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Ultimo aggiornamento giovedì 23 gennaio 2020
Il film è ambientato nel 1917, durante la prima Guerra Mondiale. Il film ha ottenuto 10 candidature e vinto 3 Premi Oscar, ha vinto un premio ai David di Donatello, 3 candidature e vinto 2 Golden Globes, 9 candidature e vinto 7 BAFTA, 1 candidatura a Cesar, 8 candidature e vinto 3 Critics Choice Award, 1 candidatura a Writers Guild Awards, ha vinto un premio ai Directors Guild, ha vinto un premio ai Producers Guild, Il film è stato premiato a AFI Awards, 1 candidatura a ADG Awards, In Italia al Box Office 1917 ha incassato 6,7 milioni di euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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6 aprile, 1917. Blake e Schofield, giovani caporali britannici, ricevono un ordine di missione suicida: dovranno attraversare le linee nemiche e consegnare un messaggio cruciale che potrebbe salvare la vita di 1600 uomini sul punto di attaccare l'esercito tedesco. Per Blake l'ordine da trasmettere assume un carattere personale perché suo fratello fa parte di quei 1600 soldati che devono lanciare l'offensiva. Il loro sentiero della gloria si avventura su un terreno accidentato, no man's land, trincee vuote, fattorie disabitate, città sventrate, per impedire una battaglia e percorrere più in fretta il tempo che li separa dal 1918.
La Grande Guerra comincia come guerra di movimento ma finisce per diventare una guerra di posizione. Diversamente dalla Seconda Guerra Mondiale, con i suoi fronti mobili e i suoi teatri d'operazioni sparsi su tutto il pianeta, che offrono al cinema materia prima per lo spettacolo, il primo conflitto mondiale è una guerra di attesa, di impotenza degli uomini a superare le barriere difensive scavate dal nemico.
La sfida di Sam Mendes, che aveva già restituito brio formale e respiro narrativo a James Bond (Skyfall, Spectre), è quella di disattivare l'inerzia e avviare il motore di un conflitto affatto cinegenico. Una guerra terribilmente lunga con l'anchilosi letale dei suoi combattimenti e le sue ragioni astruse contro l'allegorico confronto tra bene e male della Seconda Guerra Mondiale.
La missione è ad alto rischio ma Mendes sormonta gli ostacoli, adatta alla Prima Guerra Mondiale i codici del conflitto successivo e lancia due giovani soldati in una corsa contro il tempo e dentro un torrente visivo. La loro odissea è raccontata 'in tempo reale' con un solo vero-falso piano sequenza: 'da un albero all'altro' senza tagli né raccordi apparenti, a eccezione di discrete suture digitali e un'unica ellissi su nero che permette di passare dal giorno alla notte.
La macchina da presa resta ostinatamente incollata a due militi ignoti affondati nel décor spettrale del fronte. Si tratta evidentemente di un'illusione, ai nostri serviranno ventiquattro ore per arrivare alla fine della loro missione e 1917 non dura che due ore. La camera diventa lo sguardo dello spettatore che può montare il suo film, zoomare, attardarsi su un dettaglio, ma non può mai lasciare Blake e Schofield.
Lo spettatore diventa il terzo compagno, scruta ogni pericolo, abbassa la guardia, diventa bersaglio vulnerabile, vive 1917 come un'esperienza di immersione totale. La sceneggiatura di una semplicità disarmante, portare un messaggio urgente all'unità di stanza a Écoust-Saint-Mein per impedirne il massacro, è trattata con prodezza stilistica, un impressionante tour de force tecnico, che accelera le emozioni catturando senza sconti il calvario quotidiano vissuto al fronte.
Mai esercizio di stile o oggetto freddo di fascinazione, la fluidità della camera serve l'urgenza della missione sprofondata nel fango, che impasta col sangue gli scarponi, le uniformi, i cadaveri, i crateri spalancati dai mortai. Corpi in decomposizione, ratti, vegetazione spezzata, animali assassinati, tutta la disumanità della guerra è davanti a noi. I due messaggeri avanzano metro per metro in un giorno di primavera, in un giorno senza sole, fino alla fine della notte e dell'orrore.
Agiti dal comandamento del titolo imperioso di Steven Spielberg (Salvate il soldato Ryan), è necessario salvare questa volta migliaia di vite ma il film ne individua una su tutte: il fratello di Blake. Come per il film di Spielberg si tratta di una guerra teorica: la traversata di un décor rurale, straordinario e aperto a tutti i colpi del caso, rivela un paesaggio mentale. Perché Mendes piazza l'essere umano al cuore (com)battente del film in cui due uomini si scoprono intimamente legati, nutrendosi l'uno dell'altro.
La 'sequenza eroica' si concentra sulla caratterizzazione progressiva di due corpi eroici, non 'gloriosi', che risalgono fossi di topi affamati e cadaveri senza più fame. Vettori coscienti o incoscienti della Storia, Blake e Schofield sono coerentemente interpretati da due attori quasi sconosciuti: George MacKay (Schofield), introverso romantico dai larghi occhi chiari, e Dean-Charles Chapman (Blake), adolescente attardato rivelato da Games of Thrones. A guidarli all'assalto questa volta non c'è il capitano di Tom Hanks, i soli attori 'graduati' (Colin Firth, Mark Strong, Benedict Cumberbatch, Andrew Scott) sono assegnati al ruolo secondario di chi dà gli ordini, indifferenti alle sorti dei due caporali.
Due ragazzi ordinari ma tenaci che sembrano usciti dalla ballata di Fabrizio De André ("La guerra di Piero"), perché sovente nel film-flusso di Mendes il lirismo ha improvvisamente ragione del reale. "Portato in braccio dalla corrente", Schofield marcia "con l'anima in spalla" da un punto A a un punto B, da un albero all'altro, per impedire una battaglia, almeno fino alla prossima.
Se Jarhead era un film di non-guerra, un racconto di attesa febbrile nutrita dall'impazienza dei militari della Guerra del Golfo, 1917 è un film contro la guerra, che 'riposa' sul dispiegamento di silenzi e di momenti di sospensione. Sempre ad altezza d'uomo, sempre focalizzato sull'emozione, giusta, pura, cruda.
Nel 2017 Dunkirk rivoluzionava il film sulla Seconda Guerra Mondiale, tre anni dopo Sam Mendes sposta più in là la linea del fronte della Prima. Finalmente qualcosa di nuovo sul fronte occidentale dove riposano gli eroi ignoti della Grande Guerra.
La nuova stagione dei film definiti di guerra dopo il bellissimo Dunkirk di Christopher Nolan e l'atteso Midway si arricchisce con 1917 firmato dal premio Oscar (per American Beauty) Sam Mendes e forte di un super cast tutto inglese nei ruoli principali. E non stupisce, visto che 1917 racconta un episodio della Prima Guerra Mondiale dove due soldati britannici, Schofield (George MacKay visto in Captain Fantastic) e Blake (Dean-Charles Chapman che in Game of Thrones è lo sfortunato Tommen Baratheon), sono chiamati ad un atto eroico. Devono infiltrarsi oltre le linee nemiche per raggiungere il Secondo Battaglione e comunicare loro che li attende una trappola. La riuscita della missione oltre a salvare 1600 commilitoni garantirebbe la salvezza anche al fratello di Blake che fa parte appunto di quel contingente.
Sam Mendes è anche sceneggiatore di 1917 insieme a Krysty Wilson-Cairns. Ad ispirare la trama ci sarebbe il racconto di famiglia del nonno del regista, Alfred Mendes, che partecipò alla Prima Guerra Mondiale e prese parte proprio alle operazioni militari nelle Fiandre e sul fronte belga.
Sam Mendes reduce dagli ultimi due 007, Skyfall e Spectre, affronta così un piccolo avvenimento all'interno di uno degli scontri più importanti per il destino dell'Europa, la battaglia di Passchendaele nelle Fiandre occidentali. L'obiettivo del regista è raccontare gli aspetti più terribili della guerra di trincea tipici della Prima Guerra Mondiale, insieme al coraggio eroico dei due protagonisti capaci di sopportare le terribili vicissitudini che la loro missione richiede.
La grande spettacolarità delle scene di azione, una ricostruzione estremamente attenta ai dettagli e un cast straordinario completano 1917 che ha raccolto tutti insieme il premio Oscar (per Il discorso del re) Colin Firth, Benedict Cumberbatch (che negli ultimi anni ha vestito il manto del Doctor Strange nei film Marvel), Andrew Scott (recentemente visto in abiti talari nella seconda stagione di Fleabag), Mark Strong (è il terribile dottor Sivana di Shazam!), fino a Richard Madden (protagonista della serie Bodyguard).
Curiosamente tutti attori che hanno già lavorato insieme, basti pensare che Firth e Strong erano insieme nei film dedicati ai Kingsman; Madden e Chapman hanno in comune Il trono di spade, ma soprattutto Cumberbatch e Scott erano rispettivamente Holmes e Moriarty nella magnifica serie Sherlock.
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La guerra è sporca, dura, estrema, la guerra è fatta di regole e se non vengono rispettate può succedere che qualcuno muoia, o addirittura che si vada incontro a un massacro e a perdere la vita siano più di 1600 soldati. 1917, il nuovo film di Sam Mendes, è proprio questo che racconta, la guerra con la sua crudeltà, il suo tempo prezioso e l’ingiustizia dell’essere giovani.
I protagonisti sono due giovani soldati della prima guerra mondiale poco più che ventenni, chiamati a svolgere un compito ingrato: dovranno recapitare il messaggio di ritirata alle armi entro poco meno di 24 ore oltre le linee nemiche alla seconda divisione pronta a combattere i Tedeschi, che li stanno attirando in un’imboscata. Nel caso non riuscissero nell’impresa più di 1600 soldati moriranno, fra questi anche il fratello di uno di loro. I due partono, armati solo di pochi viveri e dell’armamento in dotazione, per quella che sembra essere una missione disperata.
Sam Mendes torna alla regia dopo quattro anni di assenza dallo 007 Spectre e lo fa con un meraviglioso film di guerra, girato in quello che sembra essere un lungo incredibile, meraviglioso piano sequenza. Il suo racconto della guerra è dettagliato, crudo, a volte brutale ma veritiero, la sensazione è quella di combattere insieme ai protagonisti, soffrire con loro e percepire tutte le atrocità che vivono e vedono.
Nell’incontro con i protagonisti, durante la presentazione del film a Londra, il regista ha dichiarato “questo film nasce da un racconto di mio nonno che mi ha narrato quando avevo circa undici anni, è dal quel giorno che ci penso. La sua storia riguardava la consegna di un messaggio, quando abbiamo iniziato a pensarci abbiamo dovuto fare moltissime ricerche anche per poter inserire la nostra storia all’interno di un contesto di guerra, così abbiamo trovato questo momento nel 1917 dove i Tedeschi si ritiravano dietro le linee e potevamo inserire in maniera coerente il viaggio di questi soldati”.
Il compito di interpretare, questi stoici e giovani soldati, è ricaduto sulle spalle di due attori incredibili, George Mackay e Dean-Charles Chapman, non ancora famosissimi, ma che si sono già fatti riconoscere per alcune loro interpretazioni (come quella di Mackay in Captain Fantastic con Viggo Mortensen). Sam Mendes voleva come protagonisti degli attori che il pubblico ancora non identificasse, ma al tempo stesso il film è pieno di camei di grandi star, per imprimere nella mente alcuni fondamentali passaggi della storia del film, come ha spiegato il regista: “La ragione per cui in questo film ci sono Colin Firth, Benedict Cumberbatch, Andrew Scott, Mark Strong e Richard Madden, prima di tutto è perché sono grandi attori, ma anche perché lo spettatore li conosce già, e ha un legame con loro, durano poco in scena e rimangono comunque impressi nella memoria, cosa fondamentale per imprimere la gravità di ogni passaggio all’interno della storia. Sono brevi e forti interpretazioni che vanno in contrasto con l’approccio fresco dei due protagonisti, avevo bisogno di due attori come George e Dean per questi personaggi, ti affezioni subito ai personaggi perché sei umano e non vuoi che muoiano, sono ragazzi semplici chiamati a fare qualcosa di incredibile. Volevo che nei primi cinque minuti si capissero le sfumature caratteriali senza troppi dialoghi, col farli chiacchierare un po’, camminare, tutto con naturalezza, comprendi lo scenario, scopri che uno è più riservato e l’altro più attaccato alla famiglia. Senza volerlo gli inizi a volere bene e poi ti ritrovi a combattere con loro. Ma se la scena e l’intento narrativo hanno avuto successo è solo perché sono due grandi attori”.
Dal canto loro i due giovani protagonisti si sono ritrovati in un set che gli ha dato la possibilità di entrare nella parte passo dopo passo, senza nessuna fretta, come dichiarato da George Mackay “Non abbiamo mai percepito ansia o responsabilità per un film così grande, perché la cosa straordinaria è che abbiamo avuto moltissimo tempo per prepararci ed entrare in confidenza con i personaggi, nessuno ci ha messo pressione, o ci ha catapultato sul set il giorno dopo averci dato la sceneggiatura, c’è stato un lungo processo di pre-produzione in cui poter comprendere ogni passo da fare”.
Nel film c’è una lunga incredibile corsa che il suo personaggio deve intraprendere (si vede anche nel trailer) e mentre corre, deve schivare bombe e proiettili “dovevo correre per circa trecento metri, in alcuni momenti cado ma non era assolutamente preventivato, ho solo pensato di continuare a fare la scena, c’era una coreografia da seguire, ma anche se ogni tanto commetti un errore, fai di tutto per mantenerti vivo in guerra, così ho pregato come il mio personaggio e ha funzionato”.
Un suono monocorde che genera inquietudine e paura, un luogo incolore e sconfinato che trasmette solitudine e pericolo, due ragazzi in divisa, dal viso puro quasi adolescente, che corrono ansimando su questa landa grigia come è grigio il cielo, un paesaggio che pare un incubo, di voragini e fango, di cadaveri umani e di carcasse animali, di alberi ancora fioriti ma sradicati, di povere case di pietra, [...] Vai alla recensione »