difficile descrivere la performance di un'attrice, dire il perché e il come di una presenza. La forza di Isabelle Huppert è di donarsi completamente, in tutti i ruoli, scrupolosamente scelti, custodendo un enigma. Nelle sue interpretazioni c'è un fervore trattenuto, inquieto che la tiene a distanza. Ma è quel touche froide ad attirare irresistibilmente lo spettatore. Immobile, muta, quasi minerale, Isabelle Huppert è un'artista preziosa, magnetica che polarizza gli sguardi

INCONTRI
venerdì 5 giugno 2009
Edoardo Becattini

Le mani sulla culla La maternità come trauma, come origine di un rapporto conflittuale e di una patologia che può tramandarsi di generazione in generazione. L'amore nascosto affronta in modo diretto proprio questo tabù: l'idea appunto che l'amore materno possa restare "nascosto", celato da un desiderio di autodistruzione, e che il "miracolo della nascita" possa anche convivere con delle ombre che non hanno niente di idilliaco

News

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Il lavoro di Mia Hansen-Løve è l'ennesima conferma dell'intelligenza della cinematografia francese. Al cinema.
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Oggi in gara Denis Villeneuve e Valérie Donzelli.
Si conclude oggi il FEFF.
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