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Dobbiamo parlare


Un film di Sergio Rubini. Con Sergio Rubini, Isabella Ragonese, Fabrizio Bentivoglio, Maria Pia Calzone. Commedia, Ratings: Kids+13, durata 98 min. - Italia 2015. Al cinema da giovedì 19 novembre 2015. MYMONETRO: 3,28/5 - 8 recensioni.

IL FILM

Vanni e Linda convivono in un attico in affitto nel centro di Roma. Vanni scrive romanzi, Linda 'collabora' ai suoi romanzi. Tra un vernissage e una mostra di Basquiat, frequentano Alfredo e Costanza, una coppia sull'orlo di una crisi di nervi. Alfredo è un chirurgo col vizio della sveglia presto e dell'amante, Costanza una dermatologa con le medesime abitudini. Decisi a sfogare le loro frustrazioni nel salotto degli amici, Alfredo e Costanza prendono in ostaggio la coppia e recriminano a voce alta passato e presente. Nel tentativo impossibile di contenerli, Vanni e Linda finiscono per scendere in campo e a darsene anche loro di santa ragione. Qualcuno al termine della notte finirà per farsi male.


Dobbiamo parlare schiera a sinistra la coppia Ragonese-Rubini, con la loro visione dell'amore radical e progressista (al matrimonio preferiscono la convivenza) e a destra la coppia Calzone-Bentivoglio, conformista e benestante (il loro legame è fondato esclusivamente sui beni materiali).

di Marzia Gandolfi

Accomodato da qualche tempo nei salotti (quasi sempre) romani, il cinema italiano discute il nome da dare ai propri figli o gli assegni di mantenimento da firmare alle proprie mogli, recuperando la trattazione esplicita della materia politica.
Così in interni borghesi situati nel cuore di Roma vivono famiglie di sinistra, che seguono la linea arte-spirito-ragione-vulnerabilità-astrattezza, 'assediate' da famiglie di destra, che infilano il filo rosso cibo-sesso-denaro-istinto-concretezza.

CONTINUA: LA RECENSIONE
NOTTE ITALIANA

Dobbiamo parlare, di primo acchito, ci fa pensare all'espressione di chi ci annuncia un confronto serio e preoccupante, come spiegano anche i materiali di lancio del nuovo film di Sergio Rubini. Ma se leggiamo la frase in altro modo, "dobbiamo" può anche diventare sinonimo di "siamo costretti a", "non possiamo fare altro che", quindi nel senso di "parlare è il nostro dovere".
La sfumatura non è peregrina, dal momento in cui il film chiude i suoi protagonisti in pochi metri quadri e li costringe a un confronto verbale continuo e ossessivo. Non è certo la prima volta che il cinema italiano utilizza questa modalità di racconto e messa in scena. E se l'esempio recente di Il nome del figlio corre alla memoria anche per alcune similitudini nel rappresentare l'incarnazione delle due Italie (destra e sinistra, o presunti conservatori contro presunti progressisti), non si possono dimenticare altri titoli come La terrazza, Italia-Germania 4-3, Parenti serpenti, Il pranzo della domenica, La cena per farli conoscere, e così via.


Non è derivazione teatrale, è al contrario una forma di purezza del cinema umanista: “Dobbiamo parlare” è insomma come dire “Vogliamo vivere”. Il cinema italiano deve parlare, per vivere.

di Roy Menarini

Ultimamente, anche il cinema d'autore internazionale ha proceduto in tal senso, come dimostra Carnage. Meglio però non peccare di esterofilia: se il film di Polanski aveva dalla sua alcune intuizioni da maestro, la pièce - sia pure molto premiata - di Yasmina Reza era tutt'altro che irresistibile, e certamente non superiore ai migliori tra i film italiani appena ricordati.
La parola in sé, tornando al tema, è al centro di dinamiche di potere, identità, confronto, espressione. In Italia, patria del melodramma e della canzone, nonché di una storia della lingua parlata straordinaria e ricchissima, la parola conta di più. Pesa assai. Assume un valore simbolico decisivo. In tutte le sue sfumature regionali, psicologiche, personali e istituzionali, racconta al meglio la nostra società.

CONTINUA: NOTTE ITALIANA


I PERSONAGGI
Vanni, romanziere col blocco dello scrittore. Sergio Rubini è il padrone di casa di Dobbiamo parlare e di un attico che fa acqua da tutte le parti.
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Linda, alla ricerca di un posto nel mondo. Isabella Ragonese è in Dobbiamo parlare una 'graziosa cosa fragile' che lascerà tutti a bocca aperta.
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Alfredo, cardiochirurgo tronfio e scomposto. Fabrizio Bentivoglio è un prof che non riesce a curare le aritmie di moglie e figliastra.
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Costanza, la dottoressa che dà il via al disastro. Maria Pia Calzone è una dermatologa che brucia d'un fuoco vivo ma evita il contatto emotivo.
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VIAGGIO AL TERMINE
DELLA NOTTE

I lungometraggi tutti ambientati in una sola notte sono viaggi metafisici, avventure che possono rimanere chiuse in una stanza oppure allargarsi ad un'intera città, ma riguardano sempre un percorso spirituale che si consuma nella parte nascosta della giornata e che si scioglie con il più esemplare dei nuovi inizi, quello di un sole che sorge.


Dobbiamo parlare rispolvera la grande tradizione del cinema ambientato tutto in una lunga notte. Una notte di discussioni, trasformazioni, svelamenti e confronti che si risolve solitamente in un'alba catartica.

di Gabriele Niola

Le due coppie di Dobbiamo parlare si adeguano a quest'andamento e il regista Sergio Rubini sceglie di giocare con la messa in scena teatrale per il suo letterale viaggio al termine della notte. Eppure il cinema ha mostrato molte modalità diverse con le quali affrontare questa maturazione interiore che passa per una nottata in bianco. I nostri 10 film più sorprendenti, tra quelli che hanno luogo tra un tramonto e un'alba, hanno tutti in comune la capacità di trasformare un passaggio temporale in svolta morale.

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