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Ultimo aggiornamento mercoledì 26 ottobre 2022
La storia di un giovane soldato tedesco in prima linea a ovest durante la Grande guerra. Il film ha ottenuto 9 candidature e vinto 4 Premi Oscar, 1 candidatura a Golden Globes, 14 candidature e vinto 7 BAFTA, Il film è stato premiato agli European Film Awards, a National Board, 1 candidatura a Critics Choice Award, In Italia al Box Office Niente di nuovo sul Fronte Occidentale ha incassato 831 .
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CONSIGLIATO SÌ
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Paul Bäumer, giovane studente galvanizzato dal discorso patriottico del suo professore, si arruola volontariamente nell'esercito imperiale tedesco. Insieme a un pugno di compagni parte per il fronte occidentale. In trincea l'euforia iniziale volge in disperazione e il primo bombardamento manda in frantumi gli ideali che gli avevano inculcato. Paul scopre l'orrore della Prima Guerra Mondiale e perde le sue illusioni con i compagni, falciati uno dopo l'altro. Tra l'ottusità dei superiori e la determinazione del nemico, marcia lentamente verso l'armistizio e la morte.
Durante la Prima Guerra Mondiale il cinema diventa 'maggiorenne', si producono i primi lungometraggi e i primi film di guerra 'spettacolari' (Nascita di una nazione, 1915). Ma è la Seconda Guerra Mondiale a fornire a Hollywood, specialmente, una materia prima inesauribile e malleabile.
Coi suoi fronti mobili e i suoi teatri operativi sparsi ovunque sul pianeta, quel conflitto offriva tutti gli ingredienti dello spettacolo: movimento, esoticità, suspense. La Prima Guerra Mondiale al contrario, statica e ripetitiva, si prestava alla melopea o alla requisitoria (Per la patria di Abel Gance, Le croci di legno di Raymond Bernard, La grande parata di King Vidor). Un secolo più tardi, la formula è ancora intatta, Spielberg ravviva quell'avventura lirica puntando sulla grazia formale e su un cavallo (sovente) senza cavaliere (War Horse). Ma Sam Mendes cambia le regole nel 2019, girando un film sulla Grande Guerra improntato ai codici della Seconda (1917). Il fronte si sposta più avanti insieme a un soldato che corre contro il tempo e dentro un piano sequenza che toglie il fiato.
Spetta a Edward Berger, tre anni dopo, tornare ai fondamentali, azzerare la corsa e restituire la Prima Guerra Mondiale alla sua immobilità e alla sua ostinazione, per dire meglio la retorica degli ufficiali, la loro inerzia, la loro autorità priva di perspicacia e di conoscenza umana.
Niente di nuovo sul fronte occidentale si muove su due fronti, quello fisico del fango delle Argonne, della Champagne o della Somme, che esauriva i combattenti di entrambi i campi, saldati al suolo dai loro pesanti scarponi, e quello intangibile della retorica, accomodata nei salotti o nei velluti di vagoni con generali e burocrati votati alla follia. La follia di offensive e controffensive che si susseguono senza sosta 'sul fronte occidentale' per un crinale, un passaggio o più vanamente per qualche metro di terreno. Gli uomini attaccano e muoiono. Solo i vivi si spostano, riprendono la posizione e poi la perdono. Di quella generazione sacrificata da un'élite militare dissennata, riferisce il film di guerra antiguerra di Berger, riecheggiando le pagine di Erich Maria Remarque. Terza volta al cinema per il suo bestseller risolutamente pacifista sulla gioventù schiacciata dalla Grande Guerra.
Interdetto dal potere nazista ma 'filmato' due volte da Hollywood, da Lewis Milestone (1930) e da Delbert Mann (1979), è un autore tedesco a riadattarlo questa volta per il piccolo schermo. Niente di nuovo sul fronte occidentale parla finalmente la lingua di Remarque, figlio di un rilegatore còlto a diciotto anni dalla guerra, e risuona sinistramente coi 'cannoni' alle porte dell'Europa.
Ritorno in trincea per questo romanzo pubblicato nel 1929 sulla menzogna del reclutamento, l'atrocità delle mutilazioni e l'insostenibile oscenità della guerra. Berger non è un intrattenitore (non è un difetto) come Mendes, che ama raccontare i classici attraverso prismi innovativi. Se per l'autore britannico la 'guerra' prende la forma di un unico piano sequenza, gestito con suture digitali, il regista tedesco resta inchiodato alla trincea, quella di Francesco Rosi (Uomini contro) e di Stanley Kubrick (Orizzonti di gloria), per raccontarci una brutta storia che non ha bisogno di prodezze tecniche per impressionarci.
Come i suoi soldati, Niente di nuovo sul fronte occidentale è affondato nel sangue e nel fango, nella disperazione e nelle note tormentate, quasi organiche, di Volker Bertelmann, un motivo lamentoso e minaccioso suonato con piano e armonium. Un ululato di dolore che sale dalla mortificante anchilosi delle battaglie, basate su motivazioni ben più astruse dell'allegorico conflitto del bene contro il male della Seconda Guerra Mondiale. La m.d.p. entra nelle piaghe delle uniformi feldgrau tedesche come in quelle bleu horizon dei francesi per mostrare la brutalità della vita al fronte, dove gli ideali di patriottismo e di nazionalismo si scontrano col mondo reale e tradiscono la loro scellerata natura di cliché. L'ardore pacifista di Remarque passa per le immagini di Edward Berger e per quel riciclo e 'rammendo' di divise che apre il film e vale più di ogni manifesto pacifista.
Niente di nuovo sul fronte occidentale è un 'romanzo' d'epoca che resta scomodamente attuale. Se il soldato protagonista (Felix Kammerer) è 'ignoto', è Daniel Brühl a interpretare Matthias Erzberger, diplomatico tedesco e leader socialdemocratico che firmò a Compiègne l'armistizio dell'undici novembre 1918. Il suo personaggio aggiunge al film una dimensione storica supplementare e assume 'ufficialmente' il punto di vista dei vinti. Quello sul campo appartiene invece a Paul Bäumer, giovane soldato che sognava Goethe e Schiller ma è morto in trincea per mano di uomini potenti e narcisi, 'strateghi da bar' dalla pelle sottile. Al sicuro nelle retrovie, ieri come oggi valutano la vita di un uomo meno dell'uniforme che indossa.
“ La guerra è come la febbre, prima o poi arriva, mezzo mondo è contagiato e…l’umanità sta a guardare” “Niente di nuovo sul fronte occidentale” , trasmesso su Netflix, è un film potente nel suo disarmante messaggio per assurdo pacifista sulla tragedia umana della Guerra.
Lo scrive di getto, in sei settimane. Uscirà due anni dopo e sarà un successo mondiale, ma anche il bersaglio dell'odio di tutti coloro che, in Germania, non avevano ancora digerito la sconfitta della guerra: anzi, non vedevano l'ora per una rivalsa sulla Francia e sul resto d'Europa. Il partito nazional-socialista in testa, che infatti ne proibì la ristampa e fece bruciare le copie residue.