| Titolo originale | Kaj ti je deklica |
| Titolo internazionale | Little Trouble Girls |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Slovenia, Italia, Croazia |
| Durata | 89 minuti |
| Regia di | Urska Djukic |
| Attori | Jara Sofija Ostan, Mina Svajger, Natasa Burger, Marko Mandic, Branko Zavrsan Lotos Sparovec. |
| Uscita | giovedì 9 ottobre 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Tucker Film |
| MYmonetro | 3,32 su 12 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 2 ottobre 2025
Lucia, timida e sensibile, è una ragazzina che frequenta il coro di una scuola cattolica e si trova ad affrontare i primi turbamenti e interrogativi della vita. A chi appartiene il mio corpo? Il film ha ottenuto 1 candidatura agli European Film Awards, In Italia al Box Office La ragazza del coro ha incassato 23 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Lucia ha sedici anni, è una ragazza timida, introversa, ma curiosa. Viene da un'educazione familiare e scolastica molto rigida, per cui il corpo e le sue esternazioni sono sinonimo di peccato. Tra un brano e l'altro del coro imparerà a conoscere e confidarsi con le compagne, specialmente con una più disinibita, Ana Maria, che ha già dato il suo primo bacio. L'arrivo degli operai, corpi maschili finora sconosciuti, porterà scompiglio in lei e nell'istituto gestito dalle suore che frequenta.
Un delicato film di formazione e, insieme, di iniziazione sessuale.
È Little Trouble Girls, che segna il debutto alla regia della slovena Urska Djukic che, reduce dal corto Granny's Sexual Life, sceglie per il suo primo lungometraggio il volto magnetico di Jara Sofija Ostan per il ruolo di Lucia. È proprio sul suo viso carico di innocenza, ripreso in primi piani frequenti e poetici, che si gioca gran parte del film, teso a esplorare i pensieri, le emozioni, le sensazioni di un'adolescente alla scoperta delle prime pulsioni sessuali. Pulsioni che gli adulti che la circondano vorrebbero amputare, dalla madre che le cambia con il telecomando una scena di passione in tv alle suore dell'istituto religioso che frequenta, che insistono a indicare il corpo della donna come «sacro», e dunque intoccabile. C'è chi la pensa diversamente, le compagne di Lucia amano scherzare sui corpi, sul piacere, e giocare al famigerato gioco della bottiglia che ha cresciuto intere generazioni, portando avanti discorsi colmi di curiosità adolescenziale. Lucia apprende a poco a poco un'altra prospettiva, e la regia ha il buon gusto di inserire metaforiche immagini per raccontare nuove suggestioni. Un'ape che scava in un fiore a simboleggiare il desiderio, una mano amputata alla statua della Vergine Maria come avvertimento - la mano che osa sfiorare corpi altrui dev'essere metaforicamente amputata. Lucia stessa può essere letta come metafora del desiderio di sentire, scoprire, capire l'altro, come se stessi, dell'adolescenza.
Un film che si rivela anche attuale nel ribadire che il corpo delle donne sia tutto tranne che portatore di peccato, che uscendo dal guscio dei dogmi religiosi si può ambire al piacere. Lo imparerà Lucia stessa, bersaglio di desideri diversi, più o meno repressi. La guarda con desiderio la sua compagna disinibita Ana Maria, con rimprovero - e frustrazione - il suo insegnante di coro, sempre più severo con lei, fino a una scena alla Whiplash, dove ciò che non si perdona alla ragazza non è tanto l'intonazione quanto l'attrazione. Attrazione a cui Lucia non sa dare ancora un nome o una forma, che la porterà prima a incantarsi di fronte a un gruppo di operai, poi di fronte a un corpo nudo senza la capacità di muoversi o parlare, infine su dei pattini a rotelle, con il vento tra i capelli, a godersi nel mondo la libertà che le spetta. Djukic firma un film suggestivo, mai volgare, molto casto nel suo raccontare anche il rapporto spesso conflittuale tra il desiderio e il rispetto delle norme religiose. Poteva venire qualcosa di simile a L'educazione fisica delle fanciulle, invece ne esce un affresco luminoso di un percorso che non ha nulla di morboso, o perverso: il film è universale perché mira a portare sullo schermo i turbamenti che tutti attraversano durante l'adolescenza, nell'esigenza di scoprire il proprio corpo e quello altrui, nelle molteplici interazioni possibili. Per quanto sarebbe stato preferibile un ritmo della narrazione più vivace e sostenuto, la regista dimostra alla sua opera prima di avere uno stile originale e un controllo della materia narrativa, che non deborda e non annoia, ma regge l'attenzione dello spettatore traghettandolo in questo viaggio al femminile di esplorazione di desideri proibiti.
Con Little Trouble Girls, opera prima della regista slovena Urška Djukić, si racconta il delicato passaggio dall’infanzia all’adolescenza attraverso lo sguardo di Lucija, una ragazza slovena che frequenta il coro di una scuola cattolica. Un giorno incontra Anna Maria e tra le due si instaura subito un legame intimo. È chiaro fin dall’inizio che questa nuova [...] Vai alla recensione »
Un coro femminile in ritiro in un monastero per un weekend di prove intense. La sedicenne Lucia canta male, il maestro la riprende duro. II punto è che Lucia ha altro per la testa: pensa ai ragazzi (e un po' anche alle ragazze). Non ha mai baciato nessuno, per la prima volta prova desiderio sessuale. Dirompente. Nelle pause dal lavoro, gli operai si bagnano nel fiume.