Nascita di una nazione

Film 1915 | Storico +16 165 min.

Titolo originaleThe Birth of a Nation
Anno1915
GenereStorico
ProduzioneUSA
Durata165 minuti
Regia diD.W. Griffith
AttoriMae Marsh, Henry Walthall, Lillian Gish, Miriam Cooper, Mary Alden, Ralph Lewis George Siegmann, Walter Long, Robert Harron, Wallace Reid, Joseph Henabery.
TagDa vedere 1915
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 3,50 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di D.W. Griffith. Un film Da vedere 1915 con Mae Marsh, Henry Walthall, Lillian Gish, Miriam Cooper, Mary Alden, Ralph Lewis. Cast completo Titolo originale: The Birth of a Nation. Genere Storico - USA, 1915, durata 165 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,50 su 14 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Tratto dal romanzo (1905) del pastore battista Thomas Dixon, apologia assoluta del Ku Klux Klan, il film porta sul grande schermo la storia della guerra civile americana.

Consigliato sì!
3,50/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 4,00
CONSIGLIATO SÌ
Scheda Home
Cinema
Trailer
La storia della guerra civile americana.

Tratto dal romanzo (1905) del pastore battista Thomas Dixon, apologia assoluta del Ku Klux Klan, il film porta sul grande schermo la storia della guerra civile americana. La vicenda si snoda attorno a due famiglie amiche che il conflitto rende nemiche. Il capofamiglia nordista, Stoneman, è il promotore della legge che, dopo la guerra, renderà liberi gli schiavi, mentre il figlio maggiore dei Cameron, sudisti, collaborerà alla nascita del Ku Klux Klan.
Nonostante la discutibile posizione assunta da Griffith nei confronti della popolazione nera americana, Nascita di una nazione incontrò un grande successo grazie ad uno stile attento alla psicologia dei personaggi e ad un uso maturo del linguaggio cinematografico (campi totali, dettagli, montaggio alternato).
Il film può essere considerato il corrispettivo occidentale della Corazzata Potemkin,nonostante l'opposta ideologia cui è ispirato il film di Eisenstein. La critica ha sempre attribuito ad entrambi il massimo dei punti. Per decenni li abbiamo trovati in testa alle classifiche. Si era creato un precedente inamovibile ed eterno. Ci chiediamo se la cristallizzazione abbia sempre ragione di essere. Forse è solo per pigrizia che titoli come questi hanno sempre mantenuto le loro posizioni. È senz'altro vero che non si può, e non si deve, affidare al cinema solo il compimento del grande messaggio umano, ideale e ideologico. È vero che i film valgono soprattutto per la fase strutturale, la potenza della narrazione e per la forza espressiva, ma a parer nostro il contenuto non può valere zero. Può valer poco, non zero. Dunque un interessante esercizio potrebbe essere la rilettura di questi capolavori non solo nel quadro del loro tempo, come si è sempre fatto, ma anche nel quadro del nostro. Il discorso naturalmente può essere esteso. Appena fuori dal "muto" ci sono film supervalutati, che risultano del tutto insopportabili, ci sono film passati inosservati che reggono bene in tutte le strutture.
La "Lunga onda media" attuale, che condiziona anche la critica cinematografica, e la consapevolezza che ciò che interessa molti è più importante di ciò che interessa pochi, potrebbero dunque fornire la famosa chiave postuma per dire qualcosa di nuovo sulle eterne cinquestelle di quei film. Tirate tutte le somme la penalizzazione porta a scalare una stella. Dunque il valore di quei titoli non viene stravolto, non viene nemmeno ridimensionato, viene rivisitato.

Piero Di Domenico
lunedì 10 ottobre 2005

Intorno all'anno 1860 Cameron, ricco latifondista, vive nella Carolina del sud assieme alla moglie e ai figli. Un suo amico nordista, Stoneman, deputato alla Camera, concede la figlia Elsie a Ben, primogenito di Cameron, detto 'il piccolo colonnello'. Quando scoppia la guerra civile americana, le due famiglie amiche si trovano su fronti opposti. Il ritorno della pace non basterà a calmare gli animi: il presidente Lincoln viene assassinato mentre il Sud sconfitto è in mano ad affaristi del Nord senza scrupoli e a neri violenti e ignoranti. Cameron, per difendere la civiltà dei bianchi nella propria terra, contribuisce alla fondazione del Ku-Klux-Klan. La tragedia è però dietro l'angolo: Flora, la più piccola dei Cameron, si toglie la vita per sfuggire alle violenze di un nero, la popolazione insorge e Lynch, governatore nordista, è travolto dall'insurrezione del KKK. I sudisti vincono le elezioni e la pace e l'armonia ritornano a regnare sovrane. I matrimoni di Ben con Elsie e di Margaret con Phil ristabiliscono anche la riunificazione tra Nord e Sud e la loro definitiva riappacificazione: gli interessi del Nord si sposano a quelli del nuovo Sud. Tratto dai romanzi "The Clansman" e "The Leopard's Spots" del pastore battista Thomas Dixon, il film di Griffith, grandioso affresco sulla Guerra Civile americana costato meno di centomila dollari, sancì la nascita di Hollywood e grazie allo sbalorditivo incasso (oltre quindici milioni) la definitiva consacrazione del film kolossal, che occuperà un ruolo rilevante nel cinema americano. Il film, che costituisce una tappa fondamentale nella storia del cinema per le mirabolanti innovazioni - montaggio parallelo, primi piani, effetti fotografici, scene di massa, venne duramente contestato per le sue tesi razziste, suscitò sdegnate proteste in America e fu a lungo proibito in Europa (in Francia uscì solo nel 1921). Erich von Stroheim, Raoul Walsh (che vi appaiono anche brevemente) e Jack Conway fecero da assistenti alla regia per Griffith

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Georges Sadoul

Verso il 1860, nel Sud, vivono felici il ricco Cameron, sua moglie (Josephine Crowell) il figlio (Henry B. Walthall) e la figlia (Mae Marsh) e i loro fratelli. Sono legati a un deputato (Ralph Lewis) e a sua figlia (Lillian Gish). Sopraggiunge la guerra civile, la famiglia è coinvolta in una battaglia. Dopo la sconfitta dei sudisti i negri dominano il paese. Il loro capo, un mulatto (George Siegman), ha creato un esercito, un sergente negro (Wallace Reid) del quale vuole usare violenza alla figlia dei Cameron e la uccide. Per vendicarla, il fratello, il piccolo colonnello, fonda il Ku-Klux-Klan. Il capo mulatto cerca di violentare la figlia del deputato (favorevole ai negri), mentre un'orda di "niggers " assedia la famiglia Cameron, salvata all'ultimo momento dal Ku-Klux-Klan." Col Ku-Klux-Klan risorse il giovane sud, che salvò la vita di un popolo, scrivendo uno dei capitoli più drammatici della storia ariana". Così il reverendo Thomas Dixon aveva definito la tesi di "The Clansman", mediocrissimo romanzo di propaganda ultra-razzista, dedicato a suo zio "il colonello Leroy Mc Afee Grande Titano del Ku-KluxKlan". Griffith, figlio di un colonnello sudista, rovinato dalla guerra, conservò lo spirito del romanzo mostrando i "niggers" assetati di sangue (queste parti erano recitate da attori bianchi truccati e truculenti). Fedele allo spirito del libro adattato, il film fu dapprima presentato a Los Angeles (1915) col titolo The Clansman, poi cambiò nome perché, secondo Griffith, "la ripresa dei suoi diritti da parte del sud segnò la nascita d'una nuova nazione". Lo spirito ultra-sudista di numerose sequenze provocò le violente proteste degli americani liberali, dell'associazione per il progresso della gente di colore, del preside dell'Università di Harvard, di giornali come The Nation e The New Statesman. Vi furono numerose dimostrazioni di strada a New York, Chicago, Boston, ecc. e vi si lamentarono diverse vittime. La nascita d'una nazione fu, per il suo razzismo, proibita in Europa dove truppe "di colore" combattevano negli eserciti alleati. Quando il film fu autorizzato in Francia (1921), dovette subire numerosi tagli e continuò a essere proibito nelle zone francesi d'occupazione in Germania, dove i nazionalisti accusavano le truppe senegalesi di violenze e delitti. Il film non fu mai proiettato nella Russia zarista e neanche, è ovvio, nell'URSS. La sua influenza sull'evoluzione dell'arte del cinema in Europa fu quindi molto ritardata e, anche se è stato scritto il contrario, nulla nell'URSS: fu determinante invece negli Stati Uniti tanto sull'industria, quanto sull'arte del cinema. La sua produzione era costata 100.000 dollari. Giunse a incassare 15 milioni e creò nuove condizioni di sfruttamento grazie alle quali poterono moltiplicarsi i lungometraggi e le grandi messe in scena. La nascita d'una nazione determinò la nascita di Hollywood e il suo dominio, prima sul cinema americano, poi su quello mondiale. L'opera contiene cose molto belle. Pur riprovando la sua propaganda razzista, la morte della giovane Cameron, inseguita da un negro, costringe all'ammirazione per il montaggio perfetto e l'uso drammatico degli ambienti naturali. Bellissima inoltre, per il suo stile divenuto classico, è l'ultima grande sequenza in cui s'alternano le scene della famiglia Cameron assediata dai negri in una capanna mentre gli incappucciati del Klan arrivano a salvarli al galoppo. L'episodio culminante del film è quello della battaglia di Gettysburg. L'incendio d'Atlanta è la folla dei rifugiati lungo le strade vi si alternano con combattimenti violenti, superbamente diretti, che terminano con "un campo coperto di morti, su cui scende la notte ". Non si può fare a meno qui di condividere la sincera commozione di Griffith contro la guerra e i suoi orrori, e non mancano in Griffith sentimenti generosi (espressi con meravigliosa intelligenza cinematografica), non appena si abbandona il terreno delle questioni " razziali". II regista fu colpito dalle manifestazioni dirette contro di lui, e in Cuori del mondo (1918) mostrò un soldato bianco che abbraccia un soldato negro. Griffith, come dimostrò in Intolerance, era sinceramente liberale e persino progressista, quando non si trattasse della "questione negra" su cui si faceva influenzare dai suoi ciechi pregiudizi di sudista.
Da Dizionario dei film, Firenze, Sansoni, 1968

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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
martedì 1 novembre 2016
Essegi98

 Nascita di una nazione, uno dei film più amati e odiati della storia, è importante proprio perché suscita queste reazioni contrastanti. Infatti raramente un film è stato aspramente criticato e amato dal pubblico  che in definitiva non fecero che aumentare la sua considerazione negli annali del cinema. Anche se le vicende della storia si basavano su una sceneggiatura [...] Vai alla recensione »

sabato 30 gennaio 2010
G. Romagna

Commentare un film del genere è quantomai difficile. Come approcciarvisi? E' un lungometraggio che ha definito la grammatica del cinema moderno, però è anche un'apologia del Ku Klux Klan; è una bandiera razzista di proporzioni inenarrabili, però è anche quello che ha dato l'input a tutto il cinema successivo sino ad oggi.

venerdì 21 agosto 2009
PatrickBateman47

Film di propaganda razzista contro la comunità nera,il film che rappresenta il Ku Klux Klan,questo film è una vergogna per il genere umano e mi offende profondamente vedere la critica positiva del sito,dato che c'eravate io avrei anche messo i film propagandistici di Hitler tra i capolavori.

domenica 1 febbraio 2015
il befe

la  storia del cinema

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Gian Piero dell'Acqua

Intorno al 1860, a Piedmont nella Carolina del Sud, la famiglia Cameron riceve la visita dei fratelli Stoneman, che vengono dalla Pennsylvania e sono buoni amici dei giovani Cameron, con i quali hanno frequentato la scuola. Sopravviene la guerra civile: i ragazzi delle due famiglie si arruolano negli opposti eserciti. Uno dei Cameron, ferito, è fatto prigioniero da uno degli Stoneman, la cui famiglia [...] Vai alla recensione »

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