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I cavalieri che fecero l'impresa
Un film di Pupi Avati.
Con Edward Furlong, Marco Leonardi, Raoul Bova, Thomas Kretschmann, Stanislas Merhar.
continua»
Avventura,
Ratings: Kids+16,
durata 147 min.
- Italia 2001.
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1271: Luigi IX re di Francia, muore a Tunisi durante la settima crociata. Le sue ossa devono essere riportate in Francia, ma arrivate nell'Italia delnord vengono bloccate da piccoli potenti autoctoni.
![]() Un Avati discontinuo che alterna momenti di grande "rappresentazione internazionale" a inevitabili cadute
Pino Farinotti
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1271: Luigi IX re di Francia, muore a Tunisi durante la settima crociata. Le sue ossa devono essere riportate in Francia, ma arrivate nell'Italia del nord vengono bloccate da piccoli potenti autoctoni. Qui la storia si intreccia con quella di quattro cavalieri e uno scudiero, miracolosamente tutti a conoscenza di un segreto leggendario: il luogo in cui alcuni nobili francesi traditori nascondono la sacra Sindone. Ecco che il film diventa un suggestivo "road" medievale con episodi che si incastrano a episodi. I cavalieri arrivano a Tebe, in Grecia, e trovano la Sindone, capovolta: francesi la usavano per magie blasfeme. Tornati in Francia, gli eroi vengono uccisi perchè non si sappia mai nulla di loro. La Sindone verrà mostrata al mondo solo ottant'anni dopo. Davvero entusiasmante l'inizio, con il religioso Carlo delle Piane davanti ai marmi degli eroi, e la morte di Luigi, con tutta la sua corte che lo saluta all'ultimo momento. Ma poi il film "laborat ex mole sua" e finisce per incartarsi per le troppe piccole vicende. Ed è davvero fastidioso il compitino che Avati si impone nella rappresentazione della violenza. Il regista va apprezzato per la sua duttilità di professionista e per il tentativo di confezionare un'opera internazionale, ma, come sempre, non sa tenere la qualità per un film intero. Una sua storia non è mai perfetta: alterna momenti di grande "rappresentazione internazionale", chiamiamola così, a cadute evitabili, che lo riportano al ruolo di cineasta italiano, coi limiti che questa definizione comporta. |
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DVD | I cavalieri che fecero l'impresaUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 21 novembre 2001
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di Maurizio Cabona Il Giornale
Forse i cavalieri fecero l'impresa di recuperare la sindone monopolizzata da crociati "deviati" il regista certo non ha fatto l'impresa di realizzare un bel film. Dopo l'orrore, il giallo, il dramma, la commedia, la biografa, Pupi Avati sognava il film avventuroso, ma serio, verosimile. Cosi è partito in compagnia, dello storico Franco Cardini e con estrema e lodevole attenzione verso la cultura medievale per immaginare come il sudario di Cristo sarebbe arrivato in Europa. Dal sodalizio sono scaturiti un romanzo (Mondadori) e un film modesto, entrambi intitolati I cavalieri che fecero l'impresa. » |
di Enrico Magrelli Film TV
Pupi Avati, come uno dei suoi cinque giovani, entusiasti e un po' afflitti cavalieri, lancia un pacifico guanto di sfida. A un cinema - quello italiano - poco ambizioso e troppo preso dalle sue abulie e dai suoi equilibri e a se stesso. Sale a cavallo, con la sua macchina da presa, sensibile soprattutto ai sommovimenti dell'anima, legata dolcemente alle radici di un territorio, e tenta un'impresa affascinante, in molti momenti molto bella e cruda, con un ottimo lavoro sui luoghi e sullo spazio. Sceglie l'avventura e nell'incalzare dell'azione, nella progressione retorica e figurativa di un genere mai frequentato prima, nella paura, nel coraggio e nella baldanza degli scontri, delle fughe e delle armi, nelle inquietudini dell'errare e della "cerca", ritrova l'aura del sacro (l'icona/reliquia della Sindone è il sacro lenzuolo per il quale si adoperano i ragazzi che vollero essere cavalieri), il senso profondo dell'amicizia, le illusioni della giovinezza, stato anagrafico ed emotivo aurorale, annuncio di un'altra stagione della Storia. » |
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di Roberto Nepoti La Repubblica
Finalmente il cinema italiano ha deciso di sorprenderci. Mentre i 30/40enni ricominciano a parlarci in maniera seria del presente, i migliori registi delle generazioni precedenti volgono lo sguardo al passato, alla tradizione del film in costume italiano, fiorente nel muto e ripresa nel Ventennio (con risultati superiori all'ovvio scopo propagandistico). Se l'imminente Il mestiere delle armi di Olmi evoca Condottieri (1937) di Luis Trenker, I cavalieri che fecero l'impresa è piuttosto dalla parte del blasettiano La corona di ferro (1941). » |
di Lietta Tornabuoni La Stampa
Un film d'avventura, di fede e di cultura, nel paesaggio incantato dell'appennino tosco-emiliano e sul mare d'Otranto, con devozione ed esorcismi, galoppate e nemici sbudellati, Templari, slanci, magie, vittorie, incantesimi, entusiasmi, mutilazioni, guerre: al ritmo non veloce dei poemi cavallereschi, un andare attraverso il mondo, ogni tanto interrotto da incontri sorprendenti, da scontri feroci. I cavalieri che fecero l'impresa di Pupi Avati comincia nel 1271 con il lutto: è fallita la settima Crociata intesa a conquistare e sottomettere Tunisi; è morto Luigi IX di Francia, il Re Santo, e per riportarne le spoglie in patria il corpo viene eviscerato, le carni vengono disciolte, resta soltanto il mucchietto leggero delle ossa. » |
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