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lunedì 5 dicembre 2016

Raoul Bova

Il più bello delle fiction italiane

45 anni, 14 Agosto 1971 (Leone), Roma (Italia)
occhiello
Amore è gioia, amore è gelosia, amore è soffrire, amore è tenerezza, amore è calore, amore è nostalgia. Amore sei tu.
dal film Scusa ma ti chiamo amore (2008) Raoul Bova è Alex
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Raoul Bova
Nastri d'Argento 2013
Nomination miglior attore per il film Buongiorno papà di Edoardo Leo

David di Donatello 2011
Nomination miglior attore non protagonista per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

Nastri d'Argento 2011
Nomination miglior attore per il film Immaturi di Paolo Genovese

David di Donatello 2010
Nomination miglior attore non protagonista per il film Baarìa di Giuseppe Tornatore



Intervista a Raoul Bova, protagonista di una miniserie sulla forza del nuoto.

Contro tutte le gabbie, come un delfino

lunedì 28 febbraio 2011 - Edoardo Becattini cinemanews

Contro tutte le gabbie, come un delfino Sono molti i film realizzati per il cinema e la tv in cui Raoul Bova ha cercato di incrociare nobili modelli e racconti edificanti con le passioni della propria vita. Attraverso commissari, carabinieri, cronisti d'assalto e perfino santi, ha portato avanti col tempo un percorso fatto di esperienze personali messe al servizio di biografie emblematiche. Solo una volta, tuttavia, la sua carriera professionale ha incontrato l'altro elemento fondamentale della sua vita: l'acqua. A quasi vent'anni di distanza dal suo primo ruolo come protagonista per Una storia italiana (in cui era uno dei fratelli Abbagnale, storico duo del canottaggio), ritrova il regista Stefano Reali per raccontare la storia di un campione di nuoto messo alla prova dal destino. Per un ex nuotatore professionista come lui, la realizzazione di Come un delfino - in onda martedì e mercoledì sera in prima serata su Canale 5 - rappresenta qualcosa di più di una nuova fiction di valore civile. È il progetto di una vita, cui si è voluto dedicare in prima persona come interprete e come produttore, riunendo assieme una squadra composta per lo più da volti amici. Oltre a Stefano Reali, Come un delfino coinvolge anche Ricky Memphis, Barbora Bobulova e Maurizio Mattioli (suoi compagni nel recente successo di Immaturi), maestri come Ennio Morricone e veri campioni del nuoto agonistico come Alessia Filippi, Luca Marin, Filippo Magnini e Domenico Fioravanti, le cui esperienze di vita sono alla base della storia del film.
Ecco cosa lui stesso ci ha raccontato a proposito dei valori personali e universali, sportivi e sociali, di questa storia.

Presentato a Roma Immaturi, ultimo film di Paolo Genovese.

Una commedia corale su un incubo ricorrente

mercoledì 12 gennaio 2011 - Marianna Cappi cinemanews

Una commedia corale su un incubo ricorrente Medusa cavalca l’onda degli incassi da sogno della stagione con un titolo che scherza su un incubo rincorrente assai comune. Immaturi, in uscita il 21 gennaio in ben 500 copie, prende infatti le mosse dell’ipotesi che un gruppo di liceali possa essere costretto a ripetere l’esame di maturità a distanza di vent’anni, con famiglie e carriere già avviate o avariate. Il cast, nutritissimo, associa nomi della comicità televisiva, come Luca Bizzarri e Paolo Kessisoglu, con nomi della commedia sentimentale (Raoul Bova) ma non solo (ci sono anche Barbora Bobulova e Anita Caprioli, che vengono da un altro cinema, e uno spettacolare Ricky Memphis). Al banco di prova, in un certo senso, anche il regista Paolo Genovese, che ha scritto e diretto senza la consueta spalla di Luca Miniero.

Come nasce l’idea del film?
Genovese: Quello di dover ripetere l’esame che segna la soglia tra adolescenza e libertà è un incubo ricorrente che io stesso ho vissuto con terrore alla fine del liceo: avevo paura di trovarmi a vedere i miei amici diventare grandi mentre io restavo indietro, tra i banchi di scuola. Ho chiesto ad un legale: non è probabile che avvenga ma è verosimile. Se ci fosse nella commissione un professore non realmente laureato, si potrebbe richiedere l’invalidazione.

Che ricordo avete del vostro esame di maturità ? Come avete reagito alla richiesta del copione di rifarlo?
Kessisoglu: Io ho fatto una scuola privata di lingue, tedesca, dove le mie orecchie da somaro pesavano ancora di più, perché era una scuola severa, dove tutti andavano bene. Mi ricordo che mi sono detto per mesi “domani comincio a studiare” ed è finita che ho fatto la classica nottata ed è stata un’esperienza tragica. Forse è per questo che non me lo sono mai risognato.
Bizzarri: Io, come Bova, invece me lo sogno ancora. È una delle tante cose che ho in comune con Raoul, oltre all’aspetto fisico.
Angiolini: Io quando sono nervosa spesso scoppio in crisi di riso incontrollate. L’ho fatto davvero e l’ho fatto nel film.
Memphis: Io non mi sono diplomato, non ho fatto l’esame di maturità, per cui non ho ricordi.
Bova: Io mi sogno la quinta elementare, la terza media e la maturità. Tutto. I miei professori mi scusavano perché nuotavo, però la commissione esterna mi terrorizzava. In realtà il mio anno ci fu la commissione interna per cui andò bene ma mi è rimasta la paura.
Bobulova: Io facevo Giulietta al teatro nazionale della Slovacchia quell’estate, per cui con lo stesso monologo me la sono cavata anche all’esame.
Caprioli: Prima di girare la scena dell’esame ero in macchina con Ambra e ripetevamo le battute. Il vero incubo è quando la preparazione c’è ma la tensione e l’ansia da prestazione ti fanno dimenticare tutto.
Ranieri: Io non faccio l’esame nel film e non ho nemmeno ricordi del mio vero esame, perché da brava ansiosa l’ho completamente rimosso e se me lo riproponessero davvero mi verrebbe un infarto.
Mattioli: Io a 32 anni ho preso l’abilitazione magistrale, ormai con i figli, i mutui, i peli. Poi mi arrivò davvero una raccomandata che mi invalidava la terza classe.

Quando si diventa maturi?
Angiolini: C’è tempo, c’è tempo. Ho corso tutta la vita e adesso ho deciso di rallentare.
Memphis: Non è che uno ad un certo punto diventa maturo: nel corso della vita si fanno alcune scelte mature e altre no. Quando sono diventato padre sono dovuto maturare per forza, è banale ma è vero.
Bova: Bisogna mantenere una piccola dose d’immaturità, per infrangere qualche regola e mantenere il tutto un po’ meno monotono.
Bobulova: Non lo so, perché tutte le volte che penso di aver fatto o detto una cosa matura c’è sempre qualcuno che mi viene a dire “mamma mia come sei immatura”.
Caprioli: Io penso come Ricky che ci sono delle tappe e in ogni tappa si matura un po’.
Luisa Ranieri: Io sono cresciuta in fretta, perché ho perso il papà da piccola.
Maurizio Mattioli: Quando ti arriva una telefonata pesante alle sette di sera che ti annuncia una disgrazia in famiglia, la tua vita cambia. A me è successo.
Bizzarri: Io non posso rispondere, perché non sono ancora diventato maturo.
Kessisoglu: Per me l’incontro con mia moglie e la paternità hanno significato dover provare a spiccare il volo e poi volare più alto, ma senza perdere la leggerezza, che non vuol dire immaturità ma capacità di saper giocare.

Il film non punta sulla risata facile né sulla facile commozione. L’intento era quello di sperimentare un tono diverso dal solito?
Genovese: Non mi pare un film “diverso”, ma è sicuramente una storia molto sentita, perché anche se non c’è nulla di autobiografico poi, in fondo, in realtà c’è molto. Non volevo raccontare una generazione bensì sei personaggi che appartengono ad una generazione ma non pretendono di rappresentarla.

Gli ingredienti del film pescano dall’osservazione della realtà ma anche da una serie di altre commedie recenti. Come si è svolto il processo di scrittura?
Genovese: Nelle commedie corali scrivo la storia per linee, costruendo prima ogni singola vicenda dall’inizio alla fine. Solo dopo cerco di intrecciarle tra loro con equilibrio.

La verosimiglianza del film è una scelta o un risultato?
Genovese: Una scelta. La grandezza della commedia è proprio quella di riuscire a raccontare la realtà da un preciso punto di vista, da un’esagerazione, ma pur sempre la realtà. Per il personaggio di Ambra, la sessodipendente ossessivo-compulsiva, per esempio, mi sono consultato con una sessuologa. Non volevo rischiare di dire cose non reali.

La scena in discoteca segnala il gap tra le due generazioni a confronto: quasi ventenni e quasi quarantenni. Cos’è cambiato rispetto a vent’anni fa?
Genovese: Quando avevo 20 anni io era molto più difficile sentirsi grandi prima del tempo, oggi la società ci permette di farlo, con i social network e tutto quanto.

Ricky Memphis in versione bamboccione è esilarante. Com’è nato il suo personaggio?
Genovese: Mi piaceva l’idea di un Memphis quasi intellettuale, secchione, completamente diverso da com’è nella vita reale.
Memphis: Mi sono trovato bene nel personaggio di Lorenzo, perché anche se non sembra, anche se me ne sono andato presto da casa, sono molto simile a lui caratterialmente: sono un secchione nella vita, non a scuola, perché ci sono andato poco.

Dal film emerge il ritratto di una generazione incompiuta. È così?
Genovese: Quella tra i 35 e i 45 anni è una generazione orfana di ideali. I nostri genitori venivano posti dalla Storia davanti a delle scelte forti, ma che consentivano loro di identificarsi con un’ideologia dominante. Per noi non è stato così.
Bizzarri: Paolo Nori dice che i nostri nonni volevano costruire il mondo, i nostri padri cambiarlo e noi basta che non rompiamo troppo i c… Per i ventenni di oggi la prospettiva è più dura, più seria, ma la nostra generazione è proprio quella lì, di quelli che basta che non rompano troppo i c…

Il film accresce il numero delle tante fortunate commedie corali di questi ultimi anni. Come si spiega?
Genovese: Rispetto a pochi anni fa, nel cinema italiano si è innestato un circolo virtuoso, ed è perché i prodotti offerti sono molto buoni, se non lo fossero il pubblico li abbandonerebbe. La coralità però non è l’unica opzione, il film di Checco Zalone, per esempio, è un one man show.
Letta: Da qualche anno è caduto il pregiudizio sui film italiani, ci sono stati film “d’autore” che hanno ottenuto ottimi risultati sul mercato, la novità positiva è il rapporto recuperato tra pubblico e autori e produttori del cinema italiano.

Rimarranno sempre e comunque 9 e mezzo i mesi della loro distribuzione?
Letta: Medusa negli ultimi tre anni ha puntato molto sulla commedia “di qualità” e i risultati sono soddisfacenti, ma non è la nostra unica offerta. Sulla durata della stagione cinematografica continuiamo a lavorare, per scardinare l’abitudine del cinema italiano a non frequentare le sale d’estate, ma è un lavoro lungo nel quale bisogna credere, bisogna investire e bisogna essere uniti.

Quali impegni all’orizzonte?
Kessisoglu e Bizzarri: Per noi Sanremo, "Le Iene" e "Camera Cafè"
Angiolini: “I pugni in tasca” di Bellocchio in teatro.
Memphis: Ho in uscita una serie tv sui narcotici, il film di Abatantuono per Mediaset (Area Paradiso) e Come un delfino, la miniserie di Stefano Reali.
Bova: Come un delfino e Nessuno mi può giudicare di Massimiliano Bruno con Paola Cortellesi.
Bobulova: Come un delfino e Scialla! di Francesco Bruni, presto al cinema.
Caprioli: Il film di Alice Rohrwacher Corpo celeste.
Ranieri: Mozzarella story, film d’esordio di Edoardo De Angelis.
Mattioli: Come un delfino e il musical "Rugantino".

Con un linguaggio sospeso fra film, documentario e reportage televisivo, Raoul Bova si immerge in prima persona nel traffico della droga milanese.

Sbirri: Nella realtà della droga

venerdì 3 aprile 2009 - Edoardo Becattini cinemanews

Sbirri: Nella realtà della droga In principio furono gli americani verso la fine degli anni '80 ad inviare troupe televisive della Fox al seguito delle volanti di polizia delle varie città. Ma anche in Italia abbiamo sempre avuto un debole, televisivamente parlando, per la divisa e per i vari corpi di difesa dello stato, declinando i vari prodotti dal più impegnato film di valore sociale alla più frivola soap opera concepita come vetrina per corpi di immaturo talento. Dallo sforzo congiunto di cinema, televisione e di un produttore-attore che di divise se ne intende (Raoul Bova), arriva tra una settimana sui nostri schermi un'operazione che mira a raccontarci la "vita colta sul fatto" delle nostre forze dell'ordine e la realtà sociale contro cui combattono quotidianamente. Sbirri è un progetto sperimentale e a suo modo ambizioso per scoprire, ammonire ed educare sulla realtà bruta delle cose (in questo caso, dello spaccio di droga). Lavorando principalmente sul linguaggio del reportage televisivo, il film di Roberto Burchielli (documentarista "d'assalto" per la televisione e autore di molti programmi di successo) cerca di unire assieme l'estetica del "reality" e l'etica della pubblicità progresso, la finzione dell'attore e la sincerità della persona, la ripresa in HD e quella col videofonino, La squadra e Nella valle di Elah, e tenta di fare sintesi fra queste varie forme. Da parte sua, Raoul Bova ha messo tutto se stesso nel progetto: investendo personalmente assieme alla moglie Chiara Giordano sul talento "invisibile" di Burchielli e sul messaggio positivo che possono veicolare quelle forze dell'ordine che quotidianamente si pongono contro la (de)generazione di una gioventù bruciata, e lavorando di improvvisazione attoriale. Il risultato ha entusiasmato Medusa, che ha deciso di promuovere il film con una distribuzione di ben 200 copie.

Un film che gioca con i generi del cinema e con le sue piccole grandi stelle.

Aspettando il sole: intervista al cast

venerdì 13 febbraio 2009 - Marianna Cappi cinemanews

Aspettando il sole: intervista al cast Esce il 20 febbraio in cinquanta copie griffate Mikado Aspettando il sole, lungometraggio con cui Ago Panini si affaccia sul grande schermo, dopo aver a lungo frequentato quello piccolo, come regista di spot e videoclip.
Nel bel mezzo di niente, nel tempo di una notte, tre balordi s'imbattono in un blocco di cemento, l'Hotel Bellevue, formicaio di esistenze solitarie e marginali, destinate a venir coinvolte in un unico inarrestabile destino. Un "Four Rooms" nostrano, meno colorato di spettacolo e più intriso di sconsolante umana piccolezza. Ambientato alle soglie del dominio della televisione commerciale, è un film che gioca con i generi del cinema e con le sue piccole grandi stelle, da Raoul Bova a Gabriel Garko, Claudia Gerini e Vanessa Incontrada.

L'attore interpreta un comandante delle truppe anti-castriste nella fiction The Company, prodotta dai fratelli Scott.

L'ottima annata di Raoul Bova

mercoledì 9 luglio 2008 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

L'ottima annata di Raoul Bova Originariamente sarebbe dovuto essere un film per il cinema ma poi, a causa dell'imminente uscita di L'ombra del potere - The Good Shepherd, che racconta la storia della CIA, è diventato un film tv di sei ore che in Italia verrà trasmesso sulla Rai in data da definire. Tuttavia The Company mantiene le caratteristiche del lungometraggio. Basato sul libro di Robert Littell, "The Company: A Novel Of The CIA", il kolossal diretto da Mikael Salomon è costato 38 milioni di dollari e vanta uno spiegamento di mezzi spettacolari e di tecnologie all'avanguardia, nonché un cast notevole con attori del calibro di Chris O'Donnell, Alfred Molina, Michael Keaton e colleghi provenienti da tutta Europa tra i quali il "nostro" Raoul Bova. "Sebbene l'idea iniziale era di farne un lungometraggio" ha dichiarato il regista danese durante la conferenza stampa del Roma Fiction Fest, dove verrà presentato in anteprima italiana, "la trasformazione in miniserie ci ha dato la possibilità di raccontare una galleria più ampia e approfondita di personaggi. Era mia premura, comunque, che mantenesse le sembianze di un prodotto cinematografico e credo di esserci riuscito circondandomi di operatori provenienti dal cinema". The Company narra della Guerra Fredda - dai suoi inizi nei primi anni '50, passando per la rivoluzione ungherese del 1956, lo sbarco della baia dei Porci negli anni '60 e la fine dell'Unione Sovietica nel 1991 - attraverso lo sguardo dei servizi segreti delle CIA e del KGB.

Eroe mocciano, romantico e tenebroso, Bova è un'icona della tv e del cinema italico.

5x1: Raoul Bova, bello e possibile

martedì 22 gennaio 2008 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: Raoul Bova, bello e possibile L'attore 37enne romano torna nelle sale in un film pensato e voluto per rilanciare la sua immagine di eroe bello e romantico per il pubblico femminile del Belpaese. In Scusa ma ti chiamo amore con l'aiuto di Federico Moccia esplora un altro dei sogni proibiti delle adolescenti di Roma e d'Italia: dopo la conquista del bel tenebroso – all'epoca di Tre metri sopra il cielo con il volto di Scamarcio – stavolta è la ricerca del 40enne ricco e affascinante a riempire la testa delle giovanissime mocciane.
Cosa c'è di meglio se il benestante in questione è proprio Raoul? Bova riesce a recuperare il suo pubblico, quello che lo adora per il poliziotto contro tutto e contro tutti de l'Ultimo televisivo, il torbido visto ne La lupa, il romanticone de La finestra di fronte. Sarà vera gloria? L'attore col fisico da nuotatore – campione di 100 stile libero prima di essere conquistato dalla musa del cinema – ha iniziato a riempire i sogni delle donne italiane col calendario di Max, che fece registrare il record assoluto di vendite ma non è possibile dimenticare gli inizi con Mutande Pazze, l'esaltazione con Pupi Avati, la consacrazione con Ozpetek.

Esce Scusa ma ti chiamo amore: ritratto "moccioso" e fantasioso degli adolescenti romani di Federico Moccia.

Adolescenti "mocciosi"

lunedì 21 gennaio 2008 - Marzia Gandolfi cinemanews

Adolescenti Il ritratto dei giovani nel cinema americano è (nei casi migliori) preciso, puntuale e vitale, merito di una tradizione letteraria rilevante e solidissima. Una tradizione lontana che annovera tra i grandi classici della letteratura anche i "libri per ragazzi" ("Moby Dick", "Huckleberry Finn", "La capanna dello zio Tom"), che nel Novecento ha prodotto "Il giovane Holden" e in tempi recenti ha concepito i sorprendenti "Middlesex" e "Ogni cosa è illuminata". Per il cinema americano raccontare gli adolescenti significa confrontarsi con questi modelli, rielaborare questa tradizione alta. Il confronto con la narrativa è tutt'altro che remissivo e molto spesso riflette una serie di affinità trasversali che ben rappresentano il "carattere" di una o più generazioni. Emergono da questo immaginario letterario gli adolescenti "belli e dannati" di Gus Van Sant o quelli radicali e diversi di Todd Solondz. In Italia potremmo fare lo stesso, gli scrittori non mancano e non sono certo inferiori a quelli americani, ma la questione è un'altra, è un blocco produttivo e culturale, un empasse dell'immaginario difficilmente sormontabile. Per questa ragione i "figli" del e nel cinema italiano non patiscano i drammi della crescita o della fine dell'innocenza, non si interrogano sul sesso e sulla sua inquieta esplorazione, non sono mai infinitamente tristi o smisuratamente spensierati, non hanno mai voglia di giocare, non hanno mai voglia di ribellarsi. Sono monodimensionali e reazionari, baldanzosi e griffati, pienamente ottusi e dannatamente ricchi, esclusivamente romani e definitivamente "mocciosi". Federico Moccia traduce in prima persona pagine e pagine di sapiente retorica dedicate ai Misteri del Cuore e dell'Amore. Il film di Moccia, come i suoi romanzi, propaganda la medesima visione del mondo adolescenziale: lo stile di vita del ceto medio delle sue Niki, Babi, Gin e Pallina è l'unico orizzonte visibile, al centro dell'universo c'è il "privato" e il soddisfacimento del proprio desiderio con una totale rimozione del sociale e del politico (figuriamoci!). Sia detto con una certa durezza, Scusa ma ti chiamo amore possiede la necessità di una serata su Canale 5 (o su Rai Uno, è lo stesso), perché lo sguardo è televisivizzato e incapace di assumere i giovani come sfida, come centro o punto di vista, come "qualcosa" che mostri cosa non tiene nel sistema.

Ritornano Nino Di Venanzio e Remo Matteotti, pronti a scortare (nuovamente) l'ex ragioniere della mafia Turi Leofonte.

Milano Palermo, undici anni dopo

giovedì 15 novembre 2007 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Milano Palermo, undici anni dopo Abbandonato il tema mafioso, Claudio Fragasso riporta sul grande schermo il Vice Questore Nino Di Venanzio (Raul Bova) e l'Ispettore Superiore Remo Matteotti (Ricky Memphis) nel tentativo di esplorare il cinema di genere, confezionando un film d'azione rocambolesco che sconfina nella fiction televisiva. "Sono un difensore del cinema di genere da sempre e sono convinto che l'Italia ne abbia bisogno perché è la strada migliore per esportare i nostri film all'estero" dichiara il regista. "Fino alla fine degli anni '80 eravamo considerati i migliori nello spaghetti western, nell'horror, nei gialli, i polizieschi, le commedie in costume, i film d'azione... Poi c'è stato un calo, forse a causa della televisione. Dobbiamo cercare di adeguare il cinema d'azione alla mentalità italiana". Poi Fragasso rivela che si è ispirato a Sergio Leone e che molte scene di Milano Palermo - Il ritorno, sono un omaggio al suo cinema.

Visita sul set di Scusa ma ti chiamo amore.

Federico Moccia: ciak si gira!

lunedì 6 agosto 2007 - Tirza Bonifazi Tognazzi cinemanews

Federico Moccia: ciak si gira! Il trentasettenne Alex (Raoul Bova) è in crisi da quando è stato lasciato da Elena (Veronika Logan), la fidanzata storica. Le sorelle e gli amici più cari (Enrico - Luca Angeletti, Flavio - Ignazio Oliva e Pietro - Francesco Apolloni) si sono tutti sistemati e lui è l'unico a essere tornato single. Proprio quando sembra aver perso qualunque speranza di trovare il suo ruolo nella società conosce Niki (Michela Quattrociocche), una giovane studentessa all'ultimo anno di scuola, e se ne innamora. Anche Niki si è lasciata da poco con Fabio (interpretato da Davide Rossi, figlio di Vasco Rossi), un amante della musica che vuole fare il rapper e si fa chiamare Fabio Fobia. Nonostante i loro mondi siano apparentemente così distanti (la vita di Niki si divide tra la scuola, la famiglia e le amiche del cuore le Onde, che si fanno chiamare così per via delle iniziali dei loro nomi, Olly, Niki, Diletta, Erica), con lei Alex riscoprirà il gusto della vita. Dopo aver dato vita ai successi letterari giovanilistici Tre metri sopra il cielo e Ho voglia di te Federico Moccia si cimenta alla regia del suo ultimo romanzo, Scusa ma ti chiamo amore. Siamo andati sul set a conoscere il cast.

Torno indietro e cambio vita

* * - - -
(mymonetro: 2,34)
Un film di Carlo Vanzina. Con Raoul Bova, Giulia Michelini, Ricky Memphis, Max Tortora, Paola Minaccioni.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2015. Uscita 18/06/2015.

La scelta

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,52)
Un film di Michele Placido. Con Raoul Bova, Ambra Angiolini, Michele Placido, Valeria Solarino, Manrico Gammarota.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 2015. Uscita 02/04/2015.

Sei mai stata sulla luna?

* * * - -
(mymonetro: 3,29)
Un film di Paolo Genovese. Con Raoul Bova, Liz Solari, Sabrina Impacciatore, Neri Marcorè, Giulia Michelini.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2015. Uscita 22/01/2015.

Scusate se esisto!

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,87)
Un film di Riccardo Milani. Con Paola Cortellesi, Raoul Bova, Corrado Fortuna, Lunetta Savino, Cesare Bocci.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2014. Uscita 20/11/2014.

Fratelli unici

* 1/2 - - -
(mymonetro: 1,71)
Un film di Alessio Maria Federici. Con Raoul Bova, Luca Argentero, Carolina Crescentini, Miriam Leone, Sergio Assisi.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2014. Uscita 02/10/2014.
Filmografia di Raoul Bova »
Torno indietro e cambio vita (2015) La scelta (2015)
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