Da liceale appassionato a stella nazionale
Solare, volitivo, spontaneo ma, soprattutto, determinato a lasciare il segno. Sono ormai lontani i tempi in cui Silvio Muccino viveva all'ombra del fratello: il regista di fama internazionale Gabriele Muccino. La grinta e l'innata stoffa gli permettono di calarsi con profonda intensità emotiva nei ruoli più disparati, prediligendo quelli di individui estremamente confusi.
Le sue interpretazioni, cosi istintive, viscerali e coinvolgenti, gli consentono di scrutare intimamente l'animo dei suoi personaggi, rendendolo uno dei giovani attori italiani maggiormente apprezzati.
Questo travolgente 26enne nasce nella città eterna: il padre Luigi, ora pensionato, era dirigente Rai, la madre Antonella Cappuccio è, invece, una pittrice affermata soprattutto nei circoli intellettuali romani. Minore di tre figli, Silvio ha una sorella - Laura- che si occupa di casting.
Diplomato al Liceo Mamiani nel quartiere di Prati nonché iscritto alla Facoltà di Lettere presso l'Università degli Studi "La Sapienza" (dove ha sostenuto solo qualche esame), l'attore deve molto al fratello Gabriele che gli ha infuso l'amore per la settima arte quando aveva appena 16 anni.
Nel 1999 eccolo affiancare il neo-regista nella stesura dello script di Come te nessuno mai, fresco ritratto della new generation. Qui l'adolescente ci offre la prima, schietta performance: un allievo imbranato, contraddittorio ma con tanta voglia di cambiare il mondo. L'opera, oltre all'approvazione del pubblico, riceve la candidatura al Nastro D'Argento per il miglior soggetto.
Nel 2001, il fanciullo è attivo in ben tre pellicole: gira il noir Un delitto impossibile, compare ne L'ultimo bacio ed è diretto da Roman Coppola (figlio del celebre Francis Ford) in CQ.
Nei ventiquattro mesi che seguono, il fratello lo impone a livello nazionale in Ricordati di me: da adesso in poi, per questo biondino dai teneri occhi blu, la carriera è tutta in ascesa.
Conteso da migliaia di teen-ager in visibilio, Muccino sfida Dario Argento in una mortale partita a poker ne Il Cartaio e parte alla volta di Santorini in Che ne sarà di noi, road movie nostrano per il quale cura anche la sceneggiatura, stilata a quattro mani con Giovanni Veronesi.
Successivamente, perde la testa per Jasmine Trinca in Manuale d'amore e stravolge l'esistenza di un insopportabile Carlo Verdone ne Il mio miglior nemico (Silvio è tra gli autori dello screenplay).
Questo talentuoso ragazzo è, inoltre, un filmaker in erba: dopo aver girato il videoclip "Estate" della band dei Negramaro, si auto-dirige nel romantico Parlami d'amore. Il lungometraggio è tratto dal suo romanzo omonimo, firmato con il connubio della sceneggiatrice Carla Vangelista.
Musicalmente parlando, l'artista adora il rap: 50 Cent e Jovanotti sono tra i preferiti. Diversamente da molti suoi coetanei, a Muccino non piace il calcio ma trova interessante andare allo stadio, per poter osservare il bizzarro comportamento dei tifosi: guardare quella gente che acclama e si esalta è, secondo lui, "uno spettacolo neorealista".
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