Giuliano GemmaUn segno profondo nello zigomo sinistro del cinema71 anni, 2 Settembre 1938 (Vergine), Roma (Italia) |
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![]() Imbriglia i tuoi cavalli se ci riesci, ma le parole di un uomo libero nessuno può imbrigliarle.
dal film Arrivano i titani (1961)
Giuliano Gemma è Crios
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Uno degli attori più indelebili, popolari ed affascinanti del panorama cinematografico italiano, ma soprattutto uno degli interpreti che, più e meglio di ogni altro, ha saputo incarnare, nell'immaginario collettivo degli anni '60 e non solo, gli eroi che animano da sempre la nostra fantasia. Un fisico che sembra essere scolpito nel bronzo dorato, uno sguardo sempre vivo come il fuoco ed un sorriso beffardo ma sicuro, lo hanno reso uno degli uomini più desiderati dal genere femminile e più invidiati da quello maschile.
Nato e cresciuto a Roma (dopo una piccola parentesi infantile a Reggio Emilia), ancora bambino, rimarrà coinvolto nell'esplosione di un ordigno militare trovato mentre giocava in un prato. Lo scoppio accidentale gli provocherà una ferita sullo zigomo sinistro (che è ancora ben visibile). Con l'adolescenza si appassiona allo sport (ginnastica, attrezzistica e soprattutto il ring, parteciperà infatti ad alcuni tornei di boxe, vincendone diversi). Ma ancor più grande sarà la passione per il cinema. Fin da ragazzo, Gemma è rapito da ogni tipo di pellicola e fa di Burt Lancaster il suo idolo. Così, a 18 anni decide di indirizzare tutte le sue energie verso il grande schermo e comincia la sua gavetta come stuntman e figurante.
Lo ritroviamo in Venezia, la luna e tu (1958) di Dino Risi accanto ad Alberto Sordi e Marisa Allasio. A questo, seguiranno piccole parti nelle commedie all'italiana e in capolavori del cinema come Ben-Hur (1959) di William Wyler e Il gattopardo (1963) di Luchino Visconti. Ed è proprio sul set di quest'ultimo film, dove interpreta un generale dei garibaldini, che conosce il suo mito, Burt Lancaster.
Si deve a Duccio Tessari la fama di Giuliano Gemma. Durante le riprese del film Messalina, Venere Imperatrice (1960), viene notato dal regista (allora coautore della sceneggiatura) che lo imporrà, anni più tardi, in Arrivano i Titani (1962), affidandogli il suo primo ruolo da protagonista: sarà Crios, titano liberato da Zeus per punire il re di Tebe, Cadmo. Da quel momento in poi, l'attore legherà il suo volto al ruolo dell'eroe in moltissimi generi cinematografici: i peplum storico-mitologici, la fantascienza, il comico-parodistico, la spy story, la gangster-story, ma soprattutto lo spaghetti western dove lavorerà sotto lo pseudonimo di Montgomery Wood, unito in maniera indimenticabile al personaggio di Ringo.
Con gli anni Settanta e la liberazione sessuale, Gemma compiace il pubblico femminile in Il maschio ruspante (1973) e Quando le donne avevano la coda (1974), ma rimane ancora ancorato alla figura del prode coraggioso e combattente.
Al culmine della fama, ormai padre (sua figlia, Vera, seguirà le sue orme) i registi italiani se lo contendono: Michele Lupo, Enzo Barboni e Luigi Comencini. Ma finalmente all'orizzonte un degno riconoscimento: il David di Donatello Speciale per il suo ruolo di Mathis in Il Deserto dei Tartari (1976) di Valerio Zurlini. La carriera di Gemma subisce un'impennata con ruoli sempre più intensi, principalmente quelli diretti da Pasquale Squittieri e con partner Claudia Cardinale (Corleone, 1977 – per il quale vincerà la Grolla d'Oro -; Il prefetto di ferro, 1977, e Claretta, 1984). Altri premi anche per Un uomo in ginocchio (1978) di Damiano Damiani e piccole incursioni nei thriller con la triade Argento-Fulci-Lenzi. La sua fama è smisurata. In Giappone, è testimonial di una casa di moda e della Suzuki che lancerà sul mercato nipponico due scooter con il nome Suzuki-Gemma.
Negli anni Ottanta è il cowboy dei fumetti della Bonelli Tex Willer in Tex Willer e il Signore degli Abissi (1985) di Duccio Tessari e l'anno seguente fa parte del sorprendente capolavoro in tinta rosa Speriamo che sia femmina (1986) di Mario Monicelli. Giuliano Gemma arriva perfino a fare una squisita parodia dei suoi ruoli western nel televisivo I Promessi Sposi del trio Solenghi-Marchesini-Lopez. E, ancora (e giustamente) incapace di arrestarsi, negli anni Novanta e Duemila lo si ritrova in fiction come Il Deserto di fuoco (1997), Bel Ami – L'uomo che piaceva alle donne (2001) e Angelo il custode (2001).
Dopo innumerevoli film interpretati fra cinema e televisione, sempre accolto con grande calore dal pubblico italiano e straniero (la notorietà è confermata anche dalle produzioni spagnole, francesi, ma soprattutto giapponesi in cui ha partecipato) Giuliano Gemma è un attore con una carriera difficile da replicare, che ha lasciato un segno profondo (proprio come la sua cicatrice) nello zigomo sinistro del cinema italiano. Oggi, è anche un dotato scultore di statue in bronzo e, fra le sue creazioni, quella che ce lo fanno ricordare di più sono forse due: "Sesso debole" e il "Cowboy".
Gregory Peck, Randolph Scott, Robert Mitchum, George Montgomery. Cosa c'entrano con Giuliano Gemma? C'entrano, solo che il rapporto è capovolto. I divi detti sopra sono stati gli ispiratori, nei vari decenni, di Tex Willer, Gemma gli ha dato corpo e volto al cinema (Tex e il signore degli abissi). Ho voluto cominciare col massimo ed eterno eroe dei fumetti, con qualcosa che fa parte di una mitologia consolidata, per introdurre un attore, un personaggio che ha frequentato, per lo più, un versante bello e ingenuo, pulito e avventuroso, del cinema.
Gemma è quasi sempre stato considerato un esemplare estetico da metter lì, un protagonista da favola cinematografica, ma niente di serio. Giovanissimo, ha impostato il suo personaggio su due attitudini che certamente possedeva: l'appeal e la fisicità. Stuntman, ottimo atleta, fisico armonioso, volto magnifico. Ma soprattutto, dopo le prime, brevi apparizioni, eravamo alla fine degli anni cinquanta, ha messo a fuoco il modello che più gli apparteneva, e lo seduceva: l'eroe. Sono tali tutti i personaggi dei suoi inizi. Duccio Tessari lo vuole protagonista, per la prima volta, in Arrivano i Titani (1962), un "peplum" magnificamente anarchico. Tessari sarà per Gemma il primo riferimento, ciò che Fellini è stato per Mastroianni e Monicelli per Gassman. L'eroe è Krios, il più giovane dei Titani, che ha l'incarico di punire Cadmo, il tiranno che si crede divino. Poco dopo Gemma è Erik il vichingo, il navigatore che… scoprì l'America mezzo millennio prima di Colombo. Altro che eroe, dunque. Gemma guarda da sempre a un esempio "artistico" strepitoso, Burt Lancaster. Lo ha visto, ragazzino, in un film irresistibile, La leggenda dell'arciere di fuoco, dove Lancaster, volteggiando (lui, non lo stuntman) fra alberi e mura di castelli, fa Dardo, una sorta di Robin Hood che protegge il popolo lombardo dal tiranno Barbarossa. Nel 1971, Gemma diventerà proprio Robin Hood nell' Arciere di fuoco, imponendo il titolo al regista Ferroni, che non ne era entusiasta. Robin Hood, dunque l'eroe degli eroi. Appunto. Ma c'è di più: sul set del Gattopardo, Gemma, nei panni di un generale garibaldino (ma guarda, un altro eroe) aveva incontrato proprio Burt Lancaster, l'attore-atleta che sapeva rappresentare alla perfezione anche un principe siciliano dell'epoca dei Mille. Quando Sergio Leone irrompe coi suoi western, ecco che Duccio Tessari si inserisce in quello spazio, con canoni diversi da quelli del maestro, ma di qualità. Il suo testimone non può essere che Giuliano, nel ruolo di Ringo. E Ringo diventa un sortilegio del cinema, un richiamo indispensabile a definire lo spaghetti western. Il ritorno di Ringo, con Gemma che fa un reduce della guerra civile, è un grande film anche fuori dal contesto del genere. Ringo, eroe del west. Anche se il richiamo arriva da lontano, dal western vero, da John Wayne che faceva appunto Ringo, in Ombre Rosse di John Ford. Eravamo nel 1939. Dunque un'altra parentela nobile per Gemma: dopo Lancaster, Wayne.
Gemma si toglie un'altra soddisfazione delle sue. Quando era tempo ha fatto il militare con un ragazzo, coetaneo, che vagamente gli assomigliava ed era, è innegabile, un atleta migliore di lui. Era Nino Benvenuti, che sarebbe diventato…. sappiamo. Giuliano riesce a convincere Nino a fare l'attore. Il pugile si presta nel modo giusto: l'ironia, il prendersi in giro. Il direttore è ancora una volta Tessari che ha subito un problema tecnico, di ripresa. Il fatto è che Nino sa come si tirano i pugni sul ring, ma non sul set. Il suo braccio è talmente veloce che la macchina non riesce a riprenderlo. E allora è Giuliano che media. Sì, insegna al campione del mondo a boxare. Insomma ecco un altro capitolo della sua vocazione: come toccare le leggende.
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