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Costanza, la dottoressa che dà il via al disastro

Maria Pia Calzone in Dobbiamo parlare è una dermatologa che brucia d'un fuoco vivo ma evita il contatto emotivo. Dal 19 novembre al cinema.
Scopri il film

di Marzia Gandolfi

Maria Pia Calzone (50 anni) 10 ottobre 1967, Reino (Italia) - Bilancia. Interpreta Costanza nel film di Sergio Rubini Dobbiamo parlare.

domenica 15 novembre 2015 - Focus

Nel laboratorio sentimentale che accoglie i quattro personaggi di Dobbiamo parlare, è la Costanza di Maria Pia Calzone a mettere in moto un gioco al massacro di parole che girano a vuoto e attacchi che non portano, almeno per lei, a nessuna reale presa di coscienza.

Costanza, moglie infedele di Alfredo e consorte tradita da Alfredo, si risveglierà l'indomani come se niente fosse stato e in attesa di sferrare soltanto la prossima ostilità. Se Alfredo incarna il movente, Costanza è l'agente scatenante, è lei a piombare nel salotto di Vanni e Linda, a spalancare la voragine del disastro, a mettere in piazza un tradimento, alla berlina il marito, in imbarazzo (e poi in crisi) gli amici. Se gli altri decidono per i puntini di sospensione, lei snocciola, strombazza, vuota il sacco.

Sberleffo alla natura romantica del sentimento di Vanni e Linda, Costanza è portatrice impetuosa di un pragmatismo sentimentale che agisce con corpo torreggiante e mani basse, muovendo con esperienza pedoni e regina. Pur nel filtro dell'ironia acida, Maria Pia Calzone brucia d'un fuoco vivo, lo stesso che accendeva lo sguardo della sua Donna Imma (Gomorra, la serie). La determinazione pervasa nel suo personaggio lo rende chirurgicamente incisivo. Selezionati campioni nel corso di una ronde spigolosa, che lacera pelle e relazioni, la dottoressa Costanza è forse la più lucida sull'impossibilità del continuare ad amarsi contro l'impossibilità dello smettere di amarsi (vagheggiato da Vanni). L'amore per lei è un 'oggetto' che deve e può essere capitalizzato. Alfredo è un investimento, una risorsa monetaria senza fine e su cui campa ingrata con la figlia nata da un precedente matrimonio. Il suo giovane amante è al contrario una 'simpatia preziosa' che appaga un desiderio sessuale da assolvere come qualsiasi altra pratica quotidiana.

Priva di qualsivoglia côtè sentimentale, Costanza è il diavolo del commercio matrimoniale. Lo è in modo abbagliante e col carisma palpabile di un'attrice che recita fino a esaurirsi in equilibrio tra verità e performance. Imbuto isterico che incanala istanze discorsive diverse, quelle del marito, di Linda, di Vanni, Costanza mescola e sovrappone al suo interno le voci, mantenendo una propria autonomia e dimostrando in fondo il fallimento della sua ideologia. Perché questa specialista (Costanza è una dermatologa), professionista della pelle che sfiora ed evita il contatto emotivo, accusa il marito di una violenza a cui lei stessa ricorre con una nota acuta e recitata di perbenismo.
Cialtrona come e più del suo consorte, Costanza scioglie la sua arroganza nevrotica nel companatico e si ricompone al mattino, aggiustando le perle e balenando negli occhi una tenace coazione a ripetere. Che la fa impossibile e (in)felicemente allacciata al suo Alfredo. Consorte gaglioffo a cui non riuscirà mai di mandare al diavolo il diavolo.

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