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martedì 6 dicembre 2016

Isabella Ragonese

Attrice con tutta la vita davanti

35 anni, 19 Maggio 1981 (Toro), Palermo (Italia)
occhiello
Angela: Io è te che voglio.
Sara: Tu la luna vuoi.

dal film Viola di mare (2009) Isabella Ragonese è Sara
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Isabella Ragonese
David di Donatello 2011
Nomination miglior attrice per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

Nastri d'Argento 2011
Nomination miglior attrice per il film Il primo incarico di Giorgia Cecere

Nastri d'Argento 2010
Nomination miglior attrice non protagonista per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

Nastri d'Argento 2010
Nomination miglior attrice non protagonista per il film Due vite per caso di Alessandro Aronadio

Nastri d'Argento 2010
Premio miglior attrice non protagonista per il film La nostra vita di Daniele Luchetti

Nastri d'Argento 2010
Premio miglior attrice non protagonista per il film Due vite per caso di Alessandro Aronadio

Nastri d'Argento 2008
Nomination miglior attrice per il film Tutta la vita davanti di Paolo Virzì



Isabella Ragonese è in Dobbiamo parlare una 'graziosa cosa fragile' che lascerà tutti a bocca aperta. Dal 19 novembre al cinema.
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Linda, alla ricerca di un posto nel mondo

sabato 14 novembre 2015 - a cura della redazione cinemanews

Linda, alla ricerca di un posto nel mondo Una commedia non può rivelarsi senza un attore che serva il testo e sottolinei il carattere delle parole. Dobbiamo parlare evolve e divampa nel talento dei suoi attori misurati e sfidati in salotto sopra a un divano fino a quel momento, quello della loro entrata in scena, immacolato. Continua » Dentro una cocktail mise che non andrà oltre la soglia di casa, Rubini infila la naturalezza e la grazia lieve di Isabella Ragonese. Compagna solidale del suo personaggio, Linda è una giovane donna che prova a trovare il suo posto nel mondo. Nella vita sentimentale lo sperimenta a fianco di Vanni, ispirazione e modello da superare se vuole diventare grande, almeno come scrittrice. Ma questo lei lo sa bene ed è il suo segreto, il tradimento che cova una volta a settimana in un appartamento che non è il suo, che non è il loro. Uno spazio esclusivo dove scrive il suo romanzo in combutta con l'editore di Vanni. Interpretata a fior di pelle da Isabella Ragonese, Linda è l'ultimo baluardo di un'innocenza che prova a essere e a resistere sotto i colpi dei 'grandi', che se ne danno di santa ragione con parole, silenzi, allusioni, omissioni, tecniche di combattimento in cui la borghesia da sempre eccelle.

   

Presentato tra le polemiche al TFF Il giorno in più.

Fabio Volo: 'Non siamo bamboccioni, siamo complessi'

martedì 29 novembre 2011 - Luca Volpe cinemanews

Fabio Volo: 'Non siamo bamboccioni, siamo complessi' La nostra non è una generazione di bamboccioni, ma solo di persone che non sanno ancora cosa vogliono fare da grandi". A parlare è Fabio Volo, scrittore, attore, conduttore televisivo. Showman poliedrico e disinvolto che al Torino Film Festival presenta Il giorno in più, commedia sentimentale diretta da Massimo Venier e tratta dal suo quarto romanzo. "Non sono d'accordo con chi associa me alla sindrome di Peter Pan. Non è questione di una mancanza di crescita ma di un crollo dei ruoli. Forse anche mio padre e mio nonno non erano convinti di fare i mariti e i padri, ma lo sono diventati perché in fondo quelli erano i loro ruoli".

Parla di una generazione complessa, Fabio Volo, una generazione non catalogabile e allergica a qualunque tipo di responsabilità. Una generazione di cui Giacomo Pasetti, il suo personaggio, è forse uno dei più rappresentativi esemplari. Manager milanese di quarant'anni, poco propenso al matrimonio e alla stabilità sentimentale, è dotato di un'ironia capace di conquistare immediatamente le donne. Un giorno, però, un casuale incontro in tram cambierà la sua vita, spingendolo oltreoceano alla ricerca dell'amore.

Isabella Ragonese, Michela, è la donna che fa innamorare l'impenitente Giacomo. Anche lei, come Volo, trova nel suo personaggio un richiamo ai giovani di oggi: "Mi sono ispirata alle ragazze che vedo in giro e frequento, tanto intraprendenti nel lavoro quanto timorose nella vita privata. Michela non è la classica ragazza-velina che spesso si vede nei film, ma una donna impegnata, con un background molto complesso''.

Il giorno in più uscirà in poco meno di 450 sale, distribuito da 01 distribution, a partire da venerdì 2 dicembre.

Fai clic QUI per vedere le foto

L'interprete siciliana in sala venerdì con uno dei suoi primi film.

Isabella Ragonese e il suo primo incarico. Da attrice.

lunedì 2 maggio 2011 - Ilaria Ravarino cinemanews

Isabella Ragonese e il suo primo incarico. Da attrice. Correva l’anno 2006, e Isabella Ragonese era ancora una ragazza come tante. Università a Palermo, amici a Roma, il sogno della recitazione coltivato nel circuito del teatro indipendente. Mesi trascorsi attraversando l’Italia in treno, zaino in spalla, per portare in scena nei teatri off della capitale opere che spesso scriveva di suo pugno, provate a casa degli amici romani in cambio di un posto letto e allegra compagnia. L’incontro con Giorgia Cecere, e con il suo film Il primo incarico, avvenne proprio nel 2006. Due anni prima del colpo di fulmine con il Virzì di Tutta la vita davanti, e poco dopo la sudatissima parte in Nuovomondo di Crialese, Isabella Ragonese si imbarcò nel piccolo film di una regista indipendente, allieva e assistente alla regia di Gianni Amelio, che già conteneva tutta la poetica che le sarebbe stata cara nella sua prossima, trionfale, fulminante carriera: il precariato, la condizione femminile, un ruolo di donna indipendente e dominante, forte, colta e dal carattere ribelle. Cinque anni dopo, grazie anche ad un rapido passaggio alla Mostra Cinematografica di Venezia, Il primo incarico arriva finalmente in sala: al cinema dal 6 maggio, a presentarlo in conferenza stampa c’è anche lei, Isabella Ragonese, ormai attrice di punta del cinema italiano e fresca della sua prima candidatura ai David di Donatello.

Silvio Muccino presenta la sua seconda opera come regista.

Crescere in un mondo d'amore

lunedì 20 dicembre 2010 - Edoardo Becattini cinemanews

Crescere in un mondo d'amore Maturità professionale e ambizioni in crescita per Muccino "il giovane". Alla sua seconda opera come regista, il giovane attore continua a parlare d'amore ma allarga il senso della definizione, cercando di abbracciare un mondo "altro" che unisca romanzo di formazione e impegno civile, critica al giovanilismo effimero e manifesto per un'etica umanitaria. Un altro mondo è quello che cerca Andrea, neo-ventottenne che vive ovattato in un mondo fatto di lusso, festini e assegni in bianco, dal quale comincerà a emergere solo in seguito ad un viaggio in Kenya alla ricerca di un padre scomparso e di un fratello ignoto.
A parlare in conferenza stampa, oltre al giovane autore pariolino, anche i co-protagonisti Isabella Ragonese, Maya Sansa, Flavio Parenti e Michael Rainey Jr., la scrittrice Carla Vangelista (già sceneggiatrice di Parlami d'amore) e il dottor Gianfranco Morino, chirurgo che da anni lavora in Africa per realizzare un ospedale a Nairobi.

Come definiresti questa opera seconda?
Silvio Muccino: Ogni volta che me lo chiedono lo definisco come una specie di About a Boy ai tempi di Obama. La verità è che questo film è una fotografia della nostra società attuale che mette in campo tanto l'Italia quanto il Kenya, che proprio di Obama è il paese di origine. Un altro mondo è la storia di un rapporto fra un ragazzo italiano e un bambino di colore kenyota. Una storia che nasce dal romanzo di Carla Vangelista, che devo davvero ringraziare per avermi permesso di esplorare e di raccontare l'Africa, ma anche di interpretare un ruolo che non di frequente mi capita di poter leggere su una sceneggiatura. Personalmente, non mi sento né un regista né un attore. Mi sento solo una persona profondamente innamorata del cinema e delle storie che solo il cinema sa raccontare. Si tratta del mio secondo film ma non penso ci siano grandi rapporti con il primo, Parlami d'amore, così come non voglio che i miei prossimi film riutilizzino questa formula: sono continuamente alla ricerca di storie che mi diano nuovi stimoli.

Sono passati tre anni dal tuo primo film.
S.M.: Tre anni sono un tempo lungo ma non poi così tanto. Ci metto molto amore nel mio mestiere e mi ritengo davvero molto fortunato. Per come sono fatto, non riesco a entrare e uscire dai progetti, li seguo li faccio miei dall'inizio alla fine. Il tempo deriva anche dal fatto che sicuramente sento la responsabilità e l'esigenza di volermi trasformare, di volermi meritare una credibilità professionale che non passi solo attraverso fortunati exploit di incassi, ma anche attraverso determinate scelte artistiche. C'era in effetti il rischio di deragliare. Il mio personaggio è molto diverso da me, forse il più diverso di tutti i personaggi che ho interpretato finora. Sapevo inoltre di dover dirigere un bambino e la cosa poteva rivelarsi complessa. Invece questo film mi ha insegnato che recitare con un bambino significa lasciare aperta la porta dell'improvvisazione. Rispetto a Parlami d'amore ho cercato di lasciare entrare maggiormente la vita, stimolare una reazione vera e lasciare che la scena partisse da sé. Il che mi ha portato in più occasioni a sentirmi più spalla che protagonista degli altri attori. È stata davvero una grande esperienza.

Quali sono le differenze con la tua opera prima?
S.M.: Mi interessa raccontare il processo di crescita. Sia in Parlami d'amore che in Un altro mondo parlo di persone che crescono, della paura di crescere, delle difficoltà del crescere, e di tutte quelle persone che ci aiutano a farlo. Parlare di "esistenzialismo" lo fa sembrare molto importante ma in sostanza è solo un processo di formazione, in cui peraltro inserisco principalmente riferimenti molto pop. Oltre ad About a Boy, posso citare infatti anche Gente comune o Magnolia: film che non si vergognano di parlare di emozioni e di quel particolare passaggio da un passato a un futuro che rappresenta ogni crescita.

Oltre che di crescita, nel film si parla anche di integrazione.
S.M.: Non credo di dire qualcosa di scioccante se affermo che l'Italia è un paese in cui l'integrazione non è avvenuta. È molto importante in un periodo in cui esistono delle forze politiche che tendono a rimandare indietro i flussi migratori che in Italia si parli di accettazione. Parlo di accettazione ancor prima che di integrazione perché ritengo che Un altro mondo racconti proprio questo: l'accettazione di tutto ciò che ci fa paura guardare. Charlie è una figura che mostra e rivela i limiti e le fragilità di tutti: è colui che sbatte in faccia ad Andrea e a Livia il fatto di esser stati privati della loro infanzia e che li obbliga a fare i conti con i traumi del loro passato.

È più difficile lavorare con un attore bambino?
S.M.: Michael è un talento, è un bambino che ha una facilità di espressione meravigliosa, anche senza il bisogno di esprimerla con la parola. È capitato che eravamo alla disperata ricerca di Charlie e lo abbiamo visto in un video di Tiziano Ferro, con un sorriso e due occhi che illuminavano tutta New York. Durante il suo provino gli abbiamo solo chiesto di memorizzare il suono delle parole che doveva ripetere e il senso che usciva da quella strana cantilena recitata a memoria ci ha stregato. Michael Rainey è uno di quei prodigi come Dakota Fanning, quelli che ti capitano once in a lifetime.

Come vivi questa competizione natalizia?
S.M.: In realtà mai avrei immaginato un'uscita natalizia. Per certi versi lo sento un film molto coraggioso e impegnato e mi pareva assurdo vederlo accanto all'ilarità dei cinepanettoni. Secondo i distributori si trattava invece di un vero film natalizio, non nel senso di un film che percorre una filone di successi comici e commerciali, ma di una tradizione "natalizia" alla Frank Capra, come La vita è meravigliosa. Il più bel complimento è stato sentirli dire che fosse un film di qualità capace di scaldare il cuore di chi lo guarda. Diciamo così che rientra in un altro tipo di Natale, ma la cosa non mi mette affatto a disagio.

Quali sono le differenze rispetto al suo libro?
Carla Vangelista: Scrivere un libro ti lascia grande libertà d'azione e ti permette di dare ai personaggi femminili quella grande forza che spesso il cinema "maschile" non gli permette di avere. In una storia come questa i personaggi di Livia e Cristina sono fondamentali al percorso di Andrea e penso sarebbero rimaste le stesse anche se fosse nata prima la sceneggiatura. Raccontare l'evoluzione di un personaggio maschile non significa relegare le figure femminili a ruoli deboli e unidimensionali. Rispetto al libro abbiamo deciso di togliere attenzione a Tommaso e dare più importanza al rapporto fra Charlie e Andrea. L'adattamento è frutto di un processo davvero molto lungo, più di un anno e mezzo, durante il quale non ci sono stati comunque spargimenti di sangue e abbiamo litigato solo qualche volta.

La parola agli altri attori.
Isabella Ragonese: Per me era una grande occasione interpretare un personaggio come Livia perché è molto diversa dagli altri personaggi che ho fatto finora, ha tutta un'altra energia. Il discorso per me non riguarda essere più o meno protagonista di un film, ma poter segnare il percorso del mio personaggio. Livia viene presentata con un'energia molto negativa: è sempre tesa, sempre contrariata, ma poi trova una bellissima apertura. Certo, anche in questo caso sono "la fidanzata di", ma trovare una figura femminile così ben scritta e con un tale spessore è sempre divertente e soprattutto è un occasione da cogliere al volo.
Maya Sansa: Anche il mio è un bellissimo ruolo. Non ne conosciamo il percorso, non ne apprendiamo l'evoluzione, ma sappiamo che Sara è una donna che ha già capito molte cose, che ha preso una posizione netta nella vita e ha così deciso di andare a lavorare in Africa. Prima ancora di conoscere il personaggio, Silvio mi ha proposto di partire in Africa con lui e di fargli scoprire il Kenya, scoprire Nairobi, di diventare per lui il personaggio che gli fa conoscere le bidonville e che gli apre un nuovo percorso, imponendogli di assumersi una responsabilità enorme con grande ironia e leggerezza.
Flavio Parenti: Con Silvio c'è un grande rapporto di collaborazione, una fiducia tale che mi ha portato a catapultarmi in una dimensione lontanissima da me. A me piace molto trasformarmi e questa è stata un'occasione d'oro. Non mi importa se il personaggio di Tommaso nel romanzo aveva più spazio, anzi più un personaggio viene smussato e più un attore ha l'occasione di potergli dare un'impronta digitale forte.
Michael Rainey Jr.: Ho portato indietro un sacco di amore, un sacco di cose. Cose che non avevo mai visto prima, cose davvero bellissime: leoni, facoceri, giraffe.

Il lato umanitario de Un altro mondo
Silvio Muccino: L'incontro con il dottor Morino mi ha cambiato più del viaggio in sé. Ero preparato a vedere un certo tipo di miseria, di povertà, di durezza e di violenza, ma non ero assolutamente preparato a vedere uomini in giacca e cravatta e donne in tailleur entrare e uscire con quella dignità da una bidonville. In quel momento ho capito che dovevo cambiare tutto quello che avevo immaginato. Non è un aspetto meramente registico: è come se mi fossi risvegliato. Nella mia vita non sono mai stato particolarmente sensibile alla beneficenza ma una volta che entri in contatto con quella realtà non puoi più voltare la testa. Abbiamo deciso così assieme a Carla di restituire all'Africa quello che ci aveva dato. Una domenica ci siamo dati un appuntamento con Gianfranco Morino ai bordi dello slum dove sta cercando di far sorgere una struttura ospedaliera completamente gratuita per i suoi pazienti e abbiamo deciso di dargli una mano a portarla a termine.
Carla Vangelista: Gianfranco si sta occupando anche della formazione del personale medico, seguendo il principio sacrosanto che l'Africa ha molto bisogno di carità ma di autonomia. Da questi intenti è nato il libro per bambini dedicato alla figura di Fish N'Chips che è lo sviluppo del pupazzo che Charlie si porta dietro per tutto il film. È la storia di un piccolo dinosauro e per me rappresenta la mia prima (e sofferta) incursione nella letteratura per bambini. È stato molto difficile ma è importante che tutti i proventi vengano devoluti all'associazione del dottor Morino, "Amici del Mondo-World Friends".
Gianfranco Morino: Ringrazio moltissimo Carla e Silvio. In questi tempi freddi e bui di ideali, questo film riscalda davvero il cuore. Quando l'ho visto, mi è tornato alla mente un detto della popolazione sudafricana cui appartiene anche Nelson Mandela: "una persona è una persona solo attraverso le altre persone". Il concetto di comunità è stato perduto in Africa, soprattutto nelle persone che vivono nelle baraccopoli. La "World Friends" è un'associazione nata in Africa, in luoghi dove i bambini vivono fra cartoni, lamiere e rifiuti. Colgo l'occasione per informarvi che fino a domenica 26 dicembre potete contribuire con una donazione di 1 euro attraverso un sms al 45593.

Rabbia, precarietà e alienazione giovanile si incrociano.

Due vite per caso: Aspettando la rivoluzione

giovedì 6 maggio 2010 - Edoardo Becattini cinemanews

Due vite per caso: Aspettando la rivoluzione Matteo tampona l'auto di due poliziotti, conosce la cameriera Sonia e si dà alla militanza politica. Anzi, no. Matteo non tampona l'auto dei due poliziotti, conosce la borghese Letizia e decide di entrare in accademia per diventare poliziotto. Se può bastare il battito d'ali di una farfalla per scatenare un uragano, al disorientamento giovanile figlio del precariato e della disoccupazione basta una frenata sotto la pioggia, un'immagine percepita dal telegiornale o un incontro piacevolmente fortuito per dare pieghe opposte alla propria esistenza. Due vite per caso apre la potenza del fato alla rabbia giovanile e agli scontri di piazza nell'unione di finzione e realtà, nell'utilizzo delle strutture della narrativa con la brutalità della cronaca quotidiana. Il beffardo destino che assiste il protagonista Matteo nel passaggio all'età adulta e lo fa scontrare con la storia contemporanea italiana è lo stesso che oggi fa sì che il suo interprete Lorenzo Balducci, per non esporsi in merito alle recenti inchieste giudiziarie che coinvolgono suo padre, decida di non presenziare alla conferenza stampa di un film che incrocia cronaca politica e critica cinematografica.

Come nasce il film?
Alessandro Aronadio: Il film nasce da un incontro fortuito con un racconto di Marco Bosonetto, “Un diciottenne perplesso”. Il racconto aveva una struttura doppia e casualmente mi è venuto incontro proprio nel momento in cui cercavo un soggetto per scrivere il mio primo lungometraggio. Senza ancora aver preso alcun impegno con qualche produzione, ho cercato di entrare in contatto con Marco basandomi solo sulle poche informazioni rinvenute sulla quarta di copertina. Attraverso delle piccole ricerche sono riuscito a parlare con sua madre a Cuneo e attraverso di lei, spacciandomi per un amico, ho finalmente trovato il suo numero. Pur non potendo dargli alcuna garanzia, ho cercato la sua collaborazione per scrivere la sceneggiatura. Marco è stato così folle da accettare e da lì abbiamo cominciato a scrivere: stesura dopo stesura ci siamo sempre più allontanati dal racconto, mantenendo solo l'idea della struttura doppia e cercando di allargarci alla cronaca quotidiana.

Valeria Solarino e Isabella Ragonese presentano il film.

Viola di mare: due donne, due amanti nella Sicilia di fine '800

venerdì 16 ottobre 2009 - Gabriele Niola cinemanews

Viola di mare: due donne, due amanti nella Sicilia di fine '800 È un plotone di donne quello che si presenta al Festival di Roma per parlare di Viola di mare, l'ultimo film di Donatella Maiorca, qui in concorso. Oltre alla regista ci sono la sceneggiatrice Pina Mandolfo, la produttrice Maria Grazia Cucinotta, le protagoniste Valeria Solarino e Isabella Ragonese e anche Gianna Nannini, autrice della colonna sonora.
Il film prodotto da Medusa ruota intorno a un fatto vero che, come dice la regista: "passa per molti tradimenti", ovvero quelli del libro "Minchia di re" e poi quelli del film. Tradimenti che sono concessioni artistiche, licenze utili a creare una storia godibile intorno a un nucleo reale. E quel nucleo è la storia di due donne, due amanti nella Sicilia di fine '800, che scelgono di andare contro il sentire comune e vivere insieme.
"Non voglio parlare di politica" precisa subito la produttrice Cucinotta "trovo che uno dei problemi di oggi sia il fatto che ne parla chi non la fa, io porto avanti le mie idee con il mio lavoro e cioè con il cinema", come dire che il film parla per lei e in maniera abbastanza inequivocabile.

Cinque donne e un festival.

5x1: A Roma, la festa delle donne

martedì 13 ottobre 2009 - Stefano Cocci cinemanews

5x1: A Roma, la festa delle donne A pochi giorni dall'inizio dell'ormai ex festa veltroniana si può dire che il Festival Internazionale del Film di Roma sta finalmente assumendo una sua dimensione. Lontana dal padre putativo – e anche dalla madre adottiva Goffredo Bettini che lo ha diretto agli inizi – la quarta edizione può essere considerata quella dello slancio in avanti definitivo. Messe da parte velleità autoriali e appetito da aperitivo accanto al tappeto rosso, la selezione in concorso del 2009 si dimostra sobria ma anche attenta alle esigenze del pubblico, come dimostra Up in the air di Reitman con Clooney, e le ricche selezioni parallele, tra documentari e voglia di sperimentare.
Scartabellando tra le pieghe del Festival tra ruggiti di vecchi leoni come Ivory, Littin e Hallstrom, fa piacere leggere i nomi di donne, giovani e meno giovani, che rappresentano il passato, il presente e soprattutto il futuro del nostro cinema. Con madrina del festival Margherita Buy e l'opera prima di Stefani Sandrelli regista, a Roma sfileranno sul tappeto rosso cinque stelle emergenti – ma anche un po' di più – della celluloide del Belpaese: Maya Sansa, Isabella Ragonese, Valeria Solarino, Alba Rohrwacher e Moran Atias. Ed è il caso di esclamare: è veramente un bel cinema.

Dobbiamo parlare

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,77)
Un film di Sergio Rubini. Con Fabrizio Bentivoglio, Isabella Ragonese, Maria Pia Calzone, Sergio Rubini
Genere Commedia, - Italia 2015. Uscita 19/11/2015.

In un posto bellissimo

* * 1/2 - -
(mymonetro: 2,63)
Un film di Giorgia Cecere. Con Isabella Ragonese, Alessio Boni, Piera Degli Esposti, Paolo Sassanelli, Michele Griffo.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 2015. Uscita 27/08/2015.

Una storia sbagliata

* * * - -
(mymonetro: 3,01)
Un film di Gianluca Maria Tavarelli. Con Isabella Ragonese, Mehdi Dehbi, Francesco Scianna, Stefania Orsola Garello, Nello Mascia.
continua»

Genere Drammatico, - Italia 2015. Uscita 04/06/2015.

Fino a qui tutto bene

* * * - -
(mymonetro: 3,11)
Un film di Roan Johnson. Con Alessio Vassallo, Paolo Cioni, Silvia D'Amico, Guglielmo Favilla, Melissa Anna Bartolini.
continua»

Genere Commedia, - Italia 2014. Uscita 19/03/2015.

Il giovane favoloso

* * * 1/2 -
(mymonetro: 3,64)
Un film di Mario Martone. Con Elio Germano, Michele Riondino, Massimo Popolizio, Anna Mouglalis, Valerio Binasco.
continua»

Genere Biografico, - Italia 2014. Uscita 16/10/2014.
Filmografia di Isabella Ragonese »
Dobbiamo parlare (2015) In un posto bellissimo (2015)
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